Inzaghi: “Con il Milan in Champions mi sentivo il più forte, l’addio come nei sogni…”

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Lorenzo Iadevaia
Classe 1996, appassionato a 360 gradi di calcio, sport con uno spiccato interesse per il campo della comunicazione, dell'informazione e dei media, è cresciuto professionalmente nelle web radio con sede in Toscana tra Prato e Firenze come speaker in programmi radiofonici e rubriche sportive e come web editor di un portale di informazione prima di approdare a Radio Rossonera in qualità di redattore del sito web e ritornare a occuparsi di calcio seguendo le notizie del mondo Milan. L’attenzione allo scenario social e il desiderio di essere sempre informato e aggiornato sono le caratteristiche che lo contraddistinguono.

Filippo Inzaghi per i 50 anni ha rivissuto la carriera tra gli anni più belli al Milan in Champions League a San Siro e il rapporto con Simone

Filippo Inzaghi ha rilasciato una lunga intervista a SportWeek sulla sua carriera al Milan e non solo prossimo ai suoi 50 anni il 9 agosto . L’ex attaccante rossonero ha parlato degli anni più belli vissuti da giocatore di calcio e le esperienze migliori. Pippo ha poi rivelato il rapporto di amicizia con il fratello e allenatore dell’Inter Simone capace di sostenerlo anche nei momenti più difficili come l’unico anno di lontananza dal mondo del calcio. Infine, l’ex numero 9 del Milan ha provato a spiegare le emozioni delle notti di Champions League a San Siro e svelato i sogni della sua carriera rimasti nel cassetto. Qui un estratto delle dichiarazioni di Filippo Inzaghi al settimanale de La Gazzetta dello Sport.

Gli anni più belli della carriera di Filippo Inzaghi

Filippo Inzaghi nell’intervista a SportWeek ha rivelato quali secondo lui sono stati gli anni più belli della sua carriera. La decisione è andata sul decennio dei successi con il Milan e nella Nazionale:  “Forse gli anni più belli da giocatore, quando qualcuno pensava che avessi ormai poco da dare. Berlino, Atene. I gol nelle finali. Anche due infortuni gravi. La voglia di sacrificarmi più di prima. E l’addio al calcio: bello come nei sogni con il gol sotto la mia curva, nel mio stadio con l’ultimo tiro in porta della carriera”. L’ex attaccante del Milan sul Pippo più forte non ha dubbi e sorprende tutti: “Tutti hanno la testa gli anni alla Juve o al Milan, ma sono stato fortissimo a Leffe nella prima esperienza da professionista quando per tre mesi non ho visto il campo. Non mai mollato: quello fu un momento importante di crescita. Il resto è venuto di conseguenza”.

Il rapporto tra i fratelli Filippo e Simone

Filippo Inzaghi ha rimarcato il rapporto quasi da amico con il fratello Simone, attualmente allenatore dell’Inter: “Davvero incredibile il rapporto che abbiamo. Mai un attrito, mai una litigata, sempre inseparabili. Siamo stati l’uno la forza dell’altro. La prima telefonata al mattino, il primo consiglio nei momenti delicati, il primo sfogo quando serve. Simone è una persona meravigliosa”.

Il momento più difficile di Inzaghi

Pippo Inzaghi ha parlato al settimanale della rosea del momento più difficile vissuto l’anno successivo all’addio al Milan da allenatore e dell’affetto del tifo rossonero: “L’unico anno che sono rimasto lontano dal calcio dopo la stagione sulla panchina del Milan sono stato male fisicamente: ero smarrito, somatizzavo e non sapevo come arrivare a sera. Mi gratifica l’affetto che mi manifestano non solo i tifosi del Milan, ma gli appassionati in generale”.

Inzaghi e le notti di Champions League a San Siro con il Milan

Inzaghi ha provato a esprimere i sentimenti vissuti nelle notti di Champions: “Mi sentivo il più forte. Negli ultimi chilometri il pullman per arrivare a San Siro facevo alla città di provenienza dei bus dei tifosi e pensavo ‘queste persone hanno fatto un viaggio lunghissimo, ripartiranno dopo la partita, passeranno la notte in bus e all’arrivo magari andranno subito a lavorare’. Non c’era stimolo più grande. Sentivo il dovere di dare tutto me stesso”. Il fattore San Siro per “Superpippo”: “Mi dava un’energia incredibile e pensavo che nulla mi fosse precluso. Il momento più bello era quello del riscaldamento: non avevo paura di niente, perché sapevo come mi ero preparato”.

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