Cardinale: “Milan, ti riporterò ai fasti di Berlusconi!” Ibrahimovic, lo stadio e una frecciatina alla Lega

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Stadio, america, diritti tv, Ibrahimovic e, ovviamente, Milan: ha parlato di tutto questo Gerry Cardinale in un’intervista esclusiva concessa a ClassCNBC

Dopo aver ricevuto il premio della “The National Italian American Foundation (NIAF)” a Washington, il n1 del Milan Gerry Cardinale ha concesso un’intervista esclusiva ai microfoni di ClassCNBC. Dopo aver tirato le somme dell’inizio della sua esperienza al Milan, Gerry Cardinale ha parlato della questione diritti tv con la Lega Calcio, del business americano e di come trasferirlo in Italia, del bilancio in utile, del nuovo stadio a San Donato e della possibilità di avere Zlatan Ibrahimovic nel management.

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Congratulazioni per il premio, come sta andando il suo intervento in Italia?

“Fino a qui tutto bene, è presto, la squadra è nostra da un anno e ho fatto passare il primo anno senza fare molto perché volevo assicurarmi che, come americano, non venissi in Italia… alla maniera americana, con le pistole spianate. Ci siamo presi il nostro tempo. Penso che la proprietà che ci ha preceduto ha fatto un ottimo lavoro nel gestire il Milan e nel portarlo al punto in cui si trova, cosa che mi ha permesso di arrivare e fare quello che stiamo facendo ora. Finora i milanesi sono stati fantastici, mi hanno accolto, so che i tanti cambiamenti che abbiamo fatto spaventano ma siamo qui a lungo termine e per fare del bene, dentro e fuori dal campo”.

E’ possibile trasferire il modello di business americano in Italia?

“Si può, faccio questo da 30 anni con grande successo. E’ assolutamente possibile trasferirlo, ma dovrà essere italianizzato, non si possono fare le cose “all’americana” in Italia. Ho molto rispetto per questo e lo capisco, la squadra è una partnership con i tifosi e questo è molto importante e molto diverso dall’America. Le cose importanti come i risultati sul campo e le prestazioni fuori dal campo sono un fenomeno globale, e noi porteremo qui le nostre migliori pratiche dagli USA. Non deve sfuggire a nessuno che quando abbiamo fatto l’investimento, ho invitato la famiglia Steinbrenner, proprietaria dei New York Yankees. Questo per assicurare che le migliori pratiche dall’America arrivino a Milano”.

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In termini di diritti tv, quale dovrebbe essere il modello?

“Ho lavorato molto nei media sportivi, ci sono due strade da percorrere: continuare a lavorare con le società media tradizionali, come abbiamo fatto fino a questo punto, oppure si può creare la propria media company. Con RedBird in Serie A, questa opzione dovrebbe essere tenuta in considerazione. Non sono sicuro che questo venga accolto con la stessa intensità, va bene così, è una cosa nuova. Il mondo dei media sportivi sta diventando estremamente complicato, i diritti stanno aumentando e le aziende tradizionali di media sono preoccupate da questo. Dobbiamo trovare il modo di massimizzare il valore dei nostri contenuti”.

“Sto parlando di una media company della Lega Serie A, per ora siamo 1 su 20. Credo di poter essere molto utile agli altri proprietari di Serie A, giochiamo in quanto Lega e condividiamo ascesa e declino in quanto lega. La nostra capacità di unirci e di pensare in modo creativo ai nuovi modi di vendere i nostri contenuti sarà fondamentale per il futuro della Lega. C’è un grande interesse internazionale nella Serie A, quando abbiamo comprato il Milan ho ricevuto maggior interesse dagli USA rispetto che in Italia”.

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Perché investire nel calcio italiano per gli USA?

“C’è una enorme disparità tra la Premier League e il continente. Se si guarda al continente europeo ci sono solo due proprietari istituzionali investitori: RedBird e la compagnia del Qatar a Parigi. In Inghilterra è qualcosa di molto diverso, la proprietà istituzionale è sovrana e di gran lunga maggiore. Credo quindi ci sia la possibilità per investitori americani di arrivare in Serie A, perché in Inghilterra potrebbero non trovare spazio nel mercato. L’Italia merita di tornare ai vertici del calcio europeo: il Milan ha il secondo numero di Champions League vinte nella storia del calcio europeo dopo il Real Madrid. Dobbiamo tornare a farlo, tornare ai tempi in cui Berlusconi era proprietario e abbiamo intenzione di farlo ora. Il mondo è cambiato, non si può fare tutto alla vecchia maniera”.

Per la prima volta il bilancio è in utile e i ricavi sono ai massimi storici, come avete fatto?

“Il merito di questo è un lavoro di squadra, ho detto fin dall’inizio che c’era una virtù nella continuità con il gruppo Elliott, che è stato proprietario per 4 anni, ci hanno preceduto e ha fatto un lavoro straordinario per prepararci a questo tipo di prestazione nel calcio europeo. Arrivare il più avanti possibile in Champions League cambia le carte in tavola e noi dobbiamo continuare a farlo, quando arrivo alla vittoria dello scudetto, bisogna passare per la Champions League, questo ho portato i risultati che vedete. I nostri ricavi fuori dal campo non sono mai stati così alti, abbiamo fatto un ottimo lavoro fuori dal campo per promuovere i nostri ricavi commerciali, ci sono tutti gli strumenti nella nostra cassetta degli attrezzi. Abbiamo bisogno di tutto questo per poter mettere in campo la squadra migliore per vincere”.

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Punto importante, un nuovo stadio nel vostro business plan: San Donato è un affare fatto?

“Lo stadio è una cosa importante per il Milan e soprattutto per i tifosi, voglio dare ai tifosi la prossima scala del calcio europeo. Si parla di San Siro come della scala del calcio europeo, voglio essere in grado di dare la prossima versione di questo ai tifosi e credo che se lo faremo con successo avrà un grande impatto anche sull’Italia. San Donato sarà il luogo in cui lo faremo”.

Vi piacerebbe avere Zlatan nel vostro Management?

“Ibrahimovic è un leader nato, abbiamo bisogno di più leader intorno a noi, amo le persone che accendono e che sanno restituire quello che hanno ricevuto. Abbiamo una squadra giovane, credo che uno come Zlatan potrebbe essere estremamente efficace sia come consigliere per me come spirito di leadership per tutta la squadra. Dipende da lui, stiamo discutendo e mi piace molto: penso che ci siano molti vantaggi per noi, dipende da lui significa che mi piacerebbe. Forza Milan!”.

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