Bene i maxi-recuperi, ma sia concesso il consiglio di uno step successivo

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In queste prime partite del Mondiale in Qatar, i telespettatori hanno potuto facilmente notare come sia cambiata la tendenza sui tempi di recupero. Ogni gara di questa competizione, che già era definibile come unica in partenza per diversi motivi, non sta durando 90′, ma molto di più. La sfida inaugurale tra i padroni di casa e l’Ecuador, diretta dall’italiano Orsato, è durata 100′: 5 minuti di recupero per ogni tempo.

Il record, però, finora è ancora appartenente alla seconda gara del Mondiale, quella tra Inghilterra ed Iran. Complice l’infortunio del portiere iraniano, al termine della prima frazione sono stati concessi ben quattordici minuti in più: squadre negli spogliatoi dopo quasi un’ora. Anche nella seconda parte di partita si è avuto un extra-time straordinario di 10 giri d’orologio (poi anche sforati con VAR più rigore per l’Iran). Ieri, lunedì, in Senegal-Olanda si è giocato altri dieci minuti più del dovuto, otto dei quali oltre il novantesimo. Tredici segnati sulla lavagnetta dell’assistente del direttore di gara Abdulrahman in USA-Galles e diciassette giri d’orologio in più sono stati concessi nell’incredibile Argentina-Arabia Saudita.

Insomma, senza stare ad elencare tutti i dati è chiaro che la tendenza è ormai lampante: ma perché non dobbiamo sorprenderci? Nel lontano aprile 2022, quasi nell’indifferenza generale, già si parlava dell’innovativa idea del presidente FIFA Gianni Infantino. Il numero uno dell’organizzazione mondiale aveva aperto alla possibilità di introdurre il tempo effettivo e, soprattutto, di allungare i tempi di recupero. Ecco che gli arbitri designati in Qatar, su sua indicazione, sette mesi dopo hanno provveduto a rispettare questa regola, quantomeno insolita e che in prima battuta ha un po’ spiazzato gli appassionati. In tanti si sono stupiti, seppur in differenti modi. Da un lato chi sostiene che finalmente ci sia più intensità per l’elevato minutaggio, per la spettacolarità che si favorisce e per la salvaguardia del “fair play”. Insomma, meno perdite di tempo, più gioco. Dall’altra, chi pensa che si crei troppa confusione e margine di discrezionalità. Chi decide quanto esattamente si è perso se non si rimane fedeli ai canonici 30′ per interruzione? Come comunica l’arbitro i minuti aggiuntivi al recupero stesso?

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Come sempre, di fronte a un’innovazione le reazioni sono le più disparate. L’impressione è che si sia finalmente fatto un passo verso l’abbraccio al tempo effettivo. L’idea della FIFA, appunto, è di evitare continue perdite di tempo e di vedere partite con più calcio e meno interruzioni. Come sottolineato, è un progresso rispetto allo scempio, in questo senso, a cui si assiste troppo spesso in Serie A. Anche altrove, ma guardando a ciò che più conosciamo, facciamo riferimento al nostro campionato. Nella massima serie italiana abbiamo assistito a match come Hellas Verona-Milan con soli 48′ di gioco, con il 51% della partita “disputata” a palla ferma. Nelle prime 10 sfide di Serie A del Milan, per attingere da ciò che già sappiamo, la percentuale media di tempo effettivo è del 53%: troppo poco per un appassionato di Calcio.

Dunque, la sensazione è che con questa nuova linea Mondiale si favorisca lo sport e si cerchi di evitare questi terrificanti dati, ma lo step successivo deve essere ancora più specifico ed efficace. Per voler fare il perfezionista, chi scrive suggerisce un ulteriore passo in avanti. Se il tempo effettivo in pieno stile basket è un cambiamento troppo radicale (e tanto precoce quanto repentino) per il movimento calcistico, si trovi una via di mezzo tra questo e i maxi-recuperi. Una proposta potrebbe essere una sorta di tempo semi-effettivo, con uno stop per tutte quelle situazioni che sono facilmente identificabili come “extra”. Infortuni con intervento dei medici, check VAR e sostituzioni sono gestibili dall’arbitro e dai suoi assistenti, che potrebbero mettere in pausa il cronometro senza complicazioni. In questo modo, si agevolerebbe la ripresa del gioco (se non guadagno nulla, perché perdere tempo?) e si eviterebbero elevati minutaggi di recupero.

Su questo punto finale della personalissima proposta tengo a fare una postilla. Ogni squadra al mondo a qualunque livello sa che, nel momento in cui l’arbitro assegna il recupero, la partita cambia e non è più come prima. Non vado alla bandierina all’80’, non mando a saltare entrambi i centrali se mancano dieci minuti più recupero, e così via. Ecco perché, in un maxi extra-time si ha un calcio troppo frenetico, meno spettacolare di quel che sembra e per questo poco funzionale alla sua idea originale. Tutti i protagonisti di questo sport non si comportano allo stesso modo nei 5 minuti che precedono il 90esimo e in quelli che lo succedono, seppur si tratti della medesima tempistica. Riassunto: fermiamo il cronometro con gli interventi dei medici, ai check del VAR e per ogni cambio. Poi, il recupero lo assegna come sempre il direttore di gara per quanto pensa sia necessario in merito a esultanze, minuti persi, proteste e simili. Meno recupero, più gioco e più giustizia.

Quel che è certo, come segnalato dal titolo, l’introduzione della norma della FIFA è una soluzione positiva per chi amerebbe questa evoluzione del gioco. Quindi, se viene applicata nella massima competizione calcistica al mondo, in Qatar, è semplice pensare che verrà presto applicata anche nel resto del globo. E va bene così, per adesso.

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