“I nostri tifosi i migliori di tutti”. Perché Pioli e Calabria hanno ragione

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Il Milan dopo 10 anni si ritrova a fine aprile a lottare per il bersaglio grosso. Incredibile pensare come dal 2012 al 2020 sia arrivato un solo terzo posto. Poi un quinto, tre sesti, un settimo, un ottavo e addirittura un decimo, ovviamente solo in ordine di classifica e non temporale. Anni da dimenticare per una tifoseria abituata alle grandi epoche degli olandesi, degli invincibili di Capello o dei meravigliosi di Ancelotti. Ma sono stati anni in cui essere tifosi rossoneri era più difficile. Molto complicato essere fedeli ad una gloriosa società come l’AC Milan che in un decennio è in grado di vincere solo due Supercoppe Italiane. Attenzione, essere veri sostenitori significa proprio questo: restare accanto alla propria fede in maniera incondizionata. Resta tuttavia indubbio che farlo in lotta per lo scudetto o per una qualunque posizione in zona europea non è esattamente la stessa cosa. Esiste secondo me uno spaccato che divide le ultime annate del Diavolo, il 2017/2018. Quando arrivano gli 11 acquisti (flop) di Fassone e Mirabelli si genera un entusiasmo esagerato, nel vero senso della parola, che in qualche modo si trascina negli anni a venire. Non sono impazzito, ricordo bene che non sono stati anni entusiasmanti, ma da assiduo frequentatore di San Siro posso testimoniare la passione che ha accompagnato in particolare quelle due annate e mezzo pre covid, nonostante gli scarsi risultati. Esaltazione che è andata scemando nella stagione 2019/2020, da agosto a gennaio, fino al pre Ibra 2.0. Milan-Fiorentina 1-3 e Atalanta-Milan 5-0 sono certamente i due eventi più eclatanti in questo senso, momenti in cui il tifoso del Milan ha mostrato tutta la sua esasperazione di una passione incondizionata che da troppo tempo non era più reciproca.

Senza volersi addentrare in temi che nulla c’entrano con il discorso, accenno che a qualche coppia di innamorati può anche far bene un periodo di pausa. Lo stesso periodo che si è preso il calcio dai fan, in questo caso il Milan e i milanisti degli stadi. La stagione 2020/2021, quel famoso campionato in cui il Milan era un autentico miracolo che mai potrà ripetersi, figurarsi migliorare (e invece), rappresenta un unicum nella storia. Per la prima volta un’intera Serie A viene disputata senza il rumore degli spalti. Ed eccola lì: “i giovani del Milan giocano bene perché senza la pressione del pubblico”. Vero, Calabria, Calhanoglu, Brahim Diaz e Leao su tutti ancora oggi sono convinto che quell’anno e mezzo abbiano tratto profitto da un po’ di pressione in meno addosso. Anche perché chi conosce San Siro sa quanto pesi ogni pallone giocato male, specie se da un giocatore in giornata no. Questi ragazzi però, e mi riferisco ai rossoneri ancora in rosa, hanno zittito chiunque pensasse che con il ritorno del tifo tutto sarebbe tornato come prima. 

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Milan-Cagliari, Milan-Lazio, Milan-Venezia e Milan-Atletico Madrid sono state le prime gare casalinghe della squadra di Pioli nella corrente stagione. Almeno 3 di questi 4 Milan sono indubbiamente ricordati come i più spumeggianti della stagione. Attenzione, disciplina tattica e velocità di pensiero si mixavano perfettamente con carica, giusta tensione e agonismo. Cose di campo e cose di anima. Perché da un lato c’era una tifoseria in delirio dopo il ritorno in Champions e che finalmente tornava a vedere un bel calcio da parte della propria squadra del cuore, mentre dall’altro una rosa che non vedeva l’ora di trarre forza dal suo popolo. I rossoneri hanno preso solo la parte più bella, emozionante, dolce di questo ritorno del pubblico, e l’hanno portata dalla loro parte. Stando ai dati di Transfermarkt, contando le restrizioni prima del 50% e poi del 75%, fino al ripristino della totale capienza, San Siro ha contato una media di 40.673 spettatori nell’impianto per partita. 691.447 è invece il totale stimato dei rossoneri visti al Meazza.

Dal ritorno al 100%, e quindi con Bologna (di lunedì sera), Genoa (di venerdì sera) e adesso Fiorentina ed Atalanta, il club vanta il tutto esaurito in ognuno dei match tra le proprie mura. Ma i dati impressionanti riguardano le trasferte. La Curva Sud ha girato l’Italia seguendo Pioli e giocatori in numero sempre maggiore. Analizzando solo gli ultimi viaggi, notiamo che il settore ospiti di Napoli, Cagliari e Torino è stato riempito occupando circa 300, 400 e 2500 posti: in ognuna di queste occasioni ha registrato il sold out. Senza dimenticare l’emozionante gita a Roma, quando l’Olimpico era più rossonero che biancoceleste, complici anche motivi che non ci riguardano. I biglietti staccati per la tribuna riservata alla Curva Sud e compagni sono stati tutti i 9 mila disponibili, che sono andati a sommarsi ai 3 mila sparsi in tutto lo stadio.

Comunque andrà a finire la stagione del Milan, il sostegno ricevuto non può e non potrà passare inosservato. Stefano Pioli ci tiene e lo ricorda continuamente dall’inizio dell’anno, tanto che prima dell’ultima sfida con la Lazio ha dichiarato: “I nostri tifosi hanno già vinto lo scudetto. Sono i migliori di tutti. Averli anche domani in maniera così numerosa ci dà una grande spinta”. E così è stato, come confermato poi da Davide Calabria: “Il pubblico è perfetto da parecchi anni, adesso ci stanno dando una grande mano: sono i migliori tifosi del mondo”. Iconiche le immagini di Napoli e Roma, quando qualche minuto oltre il triplice fischio si è creato in entrambi i casi un ‘festeggiamento’ condiviso tra i settori ospiti e i calciatori. La passione e l’amore dei sostenitori è sempre una spinta in più, ma quest’anno l’unione e la sintonia tra il popolo rossonero e la squadra è ancor più evidente. Ecco perché se scudetto sarà, sarà anche lo scudetto dei tifosi del Milan, i migliori di tutti: parola di Pioli e Calabria.

photocredits: acmilan.com

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