Desplanches: “Ecco perché ho lasciato il Milan! Io che potevo fare?”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Dall’addio al Milan alla rinascita con gli azzurrini: Sebastiano Desplanches è richiestissimo in Serie A

Oltre a Ciprian Tatarusanu, conteso da ben 3 club della massima serie italiana, anche l’ex portiere della Primavera del Milan e protagonista del Mondiale U20 Sebastiano Desplanches potrebbe avere la sua occasione in Serie A. Dopo l’esperienza al Milan, grazie alle prestazioni in Serie C con la maglia del Trento Desplanches ha convinto il CT Nunziata a dargli le chiavi della porta dell’Italia U20, arrivata in finale della competizione anche grazie alle parate del portierino classe 2003. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex rossonero ha spiegato il perché ha lasciato il Milan, rivelando il sogno di tornarci in futuro. Oltre al Bologna, su Desplanches ci sono anche Betis Siviglia, Monza, Ternana e Palermo.

Perché le strade di Sebastiano Desplanches e del Milan si sono separate?

All’inizio dell’intervista, l’ex portiere del Milan racconta subito di come sono andate le cose a Milanello e soprattutto del perché i rossoneri non hanno deciso di puntare su di lui. Arrivato per merito di Filippo Galli e Bianchessi, Desplanches ha ripercorso i suoi passi in rossonero.

La storia rossonera di Sebastiano Desplanches

«Ho cominciato a Novara in una scuola calcio legata all’Inter. E sono diventato nerazzurro seguendo mio fratello Leonardo. Poi, nel 2015 lui ha lasciato e io sono stato scelto dal Milan, chiamato da Filippo Galli e Bianchessi. Sono cresciuto sotto la guida di Magni con Plizzari e Soncin: una bella scuola».

Sebastiano Desplanches sull’addio al Milan

«Il Milan aveva deciso di chiudere la mia esperienza in rossonero dopo sette anni, e mi ha ceduto al Vicenza a titolo definitivo. Io che potevo fare? Mi sono rimboccato le maniche. I dirigenti rossoneri hanno comunicato al mio agente che la casella delle cessioni in prestito era piena e potevano solo vendermi a titolo definitivo. Io ho passato gli ultimi due anni con la prima squadra tra convocazioni anche nell’anno dello scudetto, oltre a due in Champions. Con Pioli sempre molto gentile con me. Il Milan ha il 40% sulla rivendita. Non si sa mai. Io, però, ho il sogno di giocare in Champions un giorno. Mi sono sentito abbandonato? Il portiere ha bisogno di tempo per maturare: evidentemente avevano priorità in altri ruoli. Per fortuna, però, ho trovato la mia strada».

La rinascita

Nella sessione di mercato estiva del 2022, Sebastiano Desplanches, come ha raccontato, lascia il Milan per approdare a titolo definitivo al Vicenza. Per aspettare però la prima, vera occasione di giocare con continuità bisogna aspettare il prestito in Serie C al Trento, da gennaio a giugno di quest’anno.

Vicenza, Trento e il Mondiale U20 in Argentina

«Sono andato a Vicenza, ho giocato 3 partite in Coppa Italia, poi ho capito che non avevo spazi. A gennaio mi ha preso in prestito il Trento sempre in Serie C e sono rinato: 10 partite, 8 gol subiti, un clean sheet e un rigore parato a Lecco. Una bella boccata d’ossigeno, insieme agli impegni con la maglia azzurra. Poi è arrivato la bellissima rincorsa in Argentina, un’esperienza unica. Casadei ha rubato gli occhi con i suoi gol, un grande. Ma tutti hanno fatto la loro parte. Mi è spiaciuto abbia dovuto rinunciare il mio amico Nasti, ha preferito fermarsi a Cosenza per centrare la salvezza. La parata in finale? L’ho rivista, molto spettacolare perché il pallone era diretto verso l’incrocio, ma la mia preferita è un’altra. Quella in semifinale con la Colombia, sul 3-1: bassa, d’istinto, bella e reattiva».

Che portiere è Sebastiano Desplanches?

«Non sono altissimo: io sono 1,89 e ormai si va verso i 2 metri. Sono longilineo ma ho lavorato molto sulla forza. Faccio tanta palestra, mi diverto pure. Sono sedute di almeno un paio d’ore, tre volte a settimana. Tutto, però, sotto la guida dei miei preparatori. Come me la cavo coi piedi? Sono un sinistro naturale, ma mi esercito molto anche con il destro. In allenamento in azzurro mi diverto con Pafundi: il suo mancino è magico, io cerco di non sfigurare. Mi piace far partire l’azione, come un play. Ma seguo le indicazioni degli allenatori. Al Milan Giunti mi chiedeva di partecipare il più possibile all’impostazione, magari Nunziata nell’Under 20 vuole che sia più spiccio. Io mi adeguo».

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