Tutte e quattro in fila: segno o scherzo del destino? Il passato serve per non ripetere gli stessi errori

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Il destino ha deciso di darci un segno o ha voglia di scherzare? La risposta a questo dilemma non arriverà mai prima del 22 maggio. A tutti coloro che si chiedono il perchè, rispondo nella speranza di non imbattermi in gente che fa della scaramanzia la sua sgradita compagna. Come il sottoscritto d’altronde. Il destino poteva mai lasciarci vivere queste ultime quattro partite da secondi in classifica? Giammai!

Il fato, mercoledì sera, si è incarnato in una diabolica “trinità”, Arnautovic, Sansone e Radu, lasciandoci primi in classifica alla vigilia di un poker d’assi di partite: Fiorentina, Verona, Atalanta e Sassuolo. Eh già, proprio loro. Non mi riferisco solo alle qualità tecniche di squadre da affrontare al massimo per provare ad aver la meglio. Il mio pensiero va alla storia.

Domenica la Fiorentina e tra una settimana il Verona in casa loro. Città e squadre che evocano brutti pensieri. Oggi come allora le affrontiamo da primi con margine ridotto dalla seconda. I viola a San Siro ci tolsero l’ultimo scudetto nella stagione 2011/12 battendoci in casa per 1-2. Anche il 15 aprile del 2012 giocammo alle ore 15 mentre la nostra inseguitrice (Juventus) scese in campo alle 18. Segno o scherzo?

La settimana successiva faremo visita alla città che più di ogni altra incarna lo psicodramma rossonero. Quella Verona che il 20 maggio 1973 e il 22 aprile 1990 si è guadagnata il titolo di “Fatal Verona” grazie a due vittorie impronosticabili che sono costate ai Milan di Rocco e Sacchi il sorpasso in testa al fotofinish consegnando lo scudetto a Juventus prima e Napoli dopo. Segno o scherzo?

L’Atalanta alla penultima, in casa nostra, non evoca nessun sorpasso ma è una sorta di bestia nera visto che non riusciamo a batterla dal 6 gennaio 2014. Nelle successive sette stagioni il bottino a San Siro, contro gli orobici, è stato di quattro pareggi, tre sconfitte e, chiaramente, zero vittorie. Segno o scherzo?

E poi il Sassuolo contro quel Berardi che ogni volta che vede il Milan si trasforma in un Toro davanti ad drappo rosso. Segno o scherzo?

La volubile emotività del tifoso rossonero può rivelarsi un pericoloso boomerang. Per i più, troppi, dopo il derby di Coppa Italia e fino al 90′ di domenica a Roma contro la Lazio, era finito tutto. A dire il vero i mugugni sono iniziati già dopo il doppio pareggio con Bologna e Torino. Mercoledì una spropositata euforia ha ripreso il sopravvento e ci si vede già in Piazza Duomo. No, no e per cortesia no!

Soprattutto questa squadra ha bisogno di un equilibrio per vivere queste settimane senza dover appagare un’euforia che rischia di soffocare chiunque. C’è lo dice la storia passata e recente. Una cosa è crederci altro è la convinzione di avercela fatta!

Facciamo si che il destino abbia solo voluto scherzare con le coincidenze e che i segni restino incisi nel passato. Stringiamoci intorno a quella umile purezza di un sogno perchè in fondo, come dice Olivier Giroud: “Succede solo a chi ci crede!”

 

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