Modello all’estero e Cenerentola in Italia. Quando delle fiabe si ignorano i finali

Sto provando a trovar conferme che dalla vittoria dello scudetto ad oggi siano passati sei mesi. Ma niente, continuano a dirmi che appena dodici giorni fa, lo scorso 22 maggio, la squadra a quest’ora era di ritorno da Reggio Emilia per festeggiare con le centinaia di migliaia di tifosi la vittoria del campionato a Casa Milan.

Ok, mi arrendo. Ci credo. Eppure in meno di due settimane gli argomenti associati al Milan sono stati nell’ordine: indagine della procura federale sugli striscioni, il terremoto scaturito dalle parole di Maldini. Leo possibile partente con destinazione Madrid, Manchester o volendo anche Parigi. E poi ancora i soldi prestati a strozzo da Elliott ad un Gerry Cardinale nei panni di Yonghong Li in un remake di ChinaMilan, fino ad arrivare ad una freschissima teoria della stagione rossonera paragonata alla parabola dell’Italia di Mancini. Arrivati all’apice, si vince e poi si crolla rendendosi conto a posteriori del bluff.

In pratica siamo il Leicester 2015/16 o il Verona 1984/85. E nulla importa se a tornare a vincere è stato il club sette volte campione d’Europa, quattro volte campione del Mondo per club e 19 volte campione d’Italia. Tra le mura amiche siamo la Cenerentola del calcio. D’altronde qualcuno dovrà pur difendere la litania che va avanti da due anni e mezzo: “Sono da quinto o sesto. Arrivare in Champions sarebbe un’impresa”. 

Due anni e mezzo che partono dal vergognoso 5-0 di Bergamo, l’arrivo di un ex calciatore 38enne e un difensore recordman di infortuni che nella squadra modello del calcio italiano come l’Atalanta aveva collezionato solo una presenza dall’inizio della stagione. Da quel 6 gennaio 2020 ad oggi, 97 partite, 210 punti (2,17 circa a partita), 21 giornate in testa alla classifica nella passata stagione, campioni d’inverno e secondo posto finale. Campioni d’Italia quest’anno con un primato europeo di solidità grazie ai 17 clean sheet in stagione, nove gol subiti nel girone di ritorno, e appena due gol subiti nelle ultime 11 partite.

Per essere una festa a corte frutto di un incantesimo sta durando troppo. Non trovate? La mezzanotte è vicina. Torniamo da dove siamo arrivati e attenti che nel fuggire un “Leao di cristallo” lo perdiamo.

All’estero non hanno quest’animo fiabesco. Che aridi. Guardano al campionato Italiano si complimentano con il Milan per il successo e per il progetto. Oltre l’italico confine, il calcio risponde solo al campo da gioco. Tutto ciò che avviene in quel rettangolo verde, è sacro. Senza se e senza ma.

Nel luglio del 2018 la famiglia Singer rilevava il Milan nelle stesse ore di CR7 alla Juventus. La narrazione di allora era la seguente: da una parte un esempio di potenza, dall’altra una nobile decaduta in mano ad un fondo che penserà solo a rivenderla per arricchirsi. A distanza di quattro anni quelle parole fanno sorridere. Ancora di più se si pensa ai giornali inglesi che riferendosi al nuovo corso del Manchester United, prendono il Milan come esempio finanziario e sportivo da seguire.

Ah si? Cenerentola torna dove ti compete. Altro che esempio. La cessione societaria è avvenuta con Elliott che presta soldi al 15% di interessi. Poi c’è JP Morgan che aiuta il povero Cardinale con un altro prestito e bla bla bla …

Poi in un tranquillo pomeriggio, Forbes, eh già, proprio loro, ci racconta che l‘operazione RedBird – Milan è molto vantaggiosa. Prima elogia il Milan che in questi anni è passato da un patrimonio netto negativo di 37 milioni di dollari a un patrimonio netto positivo di  70 milioni di dollari e poi conclude dicendo che Milan e Chelsea (anch’essa fresca di passaggio di proprietà) accresceranno il loro valore ma il club rossonero probabilmente lo farà molto più velocemente di quello inglese.

E da li in poi sono arrivate notizie “dettagliate” sull’operazione. Non c’è più traccia di JP Morgan e RedBird diventa di colpo la miglior garanzia per il futuro del Milan. I tecnicismi finanziari me li risparmio e ve li risparmio. Ancora dall’estero arrivano a rompere l’incantesimo fiabesco minuziosamente costruito.

Ma il colpo di grazia l’ha dato Florentino Perez. Eh già, proprio lui. Celebrando la 14esima Champions della storia del Real si lascia scappare: Storicamente la nostra rivale principale è il Milan, nonostante le difficoltà degli ultimi anni. Per il resto, parliamo delle squadre che tutti conoscono: Manchester United, Bayern Monaco e Barcellona. Loro possono competere con noi. Però ci sono anche Juventus, Manchester City e Paris Saint-Germain”.

Il silenzio della parte sportiva del bel paese davanti a questa dichiarazione è stato assordante. Ma li capisco. Questo sarebbe stato il colpo di grazia a tutte le narrazione fiabesche.

Un piccolo inciso tecnico. Ammesso che mi senta una Cenerentola e che a mezzanotte l’incantesimo finisca, ricordo che la fiaba ha anche un finale. Alla fine il sogno diventa realtà e Cenerentola diventa Principessa. Viva Cenerentola!

 

 

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