Milan, il nuovo Decreto Crescita tra problemi e soluzioni: cosa cambierà?

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

La Serie A (e con lei il Milan) ragiona sul nuovo Decreto Crescita: dai rinnovi agli acquisti, ecco le principali problematiche

Torna al centro del dibattito calcistico il Decreto Crescita, provvedimento del primo governo Conte (2019) che ha permesso a diversi club di Serie A, tra i quali sicuramente il Milan, di competere a livello di ingaggi dei calciatori con i club di Premier League e non solo. Oggi, scrive Repubblica, “i club italiani, vogliono continuare a risparmiare sulle tasse ma non sanno in realtà se potranno davvero“. Questo perché la nuova versione del Decreto Crescita è diversa da quella che siamo stati abituati a conoscere parlando (anche) dei tanti acquisti del Milan nelle ultime stagioni.

Il nuovo Decreto: problemi e paletti

Secondo quanto riportato dal quotidiano, “da giorni la nuova versione è oggetto di incontri e verifiche interpretative tra i fiscalisti dei club e i consulenti della stessa Lega di Serie A“. A differenza di qualche mese fa, quando anche l’AD del Milan Giorgio Furlani si era lamentato della mancata proroga, “le prime valutazioni sono assai meno catastrofiche“.

Questo perché, continua il quotidiano, i rinnovi dei contratti non verrebbero appesantiti da un cambio di tassazione: “Ogni tesserato arrivato in Italia prima del 31 dicembre 2023 conserverebbe il diritto ai 5 anni maturati di imposta agevolata, più successivi 3 anni, in caso di ulteriore permanenza sul territorio italiano“.

La situazione è diversa sugli arrivi dal 2024 dall’estero, scrive Repubblica, per tre nodi interpretativi. Il primo è culturale: “Se prima del dicembre 2023 la detassazione era applicabile anche a tutti gli impatriati dello sport professionistico, ora occorre un titolo di studio: secondo i tributaristi, almeno una laurea triennale“. Il secondo è economico e familiare: “Per la soglia dei 600 mila euro di reddito“, difficile da non superare per i calciatori, “sarebbe previsto un abbattimento dell’imponibile fiscale fino al 60% qualora il lavoratore si trasferisca in Italia con un figlio minore o in caso di nascita di un figlio, ovvero di adozione di un minore di età“, un modo insomma per “superare il vincolo reddituale”, secondo alcune interpretazioni. Il terzo è immobiliare: sono previste agevolazioni “per ulteriori 3 periodi d’imposta” a chi abbia acquistato “un immobile in Italia, adibito ad abitazione principale, entro il 31 dicembre 2023 e comunque nei 12 mesi precedenti il trasferimento nel 2024 anche della residenza anagrafica“.

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