Capello: “Milan, Conceicao è la strada ma Lopetegui ti insegna”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Fabio Capello promuove l’idea Sergio Conceicao ma bacchetta il Milan dopo Julen Lopetegui: manca unanimità ai piani alti?

Tra i tanti, tantissimi nomi che si sono fatti in queste settimane per la panchina del Milan, nelle ultime ore si sta facendo largo quello del tecnico del Porto Conceicao. L’ex giocatore di Inter e Lazio è promosso a pieni voti da Fabio Capello, che questa mattina è intervenuto a La Gazzetta dello Sport per dare giudizi a 360° sui profili accostati ai rossoneri. In questo caso, sentiamo cosa ha da dire “Don Fabio” sull’eventuale scelta portoghese.

Per Capello è un grande sì, ma…

Innanzitutto, si tratta di un tecnico che “Conosce la Serie A per il suo passato da calciatore”, spiega Capello. Poi entra nel dettaglio: “Da allenatore ha fatto molto, molto bene al Porto, dimostrando grande attenzione tattica e offensiva. Le sue squadre sono solide, equilibrate, lo abbiamo visto in Champions: quando le italiane hanno incontrato il Porto hanno sofferto spesso”.

Tuttavia, a piacergli particolarmente del portoghese è un altro aspetto: “È un tecnico capace di lavorare sia con i giocatori importanti che con quelli di prospettiva. Per Capello “tira fuori il meglio da tutti”. Tanto da aver fatto sua la filosofia del Porto, “dove storicamente si crea valore vincendo“.

Non manca, comunque, una tirata d’orecchie al club: “Se il Milan andrà convinto su di lui può essere sulla strada giusta, Conceiçao ha le carte in regola”. Ma l’importante è che “tutti nel club siano d’accordo. Il caso Lopetegui insegna: il fatto che una società come il Milan abbia ceduto alla volontà dei tifosi suggerisce che forse non c’era unanimità totale sulla scelta”.

Se fosse diversamente, per Capello si tratterebbe di un grave ripensamento. Spiega: “Se le decisioni del passato fossero state prese in base all’umore dei tifosi, il Milan non avrebbe avuto Sacchi e nemmeno Capello…”.

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