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Milan-Roma 3-3, the day after! Dichiarazioni, curiosità e la giocata del match

Milan-Roma 3-3, the day after! Dichiarazioni, curiosità e la giocata del match

LA PARTITA
Match dai mille volti quella di ieri sera. Il Milan parte nel modo migliore e passa subito in vantaggio con Ibrahimovic che frutta un grande assist del frizzante Leao. La squadra rossonera sembra in controllo della partita ma un errore di valutazione in uscita di Tatarusanu porta alla rete del pareggio di Dzeko, che ti testa insacca superando Romagnoli. Il pareggio della Roma toglie un po’ di sicurezza e serenità alla squadra rossonera. Sul finire del primo tempo Kjaer va vicino alla rete colpendo il palo su azione da calcio d’angolo. La ripresa parte come il primo tempo, grande spunto di Leao che entra in area e serve Saelemaekers per la rete del 2-1. A cavallo tra il 70′ e l’85’ succede di tutto. Rigore senza senso assegnato alla Roma per presunto fallo di Bennacer su Pedro, e la Roma pareggia con Veretout. Poco dopo succede la stessa cosa nell’area della Roma. Calhanoglu va a terra apparentemente senza grossi motivi e Giacomelli assegna il rigore che Ibrahimovic trasforma, 3-2. Al minuto 85′ arriva la rete del pareggio, ancora su calcio d’angolo, Kumbulla sfrutta una dormita generale della difesa rossonera e realizza la rete che fissa il risultato finale, 3-3.

Partita difficile da interpretare. Il Milan per ben tre volte è riuscito ad andare in vantaggio e per tre volte è stato ripreso. Tanti, troppi errori su cui Pioli e il suo staff devono lavorare per crescere ulteriormente.

ANALISI TATTICA
Prestazione da rivedere per la squadra rossonera soprattutto dal punto di vista difensivo. Le situazioni da calcio d’angolo ieri hanno dato non pochi problemi. L’ assenza di Donnarumma ha pensato molto sulla sicurezza mentale della squadra. Chiave il ruolo di Leao in particolare contro la difesa a 3, come contro l’Inter, questo tipo di difesa permette all’attaccante portoghese di accelerare e puntare l’avversario senza grossi problemi riuscendo così a creare azioni pericolose. Ieri, anche per la condizione non ottima, sono mancate le giocate di Calhanoglu. Spesso il talento turco non è riuscito a trovare lo spazio necessario per i suoi inserimenti e per le sue giocate.
L’ umore dei giocatori a fine partita dimostra che la mentalità del Milan è cambiata, ora un pareggio in casa con la Roma lascia l’amaro in bocca, mentre nelle passate stagioni un pareggio sarebbe stato visto positivamente.

LA GIOCATA
Due giocate, entrambe di Leao che fruttano due reti per il Milan. La prima al primo minuto, incursione centrale e assist al bacio per Zlatan. La seconda al minuto 47, semina il panico nella difesa della Roma e dopo una potente progressione serve a Saelemaekers la palla del 2-1.

CURIOSITÀ
Terza doppietta consecutiva in serie A per Zlatan Ibrahimovic l’ultimo era stato Diabaté (Benevento) nel 2018.

Ieri sera l’attaccante svedese ha anche realizzato il suo goal più veloce con la maglia del Milan arrivato dopo 1 minuto e 48 secondi.

DICHIARAZIONI
Pioli:”Sono soddisfatto della prestazione e non guardiamo la classifica, ma ovviamente non eravamo contenti del risultato finale perché siamo stati tre volte avanti. C’è il rimpianto di non aver vinto, ma ci abbiamo provato fino alla fine”.
Come sottolinea il mister essere tre volte in vantaggio e non riuscire a vincere la partita deve fare riflettere. Sicuramente un passo indietro dal punto di vista di atteggiamento e di attenzione della squadra, complice anche l’assenza di Donnarumma. Ma gli alibi lasciamoli ad altri, errori come quelli di ieri non devono più capitare, una grande squadra se va tre volte in vantaggio la partita la porta a casa.

L’allenatore della Roma Fonseca: “Io volevo vincere questa partita, ma visto che siamo andati sotto tre volte nel punteggio, credo che questo alla fine possa essere considerato un buon punto conquistato”.
La Roma è stata brava a crederci sempre e a trova tre volte il goal in situazione di svantaggio. La squadra giallorossa ha capito dove erano i problemi del Milan ed è stata brava a sfruttarli al massimo.

Maldini nel pre-partita: “Donnarumma? Non considerarlo un punto fermo della squadra è sbagliato, ha 21 anni ma è un grande leader, un capitano assieme a Romagnoli. La società ci proverà in tutti i modi a trattenerlo. Se avremo la possibilità di rinforzarci lo faremo, sapevamo di essere già competitivi e lo abbiamo dimostrato, ma se ci dovesse essere la possibilità di prendere qualche calciatore per rinforzare la squadra la sfrutteremo, anche perché nell’ultimo mercato non abbiamo speso quanto potevamo spendere“.
Parole molto importanti di Maldini che da un lato conferma che la società farà di tutto per trattenere Donnarumma e dall’altro indica espressamente che il Milan ha risorse per intervenire nel mercato di Gennaio e dare a Pioli gli innesti che serviranno per centrare l’obiettivo Champions League.

TOP & FLOP
Oltre al solito immenso Zlatan Ibrahimovic è da sottolineare la prova di Leao. Il portoghese dopo il derby si è dimostrato ancora una volta importante in zona assist. Due grandi giocate hanno portato a due reti per il Milan. Sta crescendo partita dopo partita e come detto ad inizio anno questa deve essere la stagione della sua consacrazione e lo sta dimostrando.

Il peggiore in campo non può che essere Tatarusanu. Colpevole sui primi due goal. Nel primo goal un’uscita a vuoto porta alla rete di Diego. Nel secondo una goffa respinta su un tiro non impossibile porta alla situazione Pedro-Bennacer che inganna l’arbitro e var.
Anche in fase di impostazione con i piedi lascia molto a desiderare non dando alla difesa la sicurezza necessaria.
I tifosi rossoneri sperano in un rapido recupero di Donnarumma per tornare a dormire sonni tranquilli.

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

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A tu per tu, intervista esclusiva ad Alberto Zaccheroni

A tu per tu, intervista esclusiva ad Alberto Zaccheroni

Alberto Zaccheroni a Radio Rossonera – Siamo a Cesenatico, in un noto locale proprio sul porto canale, tarda mattinata e Alberto Zaccheroni ci accoglie con il classico calore che contraddistingue la Romagna.

Il mare è il classico mare calmo di fine settembre, quando ormai tutto quello che è estate sta lentamente svanendo. Una terrazza sulla spiaggia, caffè e brioche, proprio qui inizia quella che sarà una lunga, lunghissima chiacchierata con il Mister.

Quando Alberto Zaccheroni parla di Milan ha un luccichio speciale negli occhi, del resto ce lo ha confidato, allenare i rossoneri è stata l’esperienza che porta di più nel cuore: Milano, i suoi giocatori, la fiducia reciproca e tutto ciò che è stato il suo Milan.

Diversi gli aneddoti che ci ha raccontato con la brezza marina in sottofondo, aneddoti di quella magica annata dello scudetto rimasto nel cuore di tanti, che però lui non definisce così sorprendente, perchè “la squadra non era scarsa, aveva tanta qualità”.

Lo speciale rapporto con i senatori unito alla trasparenza del suo modo di lavorare, ma non solo, la spontaneità di Mister Zac la si può percepire sempre, così come il suo amore per il calcio, che si evince facilmente sentendolo chiacchierare liberamente dello sport che fa parte della sua vita da tanti, tantissimi anni.

L’immensa stima per Paolo Maldini, l’ammirazione per Zlatan Ibrahimovic e le speranze per il Milan del futuro, questo ma non solo nell’intervista che da oggi alle 14 potrete seguire sul canale Youtube di Radio Rossonera.

Proprio qui

https://www.youtube.com/channel/UCWm9FbkrzvFflRAvM16Ribg

Beatrice Sarti

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Jens Petter Hauge: dal futsal a San Siro, analisi tecnica del giovane norvegese che ha stregato Maldini

Jens Petter Hauge: dal futsal a San Siro, analisi tecnica del giovane norvegese che ha stregato Maldini

I rossoneri sono interessati all’acquisto del giovane talento: cercheremo di effettuare una breve descrizione delle caratteristiche e della storia calcistica di questo esterno norvegese che ha ammaliato la dirigenza milanista lo scorso giovedì.

Il numero 11 del Bodø/Glimt soffierà 21 candeline il 12 ottobre.

Solo il tempo sarà in grado di dirci se sarà festa a Milanello oppure nella sua Norvegia. Lui che ha fatto la trafila delle giovanili del paese scandinavo fino all’attuale under 21, giovanili in cui ha conosciuto un grande amico, un certo Erling Braut Håland, con cui ha disputato un mondiale under 20 storico per la vittoria per 12 a 0 contro Honduras, partita in cui i migliori in campo furono l’attuale bomber del Borussia Dortmund con “soltanto” 9 reti e proprio Hauge, con 4 assist ed una prestazione fantastica e che passò il secondo piano soltanto perché accanto a Jens c’era un calciatore semplicemente devastante e che aveva appena iniziato a disintegrare record.

Jens Petter è stato seguito a lungo negli ultimi mesi dal Manchester United di Ole Gunnar Solskjær, dal Leeds del Loco Marcelo Bielsa, dall’Atalanta di Gasperini e, in precedenza, anche da molte altre squadre fra cui Galatasaray ed Udinese.
Non esattamente le ultime arrivate sull’argomento giovani talenti.

Un classe ‘99 che ha già numeri piuttosto importanti, con una media di praticamente un goal ogni due partite ed una stagione, quella in corso, che lo sta vedendo su livelli decisamente alti. La prestazione di San Siro diventa così soltanto la vetrina, la punta dell’iceberg di un talento che ha ormai iniziato ad emergere anche agli occhi del calcio europeo. Gli addetti ai lavori scandinavi avevano più volte additato il numero 11 giallonero come uno dei prospetti più interessanti del panorama giovanile.

Già in doppia cifra per reti ed assist questa stagione, contro il Milan ha mostrato tutto il proprio repertorio: tecnica individuale notevole, giocate nello stretto, visione di gioco, strappi importanti, dribbling e un tiro forte e preciso. Giocatore che sa essere aggressivo, che tende a venire a prendere palla sia largo che tra le linee e con capacità di orientare il corpo già in modo intelligente rispetto alla giocata successiva, Hauge ha giocato anche a futsal fino al 2018 nel Hulløy, sviluppando abilità utili anche sul rettangolo verde (lui che è appassionato inoltre di molti sport, dalla pallamano allo sci, passando dall’atletica leggera, che ha praticato da bambino) .

Nel frattempo, le sue doti gli hanno permesso di esordire in prima squadra ( sempre al Glimt) a soli 16 anni, stupendo tutti e trovando subito spazio, consapevolezza nei propri mezzi e determinazione tale da permettergli pochi giorni dopo di segnare  la sua prima rete da professionista prima in Coppa di Norvegia nel match contro il Fløya (non accontentandosi di una rete ma facendone 3 in soli 20 minuti) e subito dopo contro lo Start in campionato, divenendo il marcatore più giovane di sempre della storia del proprio team.

Dopo una crescita costante, nelle ultime due stagioni ha dimostrato di essere pronto ad effettuare gli step decisivi per lanciarsi in un top campionato, aumentando il proprio rendimento, consolidando la propria titolarità e diventando decisivo in questa stagione con un’incisività in circa il 50% delle reti della propria squadra. Ad oggi il Glimt è primo in Eliteserie e corre verso il primo titolo dalla propria nascita, un titolo che avrebbe proprio lui come protagonista assoluto.

Personalità da vendere ed un’abilità di usare entrambi i piedi che gli ha permesso di essere determinante in quasi tre reti lo scorso giovedì: prima ha lasciato sul posto Kessié, poi ha approfittato di un errore di Bennacer per scagliare un destro violentissimo all’incrocio dei pali della porta di Donnarumma, dopodichè ha messo in porta Saltnes nei minuti finali del match con una giocata sopraffina per tempismo, lettura del gioco e lucidità nel passaggio finale, rischiando di portare i propri compagni ai tempi supplementari nella sfida di Europa League.

Un repertorio completo che ha mostrato al mondo del calcio attraverso un palco di lusso: la Scala del calcio.

In un’intervista rilasciata a TV2 nel post partita, Jens, imbeccato sulla possibilità di vestire la maglia del Milan, ha detto: “Ovviamente è un club in cui mi piacerebbe giocare, è uno dei top club mondiali, ne ho avuto un assaggio sia in città che allo stadio. Può essere il posto ideale per crescere con la fiducia dell’allenatore.”
Lui che può giocare in tutti i tre ruoli dietro la punta, con una predilezione a partire largo e venire dentro il campo ad incidere. Il principino norvegese che vuole emergere, spostando l’ombra che un altro gigante norvegese, che veste anche lui giallonero ma con gli occhi di tutto il mondo addosso, ha creato.

Questo è Jens Petter, un classe 1999 in… Hauge.

Emanuele Frigerio

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Milan-Bologna 2-0, the day after! Analisi tattica, dichiarazioni, curiosità e la giocata del match

Milan-Bologna 2-0, the day after! Analisi tattica, dichiarazioni, curiosità e la giocata del match

LA PARTITA

I rossoneri ritrovano il Bologna due mesi dopo la vittoria in goleada per 5-1. Questa volta il risultato è meno clamoroso, ma probabilmente più importante. Ibrahimovic fin dai primi minuti fa capire alla difesa rossoblu che non sarà una serata semplice. Prima sfiora il goal con una grande giocata all’interno dell’area, poi su un assist millimetrico di T. Hernandez trova la rete dell’1-0 con un bellissimo colpo di testa. Si ripete ad inizio ripresa realizzando dal dischetto la rete del 2-0. La squadra rossonera soffre poco fino alla girandola delle sostituzioni. Pioli cambia tutta la mediana inserendo la coppia Krunic-Tonali, e in difesa inserisce Duarte per l’acciaccato Kjaer. La manovra rossonera ne risente e il Milan non riesce più ad essere organizzato come nella prima parte della partita. Il Bologna rischia di riaprire il match sul finale, ma Donnarumma e la fortuna, palo colpito da Santander, aiutano il Milan a portare a casa i primi tre punti della stagione.

La squadra di mister Pioli aveva bisogno di una partenza con il piede giusto e così è stato. Negli ultimi tre anni il Milan ha perso parecchi punti nel girone d’andata cercando di invertire la rotta nel girone di ritorno. Il Milan deve puntare alla qualificazione alla Champions League e non può più permettersi di perdere punti per strada.

ANALISI TATTICA

Partita dai due volti quella della squadra rossonera. Nel primo tempo dopo un avvio vivace del Bologna, il Milan si è impossessato del pallino del gioco e ha cercato rapidi cambi di campo per innescare le discese degli esterni. Nel secondo tempo, e soprattutto dopo la rete del 2-0, la squadra ha deciso di gestire le forze e addormentare la partita con il possesso palla. Riuscendoci fino ad un certo punto, visto che nel finale di gara il Bologna ha rischiato di rientrare in partita avendo un paio di grosse occasioni sventate da Donnarumma. A differenza del finale della scorsa stagione questo sembra un Milan diverso, più consapevole dei propri mezzi, meno travolgente a tratti, capace di leggere la partita ed essere più cinico.

CURIOSITÀ

Il Milan ha segnato almeno due gol in tutte le ultime nove gare di Serie A, non accadeva dal 1999. Questo sta ad indicare una ritrovata vena realizzativa che nella prima parte della scorsa stagione è venuta a mancare.

LA GIOCATA

Minuto 11, Calabria prende palla sull’esterno, serve Ibrahimovic che di tacco gli restituisce palla, il terzino rientra e serve ancora Ibrahimovic in area di rigore. Lo svedese controlla palla e con il tacco si libera di un avversario, piattone sinistro e la palla deviata esce di poco a lato. Una grande giocata che ha fatto luccicare gli occhi a molti tifosi rossoneri.

LE DICHIARAZIONI:

A fine partita mister Pioli ai microfoni:”… La cosa che mi preme ed è giusto sottolineare è che abbiamo 3 centrali fuori per infortunio. Il Milan deve prendere un giocatore di qualità che sia più o meno giovane…“. Mancano ancora due settimane alla fine del mercato e la squadra rossonera per essere completa e competitiva ha bisogno ancora di un paio di innesti di qualità, permettendo così a Pioli di allungare la rosa a disposizione e sopperire ad eventuali squalifiche o infortuni.

Nel pre-partita, a consolidare quanto indicato da Pioli, si è espresso anche Maldini:”Abbiamo un’esigenza importante che è il difensore centrale. A centrocampo con Tonali siamo tranquilli. Il difensore? Ajer e Milenkovic direi di no, ce ne sono altri… non sono loro i nomi su cui stiamo lavorando”. La dirigenza rossonera come ci ha abituato nelle ultime sessioni di mercato lavora molto sottotraccia, vedremo nei prossimi giorni l’evolversi della situazione.

Per finire Mihajlovic: “Donnarumma? Maledetto a quello che lo ha fatto esordire, sono comunque contento per lui e per il momento che sta vivendo”. Il portierone rossonero si dimostra ancora una volta un incubo per l’allenatore che lo ha lanciato appena sedicenne nel mondo del calcio.

TOP & FLOP

Difficile non premiare Zlatan come migliore in campo, tutte le azioni pericolose del Milan passano dal suo piede. Giocatore fondamentale per il gioco che sta adottando la squadra rossonera. Resta comunque il dubbio che la squadra sia troppo dipendente da lui. Pioli deve essere bravo a rendere la manovra rossonera meno prevedibile sfruttando tutte le frecce al proprio arco.

Menzione particolare va anche a Calabria che ha disputato una grande partita, Barrow dalla sua parte non passa mai e anche in fase offensiva si è fatto notare per un paio di buone giocate.

L’unico giocatore apparso leggermente sottotono è Castillejo che non è riuscito a dare quel cambio di passo alla manovra che mister Pioli si aspetta da lui.

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

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Milan-Cagliari 3-0, the day after! Le prestazioni di Leao, i giovani e Bonaventura

Milan-Cagliari 3-0, the day after! Le prestazioni di Leao, i giovani e Bonaventura

MILAN-CAGLIARI- La squadra rossonera torna in campo per l’ultima di campionato e lo fa praticamente con la formazione tipo, unica eccezione l’infortunato Romagnoli. Come nelle ultime apparizzioni il Milan parte forte, tenta subito di trovare la rete del vantaggio e ci riesce. Al 10′ Calhanoglu serve Leao in area che controlla di destro con la suola e di sinistro tira ad incrociare, la palla colpisce il palo e poi carambola sull’incolpevole Klavan che la spedisce nella propria porta. La squadra rossonera tiene alto il ritmo e cerca subito il raddoppio. Ibrahimovic su assist di Calabria tira contro Cagno da pochi passi. Ancora Calabria poco dopo serve una palla al centro area per Leao, che cerca il goal dell’anno e per poco non lo trova, coordinazione perfetta e rovesciata che si stampa sulla traversa. Sul finire del primo tempo calcio di rigore per il Milan che Ibrahimovic si fa parare da Cragno.
Come spesso accaduto nelle ultime partite il Milan torna in campo nella ripresa con la voglia di chiudere subito la partita e nel giro di quindici minuti ci riesce.
Ibrahimovic si fa perdonare gli errori del primo tempo e, ben servito dal rientrante Castillejo, lascia partire una fucilata che Cragno non ha neanche il tempo di cercare di respingere. Con questo goal l’attaccante svedese arriva in doppia cifra per la tredicesima volta nei 5 migliori campionati europei.
Al 57′ arriva la rete del 3-0 con Castillejo che sfrutta un assist di Bonaventura alla sua ultima presenza con la maglia rossonera. Sul finire di gara Pioli lascia spazio ai giovani Maldini e Brascianini.

Solito copione delle ultime partite, squadra che ora ha un’anima e ogni partita fa divertire i tifosi rossoneri. È tornata la voglia di Milan.. e di questo i tifosi ne avevano tanto bisogno. Ora sia la squadra che la dirigenza non devono pensare che la squadra sia già pronta per la prossima stagione, sarebbe un grave errore. Serviranno sicuramente degli innesti importanti in rosa per riuscire a garantire a Pioli almeno 16-17 titolari più qualche giovane.

LEAO- Prima dell’uscita per infortunio quaranta minuti importanti per lui. L’attaccante portoghese si è reso protagonista di numerose giocate importanti e non solo fini a se stesse come spesso è capitato. Propizia il goal del vantaggio, suola con il destro e poi tiro ad incrociare con il sinistro. Un paio di belle progressioni sulla fascia e la giocata del match. Coordinazione perfetta e rovesciata con la palla che si infrange contro la traversa, verrebbe da dire che sarebbe crollato lo stadio con quel goal.. anche se il pubblico purtroppo non c’era.

Conferma la sua crescita e si conferma un grande talento. Pioli e il Milan devono essere bravi a non bruciarlo e a farlo crescere in maniera ancora più importante nella prossima stagione. Ci sono ampi margini di miglioramento e se non si dovesse perdere nei prossimi anni potremmo ritrovarci un giocatore fatto e finito in grado di far paura a qualsiasi avversario.

I GIOVANI- Spazio nell’ultima mezz’ora anche per Brescianini e Maldini. Due giocatori differenti e non solo per la posizione in campo. Brescianini in questo momento sembra essere pronto per il grande salto, mentre per Maldini bisognerà attendere ancora un po’, è apparso timido in alcune giocate che sono alla sua portata, deve ancora crescere e un anno in prestito potrebbe solo fargli bene.
Brescianini ha dimostrato di avere più peso in campo, facendo movimenti importanti e posizionandosi sempre nella posizione migliore per ricevere palla.

Nella prossima stagione potremmo vedere un altro paio di giovani aggregati alla rosa della prima squadra. Pobega, centrocampista di 21 anni di rientro dal prestito al Pordenone, per lui 5 goal e 3 assist in 31 partite nell’ultima stagione in serie B. Colombo, attaccante di 19 anni della primavera già nel giro della prima squadra post lock-down, che ha realizzato 9 reti in 6 partite nel campionato di primavera.

BONAVENTURA- Menzione particolare va a Jack che sabato sera ha disputato, salvo clamorose sorprese, la sua ultima partita con la maglia rossonera. Contro il Cagliari fornisce l’assist per il 3-0 di Castillejo. Nella sua carriera al Milan 184 presenze condite da 35 goal e 30 assist. Un buon bottino considerando che ha giocato nel peggior periodo storico rossonero.

Il suo goal più importante, e che tutti i tifosi ricorderanno, è sicuramente quello realizzato a Doha nella Supercoppa italiana contro la Juventus, vinta poi ai rigori.

L’immagine che sta girando sul web con le sue lacrime dimostra quanto tenesse Bonaventura al Milan a differenza di molti altri giocatori che sono passati ma che non hanno capito l’importanza di questa maglia. Onore a Jack e buona fortuna per il futuro.

Quest’anno abbiamo vissuto parecchie emozioni, dalla partenza horror di Giampaolo, all’arrivo di Pioli ed Ibra, fino all’emozionante cavalcata finale che ha ridato a molti tifosi, me compreso, la voglia di tornare a vedere il nostro grande Milan.

Con la fine dal campionato chiude anche questa rubrica. Volevo ringraziare tutti quelli che almeno una volta hanno perso qualche minuto del loro tempo per leggere questa rubrica e ringraziare tutta la redazione di Radio Rossonera. Ci vediamo la prossima stagione…

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

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Conferenza Pioli, il nuovo tecnico del Milan si presenta: “Intensità e spregiudicatezza, giocatori diano tutto”

Conferenza Pioli, il nuovo tecnico del Milan si presenta: “Intensità e spregiudicatezza, giocatori diano tutto”

CONFERENZA PIOLI – È cominciata sotto un cielo grigio come l’umore attuale dei milanisti l’avventura rossonera di Stefano Pioli. Alle 13 a casa Milan il tecnico si è presentato ad una piazza che pare, in larga parte, scontenta del suo ingaggio. Al suo fianco tutto il (contestatissimo dai tifosi) stato maggiore del Milan: Massara, Gazidis, Boban e Maldini.

A prendere la parola per primo è stato proprio colui che in questi mesi si è visto di meno, l’ad Ivan Gazidis. Dopo i saluti in italiano è passato all’inglese perché non ancora in grado di parlare in italiano con la precisione che vorrebbe. Dopo i ringraziamenti a Giampaolo, definito un “bravo mister a cui auguro una grande carriera” Gazidis dice la sua sulle tensioni che serpeggiano nella tifoseria: “Capisco la frustrazione, ma noi amiamo questo club, lo abbiamo salvato dalla bancarotta e vogliamo riportarlo su un sentiero positivo. Sarà un percorso non facile ma dobbiamo essere pazienti. Non posso dire che non faremo più errori ma posso garantire che li correggeremo in maniera onesta. La nostra volontà è chiara anche dall’investimento che stiamo facendo sul nuovo stadio. La squadra è stata migliorata con gli acquisti estivi che vedremo presto in campo. E per valorizzarli abbiamo puntato su un tecnico esperto che può migliorare le prestazioni. Sono sicuro che il Milan si risolleverà, sono circondato da colleghi che sanno come fare per far tornare grande il Milan”.

Prima delle domande dei giornalisti prende la parola anche Boban: “Il cambio di allenatore è una sconfitta per tutti” dice il CFO “ ma crediamo che cambiare sia stata la scelta giusta, così come  quest’estate pensavamo che Giampaolo fosse la scelta giusta”.

Stefano Pioli ci tiene subito a mettere in chiaro le sue tre parole chiave: “Idee, intensità e spregiudicatezza”. “Sono sicuro che partiamo da un buon livello” dice il neo tecnico “abbiamo giocatori che se messi nelle giuste condizioni possono fare la differenza. Io sono molto esigente, pretendo che tutti siano sempre sul pezzo. Cerco di adattarmi ai giocatori e di metterli nelle condizioni di fare bene perché sono convinto che se un calciatore si trova bene in campo poi dà il massimo sempre”. Sui singoli giocatori Pioli non si sbilancia: “Leao ha grandi potenzialità, ma è difficile dire ora se sarà un punto fermo. Suso ha grande qualità, dobbiamo far sì che riesca a fare tanti uno contro uno”. E a chi gli chiede il suo slogan risponde netto: “Vincere”.

Ma forse le domande più attese erano quelle sul caos societario, sul fallimento del progetto Giampaolo, sul caso Spalletti e sulla contestazione dei tifosi.

Sul fallimento del progetto Giampaolo è Massara a rispondere, dopo un paio di secondi di silenzio imbarazzato: “Ci siamo interrogati su ciò che non ha funzionato, abbiamo visto che ci sono dei margini di miglioramento e abbiamo ritenuto che mister Pioli potrà svilupparli al meglio”.

È sempre Boban a fornire uno dei pochi spunti interessanti in una conferenza alquanta scontata. Interpellato su una frase detta di recente, “Noi (io e Maldini) vorremmo vincere subito ma loro (Elliott) hanno idee diverse”, Zvone spiega: “Come sempre ciò che si dice viene ingigantito. Ciò che intendo è che quando fai il calciatore per tutta la vita poi rimani competitivo dentro e quindi è ovvio che se vai a dirigere una società vuoi che quella società sia competitiva e vinca. Anche Elliott vuole questo ma ha tempi diversi… come è normale che sia”.

Sull’ormai ex tecnico Giampaolo Maldini chiarisce “L’ho difeso dopo Firenze perché era giusto farlo e l’ho fatto fino a che abbiamo deciso di cambiarlo. Forse per noi sarebbe stato più facile andare avanti ancora un altro po’ ma abbiamo deciso di cambiare ora perché sappiamo che possiamo ancora dire la nostra”.

A chiudere la presentazione è ancora Gazidis che assicura: “Prometto di parlare con voi più spesso, abbiamo un team che siamo convinti valga la pena di supportare e abbiamo una vision precisa per il futuro”. A fine conferenza stampa su Milano piove… ma come si dice ai matrimoni: sposa bagnata sposa fortunata…

Photo credits: AcMilan.com 

Giulia Galliano Sacchetto 

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Daniel Maldini, Focus on: la pesante eredità di un talento che potrà diventare grande

Daniel Maldini, Focus on: la pesante eredità di un talento che potrà diventare grande

DANIEL MALDINI – Non semplice parlare di Daniel Maldini, assolutamente non semplice. Anzi, sarebbe anche meglio evitare. Perché una buona fetta di tifosi appena legge o sente il nome Maldini si mette a guscio e perde ogni tipo di obiettività, difesa oltranzista, straordinaria e inattaccabile, come era Paolo in campo.

E così è anche per Daniel, che non è solo Daniel, ma è Daniel Maldini, figlio di Paolo Cesare, nipote di Cesare, capitani del Milan e alzatori di Champions League. E se vogliamo continuare, semicitando Games Of Thrones, primo nel suo nome, secondo nella discendenza di Paolo, primo della dinastia ad attaccare la porta e non a difenderla, primo castiga portieri su calcio di punizione. Potrei andare avanti così, ma ve lo evito. Spero che abbiate saltato questo piccolo, ma tutt’altro che utile, incipit.

L’inizio di semicultura televisiva serviva solo per far capire come sarebbe molto più semplice tessere unicamente le lodi di un ragazzo di 18 anni con QUELLA famiglia alle spalle. Mi è capitato più di una volta durante la scorsa stagione di pensare e dire “Il ragazzo è forte e potrà sbancare, ma si chiama Maldini. E oggi il nome, forse, lo aiuta ad avere visibilità, domani potrebbe schiacciarlo.” Non è forte perché si chiama Maldini, se no il calcio italiano avrebbe da almeno 4/5 anni un terzino sinistro fatto e finito, Daniel è forte perché lo è davvero. E lo aiuta il fatto di giocare in zone di campo in cui il nonno e il papà si presentavano poco: la trequarti e l’attacco.

Tecnica, una buona capacità di inserimento e finalizzazione e la tipica sfacciataggine di chi si sente forte e ha il coraggio di provare la giocata. La personalità senza dubbio non gli manca. La scorsa stagione si è preso il ruolo di tiratore dei calci piazzati a discapito di Gabriele Capanni, che ha continuato a tirare solo i calci di rigore, a suon di punizioni pericolose e gol. 8 gol in campionato, 2 al Viareggio e la sensazione che decidesse di farli sempre quando contava di più. A cavallo tra dicembre e gennaio con 4 reti in fila ha provato a rianimare l’ultimo Milan di Lupi, quando a Empoli nessuno ci credeva più è arrivata la sua zampata nel finale per pareggiare la partita, cercando di portarsi dietro tutti i compagni alla ricerca del gol vittoria, che non è arrivato. È stato lui a segnare l’ultimo gol del Milan di Lupi, ad aprire le danze nella sconfitta con l’Udinese, e a segnare il primo del Milan di Federico Giunti, a Genova contro la Sampdoria. Da quando Giunti siede sulla panchina rossonera, se Daniel segna, il Milan fa punti: 4 vittorie e un pareggio, quello sciagurato di Verona (3-3 contro il Chievo, avanti 0-3).

Ma, perché c’è un grosso “ma”, non è pronto al grande salto. Oltre ad una questione fisica, che è, ovviamente, legata anche a modalità di allenamento differenti tra calcio giovanile e calcio professionistico, c’è una parte legata alla mentalità. La partita di Verona è un po’ la cartina di tornasole del Maldini attuale, stratosferico e incontenibile quando ha voglia di giocare, quando gli riescono le giocate, quando si fida dei compagni e gioca con loro (primo tempo). Testardo, solista e con quella voglia di spaccare il mondo ed essere il salvatore della patria, quando le cose iniziano a girare male e sarebbe necessario semplificare il proprio gioco, piuttosto che continuare a cercare solo la giocata difficile (secondo tempo).

L’inizio di stagione, dopo la tournée con i grandi, al netto di un fastidio fisico, è durato poco meno di un tempo. 40’ giocati tanto con il pallone e poco con i compagni, come spesso gli accade quando non è in giornata. È ancora troppo discontinuo ma è fondamentale per questa squadra primavera. Deve entrare in campo con la voglia che lo ha contraddistinto nei momenti positivi della scorsa stagione perché è il perno offensivo del calcio di Giunti, è il giocatore con più fantasia. A lui toccherà inventare per sé e per gli attaccanti (Tonin, Capanni o Pecorino poco cambierà).

Seguendo meno il flusso emotivo e cercando sempre di rimanere umile e con i piedi per terra. Nonostante si chiami Maldini, nonostante sia il più dotato tecnicamente della squadra, nonostante il precampionato con i grandi. Perché è solo rinforzando la parte mentale che potrà fare il salto vero e definitivo. Probabilmente non sarà mai grande come Paolo, ma nessuno glielo chiede. Per primo lui deve scegliere di essere solo Daniel, poi il resto verrà da sé.

Photo Credits: AcMilan.com

Matteo Vismara

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Milan, Maldini: “Fiducia a Giampaolo ma ci aspettavamo di più”

Milan, Maldini: “Fiducia a Giampaolo ma ci aspettavamo di più”

MILAN, MALDINI – Il sostegno a Giampaolo da parte della società rossonera arriva immediatamente dopo le parole del tecnico rossonero. E porta la firma di Paolo Maldini

“Quella dell’allenatore è stata una nostra scelta, condivisa tra direzione tecnica e società – ha dichiarato il Direttore Tecnico rossonero -. Lo difenderemo sempre, è giusto dargli tempo. Siamo giovani e sapevamo a cosa andavamo incontro. Certo, speravamo di far meglio, le sconfitte son tante e la qualità del gioco non è certamente soddisfacente”.

Sui problemi del Milan e come uscirne, Maldini aggiunge: “Oggi non sembra esserci via d’uscita ma la via c’è, come ha detto il mister: è quella del lavoro, del miglioramento del gioco; anche i calciatori devono fare autocritica come noi. Se la leadership dell’allenatore non entra, qualcosa la paghiamo. La colpa è di tutti: società, allenatore e giocatori. Dobbiamo fare autocritica generale ma non c’è bisogno di molte parole. Sembra tutto perso ma siamo solo alla sesta giornata, spesso si ribalta tutto in un attimo. Quello che ci preoccupa è l’involuzione dopo Torino, lo strano passo indietro. Nel precampionato, con una formazione rimaneggiata, abbiamo fatto ottime partite contro Bayern e Benfica. Poi abbiamo cominciato a trovare traffico centralmente, dove si sviluppa il nostro gioco, e trovato grandi difficoltà. Questo ha minato le nostre sicurezze. Il passo indietro di oggi è difficile da spiegare, forse la spiegazione è l’aver giocato a San Siro. Giochiamo con una maglia pesante ed in uno stadio pesante, ma senza la squadra di una volta. Questo rende tutto più difficile. La contestazione dei tifosi? È assolutamente condivisibile. Lo scorso anno non abbiamo dato uno spettacolo bellissimo a livello di gioco, ma i tifosi ci hanno sempre applaudito” ha aggiunto Maldini.

Ed a chi gli chiede se spronerà il tecnico o i calciatori, il DT risponde:
“il mio ruolo è a metà tra parlare con la società e condividere i problemi di allenatore e giocatori. Ci sono quelli meno felici perché non giocano, bisogna parlare un po’ con tutti. Le voci degli scontenti sono sempre più forti ma noi abbiamo bravissimi ragazzi, forse troppo, vorremmo che qualcuno tiri fuori gli attributi in certi momenti e si arrabbi di più. Giampaolo ha giocato con tanti moduli, sin dal primo giorno che lo abbiamo incontrato abbiamo condiviso che non esiste un solo modulo di gioco. Bisogna essere pronti a capire dove c’è spazio e dove far male. È una cosa che riguarda non solo l’allenatore ma anche i giocatori”.

Photo Credits: AcMilan.com

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Mercato Milan, analisi dei bilanci e dei frutti dell’autunno

Mercato Milan, analisi dei bilanci e dei frutti dell’autunno

MERCATO MILAN – Tempo, sciagurato, di pausa per le nazionali. Proviamo quindi a fare una riflessione, quanto più possibile completa, sul mercato del Milan appena concluso. Nessuna pretesa di precisione scientifica sotto il profilo tecnico, tattico o economico ma solo la speranza di una visione di insieme sull’operato della coppia Maldini – Boban.

Le dismissioni – Partiamo dalle prime scelte fatte dalla Dirigenza, quelle relative ai “non rinnovi” di alcuni giocatori. Continua l’opera di svincolo della rosa rossonera dai legami con il passato. Non sono stati rinnovati i contratti e i prestiti di Montolivo, Jose Mauri, Bertolacci, Abate, Zapata e Bakayoko. Parliamo ovviamente della prima squadra e non di altre operazioni minori. Giova ricordare che i primi quattro sono, almeno al momento in cui scriviamo, ancora svincolati mentre Zapata ha trovato posto al Genoa (faccina pensierosa). Viene da pensare che o è bassa la qualità (anche in relazione all’età avanzata di alcuni) oppure è alto il prezzo. Baka aveva un contratto fuori dalla nostra portata per un panchinaro ed i suoi rapporti con l’ambiente erano minati, giusto salutarci. Risolto consensualmente il contratto di Strinic del quale si conoscono i problemi di salute. Peccato, era un uomo di Giampaolo e, fosse stato in perfetta efficienza, avremmo avuto un giocatore pronto fin da subito. Al ragazzo i migliori auguri per il suo futuro da calciatore.

Se lo scopo era effettivamente quello di ringiovanire la rosa, liberare importante spazio salariale e cancellare le tracce di un passato controverso il voto non può che essere alto.

Le mancate cessioni – Inutile negare che certa parte della stampa e della tifoseria non voglia affatto bene all’attuale proprietà del Milan. A mercato ancora chiuso ed in prossimità della chiusura dell’esercizio in corso in parecchi avevano vaticinato cessioni importanti per sanare il bilancio. Non solo non è capitato prima del trenta giugno ma i pezzi pregiati sono rimasti fino alla fine del mercato. In molti tra i tifosi rossoneri hanno chiesto a gran voce le cessioni di Donnarumma e Suso per poter operare sul mercato ma la Società ha risposto picche. Espressamente, per bocca di Paolo Maldini, riguardo a Gigio, nei fatti per Suso. Magari per lo spagnolo non c’è mercato ma per il giovane portiere è difficile ipotizzare la mancanza di uno o più acquirenti. Bene? Male? Lo scopriremo solo vivendo come cantava il grande Lucio Battisti; ma di certo siamo di fronte ad un messaggio chiaro: li volete, li pagate la cifra che diciamo noi. Anche da qui bisogna passare per tornare grandi.

Acquisto europeo – Il primo, e forse più importante, è stato l’accordo con la UEFA. Abbiamo perso una competizione europea ma ci siamo seduti al tavolo con un organismo che ti può rendere la vita impossibile e abbiamo proposto un accordo duro ma favorevole in prospettiva. Siamo fuori dalle coppe (e in molti sostengono che non sia affatto un male nella situazione attuale) e ci siamo impegnati ad essere virtuosi nei prossimi mercati ma abbiamo cancellato uno degli anni economicamente orribili che le gestioni precedenti ci hanno lasciato in eredità. Dettaglio non da poco. Da qui in avanti ci sarà tantissimo lavoro da fare ma la sfida per la Dirigenza (tutta) è davvero stimolante: riportare il Milan tra le squadre moderne e efficienti del calcio mondiale. Niente a che fare con “il Milan deve camminare da solo” di berlusconiana memoria, concetto vago e mai rispettato. Dobbiamo tornare a fatturare tantissimo (marketing e merchandising, nuovi sponsor, player trading intelligente) a gestire meglio i nostri soldi senza dare stipendi insensati a calciatori di livello modesto.

Acquisto tecnico – Altro acquisto importante e logicamente precedente il mercato è stato quello dell’allenatore. Salutato con una stretta di mano Gennaro Gattuso, cha ha contribuito alla salute del bilancio della sua squadra del cuore rinunciando agli anni di contratto che gli erano rimasti, è arrivato Marco Giampaolo. Uno degli allenatori giovani più preparati in circolazione, uno bravo con i giovani, uno di quelli che le proprie squadre le ha sempre fatto giocare bene. Certo potevamo mettere sotto contratto uno dei big europei però poi avremmo dovuto spiegare i dieci milioni di stipendio da girare ai Conte, Guardiola o Pochettino di turno. Per quel che ne so io si comincia camminando e poi si impara a correre. A bocce ferme l’allenatore ideale per una rosa che ha raggiunto il quinto posto lo scorso anno (ad un solo punto dal terzo, ndr) ma che non ha mai convinto per l’organizzazione di gioco offensivo. L’allenatore ideale per valorizzare quei giocatori che hanno convinto poco fino ad ora (Chala, Suso, Rodriguez, Kessie ecc.) e che possono essere in futuro capisaldi di un grande Milan oppure preziosa merce di scambio. Ma anche l’allenatore ideale per crescere i giocatori giovani che nel calcio milionario di oggi sono necessari per completare rose dai costi fantasmagorici.

Acquisti “piccoli” – A proposito di giovani la Dirigenza rossonera ha messo ampiamente mano alla rosa della Primavera di Giunti rovinosamente retrocesso lo scorso anno. Moncada e Massara hanno messo sotto contratto sei giocatori nuovi: Lenny Borges terzino destro dall’Amburgo, Riad Tahar difensore centrale dal Lione, Luan Capanni punta centrale della Lazio, Gabriele Galardi terzino destro dalla Vigor Perconti, Simone Potop difensore centrale dal Torino e la punta centrale Emanuele Pecorino dal Catania già andato in gol di recente.

Stesso discorso si può fare per la squadra femminile che ha cambiato sia l’allenatore (mettendo sotto contratto Maurizio “segna semper lù” Ganz al quale facciamo i nostri migliori auguri e diverse nuove giocatrici che dovrebbero compensare le dolorose partenze di Sabatino, Moreno, Giuliano e Alborghetti. Da segnalare, ma lasciamo l’approfondimento a Lucia Pirola, gli arrivi di Lady Andrade e Refiloe Jane. Il Milan, stante l’impossibilità di puntare alle big del calcio europeo, ha puntato a confermare il maggior numero di giocatrici possibile e su figure di spessore internazionale anche se non di primo piano. Obiettivo: fare meglio del terzo posto dello scorso anno e, mi permetto di aggiungere, vincere il derby.

Acquisti. E cessioni – Primavera, Milan femminile, prima squadra. Che non si potesse puntare alla stella è parso chiaro fin da inizio mercato quando una lunga intervista alla Gazzetta di Ivan Gazidis aveva escluso il colpo “riempi-stadio”. E così è stato nonostante la seducente immagine del pallone d’oro Luka Modric con la maglietta a righe rossonere.

Portieri: contrariamente alle previsioni e a quelle che sembrano essere le esigenze di bilancio il Milan conserva il proprio costosissimo reparto portieri. Gigio, suo fratello e Pepe Reina forniscono molte garanzie (anche sotto il profilo dell’esperienza e dei rapporti nello spogliatoio) ma incidono tantissimo sui nostri conti. Plizzari, sia egli il nostro futuro oppure una bella pedina di scambio, è invece andato a ri-farsi le ossa a Livorno. Se non vogliamo dare un voto, una bella faccina che ride ci sta

Difensori: nel reparto arretrato abbiamo messo la freccia a sinistra con il turbolento (ma velocissimo) terzino sinistro, seppur di riserva, del Real Madrid Theo Hernandez (uno di quelli che è pippa solo quando lo prendiamo noi…), aggiunto un difensore di rotazione come Leo Duarte e, sempre per la questione giovani, inserito in rosa il rientro dal prestito di Matteo Gabbia. Hanno salutato: Abate, Zapata, Strinic a titolo gratuito e Laxalt in prestito oneroso al Torino. Considerando che non abbiamo notizie certe del rientro di Caldara siamo costretti a sperare che Duarte sia rapidamente pronto per il nostro campionato. Resta comunque la base della coppia centrale Romagnoli Musacchio che è una delle migliori del campionato. Dovevamo aggiungere un terzino veloce e lo abbiamo fatto, dovevamo liberarci di un po’ di zavorra e lo abbiamo fatto. Pollice alto; di poco ma in sù.

Centrocampisti: il preparto con il maggior bisogno di maquillage. Salutati, senza rimpianti, Bakayoko, Bertolacci, Mauri e Montolivo sono arrivati Rade Krunic ed Ismail Bennacer mentre si sono aggiunti alle rotazioni del reparto il rientrante Bonaventura e Calhanoglu che il mister sembra vedere anche come perno basso del triangolo in mezzo al campo. Sarà pur vero che i due ex empolesi sono retrocessi (ma anche Franco Baresi è andato in Serie B in carriera…) ma nel complesso il reparto (Kessie, Bennacer, Paquetà, Krunic, Biglia, Chala, Bonaventura) è più giovane, costa meno ed ha un tasso tecnico superiore rispetto a quello dello scorso anno. Se poi Kessie e Paquetà giocassero al loro livello… Altro pollice in sù.

Attaccanti: in chiusura di mercato è arrivato Ante Rebic, un bell’attaccante esterno di fisico e di gran carattere che si aggiunge al giovane Rafael Leao, grande promessa del campionato francese. Ci hanno salutato Andrè Silva e Patrick Cutrone che lo scorso anno in due hanno fatto una manciata di gol. Restano con noi Samu Castillejo, Borini, Piatek e “croce e delizia” Suso. Tra titolari (Piatek e Suso) e giocatori di rotazione (Casti, Borini, Leao e Rebic) il reparto sembra essere completo ma è sicuramente quello dove il mister deve lavorare di più e fare vedere maggiormente la sua mano. Il pollice non va né sù né giù, abbiamo pochi elementi per giudicare. Una cosa la possiamo fare, pregare che il pistolero polacco torni a fare centro.

Due nuovi allenatori su tre, un accordo con l’Uefa, una ventina di acquisti, altrettante uscite e tutte le tante operazioni minori che, di solito, popolano il mercato delle squadre di calcio. Un’estate molto movimentata per una dirigenza in buona parte nuova.

Alla stagione 2019/2020 spetta il giudizio definitivo, a voi spetta un primo giudizio a pochi giorni dalla fine del mercato. Sbizzarritevi.

Pierangelo Rigattieri

Photo Credits: ACMilan.com 

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