Milan-Atletico Madrid 1-2 

Milan-Atletico Madrid 1-2 – Orgoglio e pregiudizio: l’editoriale di Radio Rossonera

0 cuori rossoneri

Milan-Atletico Madrid 1-2 

Difficile analizzare Milan-Atletico senza limitare il tutto ai pesanti errori arbitrali della coppia Cakir – Bitigen (var). Difficile accettare sviste come la decisione di concedere un rigore all’ultimo minuto di gioco dopo ampia valutazione al VAR, rigore figlio di un tocco di mano di Kalulu anticipato da un altro tocco di braccio di Lemar. Difficile provare a capire cosa abbiano visto o non visto in sala var, difficile anzi impossibile valutare positivamente la prova di Cakir, ennesima riprova della prima regola arbitrale non scritta: mai ergersi protagonista di una partita, mai farsi notare più del necessario.

Sarebbe difficile come detto, ma faremmo di sicuro un torto al Milan che ieri sera ne ha già subiti a sufficienza. Perché appunto sarebbe un torto non analizzare quanto fatto dai rossoneri sul campo di San Siro, dove per la prima mezzora, la mezzora in parità numerica, ha guardato dritto negli occhi la squadra campione di Spagna, l’ha sfidata andando a giocare nella sua metacampo, l’ha presa per il bavero, strattonata, maltrattata e ricacciata sotto il pelo dell’acqua ogni qualvolta provava a riemergere per qualche boccata di vitale ossigeno

È proprio questo l’aspetto positivo di Milan-Atletico: i ragazzi di Pioli non hanno sentito la pressione di San Siro e del ritorno casalingo in Champions, anzi, si sono fatti trascinare dal pubblico andando a prender alti Koke e compagni, impedendogli giocate e ripartenze, giocando con la sicurezza che possiede solo chi è convinto di ciò che sta esprimendo sul campo.

Un passo in avanti di grandi dimensioni per una squadra che meno di due anni fa si squagliava davanti alle big e alle prime difficoltà, difficoltà ieri iniziate dopo il secondo giallo e conseguente espulsione a Kessiè. Fiscale Cakir o imprudente Franck? Il confine è molto sottile, difficile suddividere responsabilità, quello che più preme è capire cosa fare con Kessiè provando ad andare oltre la più classica legge di Murphy (se qualcosa può andar male, lo farà). Pare evidente ci siano due temi diversi da considerare: testa e fisico. Se per il secondo potrebbe bastare qualche settimana e sarebbe quindi da augurarsi che si tratti di ritardo di condizione, per l’aspetto mentale le cose si complicano. Perché in tutta onestà Franck pare lontano parente del Presidente della scorsa stagione non solo per gambe non scioltissime ma soprattutto per una questione di testa. Non tutti riescono a giocare con la pressione derivante da un contratto ancora in sospeso, con una richiesta economica fuori logica, con stadio pieno e con qualche tifoso che inizia a rumoreggiare. La vicenda Kessiè, se si dimostrerà non esser una vicenda anche atletica, farà scuola per il futuro, perché a volte tenere un giocatore sfruttandolo nel suo ultimo anno di contratto non sempre porta vantaggi sul campo e forse insegnerà che una cessione in estate anche se a prezzi ridotti è più vantaggiosa di un giocatore a mezzo servizio.

In attesa di aver risposte da Franck, godiamoci il ritorno del miglior Bennacer da più di un anno a questa parte, ieri sontuoso per capacità di interdire, custodire il possesso, cucire la squadra quando rischiava di allungarsi in avvio e per una leggerezza atletica che non vedevamo da mesi. Bentornato Isma e ben riconfermato Rafa, giocatore europeo di strappi e classe, capace ieri di segnare come il miglior attaccante d’area di rigore e di far crollare San Siro con una rovesciata da leggenda stampatasi sulla traversa. Ottimo, ma non è una novità, Fik Tomori per il quale iniziano a scarseggiare gli aggettivi superlativi e nota di merito per Brahim Diaz e Tonali per aver mesciato alla perfezione quantità, qualità e spirito da battaglia.

Piccola nota negativa, i cambi. Non se ne fa grande colpa a Pioli, la panchina ieri non regalava grandi alternative, dal fuori fase Giroud ancora completamente imballato fino al modesto Ballo-Tourè. È proprio sulla qualità dei subentrati che ancora si nota la differenza di rosa tra Milan e Atletico e sulla quale si deve lavorare in futuro. Ieri i cambi hanno “regalato” si fa per dire, la disattenzione di Florenzi sul primo gol spagnolo, una discreta quantità di palle perse di Ballo-Tourè e la totale avulsione dal match di Giroud, entrato nel periodo peggiore della gara, nel ruolo peggiore possibile ma con una condizione atletica al limite dell’impresentabile. Non sta bene Olivier e si vede a occhio nudo.

Ora testa e gambe devono andare a Bergamo. Si chiederà un ultimo sforzo a molti dei giocatori che ieri hanno dato tutto per 90 minuti e ci si farà aiutare da chi non è andato in sofferenza atletica: balzano alla mente la mezzoretta di Rebic, l’ora di gioco di Tonali e Leao, il rientrate Kjaer, i riposati Florenzi e Kalulu e il fuori lista Champions Pellegri. Per paradosso anche il fresco Kessiè ieri in campo soltanto 34 minuti.

Quello che si chiederà al Milan sarà di dimostrare sul campo la consapevolezza di esser stato superiore all’Atletico fino all’inferiorità numerica e di metter sul campo una lucida rabbia per il torto subito ieri sera.
Perché quella di ieri è stata solo una sconfitta nel punteggio.

Leggi QUI tutte le dichiarazioni post Milan-Atletico Madrid 1-2

Guarda QUI il postpartita di Milan-Atletico Madrid 1-2

photocredits acmilan.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Radio Rossonera Live

live