Stop al Decreto Crescita? Le possibili conseguenze sui conti del Milan

I più letti

Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Dal 2024, il Milan (e il calcio italiano) potrebbe non beneficiare più degli sgravi fiscali previsti dal Decreto Crescita: quali sono le conseguenze per il club di via Aldo Rossi?

La notizia più importante nel mondo del calcio italiano di oggi riguarda sicuramente il Decreto Crescita e le modifiche alla legge proposte dal Consiglio dei Ministri: dal 2024, la Serie A e il Milan potrebbero dover dire addio ai benefici fiscali della legge del 2019. Cosa cambierebbe per il Milan? E cosa vorrebbe dire in generale per una società di calcio italiana non beneficiare più degli sgravi fiscali del Decreto Crescita? Proviamo a capire come stanno le cose nel dettaglio, iniziando dal comunicato ufficiale di Palazzo Chigi.

ESCLUSIVA – MILAN, IL BILANCIO SVELA L’ACCORDO SULLA MULTA DI LEAO

Il comunicato di Palazzo Chigi

Nella giornata di ieri, come anticipato, il Consiglio dei Ministri si è riunito a Palazzo Chigi sotto la presidenza del Presidente Giorgia Meloni: su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti ha approvato il disegno di legge recante il bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2024 e il bilancio pluriennale per il triennio 2024-2026. La nuova manovra del governo interessa anche il calcio (e quindi anche il Milan), che negli ultimi anni ha sempre beneficiato di quello che è comunemente conosciuto come “decreto crescita“. Di seguito, il comunicato stampa a riguardo di Palazzo Chigi:

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo di attuazione della riforma fiscale in materia di fiscalità internazionale.
Il testo introduce norme volte:

  • alla revisione della residenza fiscale delle persone fisiche, delle società e degli enti diversi dalle società quale criterio di collegamento all’imposizione, in coerenza con le prassi internazionali e con le convenzioni per evitare le doppie imposizioni;
  • a conformare il sistema d’imposizione sul reddito a una maggiore competitività sul piano internazionale, anche attraverso specifiche norme di vantaggio per i lavoratori impatriati e per le imprese o attività produttive che ritornano a investire in Italia (reshoring);
  • al recepimento della direttiva (UE) 2022/2523 del Consiglio, del 14 dicembre 2022, volta a garantire un livello d’imposizione fiscale minimo globale per i grandi gruppi multinazionali d’imprese e i gruppi nazionali su larga scala nell’Unione (global minimum tax);
  • alla semplificazione e razionalizzazione del regime delle società estere controllate.

Ai lavoratori dipendenti o autonomi che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia sarà riconosciuto, dal 2024, un nuovo regime agevolato per un massimo di 5 anni. Potranno beneficiare di una riduzione della tassazione del 50 per cento, entro un limite di reddito agevolabile pari a 600.000 euro, i lavoratori in possesso dei requisiti di elevata qualificazione o specializzazione che non risultano essere già stati residenti nel nostro Paese nei tre periodi d’imposta precedenti al conseguimento della residenza. I lavoratori impatriati dovranno restituire le agevolazioni, pagando gli interessi, se non mantengono la residenza fiscale nei cinque anni successivi. Invariate le disposizioni per i ricercatori, professori universitari e lavoratori dello sport già previste.

Entro il 31 dicembre è attesa l’approvazione della manovra di bilancio, con i relativi effetti a partire dal 1 gennaio 2024. Resta da capire ancora il significato dell’ultima frase del provvedimento, “Invariate le disposizioni per i ricercatori, professori universitari e lavoratori dello sport già previste“: al momento, da Palazzo Chigi non arrivano conferme o particolari delucidazioni. I calciatori saranno esclusi da questa nuova manovra?

ESCLUSIVA – STADIO, I NUMERI UFFICIALI: IL MILAN VOLA GRAZIE AI SUOI TIFOSI!

Cos’è il Decreto Crescita e i possibili effetti della sua rimozione sul Milan nel caso in cui il provvedimento dovesse riguardare anche i lavoratori dello sport

Nel caso dovesse riguardare anche i lavoratori dello sport (specifichiamo), cosa succederebbe? Che ne sarà del decreto crescita e quali potrebbero essere le conseguenze sul Milan? Dal 2017, i club italiani hanno iniziato a sfruttare una discussa manovra fiscale del governo, quella della modifica alla legge 24 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Il provvedimento che ha riguardato da vicino il calcio è stato però l’aggiunta alla legge in questione del 2019, la norma “Decreto Crescita 34” che prevedeva una serie di misure finalizzate alla ripresa della crescita economica e degli investimenti in Italia, e quindi una serie di agevolazioni fiscali importanti per i calciatori che i club di Serie A come il Milan acquistavano dall’estero.

Con il comunicato di Palazzo Chigi relativo alla manovra di bilancio per l’anno 2024, il calcio potrebbe non beneficiare più del Decreto Crescita: il Consiglio dei Ministri ha modificato la legge sugli sconti fiscali per i lavoratori che arrivano dall’estero. I club di Serie A non potranno più quindi offrire ingaggi contestualmente alti ai calciatori acquistati dall’estero. Per quanto riguarda più direttamente il Milan, l’abolizione del decreto crescita significherebbe che gli stipendi dei calciatori acquistati dall’estero nell’ultima sessione di calciomercato dopo il 1° luglio 2023 (Pulisic, Reijnders, Musah, Okafor, Pellegrino, Chukwueze), in quanto tutti superiori a 600mila euro non sfrutterebbero i benefici delle agevolazioni fiscali del 50%. Ad esempio, uno stipendio da 5 milioni netti torna a pesare al lordo (con l’applicazione delle tasse) 7,9 milioni di euro e non più, in questo caso, 6,5 milioni.

Il Decreto Crescita ha sempre imposto di considerare residenti fiscali le persone fisiche che hanno trascorso nel Paese più del 50% dei 365 giorni annuali. Per lo stato italiano, i lavoratori “impatriati” avevano 3 parametri di accesso al regime agevolato: l’essere stati residenti all’estero nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento in Italia, l’obbligo di permanenza in Italia per due anni a seguito del trasferimento di residenza e lo svolgimento dell’attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano. Di conseguenza, un contribuente che si trasferisce in Italia dopo il 1 luglio non è considerato fiscalmente residente per quell’anno: il Milan avrebbe comunque beneficiato del Decreto Crescita per Pulisic, Reijnders, Musah, Okafor, Pellegrino e Chukwueze a partire dal 2024.

Tutto questo non riguarderebbe comunque i calciatori arrivati dall’estero negli anni precedenti: per i loro ingaggi i benefici fiscali del Decreto Crescita rimangono, anche se dovessero rinnovare il proprio contratto con il Milan nelle prossime stagioni (ovviamente entro i limiti temporali disposti dal Decreto Crescita stesso).

ESCLUSIVA – MILAN, QUANTO TI SONO COSTATI GLI AGENTI? SORPRESA DE KETELAERE

SCORRI PER ALTRE
NEWS MILAN E NOTIZIE MILAN

decreto crescita milan

Ultime news

Notizie correlate