Behind AC Milan

Behind AC Milan – Intervista a James Murray, Chief of Staff for CEO

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La terza puntata della serie di episodi sul “dietro le quinte” dell’AC Milan è dedicata a James Murray. Di seguito riportate le sue parole:

Ci parli un po’ del tuo passato da tifoso e amante del calcio prima del Milan?

Grazie della presentazione, sono contento di essere qui con voi. Sono arrivato dall’Arsenal assieme a Ivan Gazidis. Ho lavorato per sei anni e mezzo all’Arsenal, prima ho lavorato nel mondo di Management Consulting per banche e altre aziende multinazionali. Ivan non ha dovuto fare molto per convincermi a prendere parte a questo progetto. Sono sempre stato appassionato al calcio e avevo anche già passato del tempo in Italia per i miei studi. Il mio italiano è abbastanza buono anche per questo (ride). Sono arrivato per supportare Ivan e il Management Team per il Club.

Ci spieghi la tua carica?

Questa è una bella domanda. Da fuori una squadra di Calcio può sembrare abbastanza semplice, in realtà è molto complessa. Un mio ex collega all’Arsenal l’aveva paragonata a un Orologio: che da fuori sembra molto semplice ma dentro ci sono centinaia di pezzi che devono girare in sintonia e insieme per realizzare le funzioni. Una squadra di calcio è un po’ così. L’obiettivo è giocare e vincere le partite di calcio, ma l’organizzazione è abbastanza ampia dalle prime squadre allo staff medico, di marketing, alla biglietteria. Ognuno ha la sua funzione complessa con obiettivi diversi ma uniti.

Il mio ruolo è quello di concretizzare la visione della proprietà e aiutare il management per dedicare le risorse giuste alle aree giuste contribuendo a tanti progetti.

Se il Milan è l’orologio tu sei l’orologiaio quindi?

Non esageriamo, ma cerco di fare la mia parte.

Il Milan che cos’era e che cos’è per te?

Il mio rapporto con il Milan va oltre questi due anni e mezzo. Io sono sempre stato appassionato del calcio italiano. Da ragazzino nel 1996 sono andato a comprare la maglia del Milan, volevo quella di Weah. In questo negozio sportivo a Londra non ce l’avevano e avevano solo quella di Del Piero della Juve. Nell’angolo del negozio c’era una maglia di allenamento del Milan, e anche se non c’era il nome di Weah l’ho comunque presa e indossata con orgoglio. Anni dopo sono arrivato come dirigiente e dipendente e ho sentito subito il legame tra tifosi e dipendenti. Una società che veramente sembra una famiglia. Ho fatto decine di conversazioni per immergermi nella cultura del Club. Ho sentito molto forte la voglia di far tornare grande il Club. Si respira la storia, da San Siro a Milanello.

Sei arrivato a Marzo 2019. I tuoi primi passi?

Ho trovato questo Club con grande voglia di avere nuovamente successo. Ho visto una situazione in cui io credevo di poter contribuire. Ci sono stati anni difficili ma la storia e il Brand e il Team c’erano. Serviva poco per riaccendere il tutto. Mi sono trovato subito molto bene e sulla base della mia esperienza speravo di contribuire bene e lo spero ancora.

È arrivata la Champions League. Cos’è per il club? Può essere un aiuto?

La Champions League era uno degli obiettivi più importanti della società e da una spinta in più. Non possiamo pensare però che solo quello sia il risultato da raggiungere della strategia intera. Abbiamo una società unita tra parte commerciale e quella sportiva. Ovviamente il successo in campo è l’obiettivo principale, ma noi parliamo di un circolo virtuoso in cui cerchiamo di aumentare i ricavi per poi investire nella parte sportiva e se la parte sportiva va bene (andare in Champions League) ovviamente contribuisce al Brand e possiamo fare più ricavi. Generare questo circolo porta successo alla parte commerciale e alla parte sportiva in sintonia.

Parlando di parte commerciale, il miglioramento è stato notato anche dai tifosi. Qual è stata l’idea originaria?

Abbiamo cercato di investire in tre aree. Le persone, perché come ho detto il team era molto capace e abbiamo cercato di aggiungere profili con esperienze in industrie diverse, sia a livello internazionale che italiano, tipo intrattenimento, fashion e e-commerce. Abbiamo capito che i nostri competitor non sono solo squadre di calcio. Una persona può accendere Netflix piuttosto che guardare i contenuti del Milan o di Radio Rossonera. Noi dobbiamo sempre cercare di creare questo mix di skills ed esperienza se vogliamo competere a quel livello.

Una parte è stata rinnovata che è quella Digital. Come è stata la genesi del lavoro su questo ambito?

Come abbiamo detto prima il rapporto tra lato sportivo e commerciale c’è, ma noi dobbiamo cercare di creare questo momentum per cercare sempre il nostro obiettivo. Ci sono audience diversi dai nostri tifosi in Italia. Per questo abbiamo cercato di investire in piattaforme e infrastrutture, come i nostri studios, impianto al primo livello. Siamo stati la prima squadra su Tik Tok, abbiamo lanciato il canale Twitch, abbiamo creato il team di Esports. Queste cose non le facciamo solo per essere presenti. Noi facciamo questi progetti per crescere con eccellenza, con uno stile da Milan. È quello che fa la differenza. Noi dobbiamo cercare di spingerci ad un livello più alto rispetto agli altri.

Negli anni passati i tifosi sono stati critici con la parte commerciale. Il Milan ha una forza di Brand ancora molto presente. Per questo c’è sempre un lavoro di ricerca per non “svilire” il Brand?

Si, è vero. Lo sviluppo del Brand a livello internazionale è assolutamente una priorità. Ci dobbiamo lavorare. Siamo sulla strada giusta, stiamo vedendo i primi frutti del nostro lavoro. Un sondaggio ci ha citato come primo club italiano sia in Cina che negli USA a livello di reputazione. Noi però dobbiamo sempre lavorare di più per raccontare i nostri valori e il nostro Brand. Potete sicuramente aspettarvi di più anche da lati extra-calcio. La musica per esempio, dopo i nostri successi dei concerti con Roc Nation. Nel Fashion, siamo nella capitale globale della moda e questo ci da una grande opportunità. E poi nel gaming, i tifosi si connettono al club in modi diversi rispetto al passato. Magari hanno scoperto il Milan giocando alla Playstation. Lavorando con EA Sports e il nostro team di eSports abbiamo una presenza importante in quest’area.

Qual è la direzione per il prossimo futuro? Cercare partnership non legate al calcio?

Si, assolutamente. Come spiegavo prima guardiamo sempre ad aree diverse dove portare il Brand del Milan. Stiamo vedendo un aumento importante. Il nostro successo è essere riusciti a chiudere partnership con BMW, BitMex e oltre 20 accordi di sponsorship. Le cose che stiamo facendo per portare il Brand del Milan nel mondo stanno funzionando. Siamo convinti di essere solo all’inizio di questo percorso.

Il Milan è impegnato anche sui valori come RespAct. Ci dici perché il Milan ha deciso di mettersi in prima fila?

Noi abbiamo capito che un’istituzione così importante come il Milan debba prendere una posizione forte su questi temi di inclusione e contro razzismo e intolleranze. Questo è un dovere, abbiamo una responsabilità. Abbiamo lanciato il nostro Claim “RespAct” che giocava su quello di UEFA “Respect”, però focalizzandoci su quello che un po’ manca secondo noi, cioè la parte Act, di azione. Noi abbiamo messo il focus sulla sensibilizzazione, il primo passo è riconoscere che ci sia questo problema sia nella nostra società che nel nostro sport. Poi lavoriamo tanto con le piattaforme social e istituzioni per la prevenzione e l’educazione. La soluzione a lungo termine deve essere quella di insegnare questi valori di inclusione anche per le prossime generazioni. Abbiamo sentito un dovere di portare avanti questa strategia. Capiamo che la collaborazione è fondamentale. Non possiamo risolvere questi problemi da soli. Vogliamo dare un esempio anche alle altre società di calcio e sperare che qualcuno ci segua.

San Siro è tornato ad avere i tifosi. C’è però l’idea di avere un nuovo stadio. Il presidente Scaroni ha detto che il Milan è pronto. Perché il Milan ha deciso di prendere in mano la questione? Perché serve avere uno stadio di proprietà?

È un tema molto importante, una parte fondamentale per la nostra visione di futuro del Milan. Lo stadio attuale è tutta la storia di San Siro e i ricordi non si cancelleranno mai. Però uno stadio nuovo, moderno è una parte fondamentale. Noi dobbiamo pensare ai milanisti del futuro e dobbiamo pensare ad uno stadio più inclusivo, più sicuro, più comodo. Vogliamo vedere più famiglie, più donne, creare situazioni favorevoli per le persone disabili. Ovviamente sarà anche una parte importante per la base finanziaria di un Club, sostenibile e vincente. Questo sarà un passo molto importante per il Milan. Poi non stiamo parlando solo di uno stadio ma di un progetto di riqualificazione di un’area della città di Milano. La città di Milano stava vivendo un periodo di crescita incredibile negli ultimi anni e dopo la pandemia potrà riprendere con la realizzazione di questo progetto. Noi siamo convinti che questo nuovo stadio sarà fondamentale.

Cosa ti senti di promettere ai tifosi per quello che rappresenti?

Questa è una domanda importante. La prima cosa che direi è che noi rappresentanti del club abbiamo tutti gli stessi sogni per il Milan. Io vorrei dire che questi si possano realizzare al più presto possibile. Quello che posso dire con certezza è che noi lavoreremo sempre per il bene del Milan e che abbiamo tutti voglia di riportare questo Club nella posizione che merita.

Guarda QUI l’intervista video sul nostro canale YouTube

 

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