ESCLUSIVA, Galli: “Camarda, salto a una sola condizione. Lo crescerei così”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Come si gestisce la crescita di Camarda? Ne abbiamo parlato in esclusiva con Filippo Galli

L’ex calciatore del Milan ed esperto di calcio giovanile Filippo Galli è intervenuto questo pomeriggio a Radio Rossonera. Tanti gli argomenti toccati durante la puntata di Lunch Press, tra i quali i prodotti del vivaio rossonero Francesco Camarda e Davide Bartesaghi. Poco prima che il centravanti classe 2008 scendesse in campo e realizzasse una tripletta con la Primavera, Galli parlava di come gestirebbe la sua crescita. Di seguito, le sue dichiarazioni anche su Camarda.

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Giovanni, Camarda e la sua crescita

Innanzitutto, un doveroso ricordo di Giovanni Lodetti nel giorno dei suoi funerali:

“Si sono spese tante parole, ma non sono mai sufficienti per far capire alla gente la persona che era Giovanni. È stato qualcosa di unico come persona. Se n’è andata una bella persona e tutti noi lo piangiamo al di là dei colori. Siamo tutti un po’ affranti da questa scomparsa. L’ho sentito qualche mese fa, sembrava ancora lucido. Di racconti su di lui ne avrei tantissimi, aveva sempre la battuta pronta”.

Cambiando argomento per dovere di cronaca, Camarda ha già iniziato a segnare caterve di gol anche in Primavera. Come si gestisce la sua crescita con i riflettori accesi su di lui?

“Non c’è una ricetta preconfezionata, credo si debba fare grande attenzione a tutto ciò che gli gira intorno. Osservarlo attentamente, conoscerlo e capire chi è il ragazzo. Bisogna aiutarlo a sostenere queste pressioni, ognuno di noi vive dentro sé momenti di gioia o di difficoltà: bisogna dargli equilibrio tutti, la famiglia, gli agenti o gli amici. È tutto il contesto che fa la differenza”.

Tu che sei uno dei massimi esperti di calcio giovanile in Italia, come si fa a capire quando un ragazzo è destinato a un certo tipo di percorso?

“Non lo sono, fate i bravi (ride, ndr). Io non sono uno scout, quel che ho vissuto nella mia esperienza è riuscire a notare nei ragazzi questa continua capacità di apprendere. C’è chi brucia le tappe e poi si ferma, ma essere efficaci nel gioco credo sia una delle caratteristiche che dobbiamo sottolineare in questo tipo di giocatori. Poi ne abbiamo visti tanti arrivare in fretta e non fare quella carriera che ci si aspettava. Ma non sempre la colpa è del ragazzo”.

Su questo discorso, poi, continua:

“Tutta la formazione dei ragazzi, anche quelli talentuosi, ha sempre dei momenti di stasi o di regressione. È lì che bisogna stare attenti e sostenere, anziché dare addosso o andare a sottolineare gli aspetti negativi. È complesso”.

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Il salto tra i grandi e l’esordio di Bartesaghi

In questa stagione ha senso provare a portarlo su per fargli assaggiare il calcio dei grandi?

“Non so dirlo, posso solo dire che ha senso nel momento in cui c’è un’idea, un progetto, una visione di un certo tipo. Quindi il ragazzo va accompagnato, gli si deve parlare, non si devono far accadere le cose così senza dare una spiegazione o senza avere una relazione con lui. Considerando anche l’età, occorre parlare con il giocatore, la famiglia e gli agenti. Bisogna tenere in considerazione tutte le figure intorno. Non puoi isolarli questi ragazzi, sarebbe un errore”.

Infine, un commento su Bartesaghi, che ha esordito in Milan-Verona:

“È giusto vivere delle emozioni per il suo debutto, è un ragazzo del settore giovanile. Il suo è un percorso molto lungo. Credo sia stata una giornata che non dimenticherà, ma speriamo avrà un seguito. Lo auguro ai milanisti e alla società. Speriamo di poter contare su di lui. Se mi è piaciuto? Ma sì dai, ha avuto coraggio, si è proposto…”.

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