De Ketelaere: “Milan, faccio mea culpa! La gente chiede, il club mi ha detto…”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Tornato tra i convocati della Nazionale maggiore del Belgio, Charles De Ketelaere rompe il silenzio e con coraggio racconta cosa non è andato nella sua esperienza al Milan

Charles De Ketelaere prende parola: lo fa con coraggio, lucidità e maturità. Intervenuto in conferenza stampa dal ritiro del Belgio (è stato convocato dal CT Tedesco dopo diversi mesi di assenza dalla Nazionale maggiore), il nuovo attaccante dell’Atalanta ha raccontato i motivi del flop in rossonero, dalla pressione al mancato adattamento. Charles De Ketelaere si è soffermato poi sulla scelta di lasciare il Milan per giocare a Bergamo, rifiutando offerte importanti come quella del PSV. Di seguito, le parole del belga classe 2001 riportate dalla Gazzetta dello Sport:

Mea culpa

«Quando arrivi in un posto nuovo c’è molto da fare. Adattarti al paese, al sistema di gioco, alla lingua. Ma naturalmente, se al Milan non ha funzionato, è stata anche in parte colpa mia: non è stata la stagione che mi aspettavo, ma non me ne pento. Non sempre ho raggiunto un alto livello, e entrare a partita in corso come spesso mi è successo non ha aiutato. Non sono un tipo esplosivo, mi sento meglio quando sono in campo per un periodo di tempo più lungo e posso entrare davvero nel flusso di una gara. Le critiche hanno fatto il resto: non leggo sempre i giornali, cerco di isolarmi. Ma comunque le senti e non resti indifferente. Non aver mai segnato è stato un problema: la gente chiede gol e assist, non guarda soltanto alla prestazione. Lì ho imparato molto, tatticamente ho maggiore esperienza. In assoluto so di essere diventato un giocatore migliore».

No al PSV, sì all’Atalanta

«Se il Milan mi ha suggerito di andarmene? In parte sì. Ma anche io sapevo che avrei avuto poco spazio. Per tutta l’estate ci sono state trattative di mercato. Mi sono chiesto: aspetto la mia occasione, resto anche giocando un po’ meno? O vado in un’altra squadra per mettermi alla prova? La seconda ipotesi mi faceva sentire meglio. L’Atalanta ancora di più. Voglio mettermi in mostra nel club. Non è che non volessi andare al Psv o in altre squadre, semplicemente volevo l’Atalanta. Qui sto giocando più alto, più vicino alla porta: in questo modo posso diventare di nuovo la migliore versione di me stesso. L’anno scorso invece ero un centrocampista offensivo».

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