Cardinale: “Milan, devi cambiare per essere il n1! Moneyball, narrazione ridicola…”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

A poco più di un anno dall’acquisizione del Milan, Gerry Cardinale parla per la prima volta ai microfoni della stampa italiana: dalla scelta dei rossoneri al “Moneyball”, passando per la nuova filosofia del cambiamento

Per la prima volta in maniera approfondita, Gerry Cardinale si apre ai microfoni della stampa italiana: il numero uno di RedBird, fondo proprietario del Milan, ha deciso di farlo a Sette, settimanale del Corriere della Sera. Dalla vita nel mondo dello sport ai motivi che lo hanno spinto a scegliere di investire nel club di via Aldo Rossi, passando per una filosofia che in Italia non si era mai vista: tutte le parole del proprietario del Milan e del fondo RedBird, Gerry Cardinale.

Perché il Milan? Il primo anno di proprietà

“In realtà avevamo già definito tutto, ma avevamo deciso di non renderlo pubblico prima dell’ultima partita per non interferire. C’è un retroscena che nessuno sa: mio papà era solito mandarmi in Italia quando ero bambino. Ero qui nel 1982 quando gli Azzurri hanno vinto la Coppa del mondo: guardavo Franco Baresi, Daniele Massaro, Paolo Rossi… ne dovrò parlare con Franco e Daniele! Ero in un paesino in provincia di Salerno, Santa Maria di Castellabate, ho festeggiato con i tifosi per strada, avevo 15 anni e non avevo mai vissuto un’esperienza così. Per questo sono andato in Duomo è stato come ripercorrere un momento emotivamente molto forte, una sensazione molto intima. Quella fotografia rivela il mio essere appassionato, ma non emotivo, c’è differenza. Le emozioni sono del tifosi, la mia responsabilità mi impone autodisciplina. La Curva Sud è fantastica. I tifosi sono nostri partner, parte del patrimonio culturale del club: qui c’è una comunità, in America è diverso”.

“Penso da sempre che sia uno del 4-5 top club in Europa. Siamo qui grazie a quello che hanno fatto i nostri predecessori, Silvio Berlusconi, Gianni Rivera prima di lui, Sacchi, Baresi, Maldini… Ho un enorme rispetto, era un grande visionario, I risultati parlano per lui. Berlusconi ha portato il Milan al top poi è stato difficile tenere il passo perché il mondo stava cambiando, con una forte evoluzione nella fruizione del contenuti e nelle tecnologie. Questa è una grande lezione, non si può mai riposare sugli allori. E la stessa che ho imparato in Goldman Sachs ogni anno ci riunivamo per esaminare i risultati, eravamo sempre i primi, ma se voi ci aveste visti avreste pensato che fossimo ultimi in tutto perché analizzavamo ogni business valutando come avremmo potuto fare meglio”.

“Non ho ancora fatto nulla! Sono entrato in punta di piedi, ho mantenuto l’organizzazione ereditata. Del resto, ho grande rispetto di Paolo Scaroni, scelto da Elliott che ha fatto un grande lavoro e che ringrazio è così coerente con il mondo da cui provengo e al tempo stesso così milanista e autorevole. Una delle mie mosse migliori è stato portare al Milan Giorgio Furlani (ad) e Stefano Cocirio (direttore finanziario) che hanno lasciato Elliott senza controversie. Mi ha dato il tempo necessario per valutare cosa funzionava e cosa no. Questa è la prima stagione in cui metto mano al calciomercato, al progetto stadio e iniziamo ad applicare le nostre idee per valorizzare il brand”.

La filosofia di Gerry Cardinale: come sarà il nuovo Milan?

“I club di calcio sono creatori di contenuti e come tali ne detengono la proprietà intellettuale: è un enorme potenziale da sbloccare per realizzare il loro vero valore. Ho cominciato più di 20 anni fa, quando lo sport era considerato un hobby per ricchi. Con George Steinbrenner del New York Yankees abbiamo creato da zero lo Yes Network, oggi la rete sportiva regionale n.1 in America. La cosa che mi place della proprietà intellettuale è che è resiliente, supera crisi finanziarie e pandemie, ma richiede un costante lavoro. La tecnologia continua a cambiare e i fan vogliono sempre più “consumare” i contenuti in modo diverso: via cavo, in streaming, attraverso i social. Non basta presentarsi con i soldi e comprare, oggi i soldi li hanno tutti, bisogna avere idee innovative e un piano”.

“E’ cruciale capire che i dati sono solo uno degli strumenti nella nostra cassetta degli attrezzi. Da quello che leggo sembra che se sei un esperto di dati allora vuol dire che non fai bene lo scouting. E’ ridicolo. Moneyball è stato scritto 20 anni fa, oggi tutti utilizzano i dati ma nel nostro portafoglio c’è un’azienda di analisi con ricercatori del Mit. Il calcio europeo non è il baseball, richiede un diverso livello di sofisticazione e noi crediamo di essere all’avanguardia”.

“La cosa che più mi ha colpito in questo primo anno è vedere la distanza con il Chelsea nelle due sfide di Champions. Perciò ho voluto un Milan più fisico, più veloce, più intenso, nelle prime partite si è visto. Farò di tutto per avere un club vincente, ma come partner della serie A dobbiamo augurarci impegno per ridurre il gap di tutto campionato con la Premier. Per riuscirci bisogna cambiare, lo credo di poter contribuire, ho 3o anni di esperienza, ho lavorato coi migliori. I partner di aziende nel nostro portafoglio sono Apple, Amazon, Paramount, Disney, Espn, Fox, ho trovato strade innovative per massimizzare il valore del prodotto. Sono deluso che la serie A non ne abbia tenuto conto. Io ho dato la disponibilità a condividere le mie esperienze, ma nessuno sembra ritenerle rilevanti”.

“In quel momento qualcuno aveva commentato: “Ecco, Cardinale non vuole spendere nel Milan”. Ma credete che investa 1,2 miliardi per guadagnarci subito? E’ un progetto a lungo termine: voglio vincere, ma non una volta sola, tante, nel tempo. Nel calcio voglio essere un Berlusconi 2.0, avere il suo stesso impatto in un contesto completamente cambiato. Ora, con il più alto fatturato nella storia del Milan e un bilancio che si chiuderà in attivo per la prima volta dal 2006, affrontiamo una nuova fase: vogliamo essere i n.1, ma non possiamo riuscirci senza cambiamenti”.

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