Il campione sicuro: “Milan, puoi vincerlo! Ti do qualche consiglio per il rush finale”

DiDavide Giovanzana

Apr 30, 2022

Il pluricampione olimpico e super tifoso rossonero Antonio Rossi prova a spiegare al Milan come vincere nelle volate finale. Qui le sue parole a Tuttosport:

“Sono ancora ubriaco di felicità dopo la sconfitta dell’Inter a Bologna. Non mi aspettavo di certo un regalo del genere. Noi però dobbiamo superare lo scoglio Fiorentina e quello del Verona. Poi, forse, potremmo distenderci. Siamo ancora in una fase della competizione, paragonandola al mio sport, dove il Milan deve restare concentrato sul suo ritmo, senza guardare l’avversario”.

Cosa serve al Diavolo per vincere il titolo?
“Il coraggio, lo stringere i denti, il crederci. Restare compatti e uniti. Quando gareggiavo io, non guardavo il rivale nell’altra corsia e a quanti colpi andasse. Proseguivo concentrato sul mio oviettivo”.

Crede nello scudetto?
“Certo. Abbiamo dei fuoriclasse, come Leao. E Pioli è stato bravissimo a far crescere il gruppo. Ognuno dà sempre il massimo”.

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Conterà tantissimo l’aspetto psicologico. Lei era universalmente riconosciuto come il campione da battere. Il suo Milan è l’underdog.
“L’outsider c’è sempre, quello che non sente il peso dell’essere favorito lo trovi anche alle Olimpiadi. Io non sentivo la pressione: ero consapevole di aver dato tutto negli allenamenti. E questo mi dava serenità. Penso succeda lo stesso ai rossoneri. Magari loro sanno di non essere i più forti, o comunque di essere sullo stesso livello dell’Inter, ma il curare ogni particolare quotidianamente potrà essere determinante”.

C’è un milanista che sarebbe potuto diventare un campione di canoa e di kayak?
“Kessié. Come atleta, ammirato da vicino in alcuni allenamenti, è un fuoriclasse. Mentre il capitano del K4, quello che può dirigere e motivare gli altri, è Ibra”.

Cosa ne pensa di Pioli? E di Maldini?
“Pioli mi piace, ha avuto fiducia e creato un gruppo compatto. Oggi trasmette serenità. Paolo invece è un amico. Ha tenuto duro anche quando è andato via Bobam, lavorando benissimo. Una volta andai a Milanello a trovarlo e mi parlò benissimo di Leao. Mi disse: ‘è fortissimo, ha solo bisogno di tempo’. Questa cosa mi colpì molto: allora il giocatore non era ancora considerato decisivo come lo è adesso”.

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