5 soprannomi da NON dare ad Aster Vranckx

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5 soprannomi da NON dare ad Aster Vranckx

Adoro questa cosa di fare tutti questi paragoni e soprannomi e metafore forzatissime.

Fanno uno di quei film su uno squalo a tre teste con le zampe di bruco-ragno che si aspira mezzo Texas e Mississippi fino allo stomaco, a piedi per le vallate di bufali del Texas. Un pugno all’occhio a basso budget di quelli che danno sempre sui canali verso la ventina del digitale terrestre. E c’è tipo chi ha il coraggio di interpretarne qualcosa.

Uno dice che le tre teste dello squalo sono la metafora del nazismo, del comunismo e del terrorismo che si abbattono sull’America mentre le otto zampe da aracnide sono la base degli USA moderni, cioè il consumismo che si evolve velocemente arrivando agli stivali di cuoio dei texani e altre sparate colossali. È che ci sono disastri del genere in giro, davvero.

E siccome soprannominare Sardan Azmoun come “Il Messi iraniano” rimane ancora molto chic, non si può resistere dall’abbinare Aster Vranckx ad un soprannome iperbolico tutto rose e fiori.

Ognuno ha il suo di soprannome, ecco. Però ci sono dei soprannomi con giochi di parole che nessuno e ripeto, nessuno, può dare ad Aster Vranckx dopo l’entrata in scena da veni, vidi, vici contro la Fiorentina. La partita contro la Fiorentina dove è entrato ed ha rilasciato un paio di orazioni retoriche da epicureo molto molto belle nei confronti dei cattivoni avversari. Quella partitona lì insomma.

Ne ho selezionati cinque di quei soprannomi vietati, nocivi, anti-ambientalisti. Dolorosi. Tutti qui sotto.

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1) Vranckx Basten

Perché anche se ci ha fatto segnare, il match-winner Vranckx non lo ha proprio segnato. Altrimenti, per una notte ci si poteva pure pensare.

Scartate quindi anche le ipotesi di possibili “Vranckx Nistelrooy” o “Vranckx Persie”, il riassunto della prova individuale del numero 40 del Milan parte da quel cross. Senza troppe analisi, Vranckx non troppo disturbato pone un cross delicato come uno shampoo ai fiori di loto nella zona ideale dell’area di rigore. Ben fatto e molto influente per il premio di MVP del match, ma non propriamente un gol o un assist.

Mai dimenticarlo, altrimenti potreste sbagliarvi con il soprannome.

2) Aster Vans (le scarpe)

Non è che lo avessimo visto in tante altre occasioni, Vranckx ovviamente.

Senza voler diffamare la linea di scarpe creata da Paul van Doren, è che le Vans sono delle scarpe comode, pratiche, tutte comfort. Belle scarpe, ma non proprio roba per saltare Duncan e Terzić secchi con una croqueta catalana. Magari con le Vans ci puoi fare qualche giochetto di suola di quelli da strada, da fermo. Però Vranckx ha mosso la palla un po’ in tutti i modi: passaggi forti, appoggi, tocchetti per spostarla appena.

Altro che giocate da fermo, abbiamo intravisto conduzioni in avanti molto incoraggianti in soli 15′ minuti.

3) Vranckx Canyon

Questo nomignolo qua farebbe pensare a un giocatore poco dinamico e con il passo pesante e magari anche troppo grosso. Il Grand Canyon ha un bicipite sproporzionato, non so se avete presente.

L’ impressione è che rispetto alle prime sedute a Milanello, Vranckx possa puntare su qualche muscolo in più. Le spalle sembrano più larghe, ricordate la faccenda Tonali e troverete molte analogie.

E poi il belga ha mostrato qualche buon recupero ma per le spallate non c’è stata occasione, eppure se gli occhi non mentono ne vedremo delle belve. Delle cose da belve, cioè.

4) Fred Astaire Vranckx

Parliamo di Lui, il divo del cinema naturalmente. Quello che per le bis-nonne era qualcosa più di un uomo.

I passi di tip-tap dell’attore del Nebraska erano qualcosa di molto cult ai tempi di quando erano gli anni di quando Hollywood era giovane. E Hollywood non è più giovane da tanti anni ormai, immagino.

Per me la nota più lieta: sono rimasto piacevolmente colpito dalla capacità dell’ex Wolfsburg senza palla. Il nostro centrocampista tutto lucido ha saputo muoversi per il campo lasciando spazi liberi alle sue spalle, tanti spazi. Così tanti che forse ci siete finiti voi ora dentro gli spazi di Vranckx. Dettando il passaggio, proponendo scambi.

Retoricamente, scriverò che non è una maturità usuale per un classe 2002, però Vranckx è apparso come uno capace di sbloccare cerniere di campo strettine durante le famose partite bloccate. Almeno contro la Fiorentina è sembrato. Certamente, The Yiddish aveva un pochino più di grazia, ma come Fred Astaire non ne nascono più che ci vuoi fare.

Ognuno è fatto a modo suo e Vranckx è uno che l’altra sera ha saputo esprimersi con passi grossi. Passi per lasciare ai compagni zone di campo delle dimensioni del Nullarbor australiano.

5) Asteroide Vranckx

È che Aster Vranckx è sempre stato lì, non è apparso come un meteroite nel giorno in cui i dinosauri gigioneggiavano per la foresta tutti in lacrime mogi mogi con di fronte un corpo celeste che s’avvicinava in anticipo rispetto ai piani.

Titolari a parte, a volte gli è stato preferito Pobega, altre Krunić. Mi riferisco a Vranckx, ovviamente. Va bene che ha giocato pochissimi minuti ma la sensazione è che, ricordiamolo, il diciannovenne per il 2023 possa trovare un minutaggio di tutt’altro tipo. Questo è l’auspicio.

D’altronde forse Stefano Pioli voleva un segnale, e negli ultimi 15 minuti del Milan 2022, Vranckx si è fatto notare. Anche sulla classifica.

Ve lo giuro, è tutto vero.

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Photocredit: acmilan.com

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