“Evento clandestino cucito su misura”: Sarri ne ha per tutti

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Sarri ha le idee chiare, anzi, chiarissime: dalla Coppa Italia ai calendari esagerati, l’intervista è un grido di aiuto

Non solo la forte affermazione sulla Coppa Italia: in un’intervista concessa al quotidiano Repubblica, l’allenatore Maurizio Sarri ha ribadito ancora una volta la sua idea del calcio inteso come movimento. I temi affrontati sono stati ovviamente quelli della sostenibilità, dei diritti TV, dei maxi stipendi arabi ma soprattutto dei calendari fitti di impegni e degli infortuni che ne conseguono.

“Quale azienda ragiona così”

Tra sostenibilità, stipendi e bolla araba, Maurizio Sarri ha parlato di un calcio che “non ha futuro” se va avanti in questo modo.

IL PROGRESSO NEL CALCIO: «L’unico calcio sostenibile è quello inglese, il più tradizionalista, dove il sabato pomeriggio non c’è nessuna partita in tv perché la gente affolla gli stadi delle categorie minori. La finale di FA Cup è il match più visto al mondo dopo quella di Champions, eppure da cent’anni ha sempre gli stessi riti e si gioca a Wembley, mica in Arabia. Vorrà dire qualcosa? Lì c’è il tentativo di non fare cadere il movimento nella globalità. Così loro sono tutti ricchi, mentre i nostri ricchi sono i poveri d’Europa. Il calcio è uno sport emozionale: se gli togli l’emozione, a livello televisivo non è certo il migliore spettacolo del mondo. L’emozione la tiene viva il bambino che va allo stadio, ma non c’è futuro se si mira al pubblico degli highlights. I diritti TV garantiscono 50-70 stipendi d’élite, tra cui il mio, non ricchezza al movimento: vent’anni fa un calciatore di Serie C era un benestante, ora fatica ad arrivare alla fine del mese. Si cerca di aumentare il fatturato diminuendo la qualità del prodotto, ma quale azienda ragiona così?».

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Sarri e la Coppa Italia “clandestina”

Maurizio Sarri ha affrontato anche un suo cavallo di battaglia durante l’intervista, quello dei calendari e degli infortuni: l’esempio utilizzato per provare a proporre un cambiamento allo status quo è quello della Coppa Italia, manifestazione definita “clandestina“.

CALENDARI AFFOLLATI: «Ne parlo da cinque anni, eppure mi accusano di cercare alibi e basta. In questi giorni in Spagna sta venendo giù il mondo per l’infortunio di Gavi, lo chiamano Uefa Virus: spero che qualcuno abbia l’onestà intellettuale per riconoscermi che certe cose io le dico da una vita».

INFORTUNI E COPPA ITALIA: «Perché non va bene giocare ogni tre giorni? Perché se non ti alleni subentrano il decadimento tecnico e fisico e la stanchezza mentale, quindi lo spettacolo peggiora. Per altro, anche chi non ha giocato non è avulso dalla stanchezza, perché si trova a vivere in un ambiente stanco. Ormai si ci allena solo al video. Quante partite un calciatore dovrebbe fare, in un anno? Al massimo 50. Si potrebbe almeno cominciare dalle piccole cose, tipo rinunciare alle tournée estive e riportare la Coppa Italia ad agosto anche per le grandi, facendole giocare sui campi delle squadre di Serie C, che così farebbero incassi per campare tutto l’anno. Ma di sicuro ci direbbero che c’è un problema di ordine pubblico per cui la Juve non può andare a Campobasso. La Coppa Italia è un evento clandestino cucito su misura per l’audience televisiva degli ultimi turni. Ma il calcio non è questo, è il Bayern che perde con una squadra di C».

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