Sandro Tonali

Milanismo e dintorni: il progetto delle 3 M

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Ogni bambino che si appassiona al mondo del calcio si appassiona a dei colori, a una maglia, a una squadra. Ma ancor di più, se possibile, a degli idoli, a delle figure cui ispirarsi. La tifoseria milanista è riconosciuta in tutta Italia per la sua passione che molto spesso si trasforma in esaltazione, anche quando ingiustificata. Perché è fatta così, c’è chi è cresciuto con la difesa più forte della storia del calcio, Tassotti-Baresi-Costacurta-Maldini, c’è chi da bambino ha ammirato i gol di Inzaghi e Shevchenko e chi, più semplicemente, ha visto il Milan vincere. Che poi ciò, tra l’altro, accomuna entrambe le generazioni esemplificate. Forse è per questo motivo che anche negli anni più bui che ha vissuto, il tifoso rossonero riesce a trovare sempre dei motivi per cui entusiasmarsi ed eccedere con la voglia di veder tornare grande il Diavolo. I gol di Cutrone e Lapadula, i 6 mesi ad alto livello di Bakayoko e i cori per lo stesso francese e Krzysztof Piątek… Solo alcune delle chicche cardini del mondo milanista delle ultime annate. Il milanista vuole vincere perché ha sempre visto il Milan vincere. Ma non per questo è incapace di esaltarsi. Anzi, al milanista basta poco per farlo: è la sua natura. Ecco perché, poi, appena ne intravede la possibilità trasforma tutta la sua natura in passione sviscerata. Non gli importa se non ha ancora in mano il trofeo, lui canta Pioli is on fire e un incessante coro contro la rivale cittadina a priori, senza aver mai paura di farlo. Un’altra volta: è fatto così. E da quando è bambino identifica delle figure che spingano il suo Milanismo ai massimi livelli. Lasciandoci alle spalle il passato, è facile identificare in un paio di elementi lo spirito del tifoso nella rosa 2021/2022: Davide Calabria e Sandro Tonali. Davide arriva al Milan da piccolo, gioca in tutte le categorie del settore giovanile e all’età di 19 anni si ritaglia uno spazio in prima squadra, un sogno per lui. Le cose, però, non vanno a gonfie vele, il Milan non è più quello vincente di un tempo e le sue prestazioni, complice l’età, sono altalenanti. Nel 2017/2018 trova forse il suo miglior periodo di forma fino a quel momento, Gattuso lo conferma titolare di settimana in settimana e guadagna la fiducia che gli permette di far bene per qualche mese. Tolta la parentesi Giampaolo, inutile ai fini della cronaca, con Stefano Pioli il rapporto non è idilliaco. Andrea Conti diventa la prima scelta del nuovo allenatore per la corsia di destra e Davide deve fare i conti con qualche panchina. A quel punto, come dichiarò lui in un’intervista per Cronache di Spogliatoio, si presentò il bivio: accettare la “sconfitta” e andare altrove, oppure fare un click mentale. Ma Calabria, milanista del settore giovanile, con un progetto tecnico finalmente ben definito, perché non dovrebbe provare a giocarsi le sue carte in rossonero? Così fu. Da quel momento, riconducibile all’inizio della stagione 2020/2021, scende in campo 64 volte collezionando anche 4 gol e 5 assist, diventa il vice capitano di Romagnoli e perno fondamentale per mister Pioli. La firma sul rinnovo di contratto (esteso al 2025) conferma che la sua determinazione e il suo Milanismo lo hanno premiato.

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Nuovo discorso riguarda invece Sandro, che arriva al Milan a 20 anni coronando il sogno d’infanzia. No, non è la solita storia del “è sempre stato il mio sogno giocare in questa squadra”, questa volta lo è davvero. Infatti, nell’estate del 2020 la trattativa tra Inter e Brescia era praticamente conclusa, ma una chiamata ha cambiato tutto. A Paolo Maldini (sì, proprio lui) è bastato comporre il numero di telefono e dire: “Sandro, vieni al Milan?”. Il seguito lo conosciamo tutti. Il primo anno va così e così, il passaggio a Milano è solo un prestito e lui per primo sa che può dare di più per farsi riscattare. Il riscatto avviene, perché il club pensa al futuro, ma a lui non basta e compie un gesto che non è comune nel calcio di oggi. Tonali si riduce l’ingaggio rendendo più agevole l’operazione: vuole dimostrare che il Milan è casa sua, che lo merita e che lo ama. Le parole del nostro allenatore il primo giorno di ritiro le ricordo bene: ho trovato un giocatore diverso da quello che avevo lasciato. Come Calabria, Sandro Tonali ha fatto il click mentale che serve per imporsi contro squadre come Atalanta, Atletico Madrid o Inter. Ecco, è proprio in un derby che il suo Milanismo è emerso maggiormente. Tutti quanti, infatti, abbiamo impresso nella mente l’immagine di Hernandez a terra, con Dumfries che prova a rialzarlo. Lì Sandro non ci sta e tiene a fargli capire (con le buone e con le cattive) che è un suo compagno e che a Theo pensa lui. Personalmente credo che ogni squadra di calcio abbia bisogno di figure del genere per tramandare lo spirito di un club, specie se è glorioso. Il Milan ne ha sempre avute. L’ultimo scudetto è stato vinto con Inzaghi, Gattuso, Abbiati, Ambrosini e Nesta, ad esempio. Ognuno di loro accomunato dalla stessa anima degli altri. Un’anima che è stata, appunto, conservata e tramandata nel tempo.

Oggi poi, senza i senatori di quella rosa, l’aiuto del progetto delle 3 M diventa fondamentale per contribuire a quell’anima ricercata. Impossibile non partire da Paolo Maldini, la leggenda. Quando hai un museo del calcio in carne ed ossa come direttore dell’area tecnica, convincere i calciatori a firmare per te è più facile (Theo Hernandez docet). Il progetto parte da lui, che sceglie di tornare in società solo quando capisce che la proprietà è seria e con un futuro. Sceglie poi di farsi affiancare dall’esperto Frederic Massara, che in due anni con lui non ha mai sbagliato un difensore centrale. Kjaer, Tomori e Kalulu oggi sono, infatti, 3 dei 4 titolari in squadra. La sinergia è completata con la terza M, Geoffrey Moncada, il responsabile dello scouting rossonero che è sempre vigile sui profili che più interessano a Elliott Management: giovani e di prospettiva. Le fondamenta del Milan di quest’anno arrivano grazie al lavoro pregresso delle tre figure societarie, che unite allo spirito del Milanismo rendono tutti protagonisti del progetto. Le 3 M hanno generato con Stefano Pioli e i calciatori nell’ultimo biennio una coesione solida, capace di spingersi al limite per raggiungere risultati importanti. Se il terzino sinistro più forte della Serie A si lega per altri 4 anni al Milan è perché si sente figlio di questo progetto. Così come Ismael Bennacer, anche lui in procinto di rinnovare, o Olivier Giroud, che dal primo giorno a Milanello si è sentito a casa. Insomma, lo spirito di appartenenza della squadra 2021/2022 è finalmente quello che mancava da tempo, nonostante l’addio di Kessié e quello probabile di Romagnoli. Chi ha creduto, appunto, in questo nuovo corso dal primo giorno ci si lega. Il Milanismo e la piena sinergia di società, allenatore e giocatori favoriscono un’anima milanista che da anni, al tifoso milanista, mancava. E chissà che non sia utile per ottenere qualche successo già in questa stagione…

photocredits: acmilan.com

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