È ora di primi bilanci: tra responsabilità e riscatto

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Se pur parziali, è già tempo di bilanci. Domenica sera si concluderà la prima parte di questa anomala stagione. Dopo il match contro la Fiorentina, sulla stagione del Milan calerà il sipario per una pausa che necessariamente servirà a guardarsi dentro.

Tra il triplice fischio e il ritorno in campo, il prossimo 4 gennaio contro la Salernitana, 52 giorni durante i quali, senza affannarsi all’inutile caccia al colpevole, bisognerà guardare serenamente in faccia alle problematiche.

Intendiamoci, ad oggi il Milan, ha solo due punti in meno rispetto allo scorso campionato culminato con la vittoria dello scudetto.

Se è da segnalare una regressione in tema di gol realizzati (27 contro i 30 della passata stagione), la difesa registra un miglioramento (14 subiti contro i 18 dell’anno scorso).

La differenza sostanziale la sta facendo il Napoli con un percorso che, se costante, lo porterebbe a battere il record dei 102 punti della Juve di Conte targata stagione 2013/14.

Suggello di questo dato è la classifica. Come lo scorso anno il Milan è sempre secondo ma i meno tre punti della stagione tricolore si sono quasi triplicati ad un meno otto dai partenopei capolisti che non lascerebbero tante speranze per il futuro. Visti i numeri la domanda è: si poteva fare di più? La risposta è riassunta in un grande “SI”.

Dopo uno scudetto vinto non ci si può accontentare di un sostanziale “pareggio” con la stagione precedente. Con il dovuto rispetto per le scelte societarie e i vincoli economici, era lecito pretendere di più dal potenziamento della rosa.

L’encomiabile progetto basato su una solida base di calciatori di qualità e prospettiva forse sta arrivando ad un punto di non ritorno. Dopo un successo importante ci si sarebbe aspettato l’innesto di calciatori che fossero andati ad alzare nell’immediato la competizione all’interno della rosa e il livello qualitativo.

Nulla contro i Thiaw, Vranckx, Adli, De Ketelaere e altri. È giusto e fisiologico dare loro il tempo di ambientarsi e dimostrare le loro qualità. Il problema non sono loro.

E come se si aggiungessero elementi che vadano sempre a spostare in avanti la linea del traguardo affidando ai veterani, non per l’anagrafe, il pesante ruolo di leader esperti. Ignorando che i vari Tomori, Kalulu, Theo, Bennacer, Tonali, Leao non hanno ancora ultimato il loro percorso di maturazione.

Pensare continuamente al domani ignorando le esigenze dell’oggi è un gioco d’azzardo che potrebbe già iniziare a presentare il suo conto.

La squadra resta forte nel suo blocco storico e lo dimostrano le prestazioni importanti in Champions o in campionato contro Atalanta, Inter, Napoli e Juventus.

Ma il calendario serrato che questa stagione presentava, imponeva strategie diverse. Presentarsi al via con una rosa di 24 calciatori pur sapendo di non poter contare per mesi su Ibrahimovic o il fuori rosa (non nei fatti ma nelle intenzioni) Bakayoko. Kjaer che tornava da un grave infortunio di sette mesi circa e Origi fermo da maggio impossibilitato a svolgere l’intera preparazione. Infine un manipolo di giovani talenti da aspettare. In pratica si è scelto di affidarsi a circa 16 giocatori pronti all’uso e affidabili che in tre mesi avrebbero dovuto affrontare 21 partite tra campionato e Champions.

Se a questo ci aggiungiamo l’inenarrabile lista di infortunati che hanno letteralmente sfiancato i superstiti, ecco che i nodi stanno venendo al pettine. Infermeria piena che ad onor del vero non è una novità per il Milan di Pioli nei primi mesi di ogni stagione,

Nessuno può prevedere il futuro ma staccare la spina per quasi due mesi può essere salutare per riprendere il discorso a gennaio con ritrovate energie fisiche e mentali. La situazione attuale insegni che lo sguardo rivolto costantemente al futuro è sicuramente una risorsa ma esasperare questa visione rischia di rendere scivoloso il presente.

“Odio perdere, mi sento un vincitore come lo siete voi. Il futuro dovrà essere costruito sui successi raggiunti finora con determinazione e volontà di vincere” queste le parole di mister RedBird, Gerry Cardinale, lo scorso giugno. Alla ripresa, Sig. Presidente, servono i fatti. Rinnovi dei big e strategie per regalarsi un presente che permetta a questo Milan di avere i mezzi per aprire un ciclo vincente. In fondo nell’oggi, c’è già il futuro.

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