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Genoa-Milan 1-2! The day after, tra la partita di Bonaventura e Reina, e la posizione di Giampaolo

Genoa-Milan 1-2! The day after, tra la partita di Bonaventura e Reina, e la posizione di Giampaolo

GENOA-MILAN 1-2, DAY AFTER – Una partita dai tanti volti quella della scorsa sera. Subito sorprese nella formazione rossonera con Bonaventura in campo, Leao (il migliore dell’ultimo periodo) in panchina. Altra partita, solita monotonia milanista. Squadra lenta e prevedibile, possesso palla fine a se stesso, e tiri in porta con il conta goccie. Shöne porta in vantaggio, meritatamente,  il Genoa con la complicità di Reina su un calcio di punizione.

La ripresa inizia subito con due sorprese in formazione, fuori il turco e Piatek, dentro Paqueta e Leao. E la partita cambia per il Milan. Leao si muove su tutto io fronte d’attacco, Paquetà inventa. Proprio da una giocata di Paquetà nasce il pareggio del Milan con T.Hernandez, che frutta una dormita della difesa genoana. Subito dopo, sempre il brasiliano, di tacco libera Bonaventura che serve Leao che si conquista il calcio di rigore trasformato da Kessie.

Brividi nel finale, tanto per non farci mancare niente, rigore generosissimo per il Genoa.. ma Reina si riscatta e regala i tre punti alla squadra rossonera.

BONAVENTURA – Dopo praticamente un anno torna titolare. Ancora leggermente indietro di condizione, ma le sue giocate in campo si vedono e si sentono. Ottime verticalizzazioni, cerca ,e spesso ci riesce, il dribbling per creare superiorità numerica. Si sentiva la mancanza di uno come Jack. Per il Milan il suo recupero è fondamentale, soprattutto visto il pessimo inizio di stagione della squadra rossonera.

Ora è necessario dare continuità al suo impiego, dagli minuti nelle gambe, e fare di Bonaventura il perno su cui costruire la rimonta insieme a Leao.

REINA – Dopo le sue dichiarazioni in settimana, complice il forfait di Donnarumma, si ritrova titolare in una gara complicatissima. Ci mette del suo a renderla sempre più complicata. Le prime respinte, non proprio perfette, lasciavano intravedere che non fosse in una grande giornata. Ma la sua esperienza gli ha permesso di stare calmo, lasciarsi alle spalle gli errori, e volare al 93* parando il rigore di Schöne e regalare la vittoria al Milan.

Il suo carisma, la sua esperienza e la sua dedizione, devono essere d’insegnamento ai tanti giovani giocatori della squadra rossonera. Da lui c’è tanto da imparare.

GIAMPAOLO – La posizione del tecnico è in bilico. La sua storia con il Milan sembra ormai giunta ai titoli di coda. Tante le sue colpe. Tante anche le colpe della società e dei giocatori, ma questa è un’altra storia. Il tecnico non ha saputo reggere la pressione del grande club, non è riuscito a trasmettere ai giocatori la sua idea calcistica, o forse, più semplicemente, non aveva i giocatori adatti al suo credo.

Fra poche ore, o minuti, si saprà la decisione della società. Se non si vuole perdere l’intera stagione il momento delle scelte è arrivato. Il candidato numero uno sembra Spalletti, forse l’unico libero sul mercato in grado di sistemare la squadra e permettere ai giocatori di esprimersi al meglio nel minor tempo possibile. Ideale soluzione dato che la squadra rossonera di tempo non ne ha più se vuole cercare di ridare un senso a questa stagione.

Photo Credits: AcMilan.com

CRISTIAN CLARETTI

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Genoa-Milan 1-2, la parola ai protagonisti

Genoa-Milan 1-2, la parola ai protagonisti

GENOA-MILAN 1-2 – Parlare di un Giampaolo sereno, a fine gara, sarebbe un eufemismo. Ma i timidi sorrisi che ogni tanto mostra davanti alle telecamere hanno il sapore della panchina in salvo per il tecnico rossonero. “E’ una vittoria che serve per rispondere alle sentenze – dice scherzando il mister -. Avevo chiesto ai ragazzi di fare la partita della vita dal punto di vista temperamentale, del carattere. Non mi interessava il fioretto e la qualità, ma che non sanguinassimo davanti agli squali. Avevo detto che si poteva perdere il confronto tecnico, ma non la dignità. Nel primo tempo siamo andati sott’acqua, ma nella ripresa siamo stati bravi a reagire. C’era tanta pressione, siamo la squadra più giovane del campionato e non è facile gestire certe situazioni. Maldini in settimana mi ha confessato che anche lui, quando le cose andavano male, faceva fatica a giocare a San Siro. Oggi la squadra non ha mollato nulla, sono soddisfatto; abbiamo lottato e sofferto insieme, con quello spirito di sacrificio che avevo chiesto in settimana”.

Tante le domande sui singoli, da Piatek agli ingressi decisivi di Paquetà e Leao. Così Giampaolo: “Dire che chi è entrato ha cambiato la partita è ingeneroso verso gli 11 titolari. Piatek e Leao hanno caratteristiche diverse ma io sono attaccato ad entrambi, il Milan ha bisogno di entrambi. Non butto via nessuno, il mio compito è di tenerli sempre vivi. Questa partita dovevano giocarla i giocatori di responsabilità, quando siamo andati sott’acqua ho voluto inserire quelli più liberi; ho tanti giocatori di talento ma che devono migliorare nel saper giocare le partite. Paquetà è un ottimo giocatore, come tanti. E’ entrato bene, ci ha dato vigore, ma non condanno Hakan, preferisco parlare di collettivo. Bonaventura? Oggi avevamo bisogno di personalità, di saper gestire le difficoltà della partita. Ci occorreva Jack, mi è piaciuto molto, ha sensibilità, sa trattare la palla. Per noi è difficile giocare con tre attaccanti puri, lui ci ha dato equilibrio. Anche lo scorso anno non si giocava mai con tre attaccanti puri ma con Suso, Piatek ed un centrocampista, cioè Chalanoglu o Jack”.

Giampaolo ha poi raccontato le emozioni del rigore calciato nel recupero da Schone. “Per fortuna riesco ad essere lucido e freddo durante le partite. Ho anche dubbi che ci fosse il rigore ma Reina ha talmente tanta personalità che è in grado di recuperare dagli errori commessi; ho davvero tanta avuto fiducia in lui”.

E sul futuro, il mister conclude: “Oggi bisognava raschiare il fondo del barile, questa vittoria mi ha permesso di guadagnare del tempo. Adesso perderò alcuni giocatori per le nazionali ma nel complesso mi aspetto che questa squadra riesca a giocar meglio nel collettivo, con un po’ più di leggerezza. Lavorerò perché i ragazzi si avvicinino sempre più alle mie idee, alla mia visione; ci vuole pazienza ed un pizzico di fortuna. Nel frattempo, sento di poter dire che conosco sempre meglio questa squadra, i particolari e le sfaccettature tecniche e psicologiche dei miei uomini”.

ANDREAZZOLI

Non nasconde amarezza, a fine gara, il tecnico genoano Aurelio Andreazzoli. “A fine primo tempo ho fatto i complimenti ai ragazzi, abbiamo fatto la gara che mi aspettavo. Nella ripresa, in un paio di minuti abbiamo buttato tutto all’aria, commettendo delle ingenuità che in serie A non si possono vedere ed il Milan è stato bravo ad approfittarne. Dopo, siamo tornati a fare le cose per bene, come le avevo chieste in settimana. C’è rammarico, è fastidioso perdere una partita del genere ma il calcio è fatto di episodi”. Gli episodi cui si riferisce Andreazzoli non sono affatto quelli arbitrali che, anzi, l’ex tecnico empolese non contesta: “Il rosso a Biraschi? Non ho protestato, ho solo parlato con gli arbitri. Le decisioni sono loro e le accetto. Hanno rivisto l’azione ed avranno certezza di quello che hanno fatto. Il regolamento  è chiaro, c’era il fallo di mani come c’era il rigore per noi. Quando parlo di episodi non mi riferisco alle decisioni arbitrali ma agli errori che abbiamo commesso o a Reina che dopo un errore si è riscattato”. Chiosa finale sulle condizioni di Criscito: “Sta molto male, è un infortunio serio, muscolare” ha concluso Andreazzoli.

BONAVENTURA

Il suo ritorno in campo dal 1’ è coinciso con il ritorno alla vittoria del Milan; Jack Bonaventura è soddisfatto del risultato ma consapevole ci sia ancora tanto da migliorare. “E’ una vittoria importante perché venivamo da un brutto periodo, ma sappiamo tutti che possiamo e dobbiamo far meglio – ha detto il centrocampista rossonero -.  Fragilità mentale? E’ normale, siamo una squadra con tanti giovani, non è facile giocare con la pressione addosso ma ci dobbiamo abituare e tirare fuori il meglio da noi stessi. E’ stata dura star fuori, non vedevo l’ora di giocare, mi mancava il campo ed ho lavorato tanto; adesso sto bene, il ginocchio va molto meglio ed io potrò crescere giocando di più”. Ed a chi lo vede leader di questo Milan, Jack risponde: “E’ giusto che chi ha più esperienza ogni tanto si faccia sentire ma qui siamo tutti responsabili della situazione. Dobbiamo ancora migliorare tanto e lavoreremo per questo. Dopo questa vittoria, la sosta ci consentirà di lavorare di più. Avremo molti giocatori impegnati con le nazionali, ma chi rimarrà a Milanello si impegnerà per far rendere al meglio la squadra”.

Photo Credits: AcMilan.com

Enrico Aiello

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Pagelle Genoa-Milan 1-2: Giampaolo si salva (per ora)

Pagelle Genoa-Milan 1-2: Giampaolo si salva (per ora)

PAGELLE GENOA-MILAN 1-2 – Tra la contestazione da parte della Curva Sud e l’indisposizione di Donnarumma, la serata non promette niente di buono per i tifosi rossoneri. Il primo tempo è infatti lo specchio dell’inizio di stagione 2019/2020. Poco gioco, poca corsa, poca voglia. Poi i cambi e la svolta. La spensieratezza, la freschezza, la tecnica di Paquetà e Leão salvano la panchina a Giampaolo che se la vede veramente brutta nell’intervallo. L’espulsione di Biraschi sembra aiutare e non poco la formazione rossonera a difendere il vantaggio fino a quando Calabria cade nell’ennesima ingenuità e ristabilisce la parità numerica. Dopo la papera del primo tempo, Reina rimedia la sua prestazione parando il rigore di Schöne. Questa rosa ha un evidente problema mentale ormai da anni, servono leader d’esperienza in campo e forse un vero condottiero in panchina. Solo il tempo dirà se questi tre punti siano il più classico dei brodini per un malato destinato al peggio o se aiuteranno questo gruppo e, soprattutto, Giampaolo a svoltare definitivamente.

Reina 6: Chiamato a sostituire Donnarumma colpito da una crisi di vomito nel riscaldamento pre-partita, salva subito il risultato vincendo il duello con Lerager. Schöne è uno specialista ma è clamoroso l’errore sulla punizione che regala il vantaggio ai padroni di casa. Non sembra toccare Kouamè, neanche dopo mille replay. Si guadagna la sufficienza e si prende la sua personale vendetta quando ipnotizza l’ex Ajax dal dischetto. #Sale&Pepe

Calabria 5: Buona gamba nel primo tempo. Soffre però come il resto della retroguardia rossonera l’ampiezza e la velocità degli attacchi genoani. Si becca già la seconda espulsione della stagione, sinonimo di ingenuità ed inesperienza. Qualche passo indietro rispetto ad i netti miglioramenti dello scorso campionato. #ProfondoRosso

Duarte 6: Esordio da titolare con la maglia del Milan per il difensore brasiliano a causa della squalifica di Musacchio. Rischia di combinarla grossa dopo soli due minuti quando si perde Pinamonti nell’area piccola. Più attento e meno impacciato con il passare dei minuti. #Timido

Romagnoli 6: Soffre nel primo tempo la velocità di Kouamé. Si perde Romero che sfiora il raddoppio nel finale del primo tempo. Meno sicuro e più impreciso senza Musacchio al suo fianco, ha però il doppio compito di rendere meno complicato l’esordio di Duarte. La sua prestazione, come quella dei suoi compagni, cresce grazie al risultato. #Impreciso

Theo Hernández 6,5: Si perde Lerager che, per sua fortuna, non è abbastanza lucido a punire una retroguardia rossonera piuttosto allegra nelle battute iniziali del match. Dimostra sempre tanto coraggio e buona tecnica quando si affaccia in avanti. La stessa azione finita sul primo palo nel derby, questa volta regala il pareggio rossonero e la sua prima gioia italiana. #FrecciaRossoNera

Biglia 6: Primo tempo in affanno anche per il numero 20 rossonero. La sua esperienza si fa però sentire nel finale quando c’è da lottare e tenere stretto il risultato. Si dimostra uno dei pochi leader di questo gruppo, l’attaccamento alla maglia non manca mai. Guardare l’esultanza rabbiosa dopo il pareggio e il fischio finale per credere. #Garra

Kessié 6: Tanto spazio per lui e Calabria sulla fascia destra nel primo tempo. Non può però permettersi certe disattenzioni quando viene pressato ai ridossi dell’area rossonera. Inserendosi sempre a testa bassa pecca di egoismo e le sue conclusioni finiscono sempre sull’esterno della rete. Ha il merito di realizzare il rigore che cambia risultato e il destino di Giampaolo sulla panchina rossonera. #Ghiaccio

Çalhanoglu 5: Dopo i disastri della settimana scorsa, i Genoani sanno di poterlo pressare e spingerlo all’errore. Una mezzala deve fare entrambi le fase con coraggio, il numero 10 del Milan non può essere pigro e timoroso. Giampaolo rinuncia al turco tra il primo ed il secondo tempo. alhaNO

Suso 5,5: Come contro la Fiorentina, è il primo a impegnare il portiere avversario con una punizione dal limite. Qualche passo in avanti ma non merita la sufficienza questa sera. Troppo prevedibile e statico, visto anche lo spazio che si ritrova davanti nella seconda metà di gara. #Desaparecido

Bonaventura 6: A sorpresa ritorna in campo dall’inizio dopo quasi un anno di assenza. Paradossalmente sembra essere l’unico a dimostrare impegno e voglia di creare qualcosa. Fondamentale il suo ritorno per uscire da questo momento di crisi, dove la sua esperienza, la sua leadership e la sua serietà sono necessarie. #WelcomeJack

Piątek 5: Spesso isolato, Zapata non gli rende la vita facile. Ha disperatamente bisogno della profondità per rendere al meglio. Avrebbe sicuramente sognato e meritato un ritorno diverso nello stadio che lo ha fatto diventare grande. Le colpe sono sicuramente anche sue ma non è un caso che, prima o poi, tutti i numeri 9 del Milan hanno faticato negli ultimi anni. #SOS

Rafael Leão 6,5: Come Paquetá con Çalhanoğlu, lui entra e sembra fare tutto un altro lavoro rispetto al numero 9 polacco. Si guadagna il calcio di rigore poi trasformato da Kessiè grazie alla solita intraprendenza e spensieratezza. Lasciar partire, a malincuore, Patrick Cutrone per investire sul portoghese sembra rivelarsi la migliore mossa di mercato del duo Boban-Maldini. #Incontenibile

Paquetá 6,5: Sostituisce Çalhanoğlu nell’intervallo per cercare di fare tutto quello che non era riuscito al turco. Cambia la partita con la solita classe ed i soliti numeri da vero brasiliano. Ha la furbizia di cogliere la difesa avversaria impreparata nell’azione che porta al pareggio. Sfiora il goal del vantaggio subito dopo con una bella girata. Snaturarlo come con Piątek non porta a nulla. #Devastante

Conti SV: Entra al posto di Bonaventura dopo l’espulsione di Calabria per difendere il risultato nei minuti finali.

Giampaolo 6: La scelta di non indossare la divisa ufficiale di rappresentanza per poco non si rivela un pericoloso flash-forward. Ritorna ufficialmente al 4-3-3 di gattusiana memoria con Bonaventura esterno d’attacco. Lascia però in panchina una delle pochissime note positive di questo inizio stagione (Leão) e sconfessa definitivamente il suo credo tattico. L’ampiezza del Genoa mette a nudo tutte le difficoltà tattiche e fisiche dei rossoneri. Marassi si conferma però portafortuna per il Mister che grazie ai cambi ed al rigore parato da Reina salva il suo futuro alla guida del Milan. Ci sarà tanto da lavorare nella sosta. #NuovoInizio

Tommaso Dimiddio

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GENOA-MILAN, Giampaolo in conferenza:”Risultato è svolta, Piatek serve”

GENOA-MILAN, Giampaolo in conferenza:”Risultato è svolta, Piatek serve”

GENOA-MILAN – È stata una settimana complicata, in casa Milan, e Marco Giampaolo non lo nasconde nella conferenza stampa di oggi a Milanello prima della trasferta di Marassi.

“Le sconfitte intaccano il morale dei calciatori. Chi pensa che se ne fregano si sbaglia di grosso. Abbiamo analizzato i nostri errori, ci siamo confrontati e messo in atto tutte le strategie per superare il momento difficile. Ma quello che ci siamo detti resta tra noi – ha detto il tecnico rossonero -. I ragazzi devono dare la vita per loro stessi e per la maglia, non per me. Ho riscontrato entusiasmo sui metodi di lavoro che abbiamo intrapreso a luglio e mi è stato confermato anche in privato. Vuol dire che la squadra crede in quello che facciamo. Le sconfitte rischiano di minare il percorso, bisogna essere bravi a tirar su le maniche e fare attenzione ai particolari, ai dettagli”.

Una settimana nella quale sono arrivate le dure parole di Galeone, secondo cui il Milan non sarebbe neanche da settimo posto, ma anche quelle di fiducia di Reina e Romagnoli.

“Dopo sei punti in sei partite è chiaro sia tutto nero ed i giudizi siano pessimistici. Bisogna avere equilibrio, sono molto prudente nell’esprimere giudizi definitivi. Molti lo fanno e sentenziano, chi è abituato a vivere il mondo del calcio, sa che è tutto diverso. Reina ha esperienza internazionale, sa cosa dire e veicolare i messaggi. E’ un leader dello spogliatoio, è un calciatore ascoltato dai compagni. Ha chiamato a raccolta tutta la squadra nel dire che in questo momento c’è bisogno di certi requisiti. Lui sa che nelle difficoltà bisogna alzare il livello di attenzione e lottare su ogni pallone come se fosse l’ultimo. E questo fa la differenza”.

Come si esce allora da questa situazione? Giampaolo sembra avere le idee chiare: “Non necessariamente con il ritiro, su cui sono abbastanza contrario. Sicuramente con il lavoro, con l’affiliazione di squadra. Le palate di materia organica che mi avete buttato addosso sono tante (ride, ndr) ma io sono abituato a soffrire calcisticamente parlando. Non è importante rispondere platealmente alle accuse, bisogna solo lavorare e smentire col lavoro chi oggi dubita e si incazza ferocemente”. Ed il mister rivendica anche alcuni aspetti positivi: “Siamo secondi di pochissimo al Napoli per possesso palla effettuati e  primi in serie A per supremazia territoriale. Ci mancano gli ultimi 20 metri – ha ripetuto più volte il mister – in cui non riusciamo a concretizzare la mole di lavoro fatta; bisogna migliorare nell’attacco alla porte e nel trovare soluzioni offensive diverse; su questo stiamo lavorando ogni giorno e continueremo a farlo. I numeri per fare il tipo di calcio di cui abbiamo parlato ad inizio estate ci sono tutti. Ma sono fiducioso perché ritengo la squadra abbia dei valori; un risultato può farci svoltare, l’aspetto psicologico è determinante più di quello fisico nel calciatore”.

Parole dolci, invece, per Piatek e di fatto una secca smentita su una probabile panchina per il polacco: “Il Milan non può rinunciare al suo attaccante più prolifico solo perché sta vivendo un momento di difficoltà. Se non fa gol lui chi li fa?! Deve star li, soffrire, darci dentro, prendersi le sue responsabilità; può star fuori qualche volta come successo con il Brescia, ma non si può pensare di rinunciare al proprio cannoniere, non posso far fuori calciatori così importanti. Se Biglia può tornare utile domani? Potrebbe…”.

Quanto ai tifosi, Giampaolo conclude: “Non discuto la contestazione, è giusto quello che hanno fatto. La squadra non sta facendo quello dovrebbe. Sento la responsabilità di dover far bene ma non per me stesso: per il Milan, per la squadra, i calciatori, il club ed i tifosi. Gli interessi individuali non contano nulla rispetto al Milan”.

Enrico Aiello

Photo credits: AcMilan.com

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Milan-Fiorentina, conferenza Giampaolo: “L’obiettivo è fare la partita, Gigio è un fuoriclasse. Bisogna moltiplicare ciò che abbiamo fatto di buono a Torino”

Milan-Fiorentina, conferenza Giampaolo:  “L’obiettivo è fare la partita, Gigio è un fuoriclasse. Bisogna moltiplicare ciò che abbiamo fatto di buono a Torino”

MILAN-FIORENTINA, CONFERENZA GIAMPAOLO – Riparte il Milan di Marco Giampaolo in seguito alla bruciante sconfitta di Torino. Lo fa contro una Fiorentina reduce da un risultato positivo contro la Sampdoria e che sembra aver trovato una sua quadra. È quello che si aspettano anche i tifosi rossoneri dalla loro squadra, dopo aver visto un primo tempo incoraggiante e ben giocato all’Olimpico, prima della rimonta granata. Giampaolo segue la strada della continuità: “L’obiettivo, dal primo giorno, è fare la partita, avere il controllo, avere maggior possesso palla. A Torino per buona parte l’ho visto, il dettaglio ha fatto saltare il banco, come il fatto di non averla chiusa prima. C’è stato un momento in cui abbiamo perso la capacità di fare filtro, ma io, per buona parte della gara, mi sono divertito perché la squadra trovava certezze nel giocare. Alcuni dettagli ci hanno bloccato. Il risultato ci condiziona.” Alcune battute sulla produzione offensiva e sugli attaccanti: “Prima di Torino Piatek e gli attaccanti non hanno avuto molte occasioni per fare gol. Col Torino invece ne abbiamo avute diverse e siamo stati imprecisi. Abbiamo avuto produttività offensiva, mentre nelle precedenti 4 partite meno. Non tutte le 5 partite sono state uguali quindi non si può parlare di sterilità. Piatek ha fatto i suoi gol quindi non serve che veda i dvd di Quagliarella. Sono realtà diverse, ambizioni diverse. Ai miei attaccanti faccio vedere le loro immagini.

Non c’è un problema attaccanti. Piatek ritrova il suo habitat con Leao. Molto dipende anche dalle qualità e dalla sensibilità dei singoli giocatori. Noi dobbiamo portare più attaccanti possibili nella metacampo avversaria, ma quando trovi squadre tutte chiuse è più difficile. Io sono attento al collettivo più che alla singola coppia.”

SULLA SFIDA DI DOMANI

“Tutte le partite sono complicate, come dimostra la Serie A da anni. È la mentalità che fa la differenza, deve essere offensiva, così come deve esserci voglia di vincere negli atteggiamenti. Per quanto concerne la formazione, abbiamo valutato tutte le condizioni dei giocatori, domani deciderò, ma sarò attento alla condizione fisica. Abbiamo notato che i parametri sono positivi, la squadra ha recuperato. È stata fatta una comparazione con lo storico del club, e i giocatori hanno migliorato il loro precedente record.”

 SUL MODULO

“Tra il 4-3-3 e il 4-3-1-2 cambia poco. Non vince il modulo, sono le caratteristiche dei giocatori a determinarlo. Bisogna riuscire a coprire bene il campo, a Torino abbiamo lavorato bene specialmente nella fase difensiva; quando sono cambiati i riferimenti non siamo stati bravi a riorganizzarci. Giocando con il 4-3-3 dobbiamo essere bravi a portare un giocatore vicino a Piatek. La partita, però, è fatta di piccoli dettagli e dagli equilibri. L’importante è prendere una strada e portare avanti quella strada.”

SUI NUOVI ARRIVATI E SUL LORO CONTRIBUTO A TORINO

Hernandez è stato un mese e mezzo fuori. Il ragazzo ha spessore fisico, ma non era ancora pronto così come Bennacer e Leao. Non c’è nessun rammarico per non averli schierati prima. Gli altri giocatori non sono da meno. La produzione offensiva è stata buona, anche grazie alle loro caratteristiche. Theo spinge sempre anche quando non dovrebbe e va disciplinato. Rodriguez è più razionale. Ma devi garantire equilibri, abbiamo preso il primo gol su ripartenza e il secondo gol su una rimessa laterale. Il Milan ha un modo di difendere che non prescinde dall’aiuto collettivo. I nuovi devono ancora entrarci nei meccanismi, nuovi e vecchi. C’è da lavorare tanto. Le sintonie devono essere ancora sviluppate.”

SU MUSACCHIO E SULLA SUA PRESTAZIONE

“Nei due gol Musacchio non ha responsabilità, è stato ottimale, abbiamo, invece, sbagliato qualcosa prima. Quando abbiamo perso i riferimenti è scaturito il secondo gol, non ci sono state marcature preventive. I gol subiti sono figli di un lavoro preventivo non fatto bene e che ci hanno punito oltremisura.”

 SULLA FRAGILITÀ DEL MILAN

“Si può difendere migliorando il possesso palla, noi dobbiamo essere bravi a gestire meglio il possesso nei momenti di reazione dell’avversario con le nostre abilità tecniche. I giocatori guerriglieri ci tolgono la nostra capacità di tenere la palla.”

SU DONNARUMMA E SULLE SUE DICHIARAZIONI

“Ai calciatori non si può mentire, perché l’allenatore trasmette sia con le parole che con i sentimenti. E lui li ha recepiti molto bene. Gigio è un grande professionista. Anche in passato ha saputo reagire alle critiche nonostante l’età. È un fuoriclasse. Le critiche fanno parte del gioco.”

SULLA FIDUCIA DELLA SOCIETÀ

“La fiducia è dare importanza a un processo di lavoro, ho fatto anche io il dirigente, so cosa pensa il club. O l’allenatore ha credibilità, ha un’idea o l’allenatore naviga a vista e va a tentoni. Se il club si è espresso su questo, significa che ha fatto le sue valutazioni.”

SUL MALUMORE DEI TIFOSI

“Li capisco. Il Milan ha milioni di tifosi, ha storia, io ho il dovere di continuare a lavorare e mi limito al mio compito.”

SU PAQUETÀ E SU CALHANOGLU

“Paquetà sta bene, ieri si è allenato. Hakan è un giocatore forte, mi è piaciuto. Quello che il Milan ha fatto a Torino, deve riuscire a moltiplicarlo.“

Termina così la conferenza stampa pre-partita di Marco Giampaolo, nella speranza di poter vedere un Milan, contro la Fiorentina, che riesca a migliorare ciò che ha già costruito di buono nel precendente match.

Photo Credits: AcMilan.com

Federico Porta

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Torino-Milan 2-1: Un’ora di luce e poi il buio alle prime difficoltà

Torino-Milan 2-1: Un’ora di luce e poi il buio alle prime difficoltà

TORINO-MILAN 2-1 – Scusate il ritardo, sono ancora in tempo?
Potrebbe essere questo il riassunto della prima ora di gioco di Torino-Milan, gara ben impostata, ben giocata e ben gestita fino al cambio di sistema di gioco torinista. Gara che ha visto finalmente sprazzi di buon gioco, li vedremo tra poco, ma che ha confermato i limiti di una squadra che fatica ancora ad esser qualitativa e che alle prime difficoltà si disunisce, si impaurisce e inizia a sommare errori su errori. 

Il Torino fotocopia l’Inter cercando una pressione ultraoffensiva creando le coppie come aveva fatto Conte: le due punte su i due centrali, Verdi-Bennacer, Rincon-Kessiè, Baselli-Calha e i due esterni De Silvestri e Aina pronti a far la bilancia (ad esempio con palla a Theo, De Silvestri attacca e Aina rincula sulla linea difensiva e viceversa). Ma se nel Derby non eravamo riusciti a trovare contromisure a ciò, ieri sera Giampaolo dimostra di averci pensato a monte e ha messo sul campo ben due mosse diverse

Nel primo caso si tengono basse le nostre mezzali attirando le loro, Bennacer si alza e lo si cerca per una palla veloce sull’esterno oppure si cerca una giocata profonda per Paitek e soprattutto Leao. Questa variante per l’uscita di palla verrà cancellata dall’uscita di Leao e sarà uno dei problemi del secondo tempo. Fin quando il portoghese è rimasto in campo le sue doti di velocità, fisicità e ricerca della profondità ci hanno permesso di allungare gli avversari e creare spazio in mezzo al campo.
Nel secondo caso la contromossa è ancor più interessante e riprende il suggerimento che mi ero permesso di esporre nell’analisi post Derby (link): far prendere a Suso la zona di nessuno in trequarti. Bennacer e Calha rimangono bassi attirando così la pressione di Verdi e Baselli, Kessiè si alza molto e tiene così basso Rincon e Suso ha così un grande spazio centrale per ricevere, girarsi e giocare a piacimento. Bene quindi in questa occasione il Milan e Mister Giampaolo.

IL TREQUARTISTA NON C’È MA SI VEDE. Spesso ho sentito la frase: “il gioco di Giampaolo non si vede, dov’è? Mi sembra di vedere il Milan dell’anno scorso”. Eppure contro il Torino finalmente qualcosa del modo di giocare del mister si è visto.
Esempio.
Domanda: chi prende lo spazio in trequarti se giocando 1-4-3-3 il trequartista non c’è?
Risposta: la mezzala di qualità, ovvero Hakan Calhanoglu.
Vi porto due esempi che coinvolgono Calha, autore a dispetto di ciò che si dice di una buona gara ieri a Torino. Nel primo caso manteniamo tanti uomini in zona palla (ben 5, metà squadra!), sfruttiamo la superiorità creata per consolidare il possesso e grazie al movimento in avanti di Bennacer (attacca lo spazio appena Suso si libera della pressione: alleluia, abbiamo un mediano che pensa offensivo!) passiamo per il centro del campo e liberiamo spazio in trequarti per Calha che prenderà un buon tiro dal limite senza opposizione: bravi tutti qui, azione di gioco ben sviluppata!

Un paio di minuti dopo la più classica delle azioni di Giampaolo: l’attacco dello spazio in mezzo alle punte.
Ancora protagonista il nostro falso trequartista, Hakan Calhanoglu, qui al limite della perfezione per l’attacco dello spazio nei tempi e modi giusti. Ancora una costruzione a destra con Suso bravo a ribaltare il lato e a trovare Theo. Leao fa un ottimo movimento incontro e ad allargarsi e Calha compie il perfetto movimento contrario ad attaccare il tanto spazio creato: saremmo in porta. Azione ottimamente congeniata quindi, che però ha un difetto: l’errore tecnico di Theo nel controllo della palla fa perdere ben due tempi di gioco, De Silvestri ha il tempo di chiudere la linea di passaggio (questo è il momento dello stamp) e l’azione svanisce. Quando si dice che la qualità a volte non ci supporta…

SCIUPONI IN SALSA POLACCA
La ripresa riparte nello stesso modo, Milan bravo a chiudere in avanti (per 60 minuti bravi a restare alti e aggressivi), Toro in difficoltà e ben tre occasioni nate da recuperi palla e veloci riproposizioni offensive:

1. Veloce recupero della palla nato dal pressing coordinato di Suso e Kessiè, Suso attira il difensore e scarica molto bene a Piatek che ha tempo e spazio per attaccare l’area. Il polacco però porta troppo palla, perde un tempo di gioco e ci fa schiacciare contro la linea difensiva del Toro. Se invece la palla fosse stata giocata correttamente al rimorchio (Calha) sfruttando lo spazio creato da Leao avremmo avuto un tiro facile in posizione molto vantaggiosa.

2. Kris, Kris, Kris… Qui evito l’analisi. Bravi a recuperare palla con Romagnoli, sfruttiamo un erroraccio di Lyanco in pressione e ci presentiamo in area avversaria con uno scarico facile per Piatek che con lo specchio completamente spalancato non prende la porta… errore del singolo ma buona giocata di squadra

 

3. Altro giro, altro regalo: recupero veloce del possesso, Bennacer libero di attaccare, la linea avversaria è scoperta e scappa fino al limite dell’area di rigore. Nonostante la superiorità numerica del 4vs3 non riusciamo nemmeno a concludere in porta scegliendo Bonaventura, l’ultimo a sinistra e sbagliando la misura del passaggio.

 

 

DOPO UN’ORA LA LUCE SI SPEGNE AL PRIMO SPAVENTO
Bravo Mazzarri o noi troppo impauriti? Con l’ingresso di Ansaldi (e poco dopo di Berenguer) il Toro passa 1-4-4-2 e cerca di mettersi in parità numerica sugli esterni: De Silvestri e Ansaldi a destra, Aina e Berenguer a sinistra. Da questo momento in poi le nostre uscite sull’esterno saranno molto difficoltose; Bonaventura, entrato nel frattempo al posto di Leao, fatica a rimanere offensivo e aggressivo sul loro esterno basso. Proprio da questi problemi nascono i due gol del Toro: sul primo, al netto del fallo su Calha a Var spento, siamo molto pigri nelle corse all’indietro, la palla finisce a Belotti che ha modo di poter puntare Musacchio in 1vs1 e l’argentino non riesce a gestire bene il duello, sbagliando sia il lato dove indirizzare la punta e sia gli appoggi difensivi. MAI voltarsi e perdere il contatto visivo con palla e avversario. Proprio quel secondo di non-marcatura sarà fatale, consentendo a Belotti di calciare con la linea di tiro libera. Male in questo caso anche Donnarumma che come si nota da un replay retroporta compie due piccoli balzi a sinistra che gli fanno sbilanciare il peso e non gli consentono di spingere forte a destra tanto che la mano si piega al contatto con il pallone.

Sul secondo gol del Toro (primo stamp) invece influiscono le nostre difficoltà in chiusura: mancata aggressività su Ansaldi che cambia troppo facilmente il lato con un lungo passaggio su Aina, Kessiè è stretto per aiutare su Rincon e non arriva in tempo per chiudere lo stesso Ola Aina che ha la linea di passaggio libera per andare subito da Belotti.
Calabria nel mentre è scivolato in chiusura su Berenguer e Musacchio, non molto aggressivo sulla punta avversaria, viene attaccato ancora in campo aperto da Belotti che ha tempo e spazio che girarsi e puntare l’argentino (secondo stamp). Nello stesso momento Zaza legge bene lo spazio che si è creato tra i due centrali e si butta nel mezzo partendo due metri indietro rispetto a Romagnoli (disattento qui) non appena Belotti attacca Musacchio in 1vs1. Ultimi due-tre errori nell’azione del gol (terzo stamp): Romagnoli, che si è accorto tardi del taglio di Zaza ed è partito in ritardo, perde i due metri di vantaggio e si ritrova con due metri di svantaggio (1) al momento del tiro di Zaza (che avrebbe spazio e modo di far gol già in questa occasione). Calabria si perde il taglio di Berenguer alle sue spalle e anche lui è in ritardo in area di rigore (3). Infine Bennacer, probabilemente sulle gambe, fatica a tornare e a dar protezione sulla seconda palla che Belotti può tentare di calciare ben due volte senza opposizione: la prima verrà sbucciata la seconda ahinoi è la rovescita del 2-1 (2). La partita tatticamente finisce qui, il Milan proverà con l’ingresso di Rebic a bloccare gli esterni avversari e avrà un paio di grandi occasioni intorno al 90esimo ma gli errori dei singoli, Kessiè-Piatek saranno pesanti e consentiranno a Mazzarri di prendere i 3 punti. Detto ciò, il Milan finalmente fa vedere qualcosa di buono in campo, costruisce, va in vantaggio, spreca ma appena trova difficoltà si sfalda. Una strada, semplice e più chiara del recente passato, è però stata tracciata e val la pena di seguirla ancora. Urge far risultato ora e guadagnare quel tempo che Giampaolo ha detto di voler avere per proseguire la crescita della squadra.

Simone Cristao

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Milan-Inter 0-2: Lavagna Tattica. Game, set and match per Antonio Conte

Milan-Inter 0-2: Lavagna Tattica. Game, set and match per Antonio Conte

MILAN-INTER 0-2 Compito ingrato, ingrato compito. Rivedere il derby è stata una piccola grande impresa per chi come me abbina la passione al lavoro. Un bel respirone e via, proviamo ad analizzare tatticamente la sconfitta di sabato sera.

Nella Lavagna Tattica di venerdì (link) avevo auspicato un atteggiamento coraggioso, propositivo, con un occhio di riguardo a Brozovic e alle palle inattive specie per lo spazio incustodito al limite dell’area di rigore. Ahinoi questi non sono che stati alcuni dei problemi osservati sabato sera. I rossoneri hanno infatti palesato parecchi problemi sia in fase di costruzione che in quella di opposizione al possesso interista.
Partiamo con ordine elencando sistemi di gioco e titolari:
Il Milan si è schierato con Gigio e la classica difesa a quattro con Conti al posto dello squalificato Calabria, Kessiè, Biglia e Calhanoglu in mezzo, mentre in attacco Suso era a supporto della coppia Leao-Piatek. Ha risposto l’Inter con i tre titolari difensivi Godin-De Vrij-Skriniar, Brozovic davanti a loro spalleggiato da Barella a destra e Sensi a sinistra, D’Ambrosio e Asamoah quinti e Lukaku-Lautaro a popolare l’attacco.

E ora partiamo con i piani gara.

POSSESSO MILAN – PRESSIONE INTER
Antonio Conte decide per un pressing ultraoffesivo con queste coppie: Romagnoli-Lukaku, Musacchio-Lautaro, Calha-Barella, Biglia-Sensi, Kessiè-Brozovic. I quinti erano in posizione di attesa pronti a chiudere sui nostri terzini (come nello stamp a lato): se la palla era destinata a Rodriguez saliva D’Ambrosio e Asamoah rinculava lasciando la possibilità di aggredire centralmente anche il nostro trequarti. La nostra scarsa capacità ad uscire da questo impasse ci costerà ad esempio la pressione su Calha quasi vittoriosa di Barella, il retropassaggio corto di Rodriguez con conseguente rischioso rimpallo Gigio-Lautaro e in generale una mancata costruzione dal basso per i primi 19 minuti. Come si poteva ovviare al problema (e come in parte si è ovviato)? Abbassare Suso in quella terra di nessuno (il punto di domanda) poteva essere una ipotesi.

POSSESSO INTER – PRESSIONE MILAN 

Marco Giampaolo decide per una versione più soft di pressing offensivo, sia rispetto a Conte e sia rispetto al collega ceco dello Slavia Praga: mette Suso a schermo su Brozovic (quindi cercando di chiudere le linee di passaggio al croato), Piatek su Skriniar e Leao su Godin. Le posizioni di partenza delle due punte però sono strette in modo da tagliare il giropalla e invitare così i due terzi di difesa alla conduzione della palla.
Problemi:
1. Rodriguez e Conti non scalano in avanti sui loro quinti D’Ambrosio-Asamoah lasciando libera la giocata corta, preoccupati di non abbandonare in 2vs2 i centrali e di non prendere tagli alle spalle da Lautaro-Lukaku (questo però ci costerà i triangoli costruiti con Barella-Sensi che fanno fuori le nostre mezzali prese in mezzo a mò di torello)
2. Biglia in posizione neutra non ha la capacità atletica di scalare con continuità su Brozovic e non chiude la linea di passaggio sulle punte (Lucas sarà invisibile per i primi 20 minuti).
3. A destra la nostra scalata è ancor diversa: Kessiè prende il quinto Asamoah e Conti prende la mezzala Sensi (quando è alta abbastanza da consetirgli di non allontanarsi troppo dalla linea di difesa). Questa versione ci costerà la doppia occasione “piattone di Lautaro-palo di D’Ambrosio” poichè Sensi, bravo a galleggiare in posizione intermedia non verrà preso da Conti e avrà tempo per ricevere, puntare e scaricare sulla punta argentina.
4. Il problema più grande: lo schermo su Brozovic è stato fatto decentemente per i primi 10 minuti da Suso, male per i secondi 10 minuti dallo stesso Suso, malissimo per i restanti 70 da Piatek (ne parlerò poi). Lo spagnolo spesso viene attratto troppo presto dalla pressione su De Vrij (1) e all’Inter basta passare da una delle due mezzali anche con pressione alle spalle (2) per far ricevere Brozovic già girato fronte al campo (3). La pigrizia di Suso (e l’indolenza di Piatek poi) unita alla mancata scalata in avanti di Biglia (?) completano il quadro. Brozovic libero di ricevere può allargare palla ad uno dei quinti e tagliare fuori così ben 6 giocatori milanisti.

MILAN E INTER DOPO IL PASSAGGIO ALL’1-4-3-3 DEI ROSSONERI
Intorno al 20-25esimo minuto Giampaolo toglie il trequartista e schiera i nostri tre attaccanti in linea con Suso largo a destra, Leao a sinistra e Piatek centravanti. Vediamo le reazioni delle due squadre: Conte preoccupato di non lasciare in 3vs3 i suoi difensori, abbassa i quinti in posizione intermedia lasciando più libera la giocata su Rodriguez e Conti, favorita anche dalla salita di Biglia che tiene basso Brozovic (primo stamp). Proprio questa posizione poco chiara di D’Ambrosio e Asamoah consentirà i buoni 15 minuti finali di primo tempo con Leao e Suso liberi di abbassarsi e ricevere nei mezzi spazi, movimento che attira la pressione delle mezzali interiste e crea spazio anche alle nostre mezzali.
Il Milan per paradosso approfitterà poco di questo vantaggio tattico (un paio di volte si cercerà il rilancio lungo sulle punte) e durante l’intervallo Conte riorganizzerà i suoi, scommettendo sulla scarsa atleticità-resistenza-abilità in costruzione di Conti e Rodriguez: i nostri due terzini vengono battezzati, liberi di giocare con spazio, la difesa interista passa a cinque con i quinti che si abbassano, (Asamoah su Suso e D’Ambrosio su Leao) e le nostre mezzali non hanno più lo spazio del primo tempo prese stabilmente da Sensi e Barella non più sviati dai “problemi” Leao e Suso. Il nostro possesso diventa ben presto sterile e senza sbocchi. Giampaolo forse impiega troppo tempo per leggere questo vantaggio sugli esterni bassi, complice con ogni probabilità il dubbio sulla condizione fisica del già ammonito Conti. In 8 minuti il Mister prova a sfruttare lo spazio concesso inserendo prima Paquetà e poi Theo Hernandez, un terzino capace di prendersi il campo. Conte però ha già pronte le contromosse e in quattro minuti inserisce da quel lato Politano largo a destra per tenere basso il francese e Vecino per Paquetà (con spostamento di Barella a sinistra).
Nonostante queste mosse la bravura tecnica di Theo ci consentirà di avere finalmente un minimo di pericolosità. Grande problema del secondo tempo (ultimo stamp): Brozovic non ha più alcun tipo di pressione, nè da Biglia nè da Piatek. Libero di giocare il croato sarà il vero padrone della gara.

 

GOL PRESI 

Brozovic – Il castello difensivo a zona inizia a costarci troppo per come è utilizzato. Sulla punizione del gol interista, il castello perde un uomo per la barriera (Suso) che inoltre non viene affiancato da un secondo uomo che poteva staccarsi per affrontare Brozovic, lascia completamente libero un altro uomo al limite (Asamoah) e concede così un tiro semplice al centrocampista croato. Il gol ha anche un altro vizietto: Leao sulla conclusione di Brozovic si volta e si fa sbattere la palla sul piede (se fosse stato fronte alla palla non sarebbe accaduto), errore ingenuo ma che ci costa caro.

Lukaku – Il secondo gol è invece lo sfruttamento di un nostro antico problema (i mancati ritorni difensivi di Suso), di una confusione su chi, come e su di chi si vada in pressing e dell’ottima lettura tattica di Conte.

L’inter prova ad inizio azione a prenderci sul nostro lato destro ma la partenza troppo bassa dell’azione e la veloce scalata di Kessiè ci consentono di chiudere bene.

 

 

 

 

L’azione quindi si esaurisce e i nerazzurri ripartono da dietro con Skriniar e Brozovic (sempre troppo libero). Barella (l’uomo più vicino a Conte) fa per rientrare anch’esso in posizione di mezzala.

 

 

 

Antonio Conte indica a Barella di fermarsi e di rimanere largo, evitando il rientro in posizione stretta da mezzala. Il centrocampista italiano si ferma e inverte immediatamente la direzione di corsa. Nello stamp non si nota ma anche Asamoah viene lasciato largo ben oltre Conti.

 

 

La palla gira verso la destra interista e tutto il Milan scala pian piano verso quel lato. Così facendo si aprono le distanze tra Suso e Kessiè e tra Kessiè e Barella che poi ci saranno fatali. Leao, Paquetà e Piatek non portano un pressing di squadra ma pressioni isolate che vengono facilmente aggirate con conseguante palla scoperta nei piedi di Godin.

 

Il difensore uruguagio, libero di giocare, si accorge del tanto spazio a sinistra e l’Inter ritenta di prenderci su quel lato. Le posizioni già molto offensive di Barella e Asamoah e le distanze di Kessiè e Suso lasciano Conti in 1vs2 consentendo al terzino solo una difesa passiva in attesa del rientro del compagno.

 

 

Barella non aspetta il rientro di Kessiè, sfrutta la sovrapposizione di Asamoah che gli lascia spazio per un cross corto e trova facilmente Lukaku. Il belga parte in anticipo su Romagnoli e una volta che ha preso lo spazio è quasi impossibile da spostare: 0-2 Inter

 

 

 

Simone Cristao

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Milan-Inter 0-2, the day after! Tra la scelta di Leao, gli esterni e le dichiarazioni di Giampaolo

Milan-Inter 0-2, the day after! Tra la scelta di Leao, gli esterni e le dichiarazioni di Giampaolo

MILAN-INTER 0-2 – È finita come tutti i milanisti temevano, sonora sconfitta che pesa molto, e peserà molto. Un netto senso di smarrimento e paura in ogni situazione di gioco, sia in fase di possesso che senza. La squadra parte con il 4312 e con l’idea di arretrare per prendere campo poi sulle ripartenze, ma proprio qui il Milan pecca.. tutte le seconde palle sono della squadra nerazzura e raramente il Milan riesce a ripartire. Squadra troppo lenta, come nelle ultime partite, e Biglia non riesce mai ad entrare in partita. Proprio lui che dovrebbe dare geometrie e dettare linee di passaggio. L’autorete di Leao spiana la strada all’Inter e Lukaku chiude il match.

Risultato sicuramente giusto che poteva anche essere più largo per quello visto in campo.

LA SCELTA DI LEAO – Mister Giampaolo a sorpresa lancia in campo il talento portoghese, e, malgrado l’autogoal, risulta anche essere uno dei migliori del Milan, o dei meno peggio se vogliamo vederla così. L’idea è chiara, sfruttare la velocità di Leao per le ripartenze e cercare di allargare il più possibile la difesa dell’Inter. Lasciando 3 uomini davanti con Suso libero di svariare, il Milan cerca di andare in 1vs1 contro i marcatori avversari… infrangendosi spesso contro un muro.

Questa soluzione ha lasciato il centrocampo in mano alla squadra di Conte, gli esterni hanno avuto praterie per larga parte del match e un semplice cambio di gioco creava enormi problemi alla linea difensiva del Milan.

Dopo qualche mese di campionato probabilmente l’idea di Giampaolo avrebbe avuto un epilogo diverso, ma in questo momento con la squadra senza certezze è stato un azzardo che ha pagato caro.

GLI ESTERNI – La partita di Rodriguez è una delle peggiori della sua carriera, cerca in tutti i modi di far segnare la squadra avversaria e per poco non ci riesce con un grande passaggio per Lautaro. Emblematica l’azione in cui Suso platealmente indica allo svizzero di andare avanti e sovrapporsi in fascia. I 20 minuti finali di T. Hernandez lasciano un po’ di speranza per i tifosi, il padrone della fascia d’ora in avanti deve essere lui.

Mentre la partita di Conti era largamente prevedibile, si sperava in una rinascita che tarda ancora ad arrivare.

I tempi di Cafu’ e Serginho non esistono più, e i tifosi del Milan ne sono ben consapevoli.

LE PAROLE DI GIAMPAOLO – Lasciano perplesse le dichiarazioni del post-partita del tecnico “Nel complesso, siamo stati sempre in partita….“; continua poi: “Giocando alti, si corrono rischi ma era una scelta che dovevo fare. Aspettare gli avversari sarebbe stato un inutile dispendio di energie per i nostri attaccanti“.

Probabilmente il tecnico ha visto un’ altra gara rispetto ai tifosi rossoneri. La squadra ha dato un senso di impotenza per tutta la partita, non giocando mai alla pari dell’avversario, pochissimi i palloni recuperati in pressione avanzata. I tre attaccanti rimangono alti e non danno quasi mai una mano in fase difensiva soprattutto sugli esterni dove viene decisa la partita.

È giunta l’ora di fare delle scelte per il tecnico del Milan, scelte nette e decise. Sul campo in questo momento la squadra sta riflettendo l’indecisione di Giampaolo.

Photo Credits: AcMilan.Com

Cristian Claretti

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Milan-Inter, Giampaolo: “Entusiasmo e consapevolezza. Gioca Conti”

Milan-Inter, Giampaolo: “Entusiasmo e consapevolezza. Gioca Conti”

MILAN INTER – Le parole di mister Marco Giampaolo in attesa della stracittadina di sabato sera.

MILAN-INTER, CONFERENZA GIAMPAOLO – Il Derby, il 171° in Serie A TIM e 224° totale, non è mai una partita come tutte le altre. Tra giocatori e tifosi, l’atmosfera è diversa perché, in fondo, ne va di almeno metà stagione. Tra sfottò a scuola o al lavoro. Tra la possibilità di vantarsi per “averlo vinto” e abbassare il capo in attesa del match di ritorno.

Mister Giampaolo lo sa – e chi se non lui che con la Sampdoria ha un bottino di 4 vittorie e 2 pareggi – e si è detto pronto ad affrontare un altro allenatore, Antonio Conte, che con le stracittadine ha un ottimo rapporto: sulla panchina della Juventus, il parziale è di 4 vittorie a zero. Ecco perché il tecnico rossonero, nella consueta conferenza stampa della vigilia, si è detto fiducioso nel voler regalare una gioia ai tifosi: “Non dobbiamo mai dimenticare che rappresentiamo milioni di tifosi, il vero patrimonio sono loro. So cosa significa vincere un derby anche se poi, per me, la gioia dura poco. Non riesco a godermi troppo le vittorie ma capisco l’importanza per i nostri tifosi”.

LA PARTITA

Mister Giampaolo, nel corso della conferenza stampa, ha analizzata a lungo quella che sarà la partita di domani: “Il derby fa storia a sé ed è una partita importante ma ambisco a farne tante altre. Ne ho vissuti diversi a Genova e so cosa significa per i tifosi. Nessun favorito o sfavorito, è una partita talmente particolare che sfugge da ogni tipo di pronostico. Confido nella capacità di saperla fare in un determinato modo; hanno tutti da perdere e tutti da vincere”.

L’INTER

Il tecnico rossonero si è poi soffermato sugli avversari: “Sono una squadra chiara e definita che fa le cose con ripetitività. Non ci sono singoli ma c’è il collettivo così come, da parte nostra, dobbiamo fare un grande lavoro di responsabilità e grande maturità tattica. I calciatori dovranno fare una prestazione di altissimo livello, sempre con il collettivo. Conte? Non ci siamo mai affrontati ma ha avuto un percorso importante e me lo ricordo già dagli inizi, avendolo seguito. Oggi all’Inter ripropone il calcio del ‘primo-Conte’. So da dove viene e conosco il suo tipo di calcio”.

QUELLO CHE SI ASPETTA

La nostra ambizione è quella di giocare bene e vincere. Cerco di trasmetterla alla squadra e per fare questo servono giocatori concentrati e vogliosi senza particolari nervosismi. In partite come queste, il livello si alza da solo; c’è già un alto dispendio psico-fisico. Per giocare bene, devi essere sereno e saperti divertire. Il nostro obiettivo è fare meglio dello Slavia Praga (sorride, ndr): molte volte si può difendere tenendo la palla, così come fanno le grandi squadre. Non per forza serve fare il fortino. Idealmente, a me non piace una squadra che difende basso, una squadra che gioca palla lunga o che non pressa alta per recuperare palla. Per fare tutto ciò, serve consapevolezza tattica, cura del dettaglio e tanto lavoro.

SUI SINGOLI

Per forza di cose, il dialogo con i presenti, si è spostamento sui giocatori ed in particolare su chi sostituirà Davide Calabria: “Gioca Conti! Il ragazzo si allena bene ed è sempre attento. In fase difensiva sapeva e sa che deve migliorare e più di qualche passo avanti l’ha fatto. Domani ha la possibilità di dimostrare come sta, nulla di più. Con Paquetá nessun confronto e nessun nervosismo. È stata una chiacchierata ma niente di clamoroso”. Il tecnico rossonero ha poi confermato quanto detto da Boban in settimana: “Ci sono tanti uomini spogliatoio, in particolare quelli che l’anno scorso erano già al Milan. Gigio è uno di questi, così come Alessio (Romagnoli, ndr)”. Infine, si è parlato del dualismo Biglia-Bennacer: “Lucas è un giocatore esperto che sa giocare, è uomo di grande esperienza. Domani, poi, giochiamo in 14”.

LA SCINTILLA

Infine, Mister Giampaolo ha parlato di quella scintilla necessaria per svoltare: “Ogni partita è buona: d’incanto riesci a giocare trovandoti nelle stesse situazioni provate in settimana ed acquisisci autostima. Nelle amichevoli di quest’estate ci siamo andati molto vicini, in campionato meno ma questo significa che ‘l’aria l’hanno annusata’. Da bambini ci divertivamo passandoci la palla, non correndo dietro agli altri. Lo spirito deve essere quello; ci sono e saranno difficoltà nel percorso ma il mantra è gioia, divertimento ed entusiasmo”.

Photo credits: acmilan.com 

Tomaso Palli

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Milan-Inter: Lavagna Tattica, il Pre. Coraggio, testa alta e giocare a calcio!

Milan-Inter: Lavagna Tattica, il Pre. Coraggio, testa alta e giocare a calcio!

MILAN-INTER – Mai come in questa vigilia è difficile intuire come Inter e soprattutto Milan affronteranno il derby sia come sistema di gioco, sia nei vari interpreti. Il derby è da sempre partita particolare, una partita che non va subita, specie se questa partita la si gioca contro una squadra di Conte che da sempre va in difficoltà se attaccata meno se si prova a giocare soltanto di rimessa.
Il derby bisogna guardarlo negli occhi, prenderlo per il bavero e strattonarlo per portarlò a sé. Senza paura.
Per questo motivo proveremo ad analizzare la gara dal punto di vista tattico cercando di dare una lettura coraggiosa alla gara del Milan e abbiamo preso come spunto la partita Inter-Slavia Praga di Champions League dove un avversario di buon livello ha affrontato l’Inter partendo da una difesa a quattro come la nostra.

Partiamo dalla fase di possesso dell’Inter: da rinvio dal fondo o con palla nelle mani di Handanovic, i nerazzurri venivano presi uomo vs uomo dalla squadra avversaria. Si lasciava una ricezione comoda al centrale della difesa a 3 (De Vrij – #5) chiudendo però tutte le possibili giocate corte con i due esterni alti sui terzi di difesa, schermando il mediano (Brozovic #4) con la prima punta e arretrando il trequartista (#10) su una mezzala (Gagliardini #6) – nel nostro caso se dovessimo giocare 1-4-3-3 sarebbe ancor più semplice fare mezzala su mezzala. Alzando poi coraggiosamente i terzini sui quinti di centrocampo lo Slavia chiudeva anche gli sbocchi laterali lasciando sì un rischioso “2vs2 difensori vs Lukaku-Lautaro” ma si premurava di piazzare uno dei due mediani (#8) a zona per chiudere le linee di passaggio per le due punte e per aiutare i due centrali in caso di palla alta e profonda.
Questa disposizione subiva poi un cambiamento (secondo schema di spalla) non appena il portatore di palla (sempre De Vrij) arrivava sulla trequarti campo. Con una rapida scalata in avanti che coinvolgeva tre giocatori (prima punta #9, trequartista #10 e mediano #8) i cechi forzavano la giocata al difensore olandese chiudendo le linee di passaggio e lasciando libera una palla profonda che l’Inter si poteva permettere per la presenza di un giocatore fisico come Lukaku. Coraggiosi certo, forse anche un po’ spregiudicati, ma infine ripagati da questo azzardo perchè le palle recuperate su errori in uscita dall’Inter sono state molte e una di queste (doppio errore di Skriniar nel frangente) ha portato al gol del vantaggio. Potrebbero essere un paio i “boomerang” di questo coraggio: la fisicità di Lukaku contro i nostri centrali (sia Romagnoli che Musacchio pagano dazio in questo) e occhio al recupero immediato dell’Inter perchè si rischia di non esser in posizione corretta e di lasciare scoperti i centrali, liberi di esser attaccati palla a terra e in campo aperto (da qui la miglior occasione della gara vs lo Slavia ovvero il diagonale di Lautaro). Ultimo accorgimento strettamente necessario: chiudere i rifornimenti a Brozovic. Che lo si voglia prendere alzando di molto il mediano (Bennacer alla Jorginho sarriano?) in un ipotetico 1-4-3-3 o schermandolo con la punta o il trequartista non bisogna in alcun modo lasciare libero il croato di ricevere e dialogare sul corto con i compagni. Questo manderebbe all’aria qualsiasi tentativo di pressing alto e lascerebbe alla “tipica” squadra di Conte una delle armi preferite ovvero potersi riversare e metter le tende nella metacampo altrui, asfissiando l’avversario con ritmo e intensità.

Ribaltiamo ora il lato e pensiamo alla nostra fase di costruzione. L’Inter si oppone al possesso avversario in due modi, uno più aggressivo e un altro più standard come riportato negli schemi di lato. Nel caso numero 1 c’è una pressing molto offensivo, uomo su uomo, Lukaku prende un centrale e la seconda punta (o uno dei due trequartisti nel 1-3-4-2-1) prende l’altro; il mediano (Brozovic) sale molto fino a prendere il mediano avversario e i quinti chiudono le uscite sui terzini. Punto debole? Lo spazio in trequarti rimane così sguarnito, dovessimo giocare 1-2 davanti sono sicuro che Conte non lascerebbe quella voragine e ci affronterebbe con la versione numero 2 più equilibrata, che lascia il possesso ai centrali e il solo Lukaku a tagliare la linea di passaggio tra i difensori spesso usata/abusata dai rossoneri. Dovessimo giocare a tre davanti perchè non provare a sfruttare l’eventuale spazio lasciato libero da Brozovic con il movimento ad accentrarsi nei mezzi spazi di Suso e Rebic?

Ultime tre annotazioni rapide:
– se recuperiamo velocamente la palla a metà dobbiamo esser bravi a ribaltare il lato e pizzicare la pigrizia dei quinti avversari in modo da lasciare in 1vs1 i terzi di difesa interisti, sfruttare gli inserimenti delle mezzali (che Kessiè e Calha/Paquertà ce la mandino buona…) e provare a muovere De Vrij facendolo uscire sui lati.
– prima dell’espulsione di De Paul, l’Udinese aveva ben affrontato l’Inter in un modo differente, ovvero infoltendo la zona centrale del campo con molti uomini, abbassando tutti i trequarti e facendo possesso nello spazio tra la linea dei mediani e quella delle mezzepunte interiste. Una volta affrontati e superati i centrocampisti nerazzurri grazie alla superiorità numerica, i friulani potevano sfidare con spazio la difesa avversaria grazie anche al movimento profondo ad allungare di Lasagna che Piatek saprebbe ben fare.
– Il Milan difende a zona sui calci piazzati (l’Inter a uomo) e i nerazzurri sono molto forti fisicamente. Occhi aperti quindi, pronti ad attaccare la palla appena parte dal calcio piazzato perchè il terzo tempo dei vari Godin, Skriniar, De Vrij, Lukaku potrebbe esser fatale e inoltre la zona appena fuori dal limite dell’area viene ancora lasciata sguarnita, preda dei tiratori avversari: da rivedere.

Simone Cristao

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