Troppi Dio in Qatar

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Una volta, ma dico 2000 anni fa o qualcosa meno, Dio significava una cosa sola. Dio.

Ma oggi che c’è il Calcio non funziona più così, evidentemente.

Ci sono quelle parole che con il tempo accumulano altri significati, ma certo, sarebbe stato complicato immaginare che ne sarebbero venuti fuori altri per il termine “Dio”.

Sembra che oggi la moda sia che Dio significhi un po’ quasi tutti, che è anche un po’ un problema se tanti si chiamano “Dio”. Cioè, ve lo scrivo con la maiuscola anche quando Dio non è Lui, proprio Dio, perché oggi si usa così.

Comunque, avrete capito che è un problema quando ci sono più persone con lo stesso nome. E poi, come molti sapranno, Dio non avrebbe un cognome per farsi riconoscere. Ha sempre avuto bisogno di quelle sole 3 lettere. Dio. Il piano era che non ci fossero altri “Dio” ma qualcosa è andato storto.

Ad esempio, pensate se io mi chiamassi Massimo Troisi o, che ne so, Pieter Paul Rubens il pittore. Pensate a quanti fraintendimenti tra me e loro. Anche se, non è che se parlando con il nostro Ibra dici “vieni qui Dio” e viene Dio, il Dio della Bibbia. Non funziona così, di solito.

Volevo sottolineare piuttosto: ci si può confondere utilizzando la parola “Dio” non per forza con Dio, ma anche tra due che si fanno chiamare “Dio”. Naturalmente.

E ci sono troppi Dio, davvero.

Finisco la premessa.

Quando io voglio scrivere Dio in questo articolo, beh, vorrei che assumesse il significato di “Dio del Calcio”. Sapete, i tifosoni di tutto il pianeta pensano che ci sia quel Dio che nel Calcio operi per un senso di giustizia sportiva. Per me, in questo Gioco soltanto lui è Dio, il Dio del Calcio. I singoli calciatori proprio no.

È che c’è una colonna intera di altra gente che viene chiamata Dio tutti i giorni. Ma vengono chiamati così negli ultimi giorni specialmente, dopo il Mondiale se ne parla tanto.

Tra i tanti, segnalo D10S Maradona, Messi (paragonato a Dio anche in telecronaca) o il nostro Zlatan o anche André-Pierre Gignac del Tigrés de Nuevo Léon in Messico. Cioè, e se ci pensate bene è curioso.

N.B. Sapete che Buddha non è un dio, la religione buddhista afferma così. Quindi, tecnicamente, Ibrahimovic è più “dio” di Buddha. Il che è personalmente qualcosa di pazzesco.

Comunque il fatto è che Dio, il Dio del Calcio, in Qatar non si è mostrato tanto: morti sul lavoro, Gianni Infantino, Salt-Bae con la coppa, argentini contro olandesi, diritti umani, fasce da capitano, controversie da volta-stomaco e altro a parte.

Questo Mondiale – se così dobbiamo definirlo perché di un Mondiale normale ha poco – è stato davvero molto, ma molto, molto deludente dal punto di vista del Calcio espresso rispetto alla Tradizione.

Dicono che sia stato il dolce Mondiale delle Rivelazioni. Anche perché le big, Francia e Argentina escluse, hanno fallito tutte.

Una delle semifinaliste era il Marocco, una “favola” che, così sembra, ha già finito di vendere copie al’altro ieri. Perché Ounahi a parte, sarà complicato ri-vedere Amrabat o El Yamiq su questi livelli, e con loro tutti gli altri. Con il Marocco non sembra di aver scoperto granché, piuttosto sembra già tutto finito da un pezzo. Citando un’aforisma da un film di Scorsese: “Meglio re per una notte che buffone per sempre” e su questo aveva pienamente ragione.

N.B. In tutta la competizione si segnalano appena 3 match disputati tra le big: la finale, Inghilterra – Francia e lo scontro tra Francia e Germania ai gironi.

In definitiva è sembrato che il Dio del Calcio non si sia manifestato fino all’80′ della finale.

Durante la partita per il titolo anzi, il Dio del Calcio si è assentato per un po’, credo. A farsi un giro dopo la sostituzione di Giroud, letteralmente il migliore nell’attacco francese del primo tempo. Di lì, quasi per un’ora, abbiamo trovato un calcio come vuoto, forse per punire Deschamps forse no.

Il culmine dello sballo distruttivo francese è arrivato quando quel talentaccio di centrocampista che è Camavinga, 2002 cristallino, ha preso il posto di Theo Hernandez come terzino a sinistra. Non di Rabiot rimasto a metà campo che, eufemismo, non brillava proprio come Alpha Centauri. Eravamo tutti confusi. Drammi milanisti.

Praticamente questo buon Dio del Calcio ha chiesto scusa ai suoi milioni di spettatori, c’era chi guardava collegato dagli Stati Uniti o dal Bangladesh provando a familiarizzare con questo grande sport. Abbiamo fatto colpo con la finale.

Lui, a modo Suo. Al posto della Fifa e del Qatar, a rimarcare che niente è più bello del Calcio nel Calcio. In molti se ne erano dimenticati tra gli organizzatori.

 

I tifosi, loro invece si sono dimenticati che su un campo da calcio (anche nella finale dei Mondiali) non gioca “Dio”, per quanto i campioni abbiano momenti – a volte lunghi una vita a volte lunghi poco più di un’intervista – di incorruttibile perfezione.

Tutto ciò non è per sminuire Messi (35 anni suonati) e la sua Argentina, superiori a tutto ed a tutti. Però, sommariamente, l’impressione è che questo sia stato forse il Peggior Mondiale della storia e per moltissimi motivi, tutti validi.

Un barattolo di marmellata con il tappo difettoso, di quelli che fanno ora e non riesci a vedere dentro: è il Dio del Calcio in Qatar. Rimasto a lungo nella sua ombra, oscuro, si è rifiutato di apparire in pubblico, lasciandoci alla solita incertezza ed a nuove domande di teologia sportiva.

“Dio” e il Calcio, il Potere e i Soldi: siamo alle solite.

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