il 24/01/2024 alle 11:01

L’ex Milan Boateng: “Piangevo con mio figlio, ero vuoto! Ora me ne vado”

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Il caso Maignan in Udinese-Milan ha toccato anche Kevin-Prince Boateng: l’ex rossonero ha raccontato alcuni momenti bui vissuti di recente

L’episodio di razzismo che ha coinvolto Maignan in Udinese-Milan può rappresentare un punto di svolta: ne è sicuro Kevin-Prince Boateng, intervistato questa mattina da diverse testate per una opinione rilevante in merito all’accaduto. Nel 2013, Boateng era stato vittima di un episodio simile in un’amichevole sul campo della Pro Patria, amichevole che il Milan aveva deciso di abbandonare dopo neanche mezz’ora.

Oltre al caso Maignan, Kevin-Prince Boateng, ritirato dalle scene da qualche mese, ha parlato di quanto l’aspetto mentale, sempre sottovalutato dall’opinione pubblica, possa incidere negativamente sulla vita dei calciatori. L’ex numero 10 rossonero ha portato la sua esperienza, raccontando di come la sua vita è cambiata dopo l’addio al calcio e del perché lascerà Milano e l’Europa per andare a vivere oltreoceano.

“Ero vuoto, poi è arrivata Sydney”

Le rivelazioni dell’ex giocatore del Milan, Kevin-Prince Boateng, ai microfoni di Repubblica:

BOATENG DOPO UDINESE-MILAN: “HO SCRITTO A MAIGNAN, ECCO COSA GLI HO DETTO! NON SONO TUTTI IBRAHIMOVIC”

«Questa volta sono ottimista. Dopo l’Udinese, nessun club potrà fare di meno. È necessario entrare nella testa dei bambini. E proteggere i giocatori. Non ne conosco uno che non abbia problemi mentali. Io sono stato un mese senza uscire, a letto. Tornavo a casa piangendo: veniva il mio bambino e non riuscivo a giocare con lui, ero vuoto. I social media sono diventati un’arma per distruggere le persone. Non esistevano ancora, quando nel 2009 Robert Enke, il portiere dell’Hannover, si buttò sotto un treno per la depressione. Figuriamoci oggi. Io dopo la retrocessione con l’Hertha Berlino, la squadra della mia infanzia e del mio cuore, dovevo smettere: fisicamente non ce la facevo più».

«La FIFA mi invitò a Sydney per il Mondiale femminile. Entrai in chiesa, mi misi a piangere: ho dato la mia vita a Gesù, mi sono battezzato. Mi è successo a 36 anni, non sono mai stato così contento come a Sydney. Tra qualche mese lascerò Milano e l’Europa, che è diventata cattiva. Crescono odio e invidia. In politica i razzisti provano a governare, in Germania con l’AFD. Vedo il Paese in cui sono cresciuto che li vota e voglio andare via. In Australia mi hanno proposto di aiutare a fare crescere il calcio. Vado».

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