Fiducia, speranza e passione: Milan, nulla è perduto!

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E’ stato un weekend difficile per i tifosi milanisti. Tutti ci aspettavamo di riuscire a guadagnare qualcosa su almeno una rivale e ci siamo invece ritrovati al lunedì sera con due punti mangiati sia dall’Inter che dal Napoli. E’ dura accettare un pareggio maturato in casa, giocando dopo tutti e senza poter esultare nemmeno una volta per un gol. Ricordo bene Milan-Cagliari dello scorso anno, quando per andare direttamente in Champions League bastava battere una formazione già salva, come fondamentalmente è oggi anche il Bologna di Mihajlovic. A lui, ovviamente, sarà arrivato il doveroso e bellissimo lungo applauso di tutto San Siro. Il pareggio a reti bianche di ieri personalmente ha un po’ ricordato quella 37ª di campionato, in cui tutti noi non vedevamo l’ora di scoprire chi avrebbe messo a segno la rete decisiva. Tra l’altro, per gli scaramantici, anche quel giorno venne indossata per la prima volta una nuova maglia… Contro il Bologna, comunque, anche una vittoria non avrebbe messo alcun punto su questa Serie A. Però, dopo questo weekend in cui le inseguitrici hanno preso fiducia, sarebbe stato un bel segnale vedere il Milan rispondere presente. Così non è stato, ma fasciarsi la testa oggi è inutile. La posizione in classifica è ancora la migliore, e anche se minima la distanza da nerazzurri e partenopei ancora sussiste. Inoltre, le partite da disputare sono 22 (contando Bologna-Inter), e di punti in palio tra le tre pretendenti se ne contano 66, tantissimi.

Al netto di ciò, a tecnico e giocatori non può bastare pensare che non sia finita per risollevarsi e ripartire. I problemi ci sono e vanno analizzati, perché il Milan da un paio di mesi (salvo qualche prestazione sporadica come in Coppa Italia e a Napoli) non è più la vera squadra di Stefano Pioli. L’impressione è che, una volta notata la poca brillantezza degli interpreti del gioco che l’ha contraddistinta, ci si sia voluti costantemente affidare a qualche giocata dei singoli. Per esempio, isolando Messias e Leao e proponendo più volte a Calabria e Theo la soluzione del cross. La specialità della casa, però, sono il gioco verticale, il fraseggio nello stretto e l’ingresso in area con tanti uomini. Tutte componenti che mancano da molto tempo ai rossoneri. Come anticipato, manca certamente la lucidità di inizio stagione, ma credo che cambiare rotta non sia la scelta migliore per conseguire risultati. Il dato sui tiri effettuati poi, sottolineato più volte ieri dal Mister, più che di conforto è allarmante. 54 tentativi contro Cagliari e Bologna, con una sola rete segnata, è un numero che un po’ spaventa. Soprattutto se si pensa che solo 13 di questi sono andati verso lo specchio della porta. Oggi, martedì, si è già ripartiti per preparare la delicata trasferta di Torino. Perché se da un lato è bene voltare pagina e non rimuginare sugli errori delle ultime gare, dall’altro è giusto analizzarli per tentare di migliorare nelle restanti 7. Sette settimane nelle quali tentare di capire come risolvere un problema che esiste ed è concreto da qualche tempo, ma che senza dubbio verrà affrontato di petto per la maturità e la professionalità del gruppo di Milanello.

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Il titolo della riflessione però è chiaro: non tutto è da buttare. Anzi, parliamo con occhio critico di una squadra prima in classifica al 5 di aprile, al tramonto di una stagione vissuta costantemente tra le protagoniste e con un progetto di crescita che ha bruciato le tappe. Discutiamo di una formazione che sì, in 4 match ha segnato solo 3 gol, ma nello stesso mini ciclo non ne ha preso nemmeno uno. Maignan, Tomori e Kalulu (sempre presenti contro Napoli, Empoli, Cagliari e Bologna) hanno infatti blindato la difesa del Diavolo, permettendole di fare uno step in più rispetto al recente passato. Questo campionato, ormai l’abbiamo capito, non è dotato di una formazione capace di salutare la compagnia e passare senza difficoltà sopra a qualunque avversario. Ecco perché, come il Milan, nessun’altra dà l’impressione di essere in grado di fare filotto e staccare le altre. Infatti, mentre dall’esterno questa lotta appare affascinante e impronosticabile, vissuta con la passione del tifoso è una sofferenza che si ripete ogni settimana e che molto probabilmente ci seguirà fino alla fine. Ma quando si parla di passione, i milanisti sanno sempre di che si tratta: anche ieri 70 mila sostenitori hanno accompagnato il gruppo di Pioli per oltre i 100 minuti di gioco. Quel “noi ci crediamo” della Curva Sud al fischio finale di Milan-Bologna deve essere lo spirito con cui affrontare questo bellissimo e dolce patimento di fine stagione. Il calendario non è mai favorevole o sfavorevole, lo dimostra la 31ª giornata appena trascorsa: ogni partita va giocata e ogni punto va sudato. Ed è proprio qui che si nasconde la speranza che ci accompagnerà fino al minuto finale di questa (comunque positiva) annata.

Perché crederci? Perché il Milan che conosciamo, nel bene e nel male, sorprende sempre. L’ultima parola la lascia al campo. Perché crederci? Perché, come detto, la meticolosità dell’allenatore rossonero e del suo staff aiuterà a risolvere, dopo quello della difesa, anche il problema del gol in attacco. In sostanza, possiamo riassumere. Fiducia, speranza e passione: ecco le chiavi con cui il tifoso milanista è chiamato a vivere l’acclamata corsa scudetto. Tre denominatori comuni per cercare, insieme alla squadra, di coronare un sogno dopo tanti anni di fatica. Oggi è una giornata amara, ma nulla è deciso e nulla è perduto.

photocredits: acmilan.com

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