Champions League, 10 motivi per cui il Milan può credere nel passaggio del turno

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

La Champions League del Milan nel 2021/2022 è stata un po’… Strana. Alla prima annata dopo un lunghissimo periodo di assenza, il grande ritorno dei rossoneri in campo europeo si è concluso con un misero quarto e ultimo posto in un girone già di per sé complicato. Era andata male anche nel sorteggio, perché il Liverpool avrebbe poi raggiunto la finale, l’Atletico Madrid arrivava da vincitrice in carica della Liga e il Porto era certamente tra le migliori della terza fascia. Ciononostante, il Milan si è giocato il passaggio del turno con unghie e denti regalandosi una storica notte madrilena, una buona prestazione ad Anfield ed è uscito dall’Europa con tanti, troppi rimpianti. Sorvolando su decisioni arbitrali contestabili e contestate ha gettato via punti preziosi nelle due sfide con i portoghesi e usato la sua prima presenza in Champions League dopo 7 anni come test.

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Quest’anno, l’obiettivo di tutti era ben diverso. Ma ne riparleremo. Da testa di serie il girone sorteggiato ha sorriso decisamente di più. Salisburgo e Dinamo Zagabria sono due squadre a cui il Diavolo è riuscito a dare 12 gol tra andata e ritorno. Unici due rammarichi con il Chelsea: una determinante espulsione ridicola a San Siro e una pessima prestazione a Stamford Bridge. Ma dopo un altro passo in avanti rispetto alla scorsa stagione e dopo il passaggio degli ottavi con il Tottenham, in quanti hanno creduto nelle semifinali prima del sorteggio di Nyon? E in quanti lo fanno ora che le urne hanno parlato? Nel dubbio, eccovi 10 motivi per i quali il Milan può superare i quarti di Champions League contro il Napoli.

  1. Sì, i punti. Ma la differenza reti? Premessa. Qui si parla solo di Champions League, il campionato è un discorso a sé stante. I punti e le posizioni in classifica stabiliscono una differenza netta tra le stagioni di Napoli e Milan e alla lunga gli azzurri si sono dimostrati più forti di qualunque altra rosa italiana. E negli scontri diretti? Dell’andata a San Siro contro i rossoneri, nella memoria dei milanisti rimangono un intervento provvidenziale di Meret su Giroud, una traversa clamorosa di Kalulu e la consapevolezza, anche a partita finita, che la Serie A fosse ancora aperta. Così non è stato, ma non è questo il punto. Nel vis a vis tra le due formazioni non si è mai vista una chiara differenza di valori in campo. Dopo l’1-2 di misura dell’andata, serve ricordare la partita di domenica sera?
  2. L’aspetto mentale fa. E fa tanto quando si parla di una squadra di calcio, che va in campo con delle motivazioni più o meno forti e soprattutto con undici menti diverse. Chi più del Milan può spiegarlo con questa stagione? Basti pensare che un’identica squadra ha raccolto un punto tra Fiorentina, Salernitana e Udinese e ha poi travolto il Napoli in casa sua per 4 reti a 0. Quel maledetto e benedetto lato psicologico del calcio lo rende uno sport emozionante e appassionante almeno tanto quanto fastidioso e impossibile da interpretare. E chissà che, una squadra in fiducia costante da 37 partite stagionali, non possa subire qualche contraccolpo dopo la prima sconfitta pesante della sua storia recente.
  3. Il fantomatico DNA Champions. Nessuno riesce a definirlo, nessuno sa il vero motivo per il quale una squadra con 7 coppe disegnate e cucite sulla manica di una maglietta rechino qualche vantaggio contro chi non ne ha alcuna. Eppure c’è, si percepisce e tutti ne parlano. Perché quando si pensa alla Champions League si pensa al Milan, sempre. La storia rossonera è costantemente ricordata a chi indossa la maglia con quei colori. La si pesa e la si nota all’interno del centro sportivo dove va ogni giorno, nel museo dove è stato accolto e nelle coppe che ha ammirato al suo interno. E il calciatore queste cose le sente sottopelle, le assimila soprattutto quando non è abituato e finisce per immergercisi dopo un po’ di periodo di ambientamento. Basti pensare agli uomini del Milan che sono arrivati da non milanisti (Maignan, Tomori e Theo Hernandez, per citarne alcuni) e che invece ora andrebbero in guerra per difendere la gloriosa storia che rappresentano. Le 7 coppe sul braccio, come ricordò Saelemaekers un anno e mezzo fa ad Anfield, non si sa come, contano.
  4. La tendenza. In qualche modo, il DNA Champions ci ricollega all’insensata annata della squadra di Pioli quest’anno. Passato un anno a ricercare la conquista di uno Scudetto meraviglioso, la squadra ha avuto il demerito di non saperlo difendere e di dimostrarsi superficiale. Tonali, dopo la partita contro l’Atalanta, già aveva capito: “Dobbiamo capire che stiamo giocando un altro campionato, siamo partiti come se fosse la 39ª giornata”. Ecco, quando mancava lo stimolo, il Milan ha steccato. Le grandi partite, però, per quelle è un’altra storia. Astenuto il sottoscritto dall’incombenza di giustificare un gennaio misterioso nei quali si è giocato con Lazio e Inter (giocata al 5 febbraio, ma sulla stessa scia), nelle notti pesanti il Diavolo ha sempre acceso i propri tifosi. Il derby d’andata, con Juventus e Atalanta a San Siro, i primi 87′ contro la Roma e adesso Napoli. Inutile ricordare, poi, le due prestazioni nelle caldissime partite contro il Tottenham: perfette. La tendenza, dunque, fa credere che non si possa steccare l’approccio ad una partita così importante e così stimolante. Neanche dopo uno 0-4 rifilato una settimana prima.
  5. Le parole e il sogno. Dopo aver citato poco fa uno dei maggiori esponenti del Milanismo contemporaneo, associamo a lui anche Paolo Maldini. In genere, quando parlano due cuori e due personalità così pesanti il tifoso rossonero ascolta. E alle loro parole bisogna porre attenzione. Due sono i riferimenti. Il primo è al 9 marzo, il giorno dopo il pareggio-qualificazione di Londra. Il direttore dell’area tecnica del Milan, anche in qualità di icona del club dice a Milan TV: “Naturalmente non possiamo pensare di essere stabilmente tra le prime otto d’Europa. Non lo siamo assolutamente. Ma adesso che ci siamo ce la giocheremo perché le occasioni, quando passano, bisogna prenderle al volo”. Le dichiarazioni di Maldini hanno in un certo senso seguito qualche giorno dopo ed escono dalla bocca di Tonali. Ad Ambrosini, che lo intervista per DAZN, parla a cuore e coscienza aperti: “Dopo il fallimento dell’anno scorso dovevamo fare di più. Sappiamo che da Milan dobbiamo cercare di non uscire ai gironi.  Quest’anno non ci siamo messi obiettivi in testa. Santa Lucia, saremo in finale di Champions? Per vincerla? Sì”. Parole, quelle di entrambi, che riconducono a certe sensazioni.
  6. Questione di abitudine. Torniamo a parlare di campo e di attualità. Perché se il DNA Champions League del Milan è differente da quello del Napoli, come anticipato gli azzurri si sono certamente dimostrati superiori ai rossoneri sul campo (durante il corso della stagione). Ecco, ciò in cui si fa preferire la squadra di Pioli a quella di Spalletti è una certa abitudine a giocare partite dal peso specifico così alto. Con la conquista del 19esimo Scudetto, per esempio, ha dato prova del superamento dell’alta pressione, specie nei match delicati. Uno su tutti il confronto diretto proprio col Napoli al Maradona. Contro avrà di fronte una squadra che è la 22ª sulle 32 iniziali per giocatori con presenze in Champions League. 174 totali, con i più alti Sirigu 30, Zielinski 25, Mario Rui 15. In questa particolare classifica, il Milan è al 14esimo posto (con 376), e conta anche due vincitori (Giroud e Origi) e due finalisti dell’ultimo mondiale (ancora il 9 e Theo Hernandez). Insomma, se aggiungiamo Maignan, Kjaer e Florenzi (togliendo Ibra out dalla lista) scopriamo che l’abitudine a questo tipo di match tende a preferire il Diavolo. Chissà che anche questo possa rivelarsi un fattore decisivo.
  7. Occasione, atmosfera e… Tifosi. Magari può esserlo anche la splendida cornice che sicuramente accompagnerà Milan – Napoli di martedì prossimo. Domenica al Maradona gli ultras del Napoli hanno scelto di contestare restando in silenzio, e questo per molti ha rappresentato un vantaggio per i rossoneri. A differenza dei Milan-Napoli di Serie A, stavolta l’impressione avuta dalla modalità di vendita dei biglietti è che le presenze milaniste saranno in netta maggioranza rispetto al solito. Perché non approfittarne anche a San Siro per l’andata di Champions League? Chi ben comincia…
  8. Gli assi nella manica. Il Napoli ha sconvolto il mondo del calcio con il suo gioco spettacolare. Partita dopo partita ha convinto tutti che sia incontenibile e a tratti ingiocabile. Stefano Pioli ha trovato un modo per limitarlo, cambiando l’ultimo sistema di gioco adottato e variando qualche compito. Brahim Diaz inizialmente largo a destra, Bennacer “trequartista” a schermare Lobotka e pochi punti di riferimento per liberar le linee di passaggio e ingabbiare il centrocampo azzurro. Ecco, l’impressione è che il vero Milan, quello conosciuto nell’ultimo triennio, abbia più attitudine a mutare, a modificare il suo modo di stare in campo. E anche che abbia più calciatori duttili, adatti a saper svolgere diversi compiti. Spalletti, dopo tutta la stagione con un 4-3-3 classico, per quanto forte e spettacolare pare meno amante del cambiamento. Vorrà davvero provare a snaturarsi dopo due terzi di stagione da incorniciare? L’allenatore del Milan ha davvero sprecato la sua mossa in campionato? E siamo sicuri sia l’unica?
  9. Il riscatto. L’abbiamo ripetuto più volte: Pioli e il suo Milan non stanno disputando un’annata positiva per diversi motivi. Un mese di gennaio tremendo ha costretto all’addio a tre diversi possibili successi: Scudetto, Coppa Italia e Supercoppa Italiana. L’ultima, grande chance per riscattarsi dagli insuccessi sarebbe (oltre all’obbligatorio e minimo obiettivo di entrare tra il secondo e quarto posto in campionato) una bella campagna europea. Far leva sulla voglia di riscatto di calciatori e staff rossoneri è un altro motivo (il nono) per cui credere in questa qualificazione.
  10. Déjà vu. Ricordate l’over performing? Gli stadi chiusi? E ci fermiamo qui, dovrebbe essere un fresco ricordo. La rosa capitanata da Pioli è sempre stata sottovalutata da quando ha fatto clic mentale nel 2020. Nonostante nel frattempo abbia centrato un secondo e primo posto consecutivi. In questi giorni, precisamente dal 17 marzo (giorno del sorteggio), sembra di avvertire un’aria simile. L’entusiasmo anche comprensibile dei napoletani per la pescata, ha avuto seguito su media e giornali, che hanno spinto i rossoneri direttamente allo 0-4 del Maradona. Che ci piaccia o meno, a questa squadra servono questo genere di provocazioni, Rafa docet. E dopo la vittoria contro il Napoli in A, paradossalmente sembrano intensificate. In tanti, rappresentati da Antonio Cassano, sostengono che il successo in campionato abbia recato vantaggio al Napoli, il quale avrà voglia di riscatto e tutt’altro atteggiamento in Champions League. Questo clima di sottovalutazione del Milan e del suo potenziale potrebbe innescare tra i rossoneri quel sistema vincente che aveva portato al trimestre marzo-maggio 2022. E con il decimo motivo elencato, perché non credere nel passaggio del turno? D’altronde, lo sappiamo bene: succede solo a chi ci crede.

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