Garlando e i “piccoli geni” del calcio: Maldini, Camarda e la critica al sistema

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Parlando della gestione dei giovani in Italia, Garlando critica il “paese di mammoni”: gli esempi di Camarda e Pafundi

In un discorso sulla crescita dei giovani talenti nel sistema calcio italiano, Luigi Garlando non risparmia critiche a quello che definisce “un paese di mammoni“: dagli esempi Pirlo, Maldini e Francesco Camarda (tutti e tre passati dal Milan) alla scuola Barcellona.

Pirlo, Maldini e Camarda contro Santon e Pafundi

Garlando contrappone gli esempi di Andrea Pirlo, Paolo Maldini e Francesco Camarda a quelli di Davide Santon e Simone Pafundi.

Pirlo ha raccontato che, da piccolo, i compagni non gli passavano la palla, gelosi del suo talento che è un dono, ma anche una gabbia che isola. Nils Liedholm, maestro sublime, rinunciò a fare debuttare nel Milan il 16enne Paolo Maldini, perché i giornali avevano spifferato l’intenzione e si era creata troppa pressione. Lo fece poco dopo a Udine, senza dirlo neppure al padre Cesare che lo venne a sapere in auto ascoltando “Tutto il calcio minuto per minuto”. Sbandò per l’emozione e accostò. Pioli, altro tecnico del Milan, costretto dall’emergenza offensiva, ha regalato 6’ di Serie A a un 15enne, Camarda, evitandogli l’esposizione mediatica e riconsegnandolo subito al suo contesto di crescita, le giovanili“. A differenza loro, “Mourinho e Mancini invece hanno avuto meno scrupoli con i presunti predestinati. Mou strillò il debutto di Santon, 18 anni […] Mancio ha fatto debuttare in Nazionale Pafundi che aveva 16 anni e pochi minuti di Udinese“.

Il Barcellona e l’Italia

Citando l’esempio più alto quando si parla di giovani, il Barcellona, Garlando chiude con una critica a come i club italiani gestiscono e crescono i propri giovani talenti.

Il Barcellona è la migliore università per giovani, da Xavi-Iniesta, a Gavi e Pedri, a Cubarsi, 17 anni, e Yamal, 16, appena testati dal Napoli. C’entra la potente identità tattica, coltivata fin dalle giovanili, che consente ai nuovi un morbido inserimento in prima squadra. Vale anche per la scuola. Giusto dare opportunità ai talenti eccezionali, ma senza trascurare l’inclusione con i compagni. Non si diventa fuoriclasse fuori dalla classe. Ma è anche una questione di fiducia. In Italia, paese di mammoni, la cova di un talento è infinita“.

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