M. Colombo: “Milan, NO a De Zerbi per come vive la professione” (ESCLUSIVA)

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Monica Colombo del Corriere della Sera interviene a Radio Rossonera: la scelta di Paulo Fonseca e il NO all’opportunità Roberto De Zerbi

Il Milan, con grande probabilità come delineato anche da Sky Sport, andrà su Paulo Fonseca per quel che riguarda la scelta dell’allenatore: niente De Zerbi, Conte o Thiago Motta (che andrà alla Juventus). Questi i tre profili che più piacevano al tifoso medio rossonero, che in queste settimane ha manifestato segnali negativi sul portoghese. Delle decisioni del club, su Fonseca e sulle figure “scartate”, abbiamo parlato oggi al Talk con Monica Colombo, giornalista del Corriere della Sera.

Fonseca e il “piccolo Conte”

FONSECA – “Mi sembra che ormai ci siano pochi dubbi, a meno di clamorosi colpi di scena a ora non preventivabili. Non sarà semplice per Fonseca, perché all’inizio dovrà vincere dubbi e perplessità dei tifosi. Non si può nascondere il fatto che ci sia un po’ di scetticismo sul suo arrivo. E non potrà che fare meglio rispetto alle aspettative”.

I MOTIVI DIETRO LA SCELTA – “Ha inciso il fatto di prendere un allenatore giovane con una proposta di gioco gradevole e che non comporti costi eccessivi a livello di ingaggio. Non essendo tra quelli di primissima fascia non ha richieste esorbitanti sul mercato e non essendo un one man show sa collaborare con gli altri dirigenti in società. Ecco che via via sono stati stralciati Conte o De Zerbi”.

DE ZERBI – “Se mi aspettavo un avvicinamento all’ex Brighton? Secondo me è sempre stato lontano. Prima la giustificazione era la clausola, perché in effetti 15 milioni erano un ostacolo. Ma poi, parlando con i dirigenti, un po’ si capiva che c’erano delle perplessità legate alla sua maniera totalizzante di vivere la professione un po’ da accentratore. Come se a livello di leadership e personalità fosse una sorta di piccolo Conte. Inteso nell’accezione più negativa del termine: con delle richieste che potevano essere meno tollerabili”.

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