Quelle strane occasioni di mercato. Così si potrebbe intitolare un ipotetico film sul percorso che ha portato il difensore anglo-canadese Tomori, a vestire i colori rossoneri. Nella finestra di mercato invernale dello scorso campionato, il dualismo tra Simakan e Barak aveva occupato le prime pagine dei giornali sportivi italiani: entrambi erano candidati ad affiancare Simon Kjaer al centro della difesa, fornendo a mister Pioli una valida alternativa al capitano, Alessio Romagnoli. Invece, dal magico cappello a cilindro di Paolo Maldini spunta Fikayo Tomori, semisconosciuto, almeno al grande pubblico. Si stabilisce a Milanello in prestito con diritto di riscatto.

Le origini calcistiche

Tomori, classe 1997, dopo essere cresciuto nelle giovanili del Chelsea e aver peregrinato per quattro anni in giro per la Premiere League, impiega pochissime partite a guadagnarsi i galloni di titolare inamovibile nel Milan. Deve ancora terminare la stagione 2020/21, quando la dirigenza dissipa ogni dubbio sulla sua permanenza: i 28 milioni di euro richiesti dal Chelsea, sono considerati una spesa congrua per il riscatto del suo cartellino dai Blues.

Le caratteristiche fisiche e di gioco

Un metro e ottantacinque di altezza per settantacinque chili di peso, Tomori non solo è in grado di farsi valere in quelle situazioni che richiedono un fisico imponente, come nel caso dei cross provenienti dalle fasce laterali, sugli sviluppi di calcio angolo o nelle mischie in area di rigore, ma anche una incredibile velocità che risulta utilissima nei recuperi di posizione, oltre che nelle chiusure a scalare. Questa sua dote consente alla difesa di giocare alta, senza paura di farsi sorprendere alle spalle. Il suo vero punto di forza però è il giocare d’anticipo. Fikayo è bravissimo ad anticipare il diretto avversario prima che riceva palla, o prima che riesca a giocarla per un compagno.

Al MIlan

In questa stagione ha calcato il terreno di gioco in 11 delle 12 partire di campionato disputate dal Milan, per un totale di 1086 minuti. Secondo i dati forniti da Infogol ha tentato 613 passaggi portando a compimento ben 545 di essi, una percentuale di successo dell’89%. È andato a contrasto con l’avversario in 23 occasioni, uscendone vincitore in 21, ciò si traduce nel 91% di contrasti vincenti. Dieci infine i falli commessi, 2 dei quali gli sono costati il cartellino giallo.

La fase offensiva

Molto meno propenso invece alla fase offensiva, in questo è un po’ in controtendenza rispetto agli altri difensori con le sue caratteristiche, soprattutto su palla ferma. In questa stagione ha cercato la conclusione in soltanto 3 occasioni, centrando la porta una volta. Lo scorso anno ha messo a segno la sua prima rete in Serie A, fuori casa contro la Juventus, grazie a un colpo di testa sugli sviluppi di una punizione, fissando il punteggio sullo 0-3. Nell’ultimo derby, proprio su un tentativo di Tomori, è scaturito il gol del pareggio del Milan. Costringe infatti De Vrij alla clamorosa autorete, nel tentativo di anticipare il colpo di testa del centrale rossonero. Anche le azioni di disturbo fanno parte della capacità di offendere e creare scompiglio nelle difese avversarie.

La fase difensiva

L’intesa con compagno di reparto Simon Kjaer è eccellente, seppur così diversi per caratteristiche, il loro modo di interpretare la fase difensiva è complementare, quanto efficace. Difficilissimo penetrare nella difesa del Milan, soprattutto in verticale. Entrambi sembrano più sicuri e più liberi di tentare la giocata, se a fianco all’uno c’è l’altro. Appare complicato, se non impossibile al momento, scalfire questa gerarchia. Al tecnico il compito di fare scelte importanti, di conseguenza ad altri toccherà farsi trovare pronti nel momento del bisogno, rendendosi comunque utili alla causa. D’altronde, ogni grande squadra che si rispetti, si fonda su una coppia di centrali di difesa che non può essere messa in discussione.

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photocredits acmilan.com

 

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