Labirinto senza uscita? Ripartire si può e si deve: obiettivo Genoa

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Ogni stagione è composta da diverse fasi. La sosta per le nazionali, arrivata dopo le vittorie con Napoli, Empoli e Cagliari, sembrava un conto alla rovescia verso i festeggiamenti per lo scudetto. Una squadra costantemente al primo posto ormai da tempo era vista dai propri tifosi e non invincibile per le tre (pur fondamentali) vittorie consecutive. Bologna e Torino invece hanno dimostrato, rientrati nella dimensione della Serie A, che i problemi ci sono e sussistono da tempo. Le ultime sei partite senza subire reti hanno anche portato a sole 3 messe a referto, arrivate da un attaccante (Giroud) solo il 6 marzo contro il Napoli, poi gioie per un difensore e un centrocampista (Kalulu e Bennacer). Tuttavia si è entrati in un’altra fase, quella che piace a molte fazioni del pubblico milanista: la fase rabbia e rassegnazione. Da due settimane parte del tifo rossonero sostiene che la squadra di Pioli non sia ancora pronta per vincere, che l’allenatore non sia un vincente e che molti calciatori in rosa siano sopravvalutati. Quel mix di emozioni negative che portano da prendersela con i capri espiatori fino a rassegnarsi ad una decadenza certa da qui a metà maggio. Penso che nel calcio ci voglia sempre un grande equilibrio, sia nelle valutazioni dei singoli sia nel giudizio sulla rosa e/o sul campionato.

Senza voler mettere le mani avanti, è giusto ricordare che questa squadra è partita con obiettivi molto particolari, che spesso non vengono compresi perché non espressi con un freddo posizionamento in classifica. Paolo Scaroni, Stefano Pioli o Paolo Maldini, infatti, non hanno mai parlato né di quarto, né di primo posto come auspicio a fine 2021/2022. E’ evidente che il Milan sia in crescita ed è lecito (e doveroso) aspettarsi di più rispetto all’anno precedente, ma ciò che è sempre stato affermato quando richiesto è che si sarebbe puntato alla seconda qualificazione consecutiva in Champions League. A tal proposito, appunto, non potrebbe passare come un fallimento la mancata vittoria di questo scudetto, si mancherebbe di rispetto al lavoro che si è già fatto e che si ha in mente di fare nei prossimi anni. E’ contemporaneamente da ammettere che sarebbe assurdo non provare a fare qualcosa di grande. Attenzione, non miracoloso né incredibile: grande. Perché se dopo 10 anni si è in testa alla Serie A, a sei giornate dalla fine, si deve puntare al bersaglio grosso. Posta questa premessa, ogni stagione è composta di fasi non solo per le emozioni dei tifosi.

Leggi QUI “Fiducia, speranza e passione: Milan, nulla è perduto!”

Il campionato italiano continua a dimostrarci che ogni formazione attraversa momenti positivi e negativi, ed è in grado di fare (o non fare) risultato contro chiunque. Il Milan, da due mesi, o non segna o segna poco. E’ un labirinto senza uscita? No. Infatti, con gli stessi problemi offensivi di adesso i rossoneri sono riusciti a conquistare 9 punti nel mese di marzo, passare indenni una semifinale di andata di Coppa Italia e mantenere la testa della classifica. E in aggiunta hanno anche sistemato la difesa. Certo, è troppo poco per pensare di vincere il campionato senza lavorare su nulla. Ma il rush finale potrebbe venirci incontro. Che Empoli, Cagliari, Bologna e Torino siano state partite di sofferenza e di poca concretezza è sotto gli occhi di tutti, e lo abbiamo ripetuto abbastanza. Forse, anche che il Milan fatica più con le ‘piccole’ è stato ripetuto a sufficienza. Tuttavia, vale la pena analizzare il calendario da qui a fine campionato.

Il Diavolo venerdì giocherà contro il Genoa di Blessin, che è l’esatto prototipo di squadra che (soprattutto a San Siro) fa soffrire Giroud e compagni. Quella squadra chiusa, solida e ben organizzata difensivamente che solitamente non permette ai rossoneri di trovare il ritmo e la calma giusti per portare a casa i 3 punti. La speranza è che le quattro reti subite dalla Lazio e la pressione della possibile retrocessione dopo 15 anni portino il Grifone a subire un gol anche sporco, brutto (magari nei primi minuti) ma tremendamente importante per far ritrovare fiducia al Milan. Quella fiducia che servirebbe da booster per le successive 5 gare. Lazio, Fiorentina, Verona, Atalanta e Sassuolo. 5 step che spaventerebbero chiunque in Italia, e giustamente per la qualità delle rose. Si tratta di avversarie della parte sinistra della classifica, che non hanno paura di aggredire e che giocano a viso aperto. Sarà sicuramente più difficile, infatti, continuare la striscia di clean sheet. Magari, però, potranno essere occasioni giuste per ritrovare gol e vittorie, paradossalmente. Anche il Torino si avvicina a quel tipo di conformazione, ma è vero che Juric porta le avversarie a giocare poco, male, ed a sudare oltremisura per guadagnare punti a casa propria (Inter e Juventus ne sanno qualcosa).

Il labirinto non è senza uscita, a modesto parere di chi scrive serve ritrovare fiducia e consapevolezza negli ultimi 30 metri, la stessa che manca da tempo a Leao, Brahim Diaz, Giroud, Messias e Saelemaekers. Senza citare Rebic e Ibrahimovic, che sarebbe importante riuscire a recuperare al loro meglio per il finale di annata. Da qui al 22 maggio ci sarà di mezzo anche uno spareggio per chi andrà in finale di Coppa Italia, e chissà che anche quello non possa rappresentare un appuntamento spartiacque per il campionato… Le incognite sono ancora molte, superiamo la fase rabbia e rassegnazione e viviamo con fiducia l’ultimo mini ciclo di incontri. Ci sarà il tempo, poi, di fare valutazioni su giocatori e allenatore. Ci sarà tutto il tempo per accorgersi di quanto grande sarà stato il loro operato, perché sarà da riconoscere a prescindere dalla posizione in classifica.

Ad ogni modo, ripartire dopo i due passi falsi si può e si deve: sognare è sacrosanto, ma il denominatore comune deve essere l’equilibrio.

photocredits: acmilan.com

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