Capello: “Redbird, per vincere devi spendere bene, non bastano le equazioni”

DiDavide Giovanzana

Giu 2, 2022

Intervistato da Tuttosport, Fabio Capello ha tirato le somme della grande stagione del Milan e della gestione Elliott.

«Diamo merito all’ultima gestione per l’ottimo lavoro svolto. Un grazie a Maldini e Massara, bravissimi ad indovinare gli acquisti dei giocatori e complimenti a Pioli per quanto fatto. Vincere lo scudetto con la diminuzione delle spese di bilancio è una cosa rara. Adesso ci sarà un nuovo proprietario che sa come funziona il Milan. Bisogna vedere quali siano le ambizioni. I rossoneri sono una buona squadra, ma se si vuole essere competitivi anche in Europa manca ancora qualcosa: dei giocatori con una certa esperienza, con un valore da Champions. Servono innesti per migliorare la rosa, consci che a causa della concorrenza inglese, non sarà facile».

Il Milan di RedBird riparte da Maldini, Massara e Pioli.
«Mi sarei meravigliato se non fosse stato così. Quando trovi un gruppo che funziona, che negli ultimi anni è arrivato primo e secondo, che ha trovato dei giovani che oggi sono maturati e tra cui c’è qualcuno che si dice possa valere cento milioni, beh, non cambi. Era una scelta quasi obbligatoria».

Si aspettava che Maldini potesse essere così bravo nel suo lavoro da dirigente?
«Il suo è un talento fuori dall’ordinario. Paolo è un ragazzo molto intelligente. Quando venne convocato per la prima volta da Liedholm in pochi gli diedero credito. Io pensavo non fosse pronto per la titolarità nel Milan, ma fin da subito intraprese una grande carriera. Ora ha iniziato un lavoro diverso, ma ha già dimostrato di essere un fuoriclasse. Ha capito con chi lavorare e come entrare in questo nuovo mondo. Chapeau».

Sa anche sfruttare a suo favore l’essere stato una leggenda del calcio.
«Sì, ci sta, vedi la trattativa per portare Theo a Milano. La verità è che il cognome Maldini, unito al carisma di Paolo, ha un certo effetto su tutti».

Lei ha lavorato pure con Massara. Anche lui è uno che sa fare bene il proprio mestiere.
«Ha avuto un grande maestro che è Sabatini. Questo fatto, unito alla sua intelligenza e alla competenza calcistica, lo ha aiutato molto. Con Maldini hanno creato un’unione di idee e volontà, lampante nei risultati».

Passiamo a Pioli, da allenatore esonerato, a Campione d’Italia.
«Bravissimo. Grande merito del successo va a come ha mantenuto la concentrazione. E per come ha rimesso sul binario giusto la squadra dopo le sconfitte. Però bisogna dire che la grande forza di questo Milan nasce dall’opposizione a Rangnick. Elliott aveva deciso di puntare sul tedesco, loro si sono opposti a questo. La società aveva cercato di portare al Milan qualcuno senza chiedere a chi di dovere cosa ne pensasse».

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Il modello RedBird al Tolosa si basa sull’ausilio delle statistiche e sullo studio dei dati. Funzionerà anche in rossonero?
«Io non conosco tale metodo. Ma credo in quelli che capiscono nei giocatori e nel calcio. Va bene studiare gli atleti nei video, ma la cosa importante è trovare quel calciatore che migliora la squadra. Ripeto, migliora. Non deve essere uguale a quelli già in rosa, questo sarebbe un grave errore. Il nuovo acquisto deve essere più forte di un 10% di quello che hai in casa. Giocare nel Tolosa è facile, farlo a San Siro è difficile. Poi certo, alcune tecniche possono anche funzionare, speriamo però non creino confusione sulla scelta dei giocatori».

Elliott ha dimostrato che si vince con la forza delle idee, non solo spendendo ingenti somme di denaro.
«Meglio spendi, più vinci. Spendere per spendere è l’errore più grave che uno possa commettere. Sapere dove mettere le mani, dove migliorare la squadra, le caratteristiche fisiche, morali e tecniche dei tuoi giocatori. Tutto questo è determinante. Non so se le equazioni di RedBird valutino anche questi aspetti».

Chi dovrebbe essere incedibile dell’attuale rosa del Milan?
«Non saprei. Maignan ha fatto la differenza in tante partite. Leao e Theo Hernandez sono cresciuti in modo esponenziale. Ma la caratteristica più importante che si è vista quest’anno, che è una cosa che non si compra, è lo spirito di squadra creato da Pioli».

Pensa che Donnarumma e Calhanoglu si siano pentiti di aver lasciato il Milan?
«Metterei in evidenza queste cose: i rossoneri avevano fatto bene ad ingaggiare il turco, mentre da parte del portiere italiano c’è stata poca riconoscenza verso il club che lo ha lanciato».

Il Milan è pronto per aprire un ciclo?
«A livello internazionale no, in Italia può continuare a vincere. Ma servono giocatori internazionali, che facciano aumentare la qualità della rosa».

Quanto è stato importante Ibra?
«Molto. Per spirito, voglia, determinazione e carisma. Dove va, vince. È innegabile che abbia un qualcosa nel suo dna che riesce a trasmettere pure ai propri compagni e che sia sinonimo di successo».

Dove ha vinto il Milan il campionato?
«Nella continuità, anche quando hanno perso le partite, non si sono mai fermati».

Eppure si continua a dire che l’Inter fosse la più forte.
«Si diceva lo stesso anche della Juve e del Napoli. I rossoneri avevano una loro convinzione: Pioli voleva migliorare il 2° posto della passata stagione e tutti insieme ci sono riusciti».

Questo Milan ha qualcosa che può essere associato al suo?
«La voglia di vincere. Ma nel nostro periodo il calcio italiano era il top del mondo, ogni club aveva dei campioni in rosa».

Quale deve essere l’obiettivo del Milan nella prossima stagione?
«Con lo scudetto cucito sul petto, diventi la squadra favorita. Ora sei Campione d’Italia e devi puntare alla seconda stella».

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