“Il Milan rimpiange Çalhanoğlu all’Inter? Sì, ma io con Pirlo…”: parla Sacchi

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Il Milan rimpiange Çalhanoğlu all’Inter? Alla domanda ha risposto Arrigo Sacchi sulle colonne della Gazzetta dello Sport di oggi

Due anni e 188 giorni dopo il comunicato ufficiale del suo trasferimento dal Milan all’Inter, il mondo del calcio italiano discute ancora su Hakan Çalhanoğlu. Dopo il grande inizio di stagione con i nerazzurri, primi in classifica a +4 sulla Juventus, la Gazzetta dello Sport ha deciso di dedicargli un focus nell’edizione di oggi, condito dalla notizia del rifiuto di un super-contratto dall’Arabia Saudita. Per l’occasione, la rosea ha chiesto di Çalhanoğlu all’ex leggendario allenatore del Milan, Arrigo Sacchi: queste le sue parole sul nuovo motore dell’Inter.

Hakan Calhanoglu tra Milan e Inter

Alla domanda se il nuovo motore dell’Inter Hakan Çalhanoğlu possa essere considerato un rimpianto per il Milan, Arrigo Sacchi risponde così:

CALHANOGLU: «Sta facendo molto bene e, soprattutto, sta facendo tantissimo. Lo vedi in tutte le zone del campo: corre e fa correre i compagni. Lo definisco con un solo aggettivo: completo. Può ricoprire tutti i ruoli del centrocampo, si muove con grande intelligenza e fa muovere i compagni dettando i tempi di quasi tutte le azioni. Sa quando è il caso di giocare sul breve e quando, invece, bisogna lanciare lungo. Ripeto: siamo davanti a un calciatore completo e moderno nell’interpretazione del ruolo».

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RIMPIANTO MILAN?: «Parlando con il senno di poi, viene da dire di sì. Ma sono situazioni che nel calcio si verificano spesso. Io, ad esempio, nonostante me lo avessero proposto quando facevo il dirigente, non presi Andrea Pirlo. E dopo si è visto quello che è diventato. Al Milan Çalhanoğlu aveva già dimostrato di essere bravo: allora, però, faceva il trequartista, o al massimo la mezzala sinistra. Adesso è una cosa diversa, adesso è un uomo-squadra».

Prima e dopo

Nella seconda parte dell’intervista, Arrigo Sacchi si concentra sul nuovo Çalhanoğlu, quello che invece del trequartista o della mezzala sinistra come faceva al Milan è il regista dell’Inter di Simone Inzaghi.

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CAMBIO RUOLO: «Cambiando funzione ha dimostrato di essere un ragazzo di alto livello intellettivo. Ha capito quali erano le sue qualità e quali le esigenze della squadra. Si è messo a disposizione e ne è nato un nuovo Çalhanoğlu. Va detto che nel centrocampo dell’Inter è molto aiutato da Barella e da Mkhitaryan, e un contributo notevole lo danno anche gli esterni, soprattutto Dimarco a sinistra. Ma Çalhanoğlu, proprio come fece Pirlo, sta dimostrando una personalità notevole. È il fulcro dell’Inter, quello attorno al quale ruota tutto. Secondo me, come regista, è tra i primi tre. Ha fatto miglioramenti incredibili e ha dimostrato che il successo si ottiene soltanto quando si crede in se stessi e si lavora per fare un salto di qualità. Lui, adesso, è uno dei migliori giocatori d’Europa e si vede anche nelle partite di Champions League. Sa impostare e sa difendere. E, soprattutto, ha le personalità per guidare la squadra».

PRIMA E DOPO: «Il ruolo del regista è probabilmente il più difficile. È il giocatore che ha in mano lo spartito consegnato dall’allenatore e deve farlo “suonare” impostando la manovra. È un lavoro di responsabilità, si è impegnati nelle due fasi, sia offensiva sia difensiva, e bisogna avere una visione globale del campo e della squadra. Non tutti possono fare i registi, per intenderci. Meglio da trequartista o da regista? L’ho detto: anche al Milan, da trequartista, Çalhanoğlu aveva fatto bene. Però credo che la sua posizione ideale sia quella di regista davanti alla difesa. Mi sembra che in quel ruolo possa esprimere al massimo le sue qualità. E i compagni gli riconoscono la leadership, cosa tutt’altro che semplice da ottenere. Significa che in lui vedono un giocatore importante al quale appoggiarsi sia nei momenti di difficoltà sia quando la squadra deve andare all’assalto».

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