Flat Tax Giroud – L’imposta uguale per tutti

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1 Champions League, 1 Europa League, 1 Campionato del Mondo, 1 Campionato Francese, 1 Campionato Italiano, 4 FA Cup, 3 Community Shield. Ma anche un Puskas Award e tre titoli di capocannoniere (Europa League, Ligue 1 e Ligue 2): a tre gol dal diventare il marcatore all-time della Nazionale Francese, Olivier Giroud non è un attaccante qualsiasi. Oli, come lo chiamano i tifosi del Milan per i quali è già diventato uno di famiglia, è uguale per tutti. Una flat tax, per non uscire dal contesto del weekend italiano. Sono uguali le critiche che lo hanno accompagnato per tutta la carriera, sono uguali anche i complimenti che lo hanno accompagnato per tutta la carriera, ma soprattutto sono uguali i risultati che ha ottenuto in tutta la sua carriera. Quando gioca, Giroud segna e fa segnare. E vince.

Photocredits: acmilan.com

Le critiche – La storia di Olivier soprattutto da calciatore dei Bleus è stata sempre oggetto di tante, troppe critiche in patria. “Lui è un go-kart, io una Formula 1” è il paragone purtroppo non solo pensato che il futuro Pallone d’Oro Karim Benzema ha tracciato con il 9 del Milan. Alt. Contesto. Torniamo nel 2020, anno a cui risalgono le dichiarazioni. Giroud ha da poco vinto un Mondiale da protagonista con i Bleus (seppur senza gol ma con 578 minuti giocati nelle 8 sfide, 78 di media a partita), per poi superare nelle partite successive due leggende come David Trezeguet e Michel Platini nella classifica all-time dei bomber della Nazionale Francese. Ancora fuori dal giro di Clairefontaine per il ricatto all’ex compagno Valbuena, l’attaccante del Real Madrid sfoga la sua frustrazione in diretta social con l’amico rapper Lacrim. Passa qualche mese, il paese si mobilita e Benzema viene reintegrato in Nazionale per trascinare la Francia ad Euro 2020 dopo la delusione di 5 anni prima tra i confini di casa. Com’è andata a finire ce lo ricordiamo bene: Benzema gioca, Giroud fa panchina e la Francia esce agli ottavi contro la Svizzera dopo una rimonta che l’Equipe definì “vergognosa”. La storia si è ripetuta in minima parte anche in Italia: “E’ troppo vecchio, si farà spesso male”, “Nel Chelsea era una riserva”, “Ha vinto un Mondiale senza segnare”, “La maledizione della numero 9”…

I complimenti – “Credo che l’unico problema di Giroud sia il suo nome. Se si chiamasse Giroudinho o qualcosa del genere la gente lo apprezzerebbe”: dopo l’attacco di Benzema, a difendere Giroud ci ha pensato l’amico Patrice Evra, dando praticamente vita ad un meme che solo qualche settimana fa è diventato virale tra gli account dei diversi social network.

Se in Nazionale la carriera di Giroud è stata accompagnata dalle critiche, tutti gli allenatori che ha avuto nei club in cui ha militato lo hanno sempre e solo riempito di complimenti. Per Rene Girard, il mister che lo ha lanciato nel calcio dei grandi col Montpellier, Oli è “una goduria. Alto, fisico, potente, un animale d’area di rigore. E poi quel sinistro: mi avrà fatto vincere decine di partite”. Un monumento come Arsene Wenger, nel momento dove lo ha utilizzato di meno, disse: “Olivier è più di un semplice attaccante. Sono innamorato del modo in cui lavora per i compagni”. Poi, quattro guide diverse al Chelsea e altrettante dichiarazioni d’amore. Antonio Conte lo definì un suo pupillo; Sarri, invece, lo descrisse con un retroscena: “Prima della finale di Europa League, Zola mi chiese che idee avessi: io gli risposi che l’indomani avrebbero giocato di sicuro Giroud e Pedro, gli altri nove li avrebbe scelti lui. Sono due che non hanno mai fallito una finale”. Lampard e Tuchel hanno provato a convincerlo a restare a Londra, soprattutto il tedesco: “È uno dei migliori attaccanti in area di rigore, fisicamente fortissimo e primo tocco quando tocca i palloni direttamente al volo è incredibile. È molto positivo in allenamento e in questo momento per noi gioca un ruolo chiave in una squadra in cui abbiamo molti giocatori giovani”. Olivier però ha scelto il Milan, e il Milan ha scelto lui. È proprio sulla scelta che Stefano Pioli, il suo attuale e ultimo allenatore, si è concentrato nel post-partita di Napoli-Milan della scorsa stagione: “L’idea mia e del club era di inserire giocatori di spessore che avessero già vinto qualcosa, che sanno cosa voglia dire lavorare per vincere. C’è sempre molto bisogno di persone di spessore. A me, Paolo e Frederic è bastata una videochiamata per capire che professionista avevamo di fronte. Più giocatori con carisma e personalità hai, soprattutto per noi che siamo molto giovani, più è importante”.

I risultati – I 12 trofei vinti in carriera ed elencati all’inizio vogliono dire soltanto una cosa: ovunque vada, contro chiunque giochi, Olivier Giroud vince. Lo sanno bene a Montpellier, dove ha regalato un sogno a una piccola cittadina di neanche 300mila abitanti. Lo sanno benissimo a Londra, sopra il Tamigi: con Wenger ha alzato 4 delle ultime 5 FA Cup vinte dai Gunners, con Tuchel una Champions League che nessuno si sarebbe nemmeno sognato di pronosticare. La vittoria è un marchio di fabbrica anche dei suoi gol: dei 199 gol segnati con le maglie di club, 80 sono stati gol-vittoria. Media simile tenuta anche in Nazionale, checché ne se ne dica dietro le alpi, con 19 gol-vittoria su 48 segnati.

BONUS Non solo Flat Tax: un 9 a tassazione progressiva – Nell’essere uguale per tutti e contro tutti, c’è una cosa che Olivier Giroud ha fatto in maniera sempre diversa e sempre più bella: segnare. Con la gentile concessione del blog a stelle e strisce Barstool Sports, qui sotto rivediamo i gol più belli della carriera di Oli.

 

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