Milan, ora sai che la continuità è la chiave del successo: l’ultimo step è il più importante

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Un’ultima settimana distanzia il Milan e i milanisti dalla fine del campionato. Un campionato che è stato lungo, intenso ma ricco di emozioni per tutto l’ambiente rossonero. Ultimi giorni a separare la squadra di Stefano Pioli dall’ultimo ostacolo, chiamato Sassuolo. Sono e saranno giorni esattamente uguali agli scorsi per i tifosi: pieni di tensione, agitazione e anche, naturalmente, esaltazione (forse questa volta in maggior quantità). Va sottolineato, comunque, che la stagione che va a concludersi era iniziata e proseguita per lunghi tratti con il solito elemento in comune con la precedente: gli infortuni. Nel corso della corrente annata abbiamo imparato a conoscere lo scafoide (operazione per Maignan, ottobre 2021) ed il muscolo otturatore (infortunio all’anca per Tomori, novembre 2021), ad esempio. Abbiamo poi assistito alla doppia operazione di Florenzi (al menisco, ottobre 2021 e aprile 2022), e alla più sfortunata di Simon Kjaer (crociato, dicembre 2021).

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Il tema dello scorso anno e della prima metà dell’attuale è sempre stato un po’ questo: ma come è possibile che si riscontrino tutti questi infortuni? Poi, dall’inizio del 2022 la situazione di emergenza è andata sempre più ad affievolirsi, fino a scomparire. Quante volte, soprattutto durante il 2020/2021 ma non solo, i milanisti hanno pensato: “se non ci fossero tutti questi infortunati, ogni partita, chissà come andrebbe…”? La risposta è semplice ed intuitiva: probabilmente il Milan si troverebbe in lotta per lo scudetto fino alla fine della stagione. Certo, non è stato l’unico elemento ad aver impedito ai rossoneri di puntare al bersaglio grosso con convinzione la stagione passata, però avrebbe indubbiamente aiutato. E infatti, ci troviamo il 17 maggio 2022 a leggere una classifica che vede il Milan in vetta (alla 37ª). D’altra parte, la continuità di rendimento dei soliti giocatori e la regolare possibilità di incidere con la panchina sono state la fortuna e la bravura dell’Inter di Antonio Conte, per esempio. Elementi chiave che hanno contraddistinto il 19esimo scudetto nerazzurro.

Nell’incredibile finale di stagione (anche se non ancora chiuso) della squadra di Pioli hanno inciso molto queste caratteristiche. A Verona contro l’Hellas il Milan si è presentato con lo stesso 11 che ha proposto anche a San Siro contro l’Atalanta, una settimana dopo. La presenza in panchina di Florenzi, Bennacer, Brahim Diaz, Rebic, Messias e Ibrahimovic, per esempio, permette ai titolari di dare molto più di quel che potrebbero se la rosa fosse ridotta dagli infortuni, come capitato in passato. E’ una banalità, ma si tratta di una sorpresa tremendamente piacevole per chi era abituato vedere il Milan giocarsi le partite fondamentali di una stagione con diversi giocatori fuori ruolo e con poche riserve a disposizione. Con la Lazio il gol vittoria di Tonali è stato generato dai subentrati Rebic e Ibrahimovic, mentre Messias, riserva di Saelemaekers a Verona e contro l’Atalanta, ha confezionato due assist per Florenzi (anch’egli entrato a gara in corso) e Leao. Quando i rossoneri e soprattutto Stefano Pioli hanno potuto sfruttare questa possibilità, lo hanno fatto al meglio. Ora, però, manca un ultimo e decisivo step.

Sì, perché è inutile ripetere che a Sassuolo al Diavolo serve almeno un punto per conquistare un titolo che manca in bacheca da 11 anni, ma è invece necessario ricordare che l’ultimo passo sarà quello più importante da eseguire. Bellissimi il saluto e il tributo (meritato) ai tifosi nell’ultimo match casalingo della stagione, ma nulla si è ancora definito (per citare Florenzi). Nulla si definirà nemmeno, senza quell’ultimo passaggio fondamentale. Quindi, riporre almeno per una settimana quei bei ricordi nel cassetto e tenerli, possibilmente, per un futuro prossimo. Contro i neroverdi di Dionisi non sarà una partita semplice per il Milan, perché dovrà affrontare una formazione che spesso ha sofferto e che ha la testa libera da pensieri. E chissà che non voglia rivangare un qualsiasi contorto motivo di vendetta sportiva (l’anno scorso si parlò di vincere contro il Milan per sconfiggere l’idea della Superlega, che nulla aveva a che fare con rosa e staff tecnico…). Le precedenti cinque vittorie consecutive con Genoa, Lazio, Fiorentina, Verona e Atalanta erano difficilissime da ottenere e sono invece arrivate: serve un ultimo sforzo per poter festeggiare. Ma questa volta, per davvero.

photocredits: acmilan.com

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