Cairo: “Belotti voleva il Milan!” Il retroscena con Fassone e… Florentino Perez

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

A distanza di anni, Cairo svela il retroscena di calciomercato tra il Milan e Andrea Belotti, ex attaccante granata ora alla Roma: cosa è successo?

In occasione del derby della Mole tra Torino e Juventus, Gazzetta dello Sport ha intervistato il presidente granata Urbano Cairo, figura che tra le altre cose ha rivelato un retroscena di calciomercato tra il Milan e Andrea Belotti. Diversi anni fa, l’ex bomber granata era molto richiesto sul calciomercato e il Milan aveva la seria intenzione di portarlo a Milano, cosa che poi non si concretizzò a causa di divergenze legate alla formula e alla valutazione del calciatore. Di seguito, il racconto di Urbano Cairo:

Il racconto su Belotti e il ricordo di Mihajlovic

Durante la chiacchierata con il giornalista Luigi Garlando, Urbano Cairo racconta un aneddoto di calciomercato che coinvolge più parti: il Milan, il Torino, Andrea Belotti, l’ex AD rossonero Marco Fassone e il presidente del Real Madrid, Florentino Perez.

«È andata così. Belotti ci mette 12 partite per segnare un gol, esplode al secondo anno con Mihajlovic che in attacco gioca a 3. Segna 26 reti. Gli dico: “Io, nel nuovo contratto, ti metterei una clausola di 100 milioni per l’estero. È un modo per posizionarti”. Avevano appena venduto Higuain per 90. Infatti, una sera a cena con Florentino Perez, a Madrid, mentre stiamo parlando dei nostri giocatori, gli dico: “Sto pensando di mettere una clausola di 100 milioni al mio centravanti”. Florentino si anima improvvisamente e mi chiede di tutto su Belotti. Questo era il senso della clausola. Il Milan ce lo chiede in prestito con un mezzo obbligo di riscatto. Fassone si giustifica: “Abbiamo già speso tanto”. Sì, ma stiamo parlando di un cannoniere da 26 gol e, se lo do in prestito senza incassare, come lo sostituisco? Belotti vuole andare al Milan, ci rimane male, gioca un brutto campionato. S’infortuna spesso. Non ho rimpianti, anche perché io guardo sempre avanti».

«Con Sinisa avevo un rapporto schietto, diretto, com’era lui. Lo licenziai nel gennaio ’18. Nel febbraio ’19 venne a Torino con il Bologna. Alla vigilia disse: “Sono contento di rivedere il presidente Cairo che non sento da un anno”. Una frecciatina… In effetti, ci eravamo persi di vista. Il giorno dopo non ci incrociammo, perché lui vinse e io me ne andai arrabbiato… La malattia ci ha riavvicinati. Mi porto dentro un ricordo forte di Sinisa».

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Cairo sul calciomercato del Torino

Nell’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, il presidente del Torino rivela, dopo quello di Belotti e del Milan, un altro retroscena di calciomercato: ecco il motivo per il quale Buongiorno, il capitano dei granata, ha rifiutato il trasferimento all’Atalanta in estate.

«Buongiorno è un ragazzo cui sono affezionato personalmente. Per caso, ci siamo trovati a New York negli stessi giorni. Dovevo ricevere il Premio Palazzo Strozzi Foundation, l’ho invitato alla cena di gala. A luglio gli ho rinnovato il contratto fino al 2028. Il suo procuratore, quel sacramento di Beppe Riso, bravo, un top, si è messo a scherzare: “Adesso sarà impossibile venderlo… Tu non vendi mai i giocatori. Mi ricordo quando volevo portare Baselli a Roma e non hai voluto”. Gli ho risposto: “A Buongiorno sono affezionato, ma non è vero che non vendo i giocatori”. Mi chiama Luca Percassi, ero in Sardegna in vacanza. Mi dice che vuole Buongiorno. Ci vediamo a Milano e gli spiego: “Guarda, è quasi il nostro capitano, sta con noi da 17 anni. La vedo difficile, per non dire impossibile”. Lo dico a Vagnati che informa Riso. Luca insiste, entra nella trattativa Zapata e siamo vicini a un accordo. Preciso: “Tutto è subordinato alla volontà del ragazzo”».

«Mi chiama e mi dice: “Senta, pres. Ci ho pensato a lungo, non me la sento di andare”. Gli dico: “Sono felice. Resti con noi, facciamo un gran campionato. Fatti vivo di più con me, perché mi sei piaciuto”. La telefonata è durata un minuto. Ho rinunciato a dei bei soldi, ho preso lo stesso Zapata e poi Tameze, Bellanova, Soppy, Vlasic, Sazonov».

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