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Calciomercato

Locatelli: non chiamatelo rimpianto

Matteo Vismara | 17 Novembre 2020

rimpianto s. m. [der. di rimpiangere]. – Ricordo nostalgico e dolente di persone o cose perdute, o di occasioni mancate.

Questa la definizione del termine rimpianto che si può trovare se si cerca sul sito della Treccani e Manuel Locatelli non rispecchia particolarmente tale definizione.
Locatelli sarebbe un rimpianto del Milan se oggi non avesse dei titolari all’altezza e di pari livello del ragazzo di Lecco. Sarebbe un rimpianto se le storie sportive avessero preso due strade differenti, con il Loca a volare verso grandi trofei e il Milan a combattere contro i propri demoni e una stagioni deludenti. Sarà, quasi sicuramente, un rimpianto economico perchè il Sassuolo lo venderà a caro prezzo e i 12 milioni incassati dal Milan qualche anno fa potrebbero sembrare pochi, soprattutto senza una percentuale sulla successiva rivendita.

Sono stati, sono e saranno tanti i rimpianti nella storia del calcio. E’ normale sia così, non si può sempre fare la scelta giusta sul mercato. Ma i rimpianti hanno sempre, tutti, un filo comune: il senno di poi. E’ lo sport, è la vita. Locatelli però non può rientrare in questa categoria, almeno non ancora. Oggi è un giocatore diverso da quello che ha lasciato Milano qualche anno fa, per scelta, non perchè cacciato. Voleva giocare e come dare torto ad un ragazzo di 20 anni che, dopo una stagione catapultato all’improvviso in prima squadra, ha fatto una stagione alternandosi con il titolare (Biglia) e che vedeva in prospettiva un’altra stagione simile? Il Milan ha fatto una scelta anche di bilancio, come fatto anche con Cutrone due estati fa, meglio soldi subito che il rischio di una svalutazione. Con il senno di poi, quei 12 milioni di euro pagati dal Presidente Squinzi sono stati pochi. Come probabilmente sono stati tanti quelli ricevuti per Patrick. A dimostrazione che il rimpianto è caratterizzato dal senno di poi.

Ci siamo voluti bene

Ci siamo voluti bene, non nascondiamocelo. In qualche modo Locatelli ha rappresentato una luce in fondo al tunnel, una speranza in mezzo a tante stagioni buie. Il gol al Sassuolo e quello alla Juventus rimarranno impressi nei nostri ricordi. Non si possono dimenticare certe gioie, certe sensazioni. E ci regaleranno sempre un sorriso. Come ce lo regalano ricordare le capocciate di Yepes e Paletta (Lecce e Sassuolo) o la punizione di N’Gotty (Bologna). Gol decisivi, in momenti importanti o importantissimi. Talvolta però confondiamo l’affetto con il rimpianto. A Manuel e Patrick abbiamo voluto bene, chi più chi meno, e forse abbiamo anche sognato potessero diventare dei campioni e rimanere a vita al Milan. Ma non tutte le storie diventano fiabe, non sempre c’è il lieto fine. Magari alla fine arriverà, non però in rossonero.

Lontano dall’essere campione

Come detto in apertura, il Locatelli neroverde versione 3.0 è decisamente un altro giocatore rispetto a quello che si è affacciato al mondo dei professionisti con Cristian Brocchi prima e soprattutto Vincenzo Montella poi. E’ un giocatore più maturo, più esperto, con maggior autocontrollo. Tutte qualità che si imparano con il tempo. Ed è anche un giocatore più mobile e verticale, in questo caso il merito ha un nome ed un cognome: Roberto De Zerbi. Con De Zerbi è stato amore quasi a prima vista, l’ha messo in mezzo al campo e ha iniziato a plasmarlo un po’ alla volta, correggendo i suoi errori principali e aggiungendo skills al suo bagaglio. Locatelli è diventato un buon playmaker, o centromediano metodista usando una definizione piuttosto vetusta, tanto da guadagnarsi la Nazionale e l’interesse, a vario titolo, di alcune big del nostro campionato (Juventus, Inter e Roma). Interesse che sta a significare, senza dubbio, una crescita qualitativa del ragazzo, ma che rimane lontano dall’essere un campione.

Sarebbe titolare?

Torniamo, in modo estremamente circolare, ad inizio pezzo. Alla domanda sottesa posta qualche minuto fa: Manuel Locatelli sarebbe titolare nel Milan? Credo che la risposta sia abbastanza semplice: No, sarebbe un’alternativa a Bennacer e Kessiè. Un’alternativa di qualità, certo, ma pur sempre un’alternativa.

Indirettamente, quest’estate, spendendo una cifra non lontana da quella chiesta dal Sassuolo, il Milan ha fatto una scelta chiara: il passato è passato, inutile pensarci ancora per quel ruolo di alternativa ai titolari ha scelto Tonali. E soprattutto lo ha fatto senza rimpianto alcuno, senza pensare al ritorno del figliol prodigo. Ritorno che tra l’altro non sogna particolarmente nemmeno lo stesso Locatelli che, per qualche strano motivo a me sconosciuto, non perde occasione di guardare indietro senza particolare affetto.

Gli abbiamo voluto bene, ma non chiamiamolo rimpianto. Nemmeno se dovesse vestirsi di bianconero, come sembra sognare.

Scritto da Matteo Vismara

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