Borriello: “Milan, non è stata solo colpa mia! Conte? Lo fa sempre”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Dagli inizi al Milan alla svolta con Conte: Borriello ripercorre la sua carriera ai microfoni di Radio Serie A

Milan, Roma, Juventus, Conte, Gasperini: Marco Borriello è stato uno degli attaccanti più iconici degli anni 2000. Dopo una carriera fatta di prestiti e di poca fiducia dalle big, ma anche di due scudetti (Milan 03-04 e Juventus 11-12) e una Champions League (06-07), l’ex attaccante è ora DS dell’Ibiza, squadra spagnola nella quale ha chiuso la carriera. Dagli inizi al Milan alla svolta con Conte, Marco Borriello ha ripercorso la propria carriera ai microfoni di Radio Serie A.

Borriello tra Milan, Roma, Juventus e Antonio Conte

Tra le difficoltà di Milan e Roma e l’esperienza con Conte alla Juventus, Marco Borriello ripercorre la sua carriera:

BORRIELLO TRA MILAN E ROMA: “Non sono stato la bandiera per le squadre in cui ho giocato, cambiare quasi ogni anno club è impegnativo e non ti rende fedele agli occhi altrui, ma non è stata solo colpa mia. Sono stato di proprietà del Milan dai 15 anni ai 28 anni, nel Milan più forte degli ultimi 40 anni che aveva in squadra dei giocatori eccezionali. Ritrovarsi a non giocare e a stare in panchina ferma la tua crescita e ti spinge a pensare di spostarti: andavo in prestito un anno, facevo molto bene, mi richiamavano e di nuovo non giocavo. La stessa cosa è successa anche dai 28 ai 33 anni quando ero della Roma: arrivai nella capitale con una proprietà e l’anno successivo cambiò e con questo cambio, cambiarono anche le priorità e l’apporto tecnico. Finii di nuovo per andare in prestito ogni anno senza trovare una continuità”.

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JUVENTUS: “Fu un’altra esperienza stupenda: Conte mi scelse a gennaio per entrare nella rosa e quell’anno vincemmo lo scudetto. Da quell’anno partì la cavalcata della Juventus che la portò a vincere per tanti anni. Conte è un uomo molto determinato e coerente; post partita facevamo sempre match analysis riguardando insieme la partita: rivedendosi si migliora tanto. Un aneddoto che ricorso è quello della gara contro il Cesena che venne rinviata e la rigiocammo il 25 aprile; io ero un po’ in difficoltà in quel momento e i tifosi della Juventus non mi volevano, avvertivo che l’ambiente non era a mio favore; quella mattina Conte si avvicinò e mi disse che vedeva il mio impegno in allenamento, di continuare così che il gol sarebbe arrivato ed effettivamente fu così: in quella partita entrai nella ripresa e segnai il gol che sbloccò la partita”.

Attaccanti e allenatori

Alle domande sui migliori attaccanti in Serie A e sui migliori allenatori avuti in carriera, Marco Borriello ha risposto così:

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I MIGLIORI IN SERIE A: “A oggi i due attaccanti più forti che ci sono in Italia sono Lautaro e Zirkzee. Ho giocato al Milan nel periodo migliore, nell’arco delle tre finali di Champions. Berlusconi ha diretto un club unico, composto da un gruppo meraviglioso in un ambiente altrettanto bello. All’epoca era Presidente del Consiglio e quindi riusciva a seguire poco la squadra durante gli allenamenti, però quando eravamo in albergo veniva sempre a trovarci e per ognuno di noi aveva un aneddoto”.

ALLENATORI: “Tra i migliori allenatori che ho avuto cito Gasperini che a livello tecnico mi ha lasciato tantissimo, è un maestro di calcio. Con lui sarei potuto diventare capocannoniere entro fine stagione, ma mentalmente mollai quando ad aprile firmai per il Milan. Conte è a parimerito con Gasperini: lui dal punto di vista tattico è impareggiabile. Non ho nessun brutto ricordo con gli allenatori che mi hanno seguito, anche con quelli con cui ho legato meno c’è sempre stato un ottimo rapporto di rispetto reciproco. Tra compagni capita che ci siano screzi, nello spogliatoio è normale, ma è proprio con quelli con cui sono andato alle mani che poi sono diventato davvero amico, anche fuori dallo spogliatoio. Io sono uno che non porta rancore anche perché in campo bisogna andare oltre e fare gioco di squadra sempre e con chiunque”.

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