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Torino-Milan 2-1: Un’ora di luce e poi il buio alle prime difficoltà

Torino-Milan 2-1: Un’ora di luce e poi il buio alle prime difficoltà

TORINO-MILAN 2-1 – Scusate il ritardo, sono ancora in tempo?
Potrebbe essere questo il riassunto della prima ora di gioco di Torino-Milan, gara ben impostata, ben giocata e ben gestita fino al cambio di sistema di gioco torinista. Gara che ha visto finalmente sprazzi di buon gioco, li vedremo tra poco, ma che ha confermato i limiti di una squadra che fatica ancora ad esser qualitativa e che alle prime difficoltà si disunisce, si impaurisce e inizia a sommare errori su errori. 

Il Torino fotocopia l’Inter cercando una pressione ultraoffensiva creando le coppie come aveva fatto Conte: le due punte su i due centrali, Verdi-Bennacer, Rincon-Kessiè, Baselli-Calha e i due esterni De Silvestri e Aina pronti a far la bilancia (ad esempio con palla a Theo, De Silvestri attacca e Aina rincula sulla linea difensiva e viceversa). Ma se nel Derby non eravamo riusciti a trovare contromisure a ciò, ieri sera Giampaolo dimostra di averci pensato a monte e ha messo sul campo ben due mosse diverse

Nel primo caso si tengono basse le nostre mezzali attirando le loro, Bennacer si alza e lo si cerca per una palla veloce sull’esterno oppure si cerca una giocata profonda per Paitek e soprattutto Leao. Questa variante per l’uscita di palla verrà cancellata dall’uscita di Leao e sarà uno dei problemi del secondo tempo. Fin quando il portoghese è rimasto in campo le sue doti di velocità, fisicità e ricerca della profondità ci hanno permesso di allungare gli avversari e creare spazio in mezzo al campo.
Nel secondo caso la contromossa è ancor più interessante e riprende il suggerimento che mi ero permesso di esporre nell’analisi post Derby (link): far prendere a Suso la zona di nessuno in trequarti. Bennacer e Calha rimangono bassi attirando così la pressione di Verdi e Baselli, Kessiè si alza molto e tiene così basso Rincon e Suso ha così un grande spazio centrale per ricevere, girarsi e giocare a piacimento. Bene quindi in questa occasione il Milan e Mister Giampaolo.

IL TREQUARTISTA NON C’È MA SI VEDE. Spesso ho sentito la frase: “il gioco di Giampaolo non si vede, dov’è? Mi sembra di vedere il Milan dell’anno scorso”. Eppure contro il Torino finalmente qualcosa del modo di giocare del mister si è visto.
Esempio.
Domanda: chi prende lo spazio in trequarti se giocando 1-4-3-3 il trequartista non c’è?
Risposta: la mezzala di qualità, ovvero Hakan Calhanoglu.
Vi porto due esempi che coinvolgono Calha, autore a dispetto di ciò che si dice di una buona gara ieri a Torino. Nel primo caso manteniamo tanti uomini in zona palla (ben 5, metà squadra!), sfruttiamo la superiorità creata per consolidare il possesso e grazie al movimento in avanti di Bennacer (attacca lo spazio appena Suso si libera della pressione: alleluia, abbiamo un mediano che pensa offensivo!) passiamo per il centro del campo e liberiamo spazio in trequarti per Calha che prenderà un buon tiro dal limite senza opposizione: bravi tutti qui, azione di gioco ben sviluppata!

Un paio di minuti dopo la più classica delle azioni di Giampaolo: l’attacco dello spazio in mezzo alle punte.
Ancora protagonista il nostro falso trequartista, Hakan Calhanoglu, qui al limite della perfezione per l’attacco dello spazio nei tempi e modi giusti. Ancora una costruzione a destra con Suso bravo a ribaltare il lato e a trovare Theo. Leao fa un ottimo movimento incontro e ad allargarsi e Calha compie il perfetto movimento contrario ad attaccare il tanto spazio creato: saremmo in porta. Azione ottimamente congeniata quindi, che però ha un difetto: l’errore tecnico di Theo nel controllo della palla fa perdere ben due tempi di gioco, De Silvestri ha il tempo di chiudere la linea di passaggio (questo è il momento dello stamp) e l’azione svanisce. Quando si dice che la qualità a volte non ci supporta…

SCIUPONI IN SALSA POLACCA
La ripresa riparte nello stesso modo, Milan bravo a chiudere in avanti (per 60 minuti bravi a restare alti e aggressivi), Toro in difficoltà e ben tre occasioni nate da recuperi palla e veloci riproposizioni offensive:

1. Veloce recupero della palla nato dal pressing coordinato di Suso e Kessiè, Suso attira il difensore e scarica molto bene a Piatek che ha tempo e spazio per attaccare l’area. Il polacco però porta troppo palla, perde un tempo di gioco e ci fa schiacciare contro la linea difensiva del Toro. Se invece la palla fosse stata giocata correttamente al rimorchio (Calha) sfruttando lo spazio creato da Leao avremmo avuto un tiro facile in posizione molto vantaggiosa.

2. Kris, Kris, Kris… Qui evito l’analisi. Bravi a recuperare palla con Romagnoli, sfruttiamo un erroraccio di Lyanco in pressione e ci presentiamo in area avversaria con uno scarico facile per Piatek che con lo specchio completamente spalancato non prende la porta… errore del singolo ma buona giocata di squadra

 

3. Altro giro, altro regalo: recupero veloce del possesso, Bennacer libero di attaccare, la linea avversaria è scoperta e scappa fino al limite dell’area di rigore. Nonostante la superiorità numerica del 4vs3 non riusciamo nemmeno a concludere in porta scegliendo Bonaventura, l’ultimo a sinistra e sbagliando la misura del passaggio.

 

 

DOPO UN’ORA LA LUCE SI SPEGNE AL PRIMO SPAVENTO
Bravo Mazzarri o noi troppo impauriti? Con l’ingresso di Ansaldi (e poco dopo di Berenguer) il Toro passa 1-4-4-2 e cerca di mettersi in parità numerica sugli esterni: De Silvestri e Ansaldi a destra, Aina e Berenguer a sinistra. Da questo momento in poi le nostre uscite sull’esterno saranno molto difficoltose; Bonaventura, entrato nel frattempo al posto di Leao, fatica a rimanere offensivo e aggressivo sul loro esterno basso. Proprio da questi problemi nascono i due gol del Toro: sul primo, al netto del fallo su Calha a Var spento, siamo molto pigri nelle corse all’indietro, la palla finisce a Belotti che ha modo di poter puntare Musacchio in 1vs1 e l’argentino non riesce a gestire bene il duello, sbagliando sia il lato dove indirizzare la punta e sia gli appoggi difensivi. MAI voltarsi e perdere il contatto visivo con palla e avversario. Proprio quel secondo di non-marcatura sarà fatale, consentendo a Belotti di calciare con la linea di tiro libera. Male in questo caso anche Donnarumma che come si nota da un replay retroporta compie due piccoli balzi a sinistra che gli fanno sbilanciare il peso e non gli consentono di spingere forte a destra tanto che la mano si piega al contatto con il pallone.

Sul secondo gol del Toro (primo stamp) invece influiscono le nostre difficoltà in chiusura: mancata aggressività su Ansaldi che cambia troppo facilmente il lato con un lungo passaggio su Aina, Kessiè è stretto per aiutare su Rincon e non arriva in tempo per chiudere lo stesso Ola Aina che ha la linea di passaggio libera per andare subito da Belotti.
Calabria nel mentre è scivolato in chiusura su Berenguer e Musacchio, non molto aggressivo sulla punta avversaria, viene attaccato ancora in campo aperto da Belotti che ha tempo e spazio che girarsi e puntare l’argentino (secondo stamp). Nello stesso momento Zaza legge bene lo spazio che si è creato tra i due centrali e si butta nel mezzo partendo due metri indietro rispetto a Romagnoli (disattento qui) non appena Belotti attacca Musacchio in 1vs1. Ultimi due-tre errori nell’azione del gol (terzo stamp): Romagnoli, che si è accorto tardi del taglio di Zaza ed è partito in ritardo, perde i due metri di vantaggio e si ritrova con due metri di svantaggio (1) al momento del tiro di Zaza (che avrebbe spazio e modo di far gol già in questa occasione). Calabria si perde il taglio di Berenguer alle sue spalle e anche lui è in ritardo in area di rigore (3). Infine Bennacer, probabilemente sulle gambe, fatica a tornare e a dar protezione sulla seconda palla che Belotti può tentare di calciare ben due volte senza opposizione: la prima verrà sbucciata la seconda ahinoi è la rovescita del 2-1 (2). La partita tatticamente finisce qui, il Milan proverà con l’ingresso di Rebic a bloccare gli esterni avversari e avrà un paio di grandi occasioni intorno al 90esimo ma gli errori dei singoli, Kessiè-Piatek saranno pesanti e consentiranno a Mazzarri di prendere i 3 punti. Detto ciò, il Milan finalmente fa vedere qualcosa di buono in campo, costruisce, va in vantaggio, spreca ma appena trova difficoltà si sfalda. Una strada, semplice e più chiara del recente passato, è però stata tracciata e val la pena di seguirla ancora. Urge far risultato ora e guadagnare quel tempo che Giampaolo ha detto di voler avere per proseguire la crescita della squadra.

Simone Cristao

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Milan-Inter 0-2: Lavagna Tattica. Game, set and match per Antonio Conte

Milan-Inter 0-2: Lavagna Tattica. Game, set and match per Antonio Conte

MILAN-INTER 0-2 Compito ingrato, ingrato compito. Rivedere il derby è stata una piccola grande impresa per chi come me abbina la passione al lavoro. Un bel respirone e via, proviamo ad analizzare tatticamente la sconfitta di sabato sera.

Nella Lavagna Tattica di venerdì (link) avevo auspicato un atteggiamento coraggioso, propositivo, con un occhio di riguardo a Brozovic e alle palle inattive specie per lo spazio incustodito al limite dell’area di rigore. Ahinoi questi non sono che stati alcuni dei problemi osservati sabato sera. I rossoneri hanno infatti palesato parecchi problemi sia in fase di costruzione che in quella di opposizione al possesso interista.
Partiamo con ordine elencando sistemi di gioco e titolari:
Il Milan si è schierato con Gigio e la classica difesa a quattro con Conti al posto dello squalificato Calabria, Kessiè, Biglia e Calhanoglu in mezzo, mentre in attacco Suso era a supporto della coppia Leao-Piatek. Ha risposto l’Inter con i tre titolari difensivi Godin-De Vrij-Skriniar, Brozovic davanti a loro spalleggiato da Barella a destra e Sensi a sinistra, D’Ambrosio e Asamoah quinti e Lukaku-Lautaro a popolare l’attacco.

E ora partiamo con i piani gara.

POSSESSO MILAN – PRESSIONE INTER
Antonio Conte decide per un pressing ultraoffesivo con queste coppie: Romagnoli-Lukaku, Musacchio-Lautaro, Calha-Barella, Biglia-Sensi, Kessiè-Brozovic. I quinti erano in posizione di attesa pronti a chiudere sui nostri terzini (come nello stamp a lato): se la palla era destinata a Rodriguez saliva D’Ambrosio e Asamoah rinculava lasciando la possibilità di aggredire centralmente anche il nostro trequarti. La nostra scarsa capacità ad uscire da questo impasse ci costerà ad esempio la pressione su Calha quasi vittoriosa di Barella, il retropassaggio corto di Rodriguez con conseguente rischioso rimpallo Gigio-Lautaro e in generale una mancata costruzione dal basso per i primi 19 minuti. Come si poteva ovviare al problema (e come in parte si è ovviato)? Abbassare Suso in quella terra di nessuno (il punto di domanda) poteva essere una ipotesi.

POSSESSO INTER – PRESSIONE MILAN 

Marco Giampaolo decide per una versione più soft di pressing offensivo, sia rispetto a Conte e sia rispetto al collega ceco dello Slavia Praga: mette Suso a schermo su Brozovic (quindi cercando di chiudere le linee di passaggio al croato), Piatek su Skriniar e Leao su Godin. Le posizioni di partenza delle due punte però sono strette in modo da tagliare il giropalla e invitare così i due terzi di difesa alla conduzione della palla.
Problemi:
1. Rodriguez e Conti non scalano in avanti sui loro quinti D’Ambrosio-Asamoah lasciando libera la giocata corta, preoccupati di non abbandonare in 2vs2 i centrali e di non prendere tagli alle spalle da Lautaro-Lukaku (questo però ci costerà i triangoli costruiti con Barella-Sensi che fanno fuori le nostre mezzali prese in mezzo a mò di torello)
2. Biglia in posizione neutra non ha la capacità atletica di scalare con continuità su Brozovic e non chiude la linea di passaggio sulle punte (Lucas sarà invisibile per i primi 20 minuti).
3. A destra la nostra scalata è ancor diversa: Kessiè prende il quinto Asamoah e Conti prende la mezzala Sensi (quando è alta abbastanza da consetirgli di non allontanarsi troppo dalla linea di difesa). Questa versione ci costerà la doppia occasione “piattone di Lautaro-palo di D’Ambrosio” poichè Sensi, bravo a galleggiare in posizione intermedia non verrà preso da Conti e avrà tempo per ricevere, puntare e scaricare sulla punta argentina.
4. Il problema più grande: lo schermo su Brozovic è stato fatto decentemente per i primi 10 minuti da Suso, male per i secondi 10 minuti dallo stesso Suso, malissimo per i restanti 70 da Piatek (ne parlerò poi). Lo spagnolo spesso viene attratto troppo presto dalla pressione su De Vrij (1) e all’Inter basta passare da una delle due mezzali anche con pressione alle spalle (2) per far ricevere Brozovic già girato fronte al campo (3). La pigrizia di Suso (e l’indolenza di Piatek poi) unita alla mancata scalata in avanti di Biglia (?) completano il quadro. Brozovic libero di ricevere può allargare palla ad uno dei quinti e tagliare fuori così ben 6 giocatori milanisti.

MILAN E INTER DOPO IL PASSAGGIO ALL’1-4-3-3 DEI ROSSONERI
Intorno al 20-25esimo minuto Giampaolo toglie il trequartista e schiera i nostri tre attaccanti in linea con Suso largo a destra, Leao a sinistra e Piatek centravanti. Vediamo le reazioni delle due squadre: Conte preoccupato di non lasciare in 3vs3 i suoi difensori, abbassa i quinti in posizione intermedia lasciando più libera la giocata su Rodriguez e Conti, favorita anche dalla salita di Biglia che tiene basso Brozovic (primo stamp). Proprio questa posizione poco chiara di D’Ambrosio e Asamoah consentirà i buoni 15 minuti finali di primo tempo con Leao e Suso liberi di abbassarsi e ricevere nei mezzi spazi, movimento che attira la pressione delle mezzali interiste e crea spazio anche alle nostre mezzali.
Il Milan per paradosso approfitterà poco di questo vantaggio tattico (un paio di volte si cercerà il rilancio lungo sulle punte) e durante l’intervallo Conte riorganizzerà i suoi, scommettendo sulla scarsa atleticità-resistenza-abilità in costruzione di Conti e Rodriguez: i nostri due terzini vengono battezzati, liberi di giocare con spazio, la difesa interista passa a cinque con i quinti che si abbassano, (Asamoah su Suso e D’Ambrosio su Leao) e le nostre mezzali non hanno più lo spazio del primo tempo prese stabilmente da Sensi e Barella non più sviati dai “problemi” Leao e Suso. Il nostro possesso diventa ben presto sterile e senza sbocchi. Giampaolo forse impiega troppo tempo per leggere questo vantaggio sugli esterni bassi, complice con ogni probabilità il dubbio sulla condizione fisica del già ammonito Conti. In 8 minuti il Mister prova a sfruttare lo spazio concesso inserendo prima Paquetà e poi Theo Hernandez, un terzino capace di prendersi il campo. Conte però ha già pronte le contromosse e in quattro minuti inserisce da quel lato Politano largo a destra per tenere basso il francese e Vecino per Paquetà (con spostamento di Barella a sinistra).
Nonostante queste mosse la bravura tecnica di Theo ci consentirà di avere finalmente un minimo di pericolosità. Grande problema del secondo tempo (ultimo stamp): Brozovic non ha più alcun tipo di pressione, nè da Biglia nè da Piatek. Libero di giocare il croato sarà il vero padrone della gara.

 

GOL PRESI 

Brozovic – Il castello difensivo a zona inizia a costarci troppo per come è utilizzato. Sulla punizione del gol interista, il castello perde un uomo per la barriera (Suso) che inoltre non viene affiancato da un secondo uomo che poteva staccarsi per affrontare Brozovic, lascia completamente libero un altro uomo al limite (Asamoah) e concede così un tiro semplice al centrocampista croato. Il gol ha anche un altro vizietto: Leao sulla conclusione di Brozovic si volta e si fa sbattere la palla sul piede (se fosse stato fronte alla palla non sarebbe accaduto), errore ingenuo ma che ci costa caro.

Lukaku – Il secondo gol è invece lo sfruttamento di un nostro antico problema (i mancati ritorni difensivi di Suso), di una confusione su chi, come e su di chi si vada in pressing e dell’ottima lettura tattica di Conte.

L’inter prova ad inizio azione a prenderci sul nostro lato destro ma la partenza troppo bassa dell’azione e la veloce scalata di Kessiè ci consentono di chiudere bene.

 

 

 

 

L’azione quindi si esaurisce e i nerazzurri ripartono da dietro con Skriniar e Brozovic (sempre troppo libero). Barella (l’uomo più vicino a Conte) fa per rientrare anch’esso in posizione di mezzala.

 

 

 

Antonio Conte indica a Barella di fermarsi e di rimanere largo, evitando il rientro in posizione stretta da mezzala. Il centrocampista italiano si ferma e inverte immediatamente la direzione di corsa. Nello stamp non si nota ma anche Asamoah viene lasciato largo ben oltre Conti.

 

 

La palla gira verso la destra interista e tutto il Milan scala pian piano verso quel lato. Così facendo si aprono le distanze tra Suso e Kessiè e tra Kessiè e Barella che poi ci saranno fatali. Leao, Paquetà e Piatek non portano un pressing di squadra ma pressioni isolate che vengono facilmente aggirate con conseguante palla scoperta nei piedi di Godin.

 

Il difensore uruguagio, libero di giocare, si accorge del tanto spazio a sinistra e l’Inter ritenta di prenderci su quel lato. Le posizioni già molto offensive di Barella e Asamoah e le distanze di Kessiè e Suso lasciano Conti in 1vs2 consentendo al terzino solo una difesa passiva in attesa del rientro del compagno.

 

 

Barella non aspetta il rientro di Kessiè, sfrutta la sovrapposizione di Asamoah che gli lascia spazio per un cross corto e trova facilmente Lukaku. Il belga parte in anticipo su Romagnoli e una volta che ha preso lo spazio è quasi impossibile da spostare: 0-2 Inter

 

 

 

Simone Cristao

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Milan-Inter: Lavagna Tattica, il Pre. Coraggio, testa alta e giocare a calcio!

Milan-Inter: Lavagna Tattica, il Pre. Coraggio, testa alta e giocare a calcio!

MILAN-INTER – Mai come in questa vigilia è difficile intuire come Inter e soprattutto Milan affronteranno il derby sia come sistema di gioco, sia nei vari interpreti. Il derby è da sempre partita particolare, una partita che non va subita, specie se questa partita la si gioca contro una squadra di Conte che da sempre va in difficoltà se attaccata meno se si prova a giocare soltanto di rimessa.
Il derby bisogna guardarlo negli occhi, prenderlo per il bavero e strattonarlo per portarlò a sé. Senza paura.
Per questo motivo proveremo ad analizzare la gara dal punto di vista tattico cercando di dare una lettura coraggiosa alla gara del Milan e abbiamo preso come spunto la partita Inter-Slavia Praga di Champions League dove un avversario di buon livello ha affrontato l’Inter partendo da una difesa a quattro come la nostra.

Partiamo dalla fase di possesso dell’Inter: da rinvio dal fondo o con palla nelle mani di Handanovic, i nerazzurri venivano presi uomo vs uomo dalla squadra avversaria. Si lasciava una ricezione comoda al centrale della difesa a 3 (De Vrij – #5) chiudendo però tutte le possibili giocate corte con i due esterni alti sui terzi di difesa, schermando il mediano (Brozovic #4) con la prima punta e arretrando il trequartista (#10) su una mezzala (Gagliardini #6) – nel nostro caso se dovessimo giocare 1-4-3-3 sarebbe ancor più semplice fare mezzala su mezzala. Alzando poi coraggiosamente i terzini sui quinti di centrocampo lo Slavia chiudeva anche gli sbocchi laterali lasciando sì un rischioso “2vs2 difensori vs Lukaku-Lautaro” ma si premurava di piazzare uno dei due mediani (#8) a zona per chiudere le linee di passaggio per le due punte e per aiutare i due centrali in caso di palla alta e profonda.
Questa disposizione subiva poi un cambiamento (secondo schema di spalla) non appena il portatore di palla (sempre De Vrij) arrivava sulla trequarti campo. Con una rapida scalata in avanti che coinvolgeva tre giocatori (prima punta #9, trequartista #10 e mediano #8) i cechi forzavano la giocata al difensore olandese chiudendo le linee di passaggio e lasciando libera una palla profonda che l’Inter si poteva permettere per la presenza di un giocatore fisico come Lukaku. Coraggiosi certo, forse anche un po’ spregiudicati, ma infine ripagati da questo azzardo perchè le palle recuperate su errori in uscita dall’Inter sono state molte e una di queste (doppio errore di Skriniar nel frangente) ha portato al gol del vantaggio. Potrebbero essere un paio i “boomerang” di questo coraggio: la fisicità di Lukaku contro i nostri centrali (sia Romagnoli che Musacchio pagano dazio in questo) e occhio al recupero immediato dell’Inter perchè si rischia di non esser in posizione corretta e di lasciare scoperti i centrali, liberi di esser attaccati palla a terra e in campo aperto (da qui la miglior occasione della gara vs lo Slavia ovvero il diagonale di Lautaro). Ultimo accorgimento strettamente necessario: chiudere i rifornimenti a Brozovic. Che lo si voglia prendere alzando di molto il mediano (Bennacer alla Jorginho sarriano?) in un ipotetico 1-4-3-3 o schermandolo con la punta o il trequartista non bisogna in alcun modo lasciare libero il croato di ricevere e dialogare sul corto con i compagni. Questo manderebbe all’aria qualsiasi tentativo di pressing alto e lascerebbe alla “tipica” squadra di Conte una delle armi preferite ovvero potersi riversare e metter le tende nella metacampo altrui, asfissiando l’avversario con ritmo e intensità.

Ribaltiamo ora il lato e pensiamo alla nostra fase di costruzione. L’Inter si oppone al possesso avversario in due modi, uno più aggressivo e un altro più standard come riportato negli schemi di lato. Nel caso numero 1 c’è una pressing molto offensivo, uomo su uomo, Lukaku prende un centrale e la seconda punta (o uno dei due trequartisti nel 1-3-4-2-1) prende l’altro; il mediano (Brozovic) sale molto fino a prendere il mediano avversario e i quinti chiudono le uscite sui terzini. Punto debole? Lo spazio in trequarti rimane così sguarnito, dovessimo giocare 1-2 davanti sono sicuro che Conte non lascerebbe quella voragine e ci affronterebbe con la versione numero 2 più equilibrata, che lascia il possesso ai centrali e il solo Lukaku a tagliare la linea di passaggio tra i difensori spesso usata/abusata dai rossoneri. Dovessimo giocare a tre davanti perchè non provare a sfruttare l’eventuale spazio lasciato libero da Brozovic con il movimento ad accentrarsi nei mezzi spazi di Suso e Rebic?

Ultime tre annotazioni rapide:
– se recuperiamo velocamente la palla a metà dobbiamo esser bravi a ribaltare il lato e pizzicare la pigrizia dei quinti avversari in modo da lasciare in 1vs1 i terzi di difesa interisti, sfruttare gli inserimenti delle mezzali (che Kessiè e Calha/Paquertà ce la mandino buona…) e provare a muovere De Vrij facendolo uscire sui lati.
– prima dell’espulsione di De Paul, l’Udinese aveva ben affrontato l’Inter in un modo differente, ovvero infoltendo la zona centrale del campo con molti uomini, abbassando tutti i trequarti e facendo possesso nello spazio tra la linea dei mediani e quella delle mezzepunte interiste. Una volta affrontati e superati i centrocampisti nerazzurri grazie alla superiorità numerica, i friulani potevano sfidare con spazio la difesa avversaria grazie anche al movimento profondo ad allungare di Lasagna che Piatek saprebbe ben fare.
– Il Milan difende a zona sui calci piazzati (l’Inter a uomo) e i nerazzurri sono molto forti fisicamente. Occhi aperti quindi, pronti ad attaccare la palla appena parte dal calcio piazzato perchè il terzo tempo dei vari Godin, Skriniar, De Vrij, Lukaku potrebbe esser fatale e inoltre la zona appena fuori dal limite dell’area viene ancora lasciata sguarnita, preda dei tiratori avversari: da rivedere.

Simone Cristao

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Verona-Milan 0-1: Lavagna Tattica. Alla ricerca della (s)quadra perduta.

Verona-Milan 0-1: Lavagna Tattica. Alla ricerca della (s)quadra perduta.

VERONA-MILAN 0-1 – Questo primo appuntamento di Lavagna Tattica è sui generis perchè non è mai semplice analizzare una partita dal punto di vista tattico quando dopo 20 minuti una delle due squadre si ritrova in inferiorità numerica e per forza di cose cambia il proprio piano gara influenzando anche quello dell’avversario.
Proviamo ugualmente ad analizzare la sfida del Bentegodi vinta dal Milan per 1 a 0.
Il Verona padrone di casa affronta la gara con l’ormai consueta difesa a tre formata da Rrahmani-Kumbulla-Gunter, protetta sugli esterni dai quinti Faraoni e Lazovic e centralmente dal duo Amrabat-Veloso; l’unica punta Stepinski è invece supportata dalla coppia Verre-Zaccagni.
Il Milan risponde con la classica difesa a quattro Calabria-Musacchio-Romagnoli-Rodriguez, una linea mediana formata da Kessiè, Biglia e Calhanoglu e… e qui arriva il bello: per provare ad analizzare il tridente ci facciamo aiutare dalle posizioni medie del primo tempo.

Dallo schema qui a fianco balza subito all’occhio l’asimmetria del nostro terzetto d’attacco: Suso (8) è autoconfinato sulla destra, mentre Paquetà (39) e Piatek (9) spesso calpestano le medesime zolle di campo.
Da qui nascono parecchi problemi nello sviluppo dell’azione d’attacco. La poca profondità concessa dal Verona non è comunque sfruttata da alcun taglio dei nostri nè si cerca di allungare lo schieramento avversario per creare spazio in trequarti a Paquetà. Mancano i movimenti opposti tra punta e trequarti (che in verità si erano invece visti parzialmente con Castillejo): quando Piatek viene incontro al portatore di palla nessuno attacca lo spazio alle spalle del polacco, anzi spesso Paquetà compie il medesimo movimento con il risultato di ingolfare spazi e manovra. E se questo sbocco di gioco si inaridisce altrettanto accade per lo sviluppo sulla catena di destra. Suso rivece palla soltanto sui piedi, non viene aiutato dal movimento interno di Kessiè che va a schiacciarsi su Gunter nè dalla corsa di Calabria che raramente gli passa alle spalle per provare a metter in difficoltà Lazovic. Risultato: lo spagnolo si intestardisce in 1vs1 spesso fini a loro stessi, prova la conclusione dallo spigolo dell’area non trovando mai la pericolosità necessaria e ignora anche i pochi movimenti corretti dei compagni.

Il Milan del primo tempo è in pratica tutto qui come risulta anche dalle due tabelle: spazi ridotti in trequarti (Paquetà riceve pochi palloni, spesso spalle alla porta dove risulta ancora poco efficace ed è il peggiore dei nostri per palle perse -5-), movimenti offensivi mal fatti che non creano linee di passaggio verticali e obbligano ad uno sterile possesso per vie orizzontali tra i difensori con conseguante palla nei piedi a Suso quale unico sbocco offensivo (i cinque calciatori per palle giocate e passaggi riusciti sono proprio i quattro di difesa e lo spagnolo), infine un baricentro molto alto specie dopo l’espulsione di Stepinski che non ci aiuta nell’assediare pericolosamente l’area avversaria ma anzi ci espone ad una difficile copertura della nostra profondità che viene bucata ad esempio dall’inserimento tra i centrali di Verre abile nel controllo e per fortuna meno nella conclusione, l’unico neo nella buona partita del duo Musacchio-Romagnoli.

La ripresa si apre con una variazione tattica importante: fuori il trequartista (Paquetà) e dentro un esterno sinistro (Rebic). Giampaolo vira così verso un più riconoscibile 1-4-3-3 con l’idea di creare maggiori spazi e di ribilancare lo sviluppo del gioco sfruttando anche la parte sinistra del campo.

Nei secondi 45 minuti il Milan in effetti riequilibria la direzione dei propri attacchi come si nota dallo schema di lato, sfrutta anche la fascia sinistra del proprio schieramento pressochè inutilizzata nel primo tempo e chiede a Rebic di forzare l’1vs1 con il quinto avversario (il Verona rimasto in dieci si è schierato stabilmente a cinque in difesa). Ciò che però colpisce la nostra attenzione è la provenienza dei tiri

Dal lato sinistro i rossoneri non calciano pressochè mai nei 90 minuti (solo il 6% delle conclusioni) e altro spunto interessante l’unico che calcia da quel lato di campo è la nosta mezzala sinistra ovvero Hakan Calhanoglu.
Nello schema di spalla che riporta le conclusioni del Milan verso lo specchio della porta veronese tutti i tiri dalla parte sinistra del campo, quelli evidenziati in azzurro, sono presi da Calha; non ci sono infatti tiri presi da Piatek e Paquetà nel primo tempo nè da Rebic nel secondo (nota a margine si notano qui anche le moltissime conclusioni prese da Suso nel primo tempo poco fuori l’area di rigore sul centrodestra).
Non è un caso però che il turco sia il nostro arciere nel secondo tempo. L’ingresso di Rebic abbinato ad un Kessiè molto alto in possesso, più vicino a Piatek che a Biglia, ha permesso al Milan di schiacciare la linea difensiva avversaria sul limite dell’area di rigore. In questo modo si è creato un piccolo-grande cuscinetto di spazio tra la lunetta e la trequarti campo che proprio la nostra mezzala più qualitativa si è andato a prendere creando i presupposti per la vittoria della partita. Dall’uno-due chiesto e ottenuto a Piatek, Calha ha avuto la palla per calciare in porta da ottima posizione, conclusione ribattuta dal braccio di Gunter che ha portato al rigore da 3 punti. Buona quindi la lettura di Mister Giampaolo che ha giocato sul volontario baricentro ultrabasso del Verona forzandone gli aspetti negativi che questo comporta.

Dove invece il Mister ha peccato a nostro avviso? L’ampiezza è stata del tutto trascurata. Nel secondo tempo ci saremmo aspettati dai rossoneri una migliore copertura degli esterni, sfruttando il nuovo sistema di gioco che prevedeva un esterno alto anche a sinistra (Rebic) e un coinvolgimento maggiore dei due esterni bassi (Calabria e Rodriguez) che invece sono rimasti molto stretti, bassi e che quasi mai hanno cercato di prendere sull’esterno la difesa avversaria. Risultato sono le larghezze medie: per paradosso nel primo tempo i rossoneri hanno sfruttato maggiormente l’ampiezza (circa 32m) che nel secondo tempo (27.5m) imbottigliandosi ancora di più in una stretta fascia centrale.

Ancora una partita con luci ed ombre quindi quella di Verona dopo le prime due gare tutt’altro che esaltanti. C’è da sperare che i rossoneri trovino una quadra il più rapidamente possibile, abbandonando strani ibridi tattici che difficilmente possono esser digeriti da una squadra giovane, acerba e in piena fase di costruzione perchè all’orizzonte c’è una partita diversa da tutte le altre: il derby!

Simone Cristao

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