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Marino Bartoletti a Radio Rossonera – Il giornalismo, la musica e lo sport: “Certe emozioni continuano a massaggiarmi il cuore”

Marino Bartoletti a Radio Rossonera – Il giornalismo, la musica e lo sport: “Certe emozioni continuano a massaggiarmi il cuore”

MARINO BARTOLETTI A RADIO ROSSONERA – “Lo sport è qualcosa che per me è ancora imprescindibile e che continua a massaggiarmi il cuore”. Parole e musica (è proprio il caso di dirlo vista la sua grande competenza in materia) di Marino Bartoletti: giornalista ma anche conduttore e autore televisivo; “etichette” che però non illustrano in toto il ritratto di un personaggio dai contorni eclettici. Il giornalismo (anche ai tempi dei social), la musica e lo sport le tematiche principali che abbiamo avuto il piacere di affrontare in sua compagnia – telefonica ovviamente di questi tempi –  tra ricordi del passato e sguardi rivolti a ciò che potrebbe essere. Qui di seguito l’intervista completa:

C’è stato un momento, o un episodio, particolare del passato che le ha fatto capire di voler fare il giornalista?

Ogni tanto anch’io mi sono posto questa domanda. Credo di aver realizzato quel pensiero durante le Olimpiadi di Roma che vidi in televisione da bambino quando avevo 11 anni. Quello fu il primo grande evento trasmesso con tanto impegno e dispendio di energie da parte della Rai. Guardando quelle Olimpiadi provai emozioni straordinarie perché vidi tante vittorie azzurre come ad esempio quella di Berruti nell’atletica, di Benvenuti nel pugilato, quelle del ciclismo su strada e su pista… Alla fine provai talmente tante emozioni e tanto orgoglio che probabilmente mi venne la voglia di trasmettere quelle stesse emozioni raccontando lo sport e in piccola parte credo di esserci riuscito“.

Quali sono stati i suoi modelli di riferimento nell’esercitare questa professione?

Quando ero adolescente, scoprì il Guerin Sportivo e mi innamorai professionalmente di Gianni Brera che ne era il direttore. Mai avrei pensato a quel tempo che avrei lavorato al suo fianco per anni e nemmeno che sarei diventato suo successore nella direzione del Guerin Sportivo. Poi ce ne sono tanti altri, nello sport e non, Sergio Zavoli ad esempio con il suo “Processo alla tappa” e con le grandissime lezioni di giornalismo che ci ha dato“.

Nel corso della sua carriera lei ha seguito diversi sport, oltre al calcio qual è quello che l’ha appassionata maggiormente?

Il primo sport al quale mi sono appassionato è il ciclismo che ancora adesso (oltre ad esserne un modestissimo praticante) mi dà emozioni che forse altri sport non mi danno. Durante le Olimpiadi scopri delle emozioni insospettabili: molto recentemente ho parlato con Juri Chechi e ricordo le emozioni e la commozione che provai nel vederlo vincere l’oro nelle Olimpiadi di Atlanta nel 1996. Cito dunque la ginnastica ma anche la scherma regala sempre fortissime emozioni concentrate in pochissimi minuti, il basket, i motori che ho seguito per anni. Ogni sport, anche il più insospettabile può nascondere quelle che io definisco come pepite di commozione. Lo sport è qualcosa che per me è ancora imprescindibile e che continua a massaggiarmi il cuore“.

C’è una squadra (un club italiano o estero oppure una Nazionale) della quale si è “innamorato” calcisticamente seguendone le imprese?

“La Nazionale azzurra del Mondiale del 1982. Certo, siamo stati campioni del Mondo anche nel 2006 ma quello del 1982  è stato il mio vero Mondiale sotto diversi punti di vista: coinvolgimento personale ed emotivo; amicizie; storie personali; l’Italia che a parte gli Europei del ’68 non vinceva nulla da prima della guerra; il mio momento anagrafico e di crescita personale; i grandi uomini con cui ho avuto a che fare come ad esempio Bearzot, Scirea, Zoff, Paolo Rossi, Conti e molti altri. Fare una classifica è difficile ma sarebbe ancor più difficile non mettere al primo posto quella squadra e quella vicenda umana e professionale“.

Una sorta di “Primo Amore” dunque….

Se ci siamo innamorati dello sport è perché qualcuno da piccoli ci ha presi per mano e portati magari a vedere una partita in uno stadio, non importa quanto grande o importante. Io sono nato in provincia in una piccola città e ricordo che quando mio padre mi portava a vedere il Forlì mi sembrava di andare al Maracanà e guardare la più grande squadra del mondo anche se non era così. A proposito, ho un ricordo nitidissimo della mia prima partita allo stadio: avevo 5 anni e mio padre a un certo punto mi disse: “Lo vedi quello con il numero 4, si chiama Sandro Ciotti”. Questo per dire che la vita presenta certe sliding doors che neanche il più fantasioso degli sceneggiatori saprebbe ideare“.

Dalla carta stampata, alla televisione passando anche per la Radio. C’è uno di questi mezzi di comunicazione con il quale ha preferito esprimersi per arrivare alla gente? Ad oggi quale dei tre reputa il più efficace?

Se si fa radio o televisione grosso modo è anche perché si sa scrivere. Raramente ho visto grandi giornalisti televisivi essere poi in grado replicare quella grandezza sulla carta stampata, il percorso inverso è molto più facile. Senza prima aver fatto quello che ho fatto a livello di impegno, scrittura, ricerca e studi non avrei potuto fare la televisione. La televisione a volte ti porta anche un po’ fuori strada perché pensi che tutto sia concentrato in quelle cose che dici e forse perdi un po’ la gioia di scrivere. Gioia che invece ho ritrovato in rete su Facebook e sono molto contento di aver in qualche modo potuto chiudere il cerchio“.

Parlando di televisione. Lei è tra gli ideatori della storica trasmissione Rai “Quelli che il calcio…”, può raccontarci com’è nata l’idea di quel programma?

Un’idea nata perché c’era un bambino che non aveva ancora i baffi, cioè io (sorride, ndr), che la radio la guardava non la ascoltava. Una volta diventato adulto, dunque dopo aver acquisito i baffi (sorride nuovamente, ndr), ho sempre avuto in mente di poter fare una trasmissione televisiva che potesse portare le emozioni della radio e che dunque potesse in qualche modo “tradurre” a livello televisivo quello che per la radio era “Tutto il calcio minuto per minuto”. Ricordo che portai il progetto all’allora direttore di Rai 3 Angelo Guglielmi, forse l’unico al tempo che capì questa mia follia. Scegliemmo Fabio Fazio come frontman e credo che effettivamente sia nata una trasmissione che nel suo piccolo ha fatto la storia nel raccontare lo sport e il calcio in particolare, forse facendolo più bello di quanto non lo sia in realtà“.

Negli ultimi tempi l’informazione viaggia molto tramite i social network. Che consiglio si sentirebbe di dare alla nuova generazione di giornalisti che, per forza di cose, si trova ad usarli giornalmente?

Il consiglio è quello di studiare e documentarsi, non si deve scrivere per istinto o per impulso: bisogna che l’opinione non possa confondersi con la competenza. Per scrivere qualcosa, per darla in pasto a tante persone, ci vuole un background culturale che però non tutti hanno la pazienza di consolidare nel tempo“.

Lei è anche un riconosciuto esperto di musica. Da dove nasce questa sua passione e quanto è stato difficile, se lo è stato, dedicarsi parallelamente a questo altro meraviglioso mondo?

Difficile non lo è stato perché la musica è una delle mie più autentiche passioni. Io della musica mi sono innamorato appena nato: mio padre suonava, avevo dei parenti musicisti e sono nato in un momento storico in cui la musica in Italia si stava espandendo per dare un linguaggio comune agli italiani. Quando è nato Sanremo c’era ancora un repertorio antico in quello che gli italiani cantavano. Negli anni seguenti, anche grazie al Festival e con la diffusione dei dischi, la musica si è affermata e io mi sono appassionato sempre più anche ascoltando i dischi di mio fratello e coltivando questa mia passione. D’altronde un adolescente degli anni ’60 non poteva certamente essere insensibile a tutto quello che il mondo stava offrendo: penso ai Beatles e a tanti cantautori italiani. Anche attraverso “Quelli che il calcio” ho avuto la possibilità di invitare i miei mostri sacri degli anni ’60 avendo così la gioia di averli vicino a me. Questa passione man mano è diventata nota e anche un lavoro. Musica e sport sono due ambiti paralleli che possono tranquillamente convivere”.

Cosa rappresenta Sanremo per lei? Qual è la sua canzone del Festival?

Sanremo è un grande evento sociale ancor prima che artistico. Uno specchio di questo paese con tutti i suoi pregi e difetti. Il Festival lo seguo sempre con grande affetto e mi dispiace per chi si mostra prevenuto, salvo poi che quelle stesse persone che dicono di non vederlo poi sono in grado di dire tutto quello che è successo. L’ho sempre detto e lo ribadisco, la mia canzone del Festival è “Io che non vivo senza te” di Pino Donaggio del 1965: mi è sempre piaciuta. Inoltre, questa è stata l’unica canzone di Sanremo che Elvis Presley ha inserito nel proprio repertorio. Elvis nel suo repertorio inserì 3 canzoni italiane: Torna a Surriento, ‘O sole mio e, per l’appunto, io che non vivo senza te“.

Insieme a Lucio Mazzi ha scritto “Almanacco del Festival di Sanremo”. Che libro è, quali contenuti si possono trovare?

Credo sia l’almanacco più completo che sia stato scritto perché c’è anche tutta una parte statistica molto curata che deriva dalla mia formazione sportiva. Non esiste un almanacco Panini del Festival di Sanremo, è stato fatto un almanacco ma è fermo a 15 anni fa e andava in qualche modo aggiornato. In questo almanacco c’è di tutto: dal racconto dei personaggi e delle singole edizioni all’elenco completo delle 2035 canzoni che sono state presentate. Inoltre, sono presenti anche dei miei ricordi personali legati alla tante edizioni che ho seguito. Un almanacco che io stesso avrei sempre voluto consultare e che ogni tanto infatti rileggo con grande piacere”.

A proposito di Sport e Musica. Scelga un evento sportivo che le è rimasto nel cuore e la colonna sonora che vorrebbe sentire in sottofondo mentre lo ricorda…

Non è facile fare una selezione del genere perché grazie allo sport ho vissuto momenti di emozione e commozione straordinari. Penso ad esempio a Italia-Brasile 3-2 del 1982 con la tripletta di Paolo Rossi. Poi però mi rendo conto forse che le emozioni più forti le ho vissute durante le Olimpiadi. Come accennavo prima, quella notte di Atlanta in cui Juri Chechi vinse la medaglia d’oro agli anelli fu bella e importante; allora ero direttore di Rai Sport e la vissi in maniera molto particolare mescolando le mie passioni personali ai miei doveri professionali. Una prova di soli 2 minuti ma di un’intensità talmente forte che mi è difficile dimenticarla. Chechi avrebbe sicuramente vinto anche le Olimpiadi precedenti del 1992 ma un infortunio al tallone d’achille gliele precluse; quell’oro vinto con 4 anni di ritardo fu un emozione molto forte: una rivincita eroica! Se dovessi abbinare una canzone a quell’evento sportivo direi Starman di David Bowie: Juri Chechi come un angelo che volava in quella specie di cielo in quel palazzetto. Ricordo ancora le parole del telecronista Andrea Fusco che per 6 volte disse “Vola, vola, vola, vola, vola, vola Juri Chechi” a quel punto era chiaro che avrebbe vinto la medaglia d’oro. Questo anche per sottolineare quanto le imprese sportive non siano disgiunte da chi le ha raccontate; penso ad esempio a Galeazzi con i fratelli Abbagnale, a Martellini o Civoli con l’Italia campione del mondo, a De Zan…”.

Quanto secondo lei i gusti musicali di un comune fruitore possono essere influenzati dalla case discografiche? Sono le case discografiche a proporre una sorta di “nuovo mercato” della musica oppure il principale potere decisionale risiede sempre nell’ascoltatore?

Le case discografiche fanno il loro mestiere ma per quanto mi riguarda, con tutto il rispetto ovviamente, visti anche i tantissimi canali alternativi che adesso tutti hanno a disposizione, la fruizione è tutt’altra cosa rispetto a quelle che possono essere le proposte. Certo, le case discografiche hanno anche investito su cantanti che altrimenti forse non avremmo mai conosciuto“.

Chiudiamo con una domanda sull’attualità. Sono state fatte tante ipotesi sulla ripresa dei campionati nazionali e delle coppe europee. Tra tutte le proposte che ha sentito (le final four, i playoff,…), qualcuna la convince?

Questo discorso è complicato considerati i “quando” e i “se” si potrà tornare a giocare. Ci sono dei giorni in cui sono più ottimista e altri in cui lo sono meno. Chiaro che dispiacerebbe moltissimo vedere quella casella vuota perché è accaduto soltanto in tempi di guerra. Io spero che i tempi consentano qualcosa che possa quantomeno assomigliare a una conclusione della stagione sul campo. So che parlare di Playoff significa urtare delle sensibilità perché le regole non vanno cambiate in corsa; credo però che le 12 giornate che restano alla conclusione della Serie A possano essere disputate: penso al campionato del 1946 che terminò il 28 luglio senza compromettere la stagione successiva. Vero è però che il vuoto di quella casella nell’albo d’oro potrebbe starci per far ricordare a tutti in futuro cos’è avvenuto in questo anno così tragico. La mia speranza comunque è che questo vuoto non ci sia e non mi indignerei se lo Scudetto fosse assegnato anche attraverso i Playoff che sono comunque una formula riconosciuta in altri sport e nel calcio stesso per altri campionati. I Playoff un po’ come i calci di rigore utilizzati al posto di una monetina. Piuttosto che non assegnare il titolo, spero si possa trovare una maniera per poterlo assegnare sul campo”.

Si ringrazia Marino Bartoletti per la cortesia e la disponibilità

Donato Boccadifuoco

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Stefan Simic a Radio Rossonera: “Esordio al Milan emozione speciale. Rebic sta dimostrando il suo valore, Gattuso ci voleva bene”

Stefan Simic a Radio Rossonera: “Esordio al Milan emozione speciale. Rebic sta dimostrando il suo valore, Gattuso ci voleva bene”

STEFAN SIMIC A RADIO ROSSONERA – Protagonista di “Face to Face” sul canale Instagram di Radio Rossonera, l’ex difensore Stefan Simic ha raccontato le emozioni del suo esordio con la maglia del Diavolo ma non solo: tra gli argomenti della chiacchierata anche Rebic, Gattuso e il possibile prosieguo di questa stagione. Qui di seguito le sue parole:

Quando hai capito di poter diventare calciatore?

Quando lo Slavia Praga mi ha spostato dai 95 ai 93 ho capito che forse sarei potuto diventare un calciatore e quando mio padre iniziava a mandarmi agli allenamenti extra.

Quando sei giovane non ci pensi così tanto al calcio professionistico, spesso accade tutto velocemente.

29/11/18 – Stefan Simic esordisce con il Milan. Che ricordi hai?

Un’emozione speciale, adesso non sembra, perché tanta gente dimentica, sottovaluta e quando una squadra non va bene la butta ancora più giù, però insieme al Milan c’è solo il Real Madrid.

L’altro giorno parlavo con un mio amico, mi ha chiesto se mi manca Milano, ma in realtà al di là della città, è proprio giocare al Milan. Io faccio forse parte dell’ultima generazione che ha visto il Milan.

Come hai vissuto l’addio al Milan?

Andare via non è stato così difficile perché quando non giochi diventa pesante, ti alleni si ma tutto quello che fai lo fai per giocare. È bello però aver lasciato un ricordo positivo perché anche se giocavo poco mi impegnavo sempre.

Cosa puoi dirci su Rebic?

Ante Rebic mi piace molto, mi dispiaceva quando all’inizio la gente non parlava bene di lui ma sono contento che ora stia dimostrando il suo valore e facendo gol importanti.

Raccontaci di Gattuso allenatore …

Il mio rapporto con Gattuso era molto buono anche se non giocavo mai mi sono sempre sentito parte del gruppo, era bravo in questo, ci voleva bene, spesso urlava ma poi capivamo che lo faceva per migliorarci.

Inzaghi invece anche se faceva l’allenatore aveva ancora la fame da giocatore, giocava spesso insieme a noi. Il suo staff era molto forte, Abate, Matteucci, Fiorin, poi c’era Nava che allenava i difensori e se ero molle in allenamento mi faceva fare l’attaccante e lui da difensore mi picchiava.

Cosa manca al Milan per arrivare in Champions League?

Al Milan per arrivare in Champions forse manca un po’ di continuità, perchè quasi ogni anno cambia qualcosa, e se non cambia, sembra cambiare, quindi le persone che ci sono non possono lavorare tranquille.

A quel difensore ti ispiravi di più a Milanello?

Quando giocavo al Milan il difensore che guardavo spesso era Alex, tecnicamente e fisicamente forte, era leader, non parlava tanto ma lo era.

Secondo te finirà questa stagione?

Ovvio che il calcio deve fermarsi, il Coronavirus è una cosa seria, ora bisogna aiutare chi è in difficoltà e se tra 1 mese, massimo un mese e mezzo non si può ripartire, bisogna finire  il campionato così com’è.

Face to Face” è sul canale Instagram di Radio Rossonera. Eccovi uno stralcio della diretta video con Stefan Simic:

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Riccardo Cucchi a Radio Rossonera – La radio, il personaggio, il calcio: “La passione della vita”

Riccardo Cucchi a Radio Rossonera – La radio, il personaggio, il calcio: “La passione della vita”

RICCARDO CUCCHI A RADIO ROSSONERA – “L’emozione non ha voce” cantava Adriano Celentano ma, non ce ne voglia il buon Adriano, permetteteci di dissentire. Certe emozioni “La voce” ce l’hanno, ce l’hanno davvero! E quando le emozioni si intrecciano, si mescolano, si confondono, con un pallone che rotolando sta per varcare una linea di una porta, beh allora quella voce non può che essere quella di Riccardo Cucchi, storico radiocronista di “Tutto il calcio minuto per minuto”. Abbiamo già avuto il piacere e l’onore di ospitarlo all’interno di qualche nostra trasmissione in passato; oggi ci proponiamo di provare a ricalcare su “carta” i contorni della sua immensa figura professionale attraverso quest… Non vogliamo usare il termine intervista, quanto piuttosto, piccolo racconto che proverà a descrivere, senza presunzione alcuna, la radio, il personaggio e il calcio…

Iniziamo facendo un piccolo, grande passo indietro. Le chiedo di tornare bambino e descriverci quando ha iniziato a sperare e volere che raccontare lo sport diventasse la sua vita?

Nel giorno in cui ho acceso la radio, che peraltro ascoltavo sempre, e ho sentito per la prima volta “Tutto il calcio minuto per minuto”. C’erano le voci di Carosio, di Ameri, di tanti colleghi della prima generazione; con Roberto Bortoluzzi in studio, Ciotti arrivò più tardi così come anche Provenzali… Ero un bambino e chiuso nella mia stanza, evidentemente grazie alla radio, riuscivo a vedere le maglie colorate e il prato verde. Ho imparato ad amare il calcio ascoltando la radio e in quel preciso momento ho sognato di poter fare quel mestiere“.

Per molti, lei è una delle storiche voci di “Tutto il calcio minuto per minuto” ma si è mai chiesto cosa avrebbe fatto nella vita qualora non fosse esistito il calcio? Da ragazzo che altre passioni aveva?

Il mio primo sogno è sempre stato quello di fare il radiocronista ma il mio secondo sogno era fare il musicista. Amo la musica, suonavo il violino, cominciai a suonarlo da ragazzo. Se non avessi fatto altre scelte, chissà, sarei potuto diventare un musicista ma non so quanto bravo. La musica la seguo, è una mia grande passione. Ascolto musica classica e lirica ma amo tutta la musica che dopo il calcio è la mia seconda passione“.

C’è mai stato un momento in cui avrebbe potuto dedicarsi alle telecronache e non alle radiocronache? Se sì, cosa l’ha spinta a rimanere sempre fedele al mezzo radiofonico?

C’è stato un momento in cui mi è stato chiesto. In quell’occasione ho accettato di farlo per esigenze aziendali e per 2 anni, senza però lasciare la radio: ho lavorato in televisione e ho raccontato l’atletica leggera alle Olimpiadi di Barcellona nel 1992. Ho proseguito fino al 1993 con altre telecronache di atletica leggera ma senza mai abbandonare la radio perché la domenica ero al mio posto in “Tutto il calcio minuto per minuto”. Durante la settimana e soprattutto durante l’estate facevo telecronache di atletica leggera. Quando mi fu chiesto di lasciare la radio e continuare a fare telecronache in televisione  risposi di no e tornai a fare la radio perché la radio è la mia vera passione. Credo che soltanto attraverso questo mezzo io sia stato in grado di esprimermi al massimo delle mie possibilità“.

Cos’è che rende unica la radio rispetto agli altri mass media?

La parola! Perché alla radio la parola è tutto. Mentre in televisione c’è l’immagine e la parola diventa in fondo una “didascalia”, in radio è la parola stessa ad essere immagine. Questo è il grande gioco che mi sono permesso di trasformare in lavoro, che ho avuto la fortuna di trasformare in lavoro: giocare con le parole per raccontare la realtà è qualcosa di affascinante, paragonabile soltanto alla scrittura o alla lettura di un libro. Credo che la radio sia il mezzo che più si avvicina alla letteratura, sono entrambe forme di comunicazione che giocano sulla parola. Attraverso la parola creano immagini in coloro che ascoltano o che leggono e ritengo che tutto ciò sia qualcosa di straordinario“.

La porto a fare un breve ma enorme viaggio tra i ricordi. Lei ha raccontato le principali imprese dell’Italia del pallone (sia come Nazionale che come squadre di club) ma anche quelle olimpiche. C’è un evento sportivo che è accaduto e non ci ha raccontato oppure che non è mai accaduto e che le sarebbe piaciuto raccontare?

Nella mia carriera sono stato molto fortunato. Ho raccontato 8 Olimpiadi e vittorie straordinarie come quelle dei fratelli Abbagnale nel canottaggio, le medaglie d’oro della scherma italiana, Dorina Vaccaroni, Cerioni… Sono tutti personaggi di sport che io ho amato tantissimo come la scherma che dopo il calcio è il mio sport preferito. Con il calcio, e grazie ad esso, ho vissuto emozioni incredibili raccontando 7 Mondiali, Europei, finali di Champions League, decine e di decine di Scudetti. Sì, sono stato molto fortunato e non ho un rammarico se non fosse quello di non aver potuto fare una radiocronaca di calcio femminile: avrei davvero vissuto con piacere quest’emozione ma purtroppo quando ho lasciato la radio il calcio femminile non era ancora esploso in tutta la sua forza così come avvenuto negli ultimi tempi. Mi sarebbe piaciuto davvero tanto raccontare una partita giocata dalle ragazze che, tra l’altro, stanno crescendo tantissimo a livello tecnico, a livello di club ma anche soprattutto a livello di Nazionale“.

A proposito di calcio femminile, secondo lei finalmente in Italia si cominciano ad abbattere certi pregiudizi su questo sport? L’attuale “boom” del calcio femminile può essere considerato figlio di un singolo momento oppure nel nostro paese siamo sulla strada giusta per continuare a seguirlo con passione nel tempo?

Non credo che questo boom sia casuale. Nello sport, specie nel calcio, nulla è mai casuale. In Italia sul calcio femminile, anche se in ritardo magari rispetto ad altre nazioni, si è fatto un gran lavoro. Apro una piccola parentesi sugli Stati Uniti: quando nel 1994, eravamo al seguito della nazionale italiana ai Mondiali, gli azzurri si allenavano in un college alle porte di New York e vi posso assicurare che nei tanti campi da calcio attorno ai quali si allenava la nostra Nazionale c’erano soltanto ragazze. Perché in America, in quegli anni, il calcio era fondamentalmente uno sport femminile. In Italia siamo un po’ in ritardo ma quello che è avvenuto in questi ultimi mesi, e il grande seguito delle azzurre nell’ultimo Mondiale l’ha dimostrato, è frutto di un grande lavoro della federazione italiana gioco calcio e delle società che hanno cercato di dare un impulso a tutto il movimento femminile. Resto convinto che quest’impulso continuerà nel tempo soprattutto se la federazione continuerà a dare attenzione al mondo del calcio femminile; la stessa attenzione che grandi club stanno dando: penso alla Juventus, al Milan, all’Inter, alla Fiorentina… Se tale processo non si fermerà e se ci sarà la giusta organizzazione, le ragazze diventeranno ancora più protagoniste di quanto non lo siano già oggi“.

Anno 2017, Inter-Empoli 2-0, la sua ultima radiocronaca per “Tutto il calcio minuto per minuto”: quali sono le emozioni che le riaffiorano pensando a quella partita?

In quel giorno ho cercato soprattutto di non far vincere le emozioni rispetto a quello che era il mio lavoro: raccontare la partita. Ho cercato di contenere tutto il mio “vulcano” emotivo ma indubbiamente c’è stato un momento nel quale mi sono tremate le ginocchia ovvero quando la curva nord dell’Inter ha mostrato uno striscione di ringraziamento e di saluto nei miei confronti. Striscione che però ho voluto immaginare come un omaggio non solo nei miei riguardi ma anche nei riguardi di chi attraverso la radio ha raccontato nel passato e continua a raccontare anche nel presente il calcio. Sono convinto che i tifosi vivano con maggiore simpatia il racconto di natura radiofonica e dunque anche di chi ne è narratore perché un radiocronista è un po’ come tutti i tifosi presenti allo stadio: usa i suoi occhi per raccontare ciò che vede, esattamente come un qualunque spettatore. Probabilmente da questo punto di vista il radiocronista è più “vicino” al pubblico dello stadio rispetto a quanto può esserlo un telecronista“.

A prescindere dal mezzo utilizzato, che consiglio si sentirebbe di dare ai giovani giornalisti?

Il mio consiglio è di essere leali! Leali con loro stessi e con i loro lettori, ascoltatori, telespettatori etc… Leali significa sinceri. Cito una bellissima definizione data dal grandissimo giornalista Enzo Biagi che definiva il nostro mestiere come l’essere testimoni della realtà. I giornalisti devono essere testimoni della realtà, devono essere leali, non dobbiamo leggere la realtà con gli occhi di chi ha un’idea preconcetta, non dobbiamo essere parziali, dobbiamo essere capaci di far sì che le persone si facciano un’opinione sulla base di una descrizione reale delle cose che vediamo. Sono contrario al giornalismo di parte, che si tratti di politica o di calcio o di qualsiasi altra natura; il giornalista deve rimanere “terzo”, essere un imparziale mediatore tra la realtà e tra coloro che ascoltano, leggono e/o vedono“.

Cosa ha significato e continua a significare il calcio per lei?

Il calcio è la passione della mia vita. Fin da quando a 6/7/8 anni iniziavo a sentire la radio, nei momenti in cui mio papà mi accompagnò all’interno di uno stadio e vidi per la prima volta quel meraviglioso campo verde che catturò il mio sguardo. Una passione che per 40 anni è stata un’emozione da vivere davanti a un microfono ma che è assolutamente tale ancora oggi. La mia vita si è identificata con il calcio e lo stadio per me è un luogo naturale dove vivere. Ancora oggi mi piace entrare in uno stadio, salire i gradini, fermarmi a guardare l’erba del campo, godermi la partita, i gesti tecnici, vivere il tifo delle persone che sono allo stadio. Al termine della mia carriera da radiocronista ho dichiarato il mio essere tifoso della Lazio, mi sono concesso più di una volta il privilegio di andare a vedere la squadra biancoceleste in mezzo ai tifosi. Essere tifoso tra i tifosi dopo tanti anni in cui da ruolo ero obiettivo e terzo. Adesso posso permettermi di essere anche un po’ tifoso ma fondamentalmente come diceva Eduardo Galeano, grande scrittore sudamericano innamorato del calcio, mi sento un “mendicante” quando entro in uno stadio: un mendicante di bellezza, di poesia di gesti tecnici e di passioni. Questo per me è il calcio”.

Chiudiamo con uno piccolo spaccato d’attualità sui prossimi scenari futuri riguardanti le competizioni nazionali ed europee: Le eventuali “final four” per le coppe europee o i “Playoff e Playout” per i campionati possono essere dei cambiamenti che potrebbero risultare formule vincenti per le prossime stagioni o lei è più un “tradizionalista” in merito?

Sono assolutamente un tradizionalista. Non ritengo che il calcio sia uno sport adatto per i Playoff, lo dico con estrema sincerità: a me non piacciono neanche quelli della Serie B. I Playoff vanno bene per il basket, che naturalmente ha un’altra dinamica, un’altra tradizione e un’altra storia rispetto al calcio, ma non credo siano adatti al calcio. Al momento non esistono regole scritte rispetto ad una situazione come quella che stiamo vivendo. Non è mai sostanzialmente successo, nemmeno durante la prima e la seconda guerra mondiale, che un campionato venisse interrotto. Successe nel 1915 e solo dopo qualche anno, 4/5 se non ricordo male, la federazione decise di assegnare lo scudetto al Genoa malgrado non si fosse mai disputata la finale di quel campionato. Nel 1943 il campionato si concluse regolarmente con la vittoria del Torino prima dello scoppio della guerra. Innanzitutto credo che allo stato attuale delle cose sia importante scrivere delle regole. Sarebbe davvero importante scriverle adesso, ovvero prima di sapere se si potrà o no chiudere il campionato. Mi auguro come tutti che si possano giocare le ultime 12 giornate, perché naturalmente significherebbe che siamo usciti da questa grande emergenza che ci circonda tutti, ma se ciò non fosse possibile a causa di quest’emergenza sanitaria, sarebbe importante che nel momento in cui ci fosse questa certezza ci siano già delle regole scritte per evitare polemiche, dietrologie e sospetti; vorrei davvero che ciò non avvenisse“.

*Si ringrazia Riccardo Cucchi per la grande disponibilità e gentilezza.

Donato Boccadifuoco

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Giovanni Audiffredi (Dir. GQ Italia) a Radio Rossonera: “Ibra al Milan al 70% Può essere la soluzione ed è in una forma pazzesca”

Giovanni Audiffredi (Dir. GQ Italia) a Radio Rossonera: “Ibra al Milan al 70% Può essere la soluzione ed è in una forma pazzesca”

GIOVANNI AUDIFFREDI A RADIO ROSSONERA – Si continua a parlare del possibile ritorno al Milan di Zlatan Ibrahimovic e, a tal proposito, le recenti dichiarazioni del nazionale svedese a GQ Italia sembrano accreditare questa teoria. Per cercare di capirne di più, la redazione di Radio Rossonera ha deciso di chiedere ulteriori spiegazioni proprio al direttore della nota testata, Giovanni Audiffredi. Qui di seguito l’intervista completa:

Come interpreti le parole che vi ha detto Zlatan Ibrahimovic?

Io sarei molto fiducioso sul suo ritorno al Milan. Nel tempo ha detto che non sarebbe mai andato via dal Milan e da Milano e che anche la sua famiglia si è sempre trovata bene, ora dice di voler tornare a giocare in Italia per una squadra che deve ritornare a vincere seguendo quella che è stata la sua storia, a voi che squadra vi viene in mente? Il Milan ovviamente. Il Bologna lo escludo, l’Inter non mi sembra probabile. Inoltre, basta dire che è vecchio perché l’ho visto incredibilmente in forma. Negli ultimi 2 anni si è mantenuto in una forma pazzesca e lo ha dimostrato facendo più di 50 goal. Secondo me sta molto bene e al Milan darebbe un bel contributo”.

A quando risale l’intervista?

L’intervista non è assolutamente vecchia. Inizialmente abbiamo fatto lo shooting a Los Angeles e quando fai quel tipo di servizio ti tieni sempre delle finestre temporali aperte per utilizzare il materiale. Poi il testo lo abbiamo aggiornato sotto data ricontattandolo e portando a casa pensieri molto positivi e indizi sul suo possibile ritorno al Milan e sul fatto che vuole tornare a giocare in Italia”.

È stato contattato da dirigenti del Milan?

No, non è che mi ha chiamato Boban! Mi hanno chiamato degli amici da casa Milan e la deduzione che faccio io è che quando mi viene chiesta qualcosa magari è perché qualcuno ha qualcosa da dirmi oppure è molto interessato a capire. Se ho ricevuto telefonate anche da amici di altri club? No”.

Che impressione ti ha fatto Zlatan Ibrahimovic?

Lo definirei un guascone. Fa parte di quella tipologia di uomini che non le manda a dire e che a volte fa la voce grossa ma secondo me lui è un buono: persona corretta e professionista serissimo. Ibrahimovic è consapevole di essere un fuoriclasse con un ego importante ma d’altronde è normale sia così, ha vinto ovunque”.

Considerato il personaggio, ti aspetti qualche colpo di scena sul suo futuro calcistico?

No, ho capito che Zlatan vuole tornare a giocare in Italia. Essendo lui un uomo di cuore magari ha pensato di voler andare a giocare per il suo amico Mihajlovic che sta sicuramente vivendo un momento particolare ma allora perché dirci che sarebbe andato in una squadra con un certo tipo di storia. Senza nulla togliere a Bologna o magari Napoli, quando si parla di storia del calcio italiano fondamentalmente si parla o di Milan o di Juventus o di Inter”.

Puoi regalarci qualche anticipazione relativa all’intervista completa?

Tenderei ad escludere la Juventus per una piccola punturina relativa a Cristiano Ronaldo. Quando gli abbiamo chiesto quale fosse il suo giocatore preferito la sua risposta è stata Ronaldo…il brasiliano. Ronaldo perché ci ha raccontato di come da ragazzino lo guardasse per mosse, scatti e finte che di fatto ha inventato”.

Ibrahimovic può davvero essere la soluzione ai problemi del Milan?

Difficile rispondere. Credo che nel calcio la forza di un gruppo sia altrettanto risolutiva come un grande campione. L’Inter ha una bella squadra ma stiamo vedendo come Conte sia un elemento incredibile. Il Milan è una squadra giovane piena di talento e consiglio ai tifosi di non buttarsi giù. Piatek è un campioncino, se non segna per 10 partite consecutive non deve essere un problema. Ibrahimovic per questo Milan può essere la certezza offensiva di chi segna non appena inquadra la porta. Davvero, mi è sembrato un ragazzino, ha un fisico pazzesco per avere 38 anni. In altre squadre magari farebbe panchina e di certo è ad un punto della sua carriera dove può far quello che vuole d’altronde ha già fama e denaro a sufficienza”.

Ci confermi che anche la moglie verrebbe volentieri a Milano?

La moglie di Zlatan è simpaticissima, molto intelligente ed è sempre stata innamorata di Milano”.

Infine, giusto per giocare. Quale percentuale daresti al ritorno al Milan di Zlatan Ibrahimovic?

70%

Ascolta l’intervista completa a questo link https://www.spreaker.com/user/radiorossonera/04-12-2019-radio-rossonera-talk-in-coll-

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Gianluca Sartori (Dir. Toronews.net) a Radio Rossonera: “Del Milan temo la voglia di riscatto. La squadra di Giampaolo dovrebbe prestare attenzione a Verdi”

Gianluca Sartori (Dir. Toronews.net) a Radio Rossonera: “Del Milan temo la voglia di riscatto. La squadra di Giampaolo dovrebbe prestare attenzione a Verdi”

GIANLUCA SARTORI A RADIO ROSSONERA – A un giorno dalla gara tra Torino-Milan, sfida valevole per la quinta giornata di serie A, la redazione di Radio Rossonera ha contattato il direttore di Toronews.net, Gianluca Sartori, per affrontare alcuni temi relativi al match che si giocherà domani sera alle 21. Qui di seguito, l’intervista completa.

Un buon inizio di campionato, in seguito una piccola crisi con due sconfitte. Come giudichi l’inizio di stagione del Torino e quali pensi siano gli obiettivi stagionali?

“Considerando il calendario, il Torino avrebbe dovuto avere qualche punto in più perché tutto sembrava andare bene, dopo la vittoria in casa dell’Atalanta a Parma si era generato grande entusiasmo nell’ambiente, invece poi sono arrivati questi due passi falsi inaspettati nell’arco di una settimana contro Lecce e Sampdoria. Poi si sa, gli ambienti calcistici sono volubili per definizione, quelli del Torino forse in particolare, si passa dalle stelle alle stalle nell’arco di poco. Adesso c’è un po’ di scoramento, ma la squadra ha tutte le capacità per riprendersi e ci sono tutti i presupposti per farlo. Sicuramente Mazzarri deve trovare le contromosse giuste per dare uno scossone e raddrizzare un po’ la barca”.

Come giudichi la rosa a disposizione di Mazzarri? Si poteva far di più sul mercato? Quali i punti di forza e di debolezza?

La rosa a disposizione la giudico bene, a mio parere è una rosa completa, forse ci poteva stare un’alternativa in più a centrocampo, ma comunque Berenguer e Ansaldi si possono adattare; credo che la rosa sia completa e dia tutte le garanzie del caso considerando anche Nkoulou pienamente arruolato come mi aspetto torni ad essere entro breve tempo. Sul mercato forse si poteva agire prima, credo che sarebbe stato meglio per tutti, Laxalt e Verdi sono arrivati nell’ultima settimana di mercato, Verdi addirittura all’ultimo secondo; evidentemente le condizioni del mercato erano quelle lì, ma sicuramente sulle tempistiche qualcosa da migliorare ci poteva essere, anche perché hai affrontato il play-off col Wolverhampton senza acquisti e questo un po’ ha attirato delle critiche. Il mercato comunque non è mai facile da leggere, io credo che comunque i rinforzi siano arrivati ed è meglio averli tardi che mai. Tra i punti di forza, fino a due settimane fa, c’era la difesa, adesso non lo è più, è chiaro che le cose sono cambiate rispetto al panorama che c’era ad inizio settembre. Credo comunque che la rosa sia completa da tutti i punti di vista, ci sono alternative da tutte le parti, credo che per la dimensione del Torino vere debolezze non ce ne sono. Semmai a centrocampo si è dato fiducia a chi c’era già in rosa e magari un’alternativa in più ci poteva stare”.

Domani Torino-Milan: chi temi di più della squadra rossonera e a chi dovrebbe prestare maggiore attenzione la squadra di Giampaolo?

Del Milan temo in generale la voglia di riscatto, il Milan non può permettersi la mediocrità, mi aspetto una squadra che scenda in campo per vincere, non c’è tanto un giocatore da temere per il Torino, quanto piuttosto la voglia di reazione che il Milan deve avere dopo la sconfitta netta nel derby. La squadra di Giampaolo dovrebbe prestare maggiore attenzione a Simone Verdi, perché il Torino punterà tanto su di lui per oliare quel raccordo tra centrocampo e attacco che è stato fin qui un po’ il punto critico della gestione Mazzarri, cioè la poca qualità negli ultimi trenta metri. Verdi è stato preso per sopperire a questa lacuna e credo giocherà titolare per la prima volta; credo sia il giocatore da tenere d’occhio con più attenzione, oltre ovviamente a Belotti che, tolta la partita con la Sampdoria in cui ha deluso anche lui, ha avuto un ottimo rendimento nella fine dell’estate, ha fatto nove gol tra Torino e nazionale”.

Andrea Propato

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Pierpaolo Bisoli a Radio Rossonera: “Milan, con Giampaolo sei sulla strada giusta. Che emozione la prima di mio figlio a San Siro”

Pierpaolo Bisoli a Radio Rossonera: “Milan, con Giampaolo sei sulla strada giusta. Che emozione la prima di mio figlio a San Siro”

PIERPAOLO BISOLI A RADIO ROSSONERA – L’ex centrocampista di Cagliari e Brescia, Pierpaolo Bisoli, padre di Dimitri, giovane incursore delle rondinelle, ha parlato quest’oggi ai microfoni di Radio Rossonera alla vigilia della sfida di domani tra Milan e Brescia.

Il Brescia è una squadra compatta, con una grande voglia di rimanere in serie A dopo i sacrifici dello scorso anno – ha spiegato Bisoli -. Giocano un calcio molto propositivo, dovranno essere al 100% per fare punti, ma è una squadra con le qualità giuste per restare nella massima categoria. In panchina, poi, hanno Corini, l’allenatore che mi incuriosisce di più: ha grandi idee e può fare molto bene. Sono incuriosito dall’arrivo di Balotelli, che domani non ci sarà ed ha qualità fuori norma per il calcio italiano. La sua è una scelta che lo renderà responsabile, se si metterà a disposizione del gruppo saprà togliersi grandi soddisfazioni anche personali”.

Parole al miele anche per l’allenatore del Milan. “Giampaolo è un ottimo allenatore, non si deve far condizionare da una sconfitta all’esordio. Non penso andrà a stravolgere il suo lavoro ed il suo credo calcistico per un incidente di percorso. Certo, è una sensazione strana vedere un Milan ripartire dopo i grandi successi dell’era Berlusconi, ma i tempi sono cambiati, le disponibilità economiche sono diverse e sono ripartiti da zero; Gattuso ha fatto bene lo scorso anno sfiorando di un soffio la Champions League, ma con Giampaolo sono sulla strada giusta”.

Emozione e curiosità per il debutto a San Siro del figlio Dimitri. “Vedere mio figlio a San Siro sarà una delle soddisfazioni più grandi per un padre – ha spiegato Bisoli -. Non l’ho mai aiutato permfargli far strada, ha fatto tanta gavetta in tutte le categorie, ci è arrivato con voglia e determinazione e già domenica col Cagliari ha dimostrato di poter fare ottime cose in serie A. Ogni estate, cinque giorni dopo la fine della stagione vuole che ci alleniamo assieme ed io lo faccio letteralmente “morire”. L’altro mio figlio invece ha subito brutti infortuni alle ginocchia ed ora si è convinto ad entrare a far parte del mio staff non appena troverò una nuova panchina”.

Immagine articolo tratta da: foggiacalciomania.com

Enrico Aiello

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Fabrizio Zanolini (Dir. BresciaInGol.com) a Radio Rossonera: “Milan più forte ma occhio alle qualità del Brescia. Balotelli ha aumentato l’entusiasmo”

Fabrizio Zanolini (Dir. BresciaInGol.com) a Radio Rossonera: “Milan più forte ma occhio alle qualità del Brescia. Balotelli ha aumentato l’entusiasmo”

FABRIZIO ZANOLINI, MILAN-BRESCIA – Alla vigilia di Milan-Brescia, sfida valevole per la seconda giornata di Serie A, la redazione di Radio Rossonera ha contattato il direttore di BresciaInGol.com, Fabrizio Zanolini, per affrontare alcune tematiche relative proprio al match che si giocherà alle ore 18 di domani a San Siro. Qui di seguito, l’intervista completa.

Come sta vivendo questo ritorno in Serie A il pubblico bresciano? L’obiettivo e le speranze per questa stagione sono per una salvezza tranquilla o magari qualcosina in più visto l’ottimo esordio in casa del Cagliari?

È un ritorno che il pubblico bresciano sta veramente vivendo molto bene: la massima serie mancava dalla stagione 2010/11 e dunque erano 8 anni che il Brescia non riassaporava la Serie A. Una promozione vissuta con grande attesa perché, tralasciando i problemi degli ultimi 3 anni, il Brescia è sempre stato una candidata autorevole per raggiungerla. Brescia che tra l’altro, dopo l’opera di ammodernamento del Rigamonti, sta lavorando anche sul centro sportivo che dovrebbe essere terminato entro la fine dell’anno. Una Serie A conquistata con merito nella scorsa stagione grazie al bel gioco creato da Corini che tra l’altro è un bresciano. L’obiettivo per questa stagione credo sia una salvezza realisticamente possibile ma la Serie A non è la Serie B: è un campionato difficilissimo. Cellino è ambizioso, non escludo che magari, dovesse andar bene quest’anno, per la prossima stagione possa fare qualche pensierino verso qualcosa di più. Inoltre, l’entusiasmo attorno alla squadra è sicuramente aumentato con l’acquisto di Mario Balotelli: ho visto 1500 persone pronte ad accoglierlo al campo di allenamento. Considerate che gli ultimi 70 metri prima di arrivare al centro sportivo, Balotelli era costretto a percorrerli in macchina visti i tanti tifosi presenti. Io un entusiasmo così non lo ricordavo dai tempi di Baggio“.

Mario Balotelli: un grandissimo aiuto per questo Brescia o un accentratore che magari rischia di far venire meno il gioco di squadra?

Difficile al momento avere tutte le risposte. Balotelli si porta appresso una squalifica di 4 giornate e tornerà in campo in occasione di Brescia-Juventus alla quinta giornata. Da un lato è un peccato non poterlo schierare prima di quella partita ma dall’altro forse è un bene perché fisicamente è arrivato tirato a lucido ma è chiaro che gli manca ancora qualcosa nella preparazione atletica ed aerobica. Per quel che si vede durante gli allenamenti, non diventerà un problema bensì sarà una risorsa preziosissima: per una squadra che deve salvarsi è importante avere a disposizione un giocatore che sa benissimo come buttar dentro i palloni. Balotelli è un bresciano e durante la conferenza di presentazione l’ho visto veramente convinto di questa scelta, anzi ha lasciato intendere di non aver mai avuto così tanta consapevolezza nella propria scelta come in questo caso“.

Domani Milan-Brescia: che partita si aspetta? A cosa e a chi deve stare attento il Milan e viceversa?

Spero possa essere una partita aperta anche se il Milan è più forte, i risultati della prima giornata non cambiano certo i valori in campo domani. Il Brescia è una squadra abituata a giocare a viso aperto e credo sia giusto così perché anche chiudendosi il rischio di prendere gol c’è sempre. I rossoneri dovranno stare attenti alla personalità dei giocatori di un Brescia che tra l’altro, nella prima giornata era privo di giocatori importanti e con 9/13 al debutto assoluto nella massima serie. Oltre alla personalità ed all’entusiasmo poi ci sono le qualità di singoli giocatori come Bisoli, Tonali, Torregrossa e Donnarumma giusto per fare qualche nome. Il Brescia invece dovrà stare attento alle giocate di chi la Serie A la conosce bene, lo stesso Corini ha parlato di Suso, Piatek e Calhanoglu come giocatori capaci di riuscire a trovare la giocata in ogni momento. In fondo, se pensiamo ad Inter-Lecce, il Lecce ha disputato una buona partita nel complesso, poi è stata punita dalle giocate dei vari Brozovic, Sensi e Candreva. In generale il Brescia deve stare attento a tutto il Milan e anche a non farsi tremare le gambe perché la cornice di San Siro desta sempre una certa impressione“.

Donato Boccadifuoco

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Bartoletti a Radio Rossonera: “Bene Maldini e Boban in società, Giampaolo l’acquisto più importante”

Bartoletti a Radio Rossonera: “Bene Maldini e Boban in società, Giampaolo l’acquisto più importante”

BARTOLETTI A RADIO ROSSONERA – “Il nuovo Milan? Ci sono tutti i presupposti per ripartire bene. La conferma di Maldini ed il ritorno di Boban sono simbolo di una ritrovata tradizione milanista nella società e rappresentano un importante punto di partenza”.

Così il giornalista e conduttore televisivo Marino Bartoletti a margine della presentazione del suo libro “La squadra dei sogni. Il cuore sul prato”, tenutasi a Bisceglie nell’ambito della rassegna letteraria Libro nel Borgo Antico.

Ad un mio sondaggio, i miei follower su Facebook hanno collocato il Milan al quinto posto, ai piedi del piazzamento Champions. Finora la società ha operato bene, i nuovi arrivi sono coerenti con un progetto chiaro ma credo anche che il mercato del Milan non sia ancora finito e si possa solo migliorare. L’acquisto più importante per i rossoneri, comunque, sarà quello di Giampaolo” ha concluso Bartoletti.

Intervista a cura di Enrico Aiello

Immagine articolo tratta da: ilbuonsenso.net

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Maroni a Radio Rossonera: “Dobbiamo tornare a vivere grandi emozioni. Assolutamente contrario all’abbattimento di San Siro”

Maroni a Radio Rossonera: “Dobbiamo tornare a vivere grandi emozioni. Assolutamente contrario all’abbattimento di San Siro”

MARONI A RADIO ROSSONERA –  “Mi aspetto una stagione che ci faccia rivivere le grandi gioie del passato. L’ultima risale a troppi anni fa, ad Atene con il Liverpool. Da allora abbiamo sofferto troppo. Mi auguro che la nuova società faccia le scelte giuste, noi milanisti non ci accontentiamo”.

Lo ha dichiarato il già Ministro dell’Interno ed ex Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, noto tifoso milanista, ai microfoni di Radio Rossonera in occasione della presentazione del suo libro “Il rito ambrosiano. Per una politica della concretezza”, tenutasi a Bisceglie (Bt, Puglia) nella kermesse letteraria “Libri nel Borgo Antico”.

Inevitabile, poi, una battuta sul futuro di San Siro. “San Siro è la scala del calcio, un’istituzione – ha affermato Maroni -. Sono assolutamente contrario al suo abbattimento, a Milano ci sono tante aree dove realizzare il nuovo stadio, San Siro lo lascerei lì. Non mi convince neanche l’idea di fare un nuovo stadio con l’Inter: andare allo stadio significa andare a casa propria, non in quella che è anche dei tuoi cugini”.

Immagine articolo tratta dal sito: theitaliantimes

Intervista a cura di Enrico Aiello

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Milan Femminile, intervista a Monica Mendes: “Super carica per la nuova stagione”

Milan Femminile, intervista a Monica Mendes: “Super carica per la nuova stagione”

MILAN FEMMINILE: NEWS DAL RITIRO – Procede a gonfie vele il ritiro del Milan Femminile presso il Centro Sportivo di Temù a Ponte di Legno: due sedute quotidiane di allenamento sotto la guida di mister Ganz per preparare al meglio la condizione atletica delle rossonere in previsione della prossima Serie A femminile, al via il 14 settembre.

L’atmosfera di entusiasmo, grande voglia e sintonia del gruppo è tangibile, e le nuove arrivate finora -Piazza, Rinaldi, Vitale, Hovland, Conc- sembrano già essersi ambientate perfettamente dopo appena due giorni di allenamento, regalando una limpida impressione di serenità nonostante la fatica e l’impegno messi in campo ad ogni sessione di allenamento.

L’INTERVISTA A MONICA MENDES – In esclusiva per Radio Rossonera, ecco l’intervista al difensore del Milan Femminile  Monica Mendes, direttamente dal ritiro a Ponte di Legno.

Monica, hai avuto un infortunio alla fine della scorsa stagione che ti ha tenuto impegnata in questi mesi: come ti senti adesso? E come prevedi di iniziare la stagione?
«Bene, ho avuto un infortunio ma adesso mi sento molto bene e sono super carica per la nuova stagione. Ho lavorato molto bene e lo staff del Milan è stato davvero molto professionista, mi hanno aiutato tanto e grazie a Dio adesso sono al 100%. Adesso iniziamo e con il tempo sarò nella mia migliore performance».

Abbiamo visto che sono arrivate anche tante ragazze nuove nella squadra, abbiamo visto un bel gruppo che si sta formando. Vi trovate bene?
«Si, molto bene fino ad adesso! C’è una nuova stagione, un nuovo gruppo, una nuova storia che comincia adesso, un nuovo allenatore. Quindi è lo stesso club, la stessa voglia di vincere, ma con un gruppo ancora più carico, ancora più con voglia di vincere e di fare tante cose belle per il Milan».

Hai parlato del nuovo allenatore, che abbiamo visto presentare pochi giorni fa: adesso sono solo due giorni che fate allenamento con lui in ritiro, ma avete già visto che tipo di allenatore è? È veramente grintoso e focoso come dice lui?
«Si si, fino ad adesso abbiamo fatto solo due giorni, ma credo che sia un allenatore da Milan, perché ha la grinta, la voglia di vincere, di portare il Milan al top e di fare questo club grande anche nel calcio femminile. Sappiamo che dobbiamo ancora lavorare tanto, abbiamo ancora tanto da migliorare, ma secondo me siamo sulla strada giusta. Stiamo creando un gruppo molto forte, e quando si riesce a fare un gruppo forte con il tempo riusciremo a fare buone cose per il Milan e magari ancora meglio dell’anno scorso».

Quindi, speranze per la prossima stagione?

«Siamo sempre tutte qui per vincere e per portare il Milan il più in alto possibile».

 


Ringraziamo AC Milan e Monica Mendes per l’intervista

 

 

Lucia Pirola

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