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#MercoledìMeteora: Mario Pasalic, l’eroe di Doha

#MercoledìMeteora: Mario Pasalic, l’eroe di Doha

Eroe per una notte dell’ultima coppa alzata dal Milan.

Spesso parliamo di meteore che non hanno lasciato alcun segno nella storia del Milan. Giocatori spariti, rinati in altre squadre, giocatori che hanno giocato poco e che non hanno lasciato un buon ricordo nella mente dei tifosi rossoneri.

Il caso di Mario Pasalic è alquanto singolare. Approda al Milan tra lo scetticismo generale, in un periodo in cui il mercato era dettato da operazioni di prestito o di parametro zero. Pasalic veniva dal Chelsea, o meglio era di proprietà del Chelsea. Dopo un paio di prestiti all’ Elche e al Monaco Pasalic giunge a Milano sponda rossonera nella stagione 2016-2017. Sono forse le poche aspettative su di lui a farlo giocare libero e privo di pressioni.

Il centrocampista croato col passare del tempo acquisisce sempre più sicurezza, diventando uno dei perni fondamentali del Milan di Montella. Ha corsa, inserimento, e fisico. Tecnicamente ha tanto da migliorare, ma riesce a ritagliarsi uno spazio importante. Regala 3 punti pesantissimi a Bologna, in 9 contro 11, dopo la magica azione di Gerard Deulofeu, insaccando alle spalle del portiere rossoblù.

Il motivo per cui ricordiamo di più Mario Pasalic è indubbiamente la finale di Supercoppa italiana a Doha contro la Juventus. Dopo una partita estenuante riesce a rimanere lucido e a realizzare il rigore decisivo nella lotteria finale, con una botta di potenza sotto la traversa. Spensierato, deciso, libero. Esattamente come quando era arrivato.

Purtroppo le innumerevoli vicende attorno al contesto Milan di quel periodo (e le richieste non comode del Chelsea) porteranno alla separazione (con la fine del prestito) al termine della stagione. Ora Pasalic è uno dei punti di forza dell’Atalanta di Gasperini e tanti milanisti rimpiangono il mancato riscatto del talento croato, che rimarrà semplicemente una delle tante meteore del Milan.

Photo Credits: acmilan.com

Enrico Boiani

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Milan Femminile, al via il calciomercato: il punto della situazione

Milan Femminile, al via il calciomercato: il punto della situazione

Serie A femminile chiusa, qualificazioni per gli Europei femminili rimandate, posto Champions sfumato: inizia così l’estate per le calciatrici del Milan Femminile, certamente non soddisfatte dell’esito della chiusura della stagione, che ha visto svanire il sogno europeo a favore della Fiorentina Women’s, medaglia d’argento del campionato.

Metà giugno ed un campionato a cui pensare: si aprono così le praterie del calciomercato – patteggiando fin da ora la licenza poetica di usare tale termine, per quanto improprio, non essendoci di mezzo contratti ma accordi economici, non calciatrici professioniste ma atlete dilettanti –: per il terzo anno la dirigenza rossonera si trova a dover progettare per la stagione prossima una squadra ancora più solida, ancora più competitiva, per puntare di diritto ai primi due gradini del podio. Secondo questa prospettiva il bilancio di questi due anni di Milan Femminile possono dirsi infelici ed incoraggianti al tempo stesso: due terzi posti, giunti alla fine di percorsi separati ma neanche troppo diversi, non sono certo soddisfacenti per una compagine che punta all’Europa e con tutte le carte in regola per raggiungere l’obiettivo, ma non possono certo essere considerati un completo fallimento per una squadra che due anni fa ancora doveva nascere.

Su questi presupposti, la situazione in cui quest’estate la dirigenza rossonera si troverà ad operare vede una base di partenza discretamente solida, affermatasi nel corso di queste due stagioni, costituita da un buon mix di giocatrici giovani ed esperte, straniere ed italiane, con una buona prospettiva di progresso grazie anche alla crescita del settore giovanile.

I movimenti sul mercato femminile di quest’estate saranno dunque da collocare all’interno di questa cornice: un cosiddetto “zoccolo duro” di rinnovi su cui lavorare per trovare il giusto accordo economico, un’uscita delle giocatrici che hanno trovato meno minutaggio – o continuità – nel corso dei due anni, a favore di arrivi studiati e ragionati, al fine di alzare il livello complessivo della rosa senza snaturare un progetto già felicemente avviato sotto la guida di mister Maurizio Ganz.

I nomi per il momento più gettonati in uscita sono pertanto quelli di Manieri, Bellucci, Capelli, Zanzi e Mendes, da collocare tra le giocatrici “ai margini” del progetto o perlomeno del fattore campo; Begic, Lady Andrade, Carissimi e Heroum, i quattro nomi che nel corso dell’anno non sono riusciti ad imporsi e più di una volta hanno lasciato un senso di incompiutezza. Si tratterebbe dunque di un rinnovamento non di poco conto dal punto di vista numerico, ma in qualche modo inevitabile sotto una prospettiva progettuale, sia come crescita di squadra sia come crescita di più ampio respiro del settore femminile.

Nell’opposta direzione, quella delle possibili entrate, il contingente sembra già essere stato individuato, ma è ancora presto per fare nomi: le prospettive sembrano portare verso profili in buona parte internazionali, con esperienza e un bagaglio tecnico necessario per alzare l’asticella del Milan Femminile, che intanto dovrebbe mantenere in casa rossonera i giovani talenti tra settore giovanile e prima squadra – come Longo e Tamborini -. Da aggiungere alla prospettiva finora descritta si possono aggiungere due casi, ancora decisamente aperti ma non impossibili: da una parte il possibile rientro di Anita Coda dal prestito al Napoli, ma il suo destino potrebbe vederla per un altro anno in prestito ad un’altra squadra – magari mantenendo la massima serie -, dall’altra parte si potrebbe scorgere il possibile ritorno di una giocatrice certamente ben voluta a Milano e dai tifosi rossoneri.

E siamo solo all’inizio.

 

Foto Credits: ACMilan.com

Lucia Pirola

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Juventus-Milan 0-0, the day after! Si ritorna in campo… o quasi!

Juventus-Milan 0-0, the day after! Si ritorna in campo… o quasi!

JUVENTUS-MILAN – Dopo 96 giorni si torna in campo… ma il Milan aspetta il secondo tempo per farlo. La squadra rossonera sembra spaesata e la Juventus ne approfitta imponendo il proprio gioco fin dai primi minuti. Douglas Costa sfiora subito il goal e dopo pochi minuti ecco il primo episodio chiave della partita.. un’ingenuità di Conti provoca il calcio il rigore, Ronaldo va alla battuta e Donnarumma con una leggera ma decisiva deviazione spedisce il pallone sul palo e nega la gioia al calciatore portoghese tenendo il Milan a galla. Sullo sviluppo dell’azione però, vuoi per la carica agonistica del rigore sbagliato dagli avversari, o per la rabbia dell’ennesimo rigore assegnato contro, Rebic si avventa su un pallone in modo irruento e scomposto e si prende il cartellino rosso. Il Milan già in difficoltà fin a quel momento, sparisce del tutto fino al secondo tempo e lascia il pallino del gioco in mano alla squadra bianconera, che più volte va vicino alla rete del vantaggio.

Nel secondo tempo, complice un inevitabile calo fisico di entrambe le squadre, i rossoneri sembrano riuscire a tenere leggermente meglio il campo. Pioli ci prova mettendo in campo Leao al posto di Bonaventura, ma la storia della partita non cambia. Il Milan non riesce ad impensierire la difesa bianconera e stenta a creare azioni pericolose. La partita svolge inevitabilmente al termine senza grosse emozioni e la Juventus va in finale… con due pareggi tra andata e ritorno.

Le assenze di T. Hernandez, Ibrahimovic e Castillejo hanno sicuramente pesato non permettendo alla squadra rossonera di aver a disposizione gli unici giocatori che avrebbero potuto sbloccare la partita.

DONNARUMMA – La presenza del ragazzo di Castellammare di Stabia tra i pali è una sicurezza per tutta la difesa e per la squadra. Riesce a neutralizzare il rigore di Cristiano Ronaldo tenendo il Milan in partita fino alla fine. Per lui quello dell’altra sera è il nono rigore parato in partite ufficiali, in Coppa Italia oltre al rigore parato a Ronaldo, spiccano i rigori parati contro la Lazio a Milinkovic Savic e Lucas Leiva che hanno permesso al Milan di andare in finale nella stagione 2017-2018 e 5 rigori in campionato (Belotti, Ljalic, Ciano, Chiesa, Babacar). Per ultimo il rigore più importante, quello parato a Dybala che ha permesso al Milan di alzare la Supercoppa Italiana (2016).

Sarà una lunga estate di calcio, con un occhio al mercato, e il rinnovo di Donnarumma sarà un tassello fondamentale per il futuro del Milan.

LA FASE DIFENSIVA – Buona la prova difensiva della squadra. Romagnoli e Kjaer hanno disputato una buona partita non commettendo particolari errori e dando sicurezza alla squadra. E’ la coppia centrale che offre più garanzie a Pioli e alla quale si affiderà da qui al termine della stagione. Calabria, già in difficoltà nelle ultime uscite a destra, è stato proposto a sinistra con pessimi risultati. Soprattutto nel primo tempo un’infinità di palloni persi non hanno mai permesso al Milan di riuscire a rifiatare gestendo il possesso palla. Nel giudizio di Conti pesa sicuramente l’ingenuità che ha portato al calcio di rigore. Per lui qualche bel recupero in fase difensiva e praticamente nullo in fase offensiva.

La mancanza di T. Hernandez si è fatta sentire, e anche molto, ma dalla prossima partita di campionato sarà lui il titolare fisso. Dall’altro lato fino al termine del campionato Conti e Calabria si giocheranno la loro riconferma per la prossima stagione. I dirigenti del Milan dovranno sicuramente intervenire sul mercato per portare in rossonero un terzino destro che finalmente non faccia rimpiangere i giocatori del passato.

LA FASE OFFENSIVA – C’è poco da dire… praticamente nulla. La squadra di Pioli dopo il lungo stop forzato è scesa in campo con tanta confusione in testa, probabilmente sopraffatta anche dall’aggressività iniziale della Juventus che fin da subito ha tenuto alto il ritmo del pressing e del gioco, lasciando al Milan poco tempo per pensare. Avendo poco tempo per ragionare, e soprattutto non avendo un’idea chiara di gioco in testa, la squadra rossonera ha praticamente lasciato per tutto il primo tempo la palla in mano alla squadra di Torino. L’espulsione di Rebic ha condizionato la prestazione offensiva, ma fino ad un certo punto. Anche nei primi minuti, con le squadre in parità numerica, era chiaro che in fase offensiva il Milan sarebbe stato poco pericoloso.

La sterilità in zona offensiva è purtroppo il problema che ha contraddistinto tutta questa stagione. Con soli 28 goal segnati in campionato il Milan è il 4° peggior attacco del campionato dopo Spal, Brescia e Udinese. Serve un cambio di rotta al più presto per cercare di centrare l’ultimo obbiettivo stagionale che rimane, l’Europa League.

 

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

 

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#MercoledìMeteora: l’inizio della fine di Alessio Cerci

#MercoledìMeteora: l’inizio della fine di Alessio Cerci

Come un figliol prodigo di ritorno dal calcio che conta.

Succede spesso che alcuni giocatori siano baciati dalla fortuna, o dal talento, o da un mix di elementi e nel corso di una stagione sembrino tra i migliori al mondo. Chimica con l’allenatore, con i compagni, con la piazza e con sé stessi.

È successo in quel magico 2013-2014 per il Torino e in particolare per Alessio Cerci. Con Ciro Immobile ha formato la coppia gol più prolifica del Campionato, tanto da portare il Torino in Europa League. Succede anche, in queste occasioni, che i pezzi pregiati dei “one season club” vengono ceduti ai grandi club per fare cassa e ripartire, magari consolidando un po’ tutta la squadra.

Fino a qui sembra tutto normale e difatti dopo la grande stagione al Toro Alessio Cerci passa all’Atletico Madrid, nel “calcio che conta”. Peccato però che tra le file dei Colchoneros veda pochissimo il campo, e nell’auspicio di trovare più spazio decide, un anno dopo, di tornare in Italia, con la maglia del Milan.

La fine (calcistica, s’intende) di Alessio Cerci inizia proprio qui. Dopo il Torino e il seguente passaggio all’Atletico non ha più ritrovato il ritmo, i gol e le prestazioni passate. Nel Milan realizza tante presenze ma incide pochissimo, e negli anni successivi le cose di certo non migliorano. Approda al Genoa, al Verona e infine alla Salernitana, in Serie B.

Una salita veloce seguita da una discesa ancor più rapida. Purtroppo per tutti la parentesi rossonera di Alessio Cerci è avvenuta all’inizio di quella rocambolesca discesa. Forse ne è stata addirittura la causa, fatto sta che l’ala destra ex Torino entra di diritto nel catalogo delle tante meteore passate dal Milan.

Photo Credits: 90min.com

Enrico Boiani

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Dalla FIGC stop alla Serie A femminile. Vale chiamarlo “passo indietro”?

Dalla FIGC stop alla Serie A femminile. Vale chiamarlo “passo indietro”?

Nei giorni dell’anniversario del colpo di scena più sorprendente degli ultimi anni, ovvero la splendida impresa delle Azzurre nei Mondiali Femminili di Francia 2019, un altro tipo di rivelazione coinvolge il calcio italiano: la Serie A femminile non ripartirà.

A deciderlo il Consiglio Federale FIGC, chiamato a stabilire il da farsi all’interno di un contesto molto controverso per differenti volontà di squadre e giocatrici: «Squadre frammentate, calciatrici non hanno mostrato unione nel voler ricominciare» ha dichiarato Ludovica Mantovani, presidente della Divisione Calcio Femminile.
Il bilancio tra volontà di stop e ripartenza cadeva infatti nettamente a favore del primo, con una minoranza di sole 4 squadre desiderose di riprendere il campionato interrotto e disputare le poche partite rimaste da giocare. Nella stessa mattinata di lunedì 8 giugno tutte le giocatrici di Serie A avevano avuto modo di esprimersi attraverso una lettera in cui, a nome di tutte, venivano specificati tutti quei principi che facevano – e fanno tuttora – parte della base comune di accordo: no a playoff e playout («o scendiamo tutte in campo o non ci scende nessuna»), necessità di riforme al sistema, maggiori tutele per far fronte alle fragilità strutturali, avvicinamento al professionismo.

La decisione di non riprendere il campionato non è dunque imputabile ad una presa di posizione pro o contro atlete, pro o contro società, proprio per quanto espresso dalle calciatrici in chiusura della lettera: «Come sempre fatto, non ci esprimiamo in merito alla prosecuzione o meno di questa stagione. Siamo consapevoli che potrebbe essere per noi un’opportunità riprendere, ma crediamo anche che l’opportunità vera emersa in questi mesi, o forse una necessità non più procrastinabile, sia quella di spingere verso l’alto questo sistema, facendolo crescere e mettendo le giuste basi per elevarci come calciatrici, assieme ai nostri club e alla nostra federazione, per dare sostanza e risorse vere a questo pezzo di calcio che già a livello d’immagine è nel cuore di molti».

Ecco dunque l’epilogo della stagione 2019/2020, che ha lasciato di stucco alcuni club, tra cui proprio il Milan femminile: Juventus Women prima in classifica ma non vincitrice dello scudetto, titolo non assegnato, Fiorentina seconda in classifica davanti al Milan, e dunque in Champions League, grazie all’algoritmo. Orobica e Tavagnacco retrocesse, Napoli e San Marino promosse in Serie A.

Tanto si è letto e tanto si è detto su quale colossale passo indietro sia questa decisione per il calcio femminile italiano, sorte quasi ironica nell’anno che avrebbe dovuto invece sancire l’affermazione dell’intero movimento dopo il boom dei mondiali femminili di appunto un anno fa.
Certo, la decisione di chiudere le porte alla ripresa del campionato  – dopo la dichiarazione di un fondo a disposizione delle squadre per concludere le gare rimanenti – suona discordante rispetto all’impegno dedicato alla ripresa della Serie A maschile, pronta a ripartire a giorni, ma al netto della decisione presa dal Consiglio Federale FIGC è complesso dare un giudizio univoco sulla bontà o meno della scelta. Si può definire un “passo indietro per il calcio femminile” una scelta basata sulla fragilità di un sistema che sicuramente avrebbe trovato molte difficoltà se messo di fronte alla disposizione di riprendere allenamenti e campionato, con tutte le necessità della messa in sicurezza delle strutture? Anche la decisione opposta avrebbe suscitato sicuramente controversie, poiché sarebbe stata espressione della volontà di sole 4 squadre su 12, dunque una netta minoranza, senza contare gli stessi fronti interni delle giocatrici non pienamente convinte di avere sufficienti tutele per permettere di scendere in campo senza preoccupazioni.

Ora, al netto delle polemiche già sorte intorno alla scelta espressa dal Consiglio Federale, il da farsi si focalizza necessariamente in un’unica direzione: concentrarsi su ciò che sarà la Serie A femminile 2020/21, cercando di “spingere verso l’alto questo sistema“ quando ormai i tempi sembrano essere maturi.

 

Photo credits: acmilan.com

Lucia Pirola

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Come sarà il Milan che verrà: S.Siro, sponsor e campo con le parole di Casper Stylsvig a Sportcal

Come sarà il Milan che verrà: S.Siro, sponsor e campo con le parole di Casper Stylsvig a Sportcal

 

IL NUOVO S.SIRO – 60.000 posti, un costo di 1,2 miliardi di euro totali per l’intero distretto sportivo e di intrattenimento (di cui 300 milioni per lo stadio vero e proprio): un grande progetto che prosegue e che nemmeno le difficoltà economico-sanitarie degli ultimi mesi hanno frenato.
La prospettiva del Milan (e dell’Inter) è quella di chiudere ogni discorso burocratico entro e non oltre il 2020 (ma si spera entro la fine dell’estate) così da mettere in moto l’intera macchina operativa per il 2021, completare la costruzione dello stadio entro il 2024 e l’intero distretto sportivo entro il 2026, anno delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Tra pochi mesi quindi si conoscerà anche chi avrà vinto tra i due progetti rimasti in gara, “La Cattedrale” di Popolous e “Gli Anelli di Milano di Manica-Sportium.
Qual è dunque l’ultimo ostacolo?
Le celeberrime cubature of course, ma la differenza tra la proposta del Comune e la richiesta delle due società è molto bassa e come per il calciomercato quando entrambe le parti vogliono chiudere la trattativa si arriverà ad un accordo a metà strada che accontenti entrambi.
Ma quanto è importante lo stadio?
Due testimonianze in merito: da una parte Lorenzo Pellegrino, AD di Skrill, nuovo partner rossonero, intervistato da noi un paio di settimane fa si esprimeva così: “tra quattro anni, alla fine dell’attuale contratto, io vorrei rinnovare la partnership anche in vista del fatto che ci sarà un nuovo stadio e di conseguenza la visibilità che otterrò sarà maggiore”.  E qui avverrà un primo cambiamento che farà piacere agli attuali sponsor e sarà attrattivo per quelli futuri, con le nuove aree hospitality dedicate ai partner che ora non sono all’altezza degli standard europei.
L’altra testimonianza arriva dallo stesso Casper Stylsvig, dal marzo 2019 Chief Revenue Officer del Milan intervistato da Sportcal: “avere un nuovo stadio è assolutamente fondamentale sia dal punto di vista economico sia da quello della sicurezza, creerà attrattiva e sarà una spinta per l’economia locale creando anche posti di lavoro. Non ci saranno contraccolpi legati alla pandemia in corso, anzi semmai è diventato ancor più importante ora per l’economia locale questa iniezione finanziaria rappresentata dalla costruzione del nuovo stadio
Il nuovo S.Siro non sarà solo calcio, non sarà solo la casa di Milan e Inter ma verrà circondato da negozi, bar e ristoranti, centri di cultura e tempo libero all’aperto e al chiuso, una pista per correre e una per le biciclette, una palestra all’aperto, uno skateboard park, campi da calcetto e un museo dello sport, la maggior parte di questi gratuiti.
Continua Stylvig a Sportcal:“Quando iniziamo a confrontare i numeri dello stadio con quelli degli altri club, ci rendiamo conto di quanto siamo indietro, è un’area di crescita enorme. Il nuovo S.Siro ci consentirà anche di implementare nuove  tecnologie  che renderanno l’intera esperienza dei fan molto più ampia e molto più interattiva”
Aria di novità quindi, come quella ad esempio di creare legami tra i partner; da questa stagione il Milan collabora con l’agenzia inglese di marketing digitale WePlay, collaborazione che ha portato ad un aumento del 7,5% delle vendite dei biglietti ma non solo, la stessa Skrill consentirà procedure di pagamento legate al ticketing e all’ e-commerce più rapide ed efficienti per quanto riguardo merchandising e biglietti.

AUMENTO DEI RICAVI E RICERCA DI NUOVI SPONSOR – Vi abbiamo già parlato della nuova squadra commerciale allestita da Gazidis tramite lo stesso Casper Stylsvig, squadra che ha come responsabile Maikel Oettle, in precedenza all’agenzia IMG.
Un  gruppo nato per avere un approccio diretto e personale con i nuovi partner: “siamo un club globale e abbiamo bisogno di marchi globali per proseguire nel nostro percorso. I grandi marchi stanno spendendo più soldi che in passato in risorse digitali, quindi gran parte della loro spesa si concentra nel marketing digitale  e se vogliamo attirare alcuni di questi grandi marchi  mondiali, dobbiamo seguire anche noi questa tendenza, investendo e potenziando i nostri social network”, ha detto ancora Stylsvig a Sportcal.
Cosa fare quindi in un momento storico come questo, con un Milan che non attraversa certo una fase di splendore calcistico? Risponde sempre Casper Stylsvig: “Aumentare i ricavi è cruciale perché è uno degli aspetti che possiamo controllare direttamente, un’area che possiamo far crescere in particolare è quella delle partnership. Non possiamo controllare ciò che sta accadendo in campo, ma possiamo controllare ciò che esiste extracampo. Quando osserviamo le varie classifiche commerciali notiamo che non siamo mai nella posizione in cui dovremmo essere per storia, potenzialità e dimensione del club, c’è sicuramente spazio per la crescita indipendentemente dalla parte sportiva. Essere stabilmente in Champions League aiuterà ed è una priorità assoluta per il club, oltretutto consentirà di rafforzare i nostri obiettivi economici. Il successo commerciale non dipende in gran parte delle prestazioni e dai risultati, questa infatti è di solito la prima scusa che si trova, ci sono intere aree che non abbiamo ancora esplorato e sfruttato. Una volta che poi avremo fruito al massimo di queste potenzialità, che già abbiamo, arrivando al limite ultimo, allora sì che per crescere dipenderemo anche dai risultati”.
Sarà un progetto a lungo termine, ci vorranno diversi anni per farlo bene ma si avrà un grande alleato, quello stadio in arrivo che rende tutto più possibile. “Commercialmente, saremo incredibilmente occupati nei prossimi 5-10 anni”, prosegue ancora Stylsvig. “Sappiamo cosa dobbiamo fare, sappiamo su quali aree dobbiamo concentrarci e abbiamo in atto un progetto chiaro. Non stiamo cercando di sistemare tutto in una volta, dovremo procedere lentamente e assicurarci di avere solide basi per poi passare al prossimo step. Digitale, sponsorizzazioni, retail ed e-commerce: una volta fatto questo, dovremo andare avanti e avere un chiaro elenco delle altre priorità.
Il Milan stesso è e sarà il grande asset che renderà più attrattivo per i grandi marchi far parte di questo viaggio e ciò contribuirà anche a trasformare il club portando maggiori fondi da investire sul lato sportivo. Credo non ci sia progetto più attraente e interessante nel mondo del calcio al momento e questo è uno dei motivi per cui mi sono legato a questo club”.

E SUL CAMPO? – L’idea del Milan è quella di creare una rosa più europea o se si vuole più inglese, passatemi il termine. Più rapidità dei singoli, più velocità di gioco, più intensità rispetto alla media italiana. A capo di questa struttura si vuol avere una singola persona, che si occupi di prima squadra ma non solo e qui i dubbi che questo persona sia Rangnick sono praticamente vicini allo zero. Di contro si era provato inizialmente a trattenere anche Paolo Maldini in società offrendogli la possibilità di avere un altro incarico, possibilità che è naufragata al rifiuto dello stesso Maldini.

Photo Credits: Facebook Casa Milan

Simone Cristao

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#MercoledìMeteora: il meravigliosamente incostante Adel Taarabt

#MercoledìMeteora: il meravigliosamente incostante Adel Taarabt

Quel gol all’esordio ce lo ricordiamo tutti.

La storia di Adel Taarabt con il Milan è piuttosto analoga a quella del protagonista della scorsa settimana, Alberto Paloschi. Un esordio magico e poche briciole nei mesi successivi. Il talento marocchino cresce sia personalmente che calcisticamente in Francia, partendo dal Lens.

I suoi veri successi però arrivano in Inghilterra. Dopo una parentesi molto breve al Tottenham vive 4 stagioni di buonissimo livello al QPR, iniziando ad essere corteggiato da tante big d’Europa. Il suo carattere non troppo facile e la sua “scarsa” dedizione purtroppo fanno si che nessuna squadra si interessi concretamente a lui. Nessuna tranne il Milan, che si aggiudica le sue prestazioni sportive nel Gennaio 2014 e prova a scommettere su di lui.

La prima partita di Taarabt ce la ricordiamo tutti. Segna al San Paolo contro il Napoli dopo 7 minuti, recuperando palla e partendo dalla sua metà campo, superando mezza squadra, andando a concludere con un colpo da biliardo a giro nell’angolino basso. Le qualità erano indubbie e a dirla tutta le ha dimostrate a lunghi tratti in quei sei mesi rossoneri. Il suo problema fu soltanto uno: l’incostanza. I lampi erano pochi rispetto alle prestazioni incolore, i gol (dopo quella magia) si contano sulle dita di una mano. Furono queste le motivazioni che spinsero il Milan a non riscattarlo (oltre ai vari cambi di panchina).

Dopo il Milan è passato di nuovo in Italia, qualche anno più avanti, al Genoa, facendo anche qui poco o nulla. Ora però sembra aver trovato la sua dimensione al Benfica, dove ha disputato un’ottima stagione (forse meno pressioni lo hanno aiutato).

Se Taarabt avesse disputato tutte le sue partite come quella contro il Napoli staremmo parlando di un fuoriclasse assoluto della storia del Milan. Purtroppo ci limitiamo a relegarlo a semplice meteora, una meteora meravigliosamente incostante.

Photo Credits: acmilan.com

Enrico Boiani

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Partnership, stadio, mercato: i piani del nuovo Milan

Partnership, stadio, mercato: i piani del nuovo Milan

In questo 2020 senza calcio da quasi tre mesi sono state tante le parole che hanno provato a colmare il vuoto lasciato dalla mancanza di gol e partite.

Abbiamo deciso quindi di fare un punto della situazione in casa Milan a 360°, lo stato dell’arte rossonero alla fine di maggio 2020 toccando tutti i temi possibili, dagli ultimi aggiornamenti sul nuovo S.Siro alle prossime partnership e sponsorship, dalla strategia di Elliott sul prossimo calciomercato al nuovo staff commerciale allestito dall’ad Ivan Gazidis, dalle voci di una possibile cessione, passando per monte e tetto ingaggi vper arrivare al cambio di rotta deciso dalla società sulle potenzialità del movimento calcio italiano.

Pronti?
Via!

NUOVO S.SIRO – Dopo il via libera dalla Sovraintendenza che non pone vincoli di tutela del patrimonio per l’abbattimento parziale di S. Siro c’è molto ottimismo in via Aldo Rossi. Il periodo più complesso lo si ritiene alle spalle, il dialogo col Comune prima più spigoloso ora è positivo e costruttivo e mancano soltanto gli ultimi passi per avere il via libero definitivo (a breve si aspetta in tal senso il giudizio del Consiglio Comunale). Una volta avuto l’ok finale un pool di architetti coadiuverà Milan (e Inter) nella scelta finale tra i due progetti rimasti in gara: La Cattedrale di Popolous e Gli Anelli di Milano di Manica/Sportium. Da quel momento se non dovessero esserci altri intoppi si dovrà aspettare tre anni per veder ultimata la nuova casa dei tifosi milanisti.
L’importanza del nuovo stadio è data anche dalle parole dell’ad di Skrill, nuovo partner del Milan, nell’intervista che ci ha concesso la scorsa settimana “tra quattro anni, alla fine dell’attuale contratto, io vorrei rinnovare la partnership anche in vista del fatto che ci sarà un nuovo stadio probabilmente e di conseguenza la visibilità che otterrò sarà maggiore”

PARTNER, SPONSOR E NUOVO STAFF COMMERCIALE – Da ormai poco più di un anno all’interno del Milan è nata una nuova squadra commerciale, voluta e creata dall’ad Ivan Gazidis, un team internazionale che ha lo scopo di cercare partner in tutto il mondo composto da professionisti che hanno già ricoperto tale ruolo al Manchester United e al Barcellona oppure che arrivano da mondi vicini a quello calcistico come quello del gaming e dell’entertainment. Questo gruppo poi si snoda in altre piccole realtà che hanno lo scopo di creare una solida relazione con un determinato sponsor poiché vi si dedicano in modo esclusivo.
Compito di tale team non sarà soltanto la ricerca di uno sponsor a sé stante ma si proverà ad aprire anche nuovi percorsi commerciali che portino introiti al Milan sullo stile del rapporto tra Jordan e PSG, coinvolgendo anche la città di Milano in qualità di capitale della moda, aspetto che a casa Milan pensano possa essere sfruttato a favore di nuovi canali.
Il marchio Milan ha certamente ancora il suo fascino ma questo come abbiamo capito ormai non basta più.
Il Milan arriva da molte stagioni deludenti abbinate a una crescita nulla per quanto riguarda il fatturato e quindi non sarà un cammino semplice e veloce, per ricercare e ottenere sponsor servono mesi e mesi di lavoro (con Skrill ad esempio i dialoghi sono iniziati intorno al Natale 2018).
I frutti di questo lungo lavoro però inizieranno a maturare a breve, anzi a brevissimo.
Settimana prossima il Milan rivelerà una nuova partnership (in un modo un po’ poco convenzionale) e nelle prossime settimane altri annunci seguiranno e contiamo di rivelarvi il tutto in anticipo come per il rinnovo con Emirates di cui abbiamo dato notizia nei primi giorni di gennaio. Un rinnovo a un cifra base più bassa ma con bonus non difficilmente raggiungibili.

LA STRATEGIA DI ELLIOTT PER IL PROSSIMO MERCATO –  Il prossimo mercato sarà molto particolare per date, concomitanza con le partite di campionato e con ogni probabilità prezzi (al ribasso). Il mondo del calcio vive e vivrà le ricadute economiche della pandemia da Covid19 e molte squadre si ritroveranno in difficoltà nei prossimi mesi. Il Milan ha sicuramente i suoi problemi ma ha la fortuna in questo caso di avere una proprietà solida finanziariamente come quella di Elliott. Da qui l’idea di abbandonare strategie attendiste e provare a sfruttare ciò che il mercato ti offrirà, anche in parte le debolezze di alcune società.
Si cercherà quindi di esser più aggressivi ma tenendo ben in testa alcuni punti fermi: si potrà investire più sul costo dei cartellini (per questioni di bilancio) che su quello degli ingaggi dove si continuerà ad abbassare il monte totale senza però imporre alcun tetto salariale. Per intenderci si potrà fare l’eccezione (o eccezioni) ma la media degli ingaggi dovrà ulteriormente ridursi.
Qui si possono collegare un paio di discorsi di mercato, dal rinnovo di Gigio Donnarumma per il quale c’è l’interesse comune di tutte e tre le parti per raggiungere l’intesa (Gigio stesso, Raiola e Milan) fino ad uno o più innesti di esperienza in squadra che non sono assolutamente vietati anche dopo l’esempio-Ibra di quanto questi profili facciano bene al gruppo in formazione.
Difficile, per non dire impossibile la coabitazione tra Ralf Rangnick e Paolo Maldini. Si è cercato di fare il tentativo di far conciliare le due posizioni offrendo anche ruoli diversi all’attuale DT per ora con scarsi risultati. Ciò che è più chiaro è che l’uomo al comando tecnico, tra panchina e dirigenza, sarà con ogni probabilità il tedesco Rangnick.

LE STRATEGIE FUTURE TRA VOCI DI CESSIONE E MOVIMENTO CALCIO ITALIANO – Dall’interno del Milan si continua a non dare peso alle voci che danno prossima una cessione della società. L’assioma che viene espresso è presto detto: fin quando Elliott non guadagnerà (o al massimo non perderà) dalla cessione del Milan la società rossonera continuerà ad essere del fondo americano. In soldoni, non è ancora il momento giusto per mettere il Milan in vendita. Arriverà quel momento quando tutta l’intera macchina sarà in moto e a regime, dal lato commerciale a quello stadio fino al lato sportivo con il ritorno stabile in Europa.
Progetti che si era inizialmente pensato di alimentare di pari passo ad un lavoro in cooperazione con il resto della SerieA per un innalzamento dell’intero movimento calcistico italiano come espresso in un paio di interviste dell’ad Gazidis. Far esplodere le potenzialità del nostro campionato per avvicinarlo a Premier e Liga avrebbe consentito alle singole squadre di usufruire di tali benefici, tirandosi la volata l’uno con l’altro.
Così non è e non sarà almeno per il momento, tanto che si è deciso di pensare più al bene del Milan e di provare a riportare la società tra i top europei senza passare ad ogni costo da una valorizzazione dell’intero movimento.

Pietro Balzano Prota e Simone Cristao

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#MercoledìMeteora: Alberto Paloschi, 18 secondi dopo

#MercoledìMeteora: Alberto Paloschi, 18 secondi dopo

Esordio. 18 secondi. Goal a San Siro.

La storia recente di Alberto Paloschi la conosciamo tutti. Tralasciando la parentesi inglese di Swansea, ha giocato in molte squadre di Serie A. In alcune è rimasto tanto tempo, in altre meno. In alcune ha fatto bene, in altre no. Lo ricordiamo per i 5 anni al Chievo, dal 2011 al 2016. Lo ricordiamo anche alla Spal, in tempi più recenti.

Oltre a queste, ha militato nell’Atalanta, nel Parma, nel Genoa e di recente è passato in prestito al Cagliari. Insomma, un classico bomber nomade da media classifica che ha spesso portato gol pesanti alle proprie squadre. Forse però, non tutti sanno che per come era iniziata la storia di Paloschi con la Serie A ci si aspettava sicuramente qualcosa in più.

È il 10 Febbraio 2008. Il Milan sta pareggiando a San Siro una brutta partita contro il Siena. Il risultato non riesce a sbloccarsi e Carlo Ancelotti butta nella mischia questo ragazzino di diciotto anni, da poco aggregato alla prima squadra. La favola di Paloschi si realizza dopo solo 18 secondi, al primo pallone toccato, con un missile dal limite dell’area che viola la porta del Siena e regala i 3 punti ai rossoneri.

Una favola, appunto. I vari prestiti iniziali e la grande concorrenza in attacco nel Milan negli anni successivi portano il club di Via Turati (ai tempi, n.d.r.) a non credere in lui e a lasciarlo andare. Per come era iniziata ci si aspettava un cammino diverso al Milan, ma nonostante ciò Paloschi è comunque riuscito a costruirsi una carriera tra i vari club di Serie A.

Una storia d’amore da classico “colpo di fulmine”, svanito dopo pochissimo tempo. È anche per questo che ricordiamo Paloschi semplicemente come una delle tante meteore rossonere.

Photo Credits: magliarossonera.it

Enrico Boiani

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Milan femminile, riprendono gli allenamenti: sessioni a turno ed esercizi individuali

Milan femminile, riprendono gli allenamenti: sessioni a turno ed esercizi individuali

Riprendono gli allenamenti in campo. Suona come una solenne dichiarazione, una forte presa di responsabilità, una liberazione e al contempo una decisa affermazione di volontà, ed in fondo è tutto pienamente comprensibile.
Il tutto avviene poco per volta, in maniera graduale, individualmente e in totale sicurezza. Ma gli allenamenti in campo riprendono.

Oggi è stato il giorno del Milan Femminile: nel corso della mattinata di martedì 26 maggio le rossonere si sono ritrovate al Centro Sportivo Vismara, e divise in gruppi hanno avviato delle sessioni di allenamento perlomeno meritevoli di tale nome, dunque in campo e senza Zoom né videocamere o microfoni di mezzo.

La ripresa degli allenamenti si è svolta in totale sicurezza, come ha precisato il comunicato del club, diffuso il giorno prima sul sito acmilan.com: “Le ragazze, a partire da martedì mattina, si ritroveranno in maniera graduale nel corso della settimana al Centro Sportivo Vismara e saranno divise in due gruppi. In questa prima fase il programma prevede, nel rispetto di tutte le regole di sicurezza contro il Covid-19, sessioni di lavoro individuale con esercitazioni atletiche, corsa e forza”.

Le modalità di allenamento sono collocate all’interno di quella cornice ormai conosciuta e ampiamente sdoganata di misure di sicurezza: distanziamento, evitare assembramenti, fare esercitazioni che non prevedano contatto fisico. Anche il calcio femminile italiano arriva dunque a ricalcare l’inconsapevole esempio dettato dalla Germania ormai più di un mese fa: proprio in questo articolo del 5 maggio riportavamo le tecniche di allenamento del Bayern Monaco femminile, che già da metà aprile aveva ripreso ad allenarsi in piccoli gruppi, senza contatti e con tanto lavoro di corsa. Ma soprattutto, vietato l’utilizzo degli spogliatoi.

“Le ragazze si recheranno direttamente al campo in tenuta di allenamento senza, per il momento, utilizzare gli spogliatoi e le docce del Centro Sportivo, che in ogni caso è stato sottoposto a trattamento di sanificazione” recita infatti il comunicato di AC Milan, in piena armonia con quanto già visto sugli altri campi.

Gli allenamenti del Milan Femminile si svolgeranno fino a fine settimana su due turni alternati, entrambi al mattino, con esercitazioni rigorosamente individuali; in campo per il momento tutte le ragazze che hanno trascorso il lockdown in Italia, mentre le giocatrici straniere rientrate a Milano nel mese di maggio torneranno ad allenarsi solo al termine della quarantena obbligatoria.

La ripresa degli allenamenti sembra oggi un piccolo ma enorme passo verso una simil normalità, alla ricerca del migliore equilibrio possibile tra coraggio, necessario per andare avanti, e sicurezza, elemento fondamentale su cui basare ogni volontà. In attesa di una risposta sul futuro della Serie A e dell’intero calcio femminile italiano.

 

Foto credits: ACMilan.com

Lucia Pirola

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