De Vecchi: “Prima stella, un Milan moderno! Ma che errore farselo scappare…”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

L’ex campione e attuale collaboratore nelle giovanili Walter De Vecchi si è raccontato alla Gazzetta dello Sport, tra il Milan della prima stella e i 30 anni nelle giovanili

L’obiettivo del Milan 2023/2024, come ribadito più volte da Stefano Pioli nonostante la partenza difficile, è quello di lottare per la Serie A e cucirsi sul petto la seconda stella. Quarantaquattro anni fa, una squadra di “giovani e veterani” si è cucita sotto gli insegnamenti e le “intuizioni” di Nils Liedholm la prima stella: era il 1979 e nel centrocampo titolare di quel Milan c’era Walter De Vecchi. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport in edicola oggi, l’ex calciatore rossonero e attuale collaboratore tecnico dei settori giovanili ha raccontato la squadra della prima stella, concentrandosi poi sugli anni dietro le quinte nella cantera del club di via Aldo Rossi.

Il Milan della stella raccontato da Walter De Vecchi

Nella prima parte dell’intervista, Walter De Vecchi ha raccontato il suo più grande traguardo da calciatore del Milan: il campionato di Serie A vinto nel 1978/79, quello che ha portato i rossoneri a cucirsi sul petto la prima (e finora unica) stella.

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IL MILAN DELLA STELLA: «Squadra moderna, merito di Liedholm e delle sue intuizioni. Era un bel mix tra giovani e veterani. Io avevo ventiquattro anni, con me c’erano Buriani, Novellino, Antonelli, Collovati. I saggi erano Albertosi, Bet, Bigon, Capello e ovviamente Rivera, alla sua ultima stagione. Capello era già un allenatore, ti insegnava la postura e la posizione in campo. Da Gianni non potevi imparare niente: era Rivera, ne nasce uno ogni cinquant’anni così. Terzino sinistro era Aldo Maldera, tirava cannonate alla Roberto Carlos. Quell’anno segnò 9 gol. Il centravanti era Stefano Chiodi, apriva gli spazi per gli inserimenti di Bigon, che fu il cannoniere con 12 gol. E poi c’era il fenomeno, Franco Baresi… Nelle amichevoli estive Liedholm aveva provato Bigon libero, poi ad agosto andiamo a giocare il Torneo Città di Milano. Si fa male Rivera, il Barone sposta Bigon mezzala e lancia Baresi in mezzo alla difesa. Vinciamo 4-1 contro la Juve. Franco gioca una partita straordinaria, rubava palla all’attaccante e partiva in slalom fino all’altra area: mai vista una cosa così. All’epoca c’era l’usanza di dare i premi partita ai ragazzi solo quando mettevano insieme qualche presenza in Serie A, ma quella sera i vecchi della squadra si riuniscono e decidono: al Piscinin diamoglielo subito il premio, questo ‘sta qui vent’anni».

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“Che errore farselo scappare”

Dopo il ritiro dal calcio giocato, avvenuto come ribadito dallo stesso nel 1992, Walter De Vecchi ha cominciato una carriera da allenatore, che proprio come quella da calciatore è partita nel Milan. In 30 anni dietro le quinte, l’attuale collaboratore tecnico delle squadre agonistiche (U15 / U16 / U17 / U18) ha raccontato alcuni dei ragazzi che ha cresciuto.

30 ANNI DA ALLENATORE: «La divido in due parti. Gli anni spesi nel settore giovanile del Milan, dove tuttora lavoro come coordinatore tecnico. E quelli con i club di B e C. Mi sono sbattuto tantissimo, ma sono onesto: non ho avuto grandi risultati. Sono spesso capitato in club sbagliati, ma è stata anche colpa mia: lavoro meglio con i ragazzi. Qualcosa ho seminato. Al Milan ho tirato su la covata del ’79, De Zerbi, Maccarone, Corrent, Daino, Notari, Comazzi; quella del ’92 con Verdi e De Sciglio e quella del ’98, con Manuel Locatelli: che errore farselo scappare».

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