Hauge

Salvate il soldato Hauge – Tra partenza e permanenza: il punto.

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Jens Petter Hauge decide di ammaliare San Siro in una notte di metà settembre, quando con il suo Bodo Glimt incombe in maglia gialla sui rossoneri con un assist, un supergoal e un quasi assist per il quasi 3-3 finale che sarebbe valso i tempi supplementari alla formazione norvegese, eliminata da una grande serata di Hakan Calhanoglu.

La settimana dopo, il talento norvegese è già praticamente rossonero, tanto che alla terza giornata di campionato contro lo Spezia trova spazio per l’esordio a circa mezz’ora dalla fine.Nel primo trimestre realizza 4 reti in pochissimi minuti disputati, trascinando i rossoneri al primo posto nel girone di Europa League con una rete per gara al Celtic e la perla finale in casa dello Sparta Praga.

I tifosi sono in visibilio, tanto che iniziano a rinominare il suo slalom tra più avversari e la sua conclusione da sinistra come “il tiro alla Hauge”.

Ma la forma fisica è destinata a calare se inizi la tua stagione agonistica ad aprile, vinci un campionato norvegese da MVP e ti lanci direttamente all’interno della nuova esperienza.

Infatti a gennaio, proprio nel momento in cui l’emergenza infortuni e Covid impone la sua titolarità, il classe ’99 inizia a calare sia a livello mentale che atletico, fino ad essere accantonato tra febbraio e marzo (complice anche l’esclusione dalla lista UEFA) per permettergli di recuperare al meglio.

Gli vengono preferiti Leao, Rebic, Diaz e Krunic nelle partite da lì a fine stagione perchè non convince lo staff tecnico nè a livello di approccio né a livello tattico, dove per gli obiettivi che occorre raggiungere appare un rischio che non si vuole correre, nemmeno a partita in corso.

L’eccezione è quella di Milan – Sampdoria, ultima partita stagionale in cui viene inserito come mossa della disperazione per riacciuffare una partita che si era messa male a causa della rete di Quagliarella ed in cui riesce a siglare una bellissima rete per il pareggio finale.

Ma Jens è ai margini e al 1 luglio le sirene italiane e quelle ricorrenti della Bundesliga ne suggeriscono un arrivederci, o peggio ancora un addio.

Ma perché dovrebbe volersene privare?

  • Il minutaggio: un giovane a cui sai già che, con l’innalzarsi del livello di competitività dovuto alla qualificazione, garantirai meno spazio ancora della scorsa stagione, necessita di poter andare a crescere in un’altra dimensione;
  • La fiducia: gli ultimi mesi della scorsa stagione hanno dimostrato che lo staff tecnico, dopo essere stato inizialmente ammaliato dalle sue qualità umane e tecniche, ha iniziato ad avere sempre meno fiducia nei suoi confronti, fino a schierarlo soltanto per una manciata di minuti in una sola occasione nel finale di stagione;
  • Il mercato: trequartista, esterno destro, punta, centrocampista e terzini sono investimenti che il Milan ha l’obbligo di fare, e per fare ciò è fondamentale fare dei sacrifici per incrementare le liquidità disponibili, sacrificando anche calciatori giovani che possano avere buone offerte e non rientrano nel progetto come elementi cruciali.

Bilancio e cassa vanno incrementati il più possibile per poter fare investimenti da Champions League, e bisogna quindi mettere in preventivo che calciatori giovani e di potenziale potrebbero essere ceduti per un bene superiore.

Perchè invece il Milan dovrebbe tenerlo?

  • Il talento: Hauge ha dimostrato di essere un calciatore di sicuro avvenire.

Probabilmente non sarà mai un bomber da doppia cifra, ma sicuramente un calciatore in grado di incidere a livello di goal ed assist in una squadra competitiva.

Ha visione di gioco, dribbling, tiro, abilità nell’utilizzo di entrambi i piedi, agilità.

MVP del campionato norvegese a soli 21 anni, ha già dimostrato che a parità di condizione atletica può incidere ed essere un beneficio per i rossoneri;

  • Il cartellino: Jens Petter ha margine per valere molto di più dei 12/15 milioni che gli vengono attribuiti dai giornali italiani e tedeschi in questo momento.

Arrivato in Italia per circa 5, ha messo in campo capacità non comuni che potrebbero portare il suo “prezzo” nei prossimi anni al di sopra dei 20/25 milioni almeno.

Nell’ottica di plusvalenza e valorizzazione imposta da Elliott, queste prospettive sarebbero ideali e suggerirebbero come scelta più sensata il prestito;

  • Il secondo anno: il primo campionato, soprattutto in Serie A, è sempre quello di adattamento, soprattutto arrivando da una realtà come quella del Bodo Glimt, al primo “scudetto” della propria storia ed in un contesto calcistico al di fuori di quello dei top 5 campionati europei.

A livello tattico aveva il diritto di essere acerbo, a livello di personalità ha mostrato cose buone e cose meno buone, cosa che alla prima stagione lontano da casa e in un contesto linguistico e culturale differente è più che giustificabile.

Ha davvero senso “bocciare” un talento così cristallino dopo un solo anno, per giunta quello di ambientamento?

L’unica certezza è il potenziale del calciatore, un talento che va assolutamente tutelato.

Quindi l’augurio è che si possa prendere la scelta più consona per il successo della sua carriera: salvate il soldato Hauge.

photocredits acmilan.com

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