Ex Milan, De Sciglio: “Mi sono sentito usato da Montella, ero il capro espiatorio”

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Le parole dell’ex terzino del Milan Mattia De Sciglio, attualmente svincolato, sulla sua avventura con la maglia rossonera

Mattia De Sciglio è passato da vivere un sogno a un incubo con la maglia del Milan, come ha raccontato in una lunga intervista al Corriere della Sera. L’ex terzino rossonero è rimasto svincolato dalla scorsa estate dopo l’ultima esperienza ad Empoli, ma non ha alcuna intenzione di ritirarsi e continua ad allenarsi in attesa della prossima chiamata.

Le parole di De Sciglio

De Sciglio ha raccontato del suo passato al Milan e di come è passato da diventare il nuovo Maldini ai fischi di San Siro: “Stavo vivendo un sogno. Ero un tifoso milanista che indossava la maglia rossonera e Maldini era il mio idolo. E pensare che avrei potuto giocare nell’Inter. I nerazzurri mi avevano chiamato per un provino, ma ero stato scartato perché piccolo fisicamente. Poco dopo è arrivato il Milan, meglio così. Ho fatto tutto il settore giovanile fino all’esordio in Champions a 18 anni. na parte della tifoseria e della stampa mi aveva individuato come colpevole di quella situazione, aspettavano un minimo errore per criticarmi. I miei social si riempivano di insulti e cattiverie. Eppure, mi ero sempre comportato bene. Non capivo. L’accordo con la Juventus? Io in realtà non avevo ancora parlato con nessuno, quelle voci, però, non fecero altro che aumentare le critiche nei miei confronti. Quel sogno che avevo da bambino si era rivelato un incubo, la fascia era un altro pretesto per attaccarmi. Ero diventato il capro espiatorio. Per fortuna tra i tifosi c’era comunque chi mi sosteneva”.

Il terzino classe 1992 ha parlato del suo rapporto complicato con Montella e del punto più basso della sua carriera in rossonero durante la sfida contro l’Empoli a San Siro nel 2017: “Eravamo sotto di due goal. Al 70’ Montella aveva deciso di togliermi. Ero arrabbiato. Un cambio che non ho mai capito. Mi è sembrato solo un modo di usare me e ciò che stavo passando per distogliere l’attenzione dalle difficoltà dell’intera squadra. Mentre uscivo, una pioggia di fischi si è abbattuta su di me. Quel giorno ho compreso che non potevo più continuare così, la mia storia a Milano era finita. Ero giovane, non avevo gli strumenti per affrontare ciò che mi stava succedendo. Quell’accanimento mi feriva, non sorridevo più. Mi ero chiuso in casa. Anche solo l’idea di uscire a cena mi faceva sentire sbagliato. Forse definirla depressione è troppo, ma ho provato uno stato di malessere. Avevo perso entusiasmo nel giocare e dubitavo delle mie qualità. Quando continui a sentire certi commenti, rischi di crederci davvero”.

Sull’etichetta di “figlioccio” di Allegri e le possibilità di vittoria dello Scudetto in questa stagione: “Io suo “figlioccio”? No, è un’etichetta che mi porto dietro. Certo, è l’allenatore a cui sono più legato. Mi ha lanciato al Milan e nei momenti più duri mi ha aiutato a restare positivo. Tutto quello che ho fatto, però, me lo sono conquistato. Non ci sono mai stati favoritismi. Anzi, da me ha sempre preteso più di quanto facesse con molti altri. Mi chiamava “Mangia e dormi”, per il mio pensare sempre al calcio. L’Inter è la squadra più forte, ma attenzione al Milan. Allegri sta facendo un grande lavoro. Ha la capacità di capire cosa serve a un ambiente per far bene”.

 

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