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Milan, dal cda al mercato: al via l’era Elliott

Milan, dal cda al mercato: al via l’era Elliott

Il 21 luglio 2018 è nata una nuova era per il Milan, quella targata Elliott.
Un anno e 3 mesi dopo la cessione da Berlusconi a Li Yonghong, il club rossonero è passato nuovamente di mano.


ASSEMBLEA E CDA

Come ampiamente raccontato, oggi in via Aldo Rossi Elliott ha dato il via alla sua “era”.
Scelto Scaroni come nuovo presidente con deleghe da Ad, revocato il mandato a Marco Fassone e alla parte cinese per “giusta causa”, anche Mirabelli verso l’addio. Domani potrebbe essere il giorno delle ufficialità, ci dovrebbe essere un incontro dell’attuale ds con la nuova società e si potrebbe sancire l’addio ufficiale, mentre con ogni probabilità potrebbe essere annunciato Leonardo come nuovo responsabile dell’area tecnica.
Per quanto riguarda il Cda, i nomi son stati detti: Cerchione e D’avanzo (Blue Skye), Franck Tuil e Giorgio Furlani di Elliott e poi Alfredo Craca e Stefano Cocirio, oltre a Patuano e Scaroni già presenti nel precedente. Manca il possibile Ad e dovrebbe essere una corsa a due: Gazidis (Arsenal) e la soluzione italiana Umberto Gandini, che secondo indiscrezioni avrebbe dato le dimissioni dalla Roma.
In settimana sicuramente si avranno novità a riguardo.

CAMPO E MERCATO
La squadra è in partenza per gli stati uniti: stasera alle 21 circa, inizierà la spedizione statunitense del Milan.
Ci sarà il nuovo acquisto Pepe Reina, oltre a Bonucci (da capire il futuro) e Kalinic (sempre in partenza), mancherà invece un po’ a sorpresa Riccardo Montolivo. Il centrocampista risulta tenuto fuori per “scelta tecnica”, una situazione che porta a pensare ad un prossimo addio. Branchini ne parlerà con Leonardo, l’input della proprietà è di tagliare stipendi pesanti soprattutto se a giocatori non futuribili. Potrebbe anche arrivare una rescissione, ma è meglio aspettare i colloqui tra entourage giocatore e Milan, resta sempre libero Badelj che non era tra gli obiettivi di Mirabelli, ma potrebbe diventarlo con il nuovo management.
Nei giorni scorsi Gianluca Di Marzio ha lanciato la bomba “Benzema” ed era tutto vero: trattativa impostata e portata avanti da Fattizzo e Mirabelli, con il benestare di Gattuso. C’era anche il “sì” del giocatore ed un’intesa di massima a 9milioni a stagione (più o meno lo stipendio di Bonucci, possibile partente), ora con Leonardo vedremo se il Milan deciderà di percorrere questa strada o di puntare su altri obiettivi (Morata? Higuain?), resta comunque l’idea di fare una punta “importante”.
Intanto, secondo voci e indiscrezioni potrebbe esserci già stato un incontro tra Leonardo e Gattuso per decidere come muoversi sul mercato, quel che è certo è che è nato un nuovo Milan e che si ripartirà da zero, sotto tutti i punti di vista, con l’obiettivo di riportare il club a lottare lì in alto, dove è sempre stato abituato.

 

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Milan, sentenza Uefa. Il commento dell’Avv. Felice Raimondo

Milan, sentenza Uefa. Il commento dell’Avv. Felice Raimondo

MILAN, SENTENZA UEFA – Davanti alla camera investigativa è stato un vero massacro. Fassone ha presentato dei business plan cinesi progressivamente modificati in peius. Quali? Eccoli: 1) maggio 2017 “in 4 anni avremo 230M dalla Cina”; 2) novembre 2017: “no, in 4 anni avremo 130M dalla Cina”, aprile 2018: “no, in 4 anni avremo 42M dalla Cina”.

In ogni business plan si è confermato sempre il rispetto del break even entro il 2021. Nelle pagine vengono citati accordi non vincolanti, quindi trattative, con diversi istituti finanziari per il rifinanziamento (prima HB, poi Merril), progetti di rimborso, ma nessun documento definitivo. La camera investigativa, inoltre, ha dato enfasi alla revisione di Ernst&Young in cui si afferma che a causa di situazioni di stress quali le performance economiche non eccezionali e il rifinanziamento del debito entro ottobre, esistono significativi dubbi sulla capacità della società di operare come azienda nel corso del tempo (continuità aziendale). Tra l’altro, dice la camera investigativa, nell’ultimo business plan non erano previsti aumenti di capitale, al contrario di quanto si vedeva nei precedenti due business plan già depositati.

Confermate le indiscrezioni sul VA, ci è stato rifiutato perché non abbiamo garantito su un fondo vincolato i prevedibili 165M di deficit del piano quadriennale. Ci siamo limitati a garantire i futuri aumenti di capitale, unitamente ad una lettera di intenti con HB in cui il club gli dava l’esclusiva per il rifinanziamento. La strategia di creare una MediaCo sana in cui far confluire tutti i crediti e utilizzare quella per il rifinanziamento è stata adottata fino a fine aprile 2018, quando il Milan è stato deferito alla camera Giudicante. Il 3 maggio il club ha confermato che la priorità è il pagamento del debito della controllante, perché senza aver risolto questo non si sarebbe potuto risolvere il debito del club.

Arrivati davanti alla Camera Giudicante abbiamo subito chiesto, anche come precauzione ex art. R57, comma 3, CAS, di poter visionare le informazioni finanziarie relativamente agli accordi con altri club a cui è stato concesso il SA: PSG, Manchester City e Inter. Richiesta rifiutata dalla UEFA con questa motivazione: c’è tutto sul nostro sito, andate lì. E comunque ne riparliamo in discussione orale (in realtà qui non ne hanno fatto alcuna menzione, stando al provvedimento). Il Milan, quindi, ha chiesto di far ascoltare due rappresentati di Elliott, ma poi il 19 giugno questi non si sono presentati. La squadra era composta da Fassone, Montanari, Cappelli, Aiello (GOP) e Sebastien Besson. Il quorum dei giudici è rimasto confidenziale in quanto lo prevede esplicitamente il FPF. Il Milan ha chiesto alla Camera Giudicante di rigettare la decisione della Camera Investigativa (aveva proposto la nostra esclusione per un anno), di offrirci un SA o di invitare la Camera Investigativa a rivalutare il caso per offrirci un SA. Infine imporre una misura proporzionata.

La Camera Giudicante ha bocciato le prime due richieste affermando che non ha competenza per rivalutare la concessione di un SA sulla base degli artt. 14, 16 (soprattutto) e 19 delle regole procedurali. Per quanto riguarda l’ultima richiesta, quella di un trattamento equo, la Camera Investigativa ha affermato come il Milan all’udienza orale abbia presentato un documento di Project Red Black (Elliott) in cui si certificava che nella eventualità in cui avesse dovuto assumere il controllo, avrebbe garantito al club tutto il supporto necessario anche nel rispetto dei parametri UEFA. La Camera Investigativa però non ci ha sentito da quell’orecchio, in quanto, per loro, la combinazione di una serie di fattori unici ha determinato la decisione di proporre l’esclusione del club: il break even è solo uno degli elementi violati; il business plan dalla Cina è progressivamente diminuito; c’è grande incertezza sul fatto che se il Milan non dovesse ripagare il debito, cambierebbe il controllo e ci sono dubbi sull’effettivo rifinanziamento; inoltre solo un rifinanziamento del debito per tutto il periodo coperto dal SA poteva garantire un SA; non si conoscono le possibili conseguenze di un cambio di controllo; la società di revisione sottolinea i rischi relativi alla continuità aziendale, legati appunto al rifinanziamento; il prospetto di bilancio che termina nel 2018 presenta un deficit dovuto al massiccio investimento in giocatori, contrariamente al consiglio dell’investigatore capo. La Camera investigativa, quindi, ha condiviso tutti questi elementi. Inoltre ha aggiunto che se anche avesse avuto la possibilità di rivedere il SA, non lo avrebbe potuto fare perché il club fino al 2019/2010 avrebbe avuto un significativo discostamento, raggiungendo il break even solo nel 2020/2021.

Su queste basi si è reputato difficile contestare la mancata concessione del SA. Il break even complessivo è stato di 146M nell’ultimo triennio, con un discostamento di 121M dal margine previsto di 25M (rapportato all’ultimo semestre gen-giu 2017). Veniamo alle misure disciplinari: la camera investigativa ha ritenuto di aver sempre trattato i club con equità, ed ha fatto riferimento ai club esclusi per i debiti scaduti (zappa sui piedi?). Inoltre porta come esempio la Dynamo Mosca, esclusa per un grande deficit (dovuto anche ad una massiccia campagna acquisti), e che altrimenti avrebbe partecipato alla competizione in condizione non uguali ad altri club (vantaggio). Il Milan all’udienza orale, in ultima istanza, ha chiesto che la pena, qualora fosse comminata, venisse sospesa. La Camera Giudicante non lo ha concesso sulla base di quanto già detto in precedenza (break even, business plan cinese diminuito, rifinanziamento, cambio di controllo). Per questo motivo hanno ritenuto giusto escludere il club per un anno.

Avv. Felice Raimondo 

(https://avvocatodeldiavoloblog.wordpress.com)

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Cessione Milan: dal comunicato di Commisso al cambio di advisor di Li. La partita non è finita

Cessione Milan: dal comunicato di Commisso al cambio di advisor di Li. La partita non è finita

CESSIONE MILAN: DAL COMUNICATO DI COMMISSO AL CAMBIO DI ADVISOR DI LI – E siamo al quarto stop, ma questa volta Mr. Commisso non ci sta. Un comunicato chiaro, diretto, sincero. “Malgrado gli sforzi e le speranze di Mr. Commisso di giungere presto ad un accordo, appare chiaro che l’attuale proprietario non abbia intenzione di concludere l’accordo tempestivamente e in termini accettabili“.

Parole che rimbombano nella serata milanese, dopo una giornata di silenzio e quiete che faceva – forse – presagire l’imminente tempesta. Quando le parti sembravano vicine ecco l’ennesimo intoppo e Rocco Commisso esce allo scoperto con un comunicato studiato ad hoc con Auro Palomba e Community Group.

Chiusura definitiva o strategia aggressiva per mettere ulteriore pressione all’attuale proprietario del Milan e metterlo spalle al muro? Questo lo sapremo, si dice che la notte porti consiglio, ma qui tra fusi orari Nyc – Milano – China, non sappiamo bene dove sia giorno e dove sia calato il sole. La sensazione è che la trattativa non sia chiusa (forse) e che Commisso abbia rilanciato con forza il pallone nel campo di Li che ora dovrà prendere delle decisioni, visto che il tempo stringe e il fondo Elliott attende sornione.

Qualcosa però si muove, il presidente cinese ha delegittimato il suo advisor della trattativa, l’avvocato Agostinelli (Colui che insieme a Fassone porto il fondo Elliott nel momento cruciale della trattativa di acquisizione del Milan…) ed al suo posto ecco uno studio con sede sia a New York che ad Hong Kong: White And Case.

Cosa vuol dire questo? Lo scopriremo, la sensazione è che però si possa tornare al tavolo delle trattative, ma sappiamo anche che al momento Li Yonghong sarebbe tutt’altro che spaventato o preoccupato, anzi avrebbe i 32 milioni e sarebbe pronto ad andare avanti ancora.

Ormai è una partita di poker, purtroppo sulla pelle di chi non lo merita, il Milan ed i suoi tifosi, ora però tra fold e bluff, forse è arrivato il momento di fare “Vedo”.

PBP

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Milan, il nuovo socio e la lotte di potere

Milan, il nuovo socio e la lotte di potere

Welcome to…Ac Milan.
Inutile girarci intorno, la sensazione è che questa volta siamo davvero arrivati ad un punto di svolta.
Dopo giorni di rumors, chiacchiere, ipotesi ora sembrerebbe iniziare a a delinearsi un quadro che va via via definendosi sempre di più, ma senza ancora far scoprire il soggetto ritratto.

STOP.
Ecco, il pezzo che avevo iniziato a scrivere era così, come leggete poco sopra.
Poi è bastato un attimo, per dover cambiare di nuovo tutto.
Ma cerchiamo di ricostruire la giornata:
le notizie in mio possesso ieri mattina, dopo aver confrontato non certo una singola fonte, mi dicevano con certezza che a Nyon il Milan non sarebbe andato da solo, ma con emissari del nuovo socio.  Al primo giro resto di sasso, alla seconda conferma diventa quasi certezza, lo comunico.
Verso il primo pomeriggio, mi arrivano ulteriori conferme sull’adviser che è GoldmanSachs, ma solo nel ruolo di adviser, ne finanziatore, ne in equity: altra notizia.
Ero sereno, aspettavo nuovi sviluppi e poi?
E poi la “frenata”.

Assurdo? Io sbianco, inizio ad attaccarmi al telefono.
Cerco di capire, indagare.
“Il presidente valuta, prende tempo, non si arrende.”
Sarà, come sempre in questa storia, fotofinish.

LOTTA DI POTERE
Non mi viene altra parola per descrivere quello che sta succedendo.
Tre correnti:  Marco Fassone, GoldmanSachs e gli eventuali nuovi soci da un lato, Yonghong Li ed eventuali vecchi amici dall’altro, con sullo sfondo del quadro il fondo Elliott.
Esatto, non sorprendetevi ma è proprio così.
Li Yonghong prende tempo e vuole arrivare fino all’ultimo, strappare le migliori condizioni (e valutare possibili altre offerte) nel caso, ma la verità è che alimenta la speranza di trovare aiuti dalla Cina e ricevere i 32 milioni che dovrà versare da qui a fine giugno per tornare in pieno comando. Dall’altro lato da Goldmansachs filtra il nervosismo dei potenziali nuovi soci che iniziano a diventare insofferenti ai tira e molla di Li, in ultimo resta Elliott.
Lo sappiamo, il fondo di Paul Singer è in attesa, appostato che aspetta il susseguirsi degli eventi ma già pronto, anzi prontissimo a subentrare, con il “tifo” di qualcuno del Cda rossonero.
La situazione è questa ora, ma sicuramente in evoluzione, con il presidente LI che si gioca le sue carte fino in fondo e va avanti per la sua strada, da solo.
Oggi ci sarà il Cda e sarà caldo, per il momento possiamo solamente attendere il susseguirsi degli eventi.

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Milan China: introiti, incontri e trattative tra presente e futuro

Milan China: introiti, incontri e trattative tra presente e futuro

MILAN-CHINA – Purtroppo, per ora, Milan China non ha portato i risultati sperati. I circa 30 milioni di euro di introiti previsti sono diventati 5 al massimo, decisamente poca roba. La burocrazia è stato il primo grande ostacolo per lo sviluppo della company, infatti per la sola creazione della società e del team di lavoro ci sono voluti mesi.

COS’ È MILAN CHINA E COME È STATA COSTRUITA

Innanzitutto, Milan China opera tramite la holding “Rossoneri Sport Development Pechino LTD” con sede proprio nella capitale della Repubblica Cinese (indirizzo: distretto Chaoyang, Beijiing, East Third Ring Road, Building 34 e capitale sociale 350k).


Non tutti sanno che Milan China è una company interamente di proprietà dell’AC Milan, come lo sono Milan Real Estate e Milan Entertainment e che il rappresentante legale e D.G. è David Han Li.

Nell’organigramma societario troviamo il responsabile commerciale dell’ AC Milan Lorenzo Giorgetti, Marco Fassone, l’avvocato Cappelli (Studio Gop) e Zhang Wei, avvocato e collaboratore del presidente Li Yonghong. Per ora Milan China ha siglato partnership con V Win e con Alpenwater oltre ad un accordo chiuso con la China Next Generation, fondazione per lo sviluppo dello sport nelle scuole della Cina.

INCONTRI, TRATTATIVE E COOPERAZIONI

Qualche mese addietro c’è stato un incontro tra alcuni rappresentanti della Rossoneri Pechino Sport ed il sindaco (e segretario del partito) del distretto di Wuhou della provincia del Sichuan. Si sarebbe discusso di nuove prospettive di sviluppo, della possibile espansione del marchio Milan China e di nuovi investimenti.

Nel mese di maggio c’è stato un appuntamento tra i dirigenti di Milan China, capeggiati dal direttore generale Zhang Wei ed una delegazione guidata dal presidente della Mixi Lake Investment (www.csmxh.com), società fondata nel 2009 a controllo statale; oggetto dell’incontro, la ricerca di un accordo di cooperazione per la costruzione di nuove strutture sportive.

Sempre nel mese scorso Milan China sigla la partnership con la squadra cinese del Guizhou Hengfeng, club che milita (per ora con poca fortuna) nella massima serie cinese. La partnership è stata voluta fortemente dal presidente Li Yonghong e dalla presidentessa Ms Wen Xiaoting, figlia del presidente della società Guizhou Zhicheng Enterprise GRoup Invevestment co. Ltd, che abbiamo conosciuto durante la conferenza stampa di presentazione del progetto avvenuta presso Casa Milan.

E il futuro di Milan China? Magari qualcosa bolle in pentola per le prossime settimane e noi – nel caso – saremo in prima linea per raccontarvelo.

Aggiornamento delle ore 20:11 – Altra piccola curiosità per quel che riguarda Milan China: abbiamo scoperto che Marcus Kam non è più il Chief Executive Officer di Milan China da dicembre 2017.

PBP & SALVATORE LIUZZO

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Milan-Uefa: la memoria difensiva, la strategia e il bilancio a -65

Milan-Uefa: la memoria difensiva, la strategia e il bilancio a -65

MILAN-UEFA: BILANCIO A – 65 MILIONI E AFFAIRE “MILAN CHINA”

Come abbiamo anticipato ieri, trapelano altre interessanti novità sulla vicenda Milan/UEFA/Europa League. Innanzitutto, l’udienza avanti la “Camera Giudicante” è fissata per il 19 giugno, non più per il 7, e la sentenza dovrebbe quindi essere emessa qualche giorno dopo. Ciò per poter valutare al meglio sia la memoria difensiva presentata dalla società (e redatta dall’Avvocato Roberto Cappelli (GOP) e da uno dei padri del FFP, il professor Umberto Lago), sia quanto sarà spiegato in occasione dell’udienza del 19 ad eventuale integrazione di essa e in risposta alle eventuali richieste di chiarimento della Corte.

Parliamo di un fascicolo di circa una trentina di pagine, un dossier che la società ritiene “forte e completo. Anche i difensori si dicono fiduciosi, perché fondato sull’evidente miglioramento (non solo prospettico, ma già in parte verificatosi) dei conti del Milan, che prevede di chiudere il bilancio 2017/2018 con un passivo di 65 milioni di euro, e non a – 85 come era stato invece previsto dal budget illustrato dall’AD rossonero Marco Fassone sin dall’Assemblea del novembre 2017. Il dato appare particolarmente positivo anche in considerazione del fatto che tra i ricavi figura solo una piccola parte di quei 35 milioni di Euro che il Milan contava di realizzare in questo esercizio grazie all’attività di Milan China, ma la partenza dell’iniziativa – in grave ritardo per mal valutate difficoltà burocratiche – ha depresso oltre ogni misura questa fonte di fatturato. Un problema? Certamente. Ma anche la controprova che – come spiegano Cappelli e Lago nella loro memoria – l’apporto di Milan China non è al momento decisivo per il miglioramento dei conti rossoneri.

L’ UEFA aveva infatti negato il Settlement Agreement, sostenendo che la previsione per Milan China era eccessivamente ottimistica (quantomeno nei tempi di realizzazione dei benefici attesi). Ma il Milan aveva presentato sin da allora una c.d. “sensitivity analysis” (e cioè un’analisi di scenari comparati) che dimostrava come anche abbattendo del 75% i ricavi sperati, i conti sociali poteva registrare una evidente inversione di tendenza al c.d. “margine operativo lordo” (e cioè il risultato dovuto all’attività caratteristica di una società e non influenzato, ad esempio, dagli ammortamenti su un parco giocatori molto accresciuto, che appesantisce il deficit del Milan), annullando o riducendo significativamente l’apporto di nuova “cassa”. Ma l’UEFA aveva bellamente ignorato questo stress test, ora confermato anche da quanto effettivamente accaduto.

Lo stesso era accaduto quanto ai dubbi sulla continuità aziendale: il provvedimento di diniego del S.A. citava sì le osservazioni di sindaci e revisori, ma “censurava” inspiegabilmente le valutazioni finali degli organi di controllo che superavano ogni dubbio al riguardo, anche in considerazione delle dichiarazioni fatte in proposito da Elliot, principale creditore. Come già detto nel pezzo scritto su queste pagine (e su quelle di Tuttosport), queste sono solo alcune delle stranezze contenute nel famoso dispositivo consegnato dall’UEFA, tra cui ricordiamo il particolare suggerimento di escludere il Milan dall’Europa, dato dalla camera di investigazione a quella giudicante.

STABILITÀ DELL’ASSETTO PROPRIETARIO

Ovviamente nella memoria si è trattato anche il tema dell’assetto della proprietà, e della sua stabilità. Il Milan, a questo riguardo, ricorda come all’Inter sia stato correttamente concesso il Seattlement Agreement, senza richiedere alcuna garanzia al riguardo, tanto che dopo soli 6 mesi la società ha cambiato padrone, senza che ciò – giustamente – abbia causato alcuna rimostranza da parte dell’UEFA. Peraltro, come gli esperti di economia aziendale sanno, la stabilità di tale assetto non è affatto un valore assoluto (basti pensare ai vantaggi per gli azionisti della cosiddetta “contendibilità) e, in ogni caso, è ovvio che esso non dice un bel nulla sulla bontà dei conti di una società. E sono essi a dover contare nelle valutazioni dell’UEFA, non le caratteristiche “giuridico-antropologiche” della proprietà, ovvero la sua (più o meno dichiarata) intenzione di mantenere il controllo almeno per un lungo periodo di tempo. Insomma: il Milan ha lavorato con cura a questo ricorso, e i suoi difensori sono fiduciosi, se la decisione sarà presa conformemente alle regole.

Ma vi è anche qualche preoccupazione: si temono scelte “politiche” più che giuridico-economiche; si teme in particolare che il trattamento riservato alla società rossonera sia utilizzato come monito da indirizzare, ed esempio, al PSG, per dimostrare che la Federazione Europea non esita a punire pesantemente una società con un blasone importante come quello milanista. Inoltre, altra curiosità interessante, non tutti forse sanno che nella camera giudicante c’è un ex dirigente OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), organo da sempre in prima linea nella lotta contro i paradisi fiscali e fondi offshore. E potrebbe quindi esserci anche il tema di una professionale diffidenza verso una proprietà che ha fatto arrivare ingenti somme da Hong Kong e da giurisdizioni caraibiche in modo spesse poco trasparente (anche se ciò è pratica diffusissima nelle transazioni con società finanziarie e non solo dell’estremo oriente).

Per concludere: la memoria difensiva consegnata ha firme importanti e di peso (Cappelli-Lago).
La palla è ora nel campo dell’UEFA, della quale si teme il desiderio di prendere “provvedimenti esemplari”, anche se di taglio assai diverso da quello usato fin qui, in casi simili e talvolta anche meno virtuosi. Ovviamente, da qui a immaginare il Milan già nell’urna ne passa; diciamo che in casa Milan sono fiduciosi di avere fatto tutto il possibile ma in ogni caso “molto cauti”. Nel caso, comunque, sarà #RoadToLosanne.

NEWS PROPRIETARIE

Nel mentre, da una parte c’è il fondo Elliott che viene definito “caldo”, dall’altra c’è la parte cinese che dopo una missione in gran segreto in Italia (appuntamenti per Holding, Uefa e partners), sembra giocare una sorta di partita a scacchi con  Li Yonghong che fa di tutto per non mollare il colpo e restare in pista.

Resta viva l’idea di un socio di minoranza: si tratta di una possibilità concreta e sul tavolo di Li ci sono diverse opzioniIntanto i soldi dell’ ultima tranche del penultimo aumento di capitale, quella da 10 milioni di euro per capirci, sono arrivati lunedì (e disponibili da martedì, per ragioni collegate al sistema swift di trasferimento fondi tra banche non corrispondenti) e ora tocca attendere fine mese per gli altri 30 milioni dell’ ultimo aumento di capitale che è stato “tirato” qualche giorno faSe dovessero arrivare anche questi ultimi quattrini si tratterebbe di un importante prova di forza del presidente Lidiversamente il fondo americano sarebbe pronto ad entrare in gioco, come si paventa dall’inizio di questa storia infinita. MilanElliott?

PBP

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