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#FaceToFace with Refiloe Jane: l’intervista a Radio Rossonera

#FaceToFace with Refiloe Jane: l’intervista a Radio Rossonera

Prima puntata del nuovo format di Radio Rossonera, un #FaceToFace ricco, molto interessante e stimolante. Il primo “face to face” vede protagonista Refiloe Jane, centrocampista e metronomo del Milan Femminile, ventisettenne di origine sudafricana da quest’anno arruolata tra le fila delle rossonere di mister Ganz.

Di seguito l’intervista integrale, a cura di Lucia Pirola:

Prima di tutto, dicci del tuo soprannome “Fifi”: da dove viene?
È il diminutivo del mio nome di battesimo: Refiloe, diventa Fifi. È sempre stato il mio soprannome fin da quando ero piccola. 

Ci puoi raccontare della tua famiglia? Dove sei cresciuta, se hai sorelle o fratelli…
Sono cresciuta a Kliptown, a Soweto, Johannesburg. In famiglia siamo in 6: i miei genitori, due fratelli ed una sorella. Crescendo mi sono avvicinata al calcio grazie ai miei fratelli: quando la mattina si alzavano per andare agli allenamenti io andavo con loro, perché ero curiosa di sapere cosa stessero facendo.  Così li seguivo, e quando la palla usciva dal campo la andavo a recuperare io e gliela ridavo calciandola, non tirandola con le mani. Alla fine mi sono innamorata anche io del calcio.

Quanto spesso senti o vedi la tua famiglia?
Ora, essendo in Italia, li vedo solo durante la pausa invernale a dicembre. Ma li sento spesso al telefono, facciamo spesso videochiamate.

Qual era il lavoro dei tuoi sogni, quando eri piccola?
Quando ero piccola volevo fare il medico. Oppure la fisioterapista, o la massaggiatrice, qualche professione che potesse aiutare le altre persone.

Mentre con il calcio, hai iniziato molto presto…
Si, ho iniziato quando avevo 5/6 anni circa, e da lì non ho mai smesso. Non ho mai avuto la tentazione di lasciare il calcio, ho sempre giocato.

È stato difficile per te poter giocare a calcio?
La mia famiglia mi è sempre stata vicino, quindi no, non è stato difficile giocare a calcio, nonostante fossi l’unica ragazza in famiglia a giocare. Le persone pensano che io fossi scoraggiata, o che non avessi alcun supporto nel giocare e seguire il calcio, ma la mia famiglia mi è sempre stata vicino e persino nella comunità in cui sono cresciuta giocavo con i ragazzi che mi hanno sempre supportato, e tutto questo ha reso molto facile per me continuare a giocare, perché mi sentivo accettata.

E a te piaceva giocare con i ragazzi? Ad oggi sono moltissime le ragazze che hanno iniziato a giocare con i maschi…
Si mi piaceva, era interessante giocare con loro, anche perché il calcio era solo per i ragazzi, e se una ragazza voleva giocare non era tanto facile: si cercava di metterla sotto pressione o di metterla da parte. Ma per me invece è stato sempre qualcosa a cui puntare, proprio per quello che la gente diceva, e dai ragazzi ricevevo il supporto di cui avevo bisogno.

Qual è la partita che non dimenticherai mai?
Ho un bel po’ di partite che non dimenticherò mai in tutta la mia vita. Prima di tutto, la mia prima presenza in nazionale con la prima squadra: eravamo a Cipro, ho giocato circa 10 minuti giusto per fare una presenza.
Poi, nel 2012, giocando contro la Nigeria con la nazionale nella Coppa d’Africa: le abbiamo battute in semifinale per la prima volta dopo tantissimo tempo, dato che erano molto forti, quindi arrivare in finale battendo loro è una cosa che non dimenticherò mai.
Aggiungo anche la doppietta che ho segnato nel 2018, nella finale di COSAFA Cup: quel weekend non lo dimenticherò facilmente perché stavo per partire per l’Australia, stavo per iniziare la mia carriera lontano dal Sudafrica, è stato una specie di saluto che non dimenticherò mai.
E poi giocare a Milano, i due derby! Sai come sono i derby, come entusiasmano la gente, e avere avuto l’opportunità di giocare i derby è sicuramente un punto forte della mia carriera.

Ti aspettavi così tanto entusiasmo, qui in Italia?
In verità no, non mi aspettavo così tanto entusiasmo in questo campionato, ma quando sono arrivata ho capito l’importanza di vincere, di avere una struttura solida dietro, e di giocare un bel calcio. La serie A non è professionistica, ma per come è gestita è come se lo fosse, e bisogna darne credito a chi la gestisce e ai grandi club come il Milan, per come tratta le giocatrici, in un contesto professionale. Sono molto felice di avere il supporto di tutta la squadra.

Hai un motto, o qualcosa che ti ripeti in situazioni difficili?
Sono una persona molto spirituale, quando sono in difficoltà mi ripeto sempre “Let go and let god”, lascia che sia e lascia che tutto sia nelle mani di Dio.

Quindi la parte religiosa di te ti aiuta molto nei momenti difficili?

Si, perché la religione per me è molto importante, sono cresciuta in una famiglia spirituale, per noi la preghiera è fondamentale. Anche prima delle partite, per me è importante rendere grazie.
Rendo grazie prima di mangiare, quando mi sveglio la mattina e vedo l’alba di un nuovo giorno, e quando vado a giocare lo faccio per la divinità perché mi ha donato il talento: quando questo accade hai la possibilità di “amministrarlo” agli altri, quindi quando vai e giochi lo fai anche per gli altri. Qualcuno ti guarderà e vorrà essere come te, altri ti guarderanno e diranno “Se Fifi è arrivata fino a questo punto allora posso farlo anche io”. Quindi non giochi mai solo per te stesso, ma per un grande pubblico.

Sai, quando sei venuta al Milan ho scritto alcuni tweet sul tuo arrivo e in qualche modo hanno aggiunto i tuoi fans in Sudafrica. Non mi sarei mai aspettata un tale entusiasmo, e ho visto quanto sei amata dal tuo paese, cosa molto bella che non vediamo spesso. Sei cosciente di questo sentimento?
Si, molto! Anche prima di giocare lontano dal Sudafrica, quando giocavo lì, sentivo tutto questo affetto e quanto la gente volesse che io giocassi in nazionale, perché credevano nel mio talento. Quello che hai scritto ha raggiunto tanta gente, ho sentito l’amore nei miei confronti ed era genuino, nessuno fingeva. Riesci a capire quando qualcuno è sincero dalla maniera in cui scrive, e tutti quei messaggi di buona fortuna erano sentiti, ed è stato emozionante per me sapere di essere seguita ovunque io vada. Quando il Milan posta qualche foto vogliono sempre sapere “dov’è Fifi?”, quindi capisci che mi seguono molto, è non è questione di svegliarsi un giorno e decidere chi supportare.

Quindi sapevi di questa cosa dei commenti…
(ride, ndr) Si è ciò che fanno anche con altri giocatori fuori dal Sudafrica! Alcuni giocatori sono andati lontano, e la squadra in cui sono andati d’improvviso è aumentata nei followers! Questo dimostra che abbiamo il supporto dei nostri concittadini ed è una cosa molto bella per i giocatori, sentire questa vicinanza. Quando giochiamo sappiamo che la gente ci guarda, anche se non siamo in televisione, ma in qualche modo arriveranno a loro le nostre storie.

E quando hai segnato il tuo primo gol, qualche settimana fa, sono impazziti!
Si, è stato un bel gol, non importa se fosse un cross o un tiro! Ma già solo che ci fossi anche io tra i marcatori ha creato tanto entusiasmo e mi ha fatto emozionare molto capire che la gente vuole il mio bene.

Recentemente hai anche avuto una bella esperienza in Sudafrica, con la tua fondazione, e anche Valentina Giacinti è venuta con te! Puoi raccontarci qualcosa di questa esperienza?

La fondazione vuole creare un ambiente positivo per i ragazzi in Sudafrica, condividiamo storie di come siamo cresciuti e come siamo arrivati dove siamo, le raccontiamo alle nuove generazioni che vogliono giocare a calcio o che voglio proseguire i loro studi nell’educazione e vogliono fare qualcosa per se stessi. Tanti bambini in Sudafrica crescono in ambienti poveri, dove spesso non hai da mangiare, non vanno a scuola, quindi creiamo un riparo sicuro per loro affinché quando vengono in fondazione possono sentire di valere qualcosa. Insegniamo loro cose utili, l’importanza della preghiera, perché alla fine tutto ciò che abbiamo è l’onnipotente che guarda verso di noi, e se crediamo che le cose andranno meglio lo faranno. Aver avuto Giacinti li con noi è stato di grande motivazione per i bambini, perché se qualcuno può venire da oltreoceano per palare a noi e mostrarci i propri talenti vuol dire che può succedere tutto, e se io voglio raggiungere un determinato step nella mia vita e ho il supporto che mi serve e “azzecco” i giusti canali allora può succedere. Aver avuto Valentina lì con noi è stato molto importante, ha speso del tempo durante la pausa invernale per parlare con noi e condividere le sue esperienze.

C’è stato tanto entusiasmo nel vedere te e Giacinti, il capitano del Milan…
Le persone erano entusiaste perché nessuno ha mai fatto una cosa simile per loro, nessuno ha mai portato una giocatrice della propria squadra, e dobbiamo dare merito a Valentina: è stato un atto di fede, non è mai stata in Sudafrica prima, e ha detto comunque che sarebbe venuta e avrebbe partecipato alla fondazione, è stato molto bello per tutti.

Un’ultima cosa su di te: è il momento della partita: hai una routine, o qualche abitudine?
La mia routine prima della partita dipende dal programma del giorno: se abbiamo il pranzo, oppure la colazione e poi il pranzo. Cerco sempre di mangiare più o meno lo stesso cibo prima di ogni partita, più che altro la pasta perché resta più a lungo nel sistema. Quando inizio il mio giorno lo faccio con una preghiera, durante la doccia ho sempre la musica gospel per entrare nel mood, e per ricordare che ho davanti una grande giornata, e che qualsiasi cosa succeda, se vinciamo o se perdiamo, l’obiettivo ultimo è di raggiungere il divino attraverso le mie azioni. Vado e gioco, lo faccio a cuor leggero pensando: farò ciò che posso, Dio farà il resto.

Quindi ti sei sentita tranquilla anche dopo la sconfitta contro la Fiorentina?
(ride, ndr) Si a nessuno piace perdere, fa parte della natura umana essere tristi quando si perde, ma alla fine guardi l’immagine più grande e dici: ho dato il mio meglio, se la dovessi  rigiocare lo farei dando di nuovo il mio 100%. Quindi vai e giochi sapendo che lascerai tutto in campo, non vai pensando “ho dato il mio 95%, la partita è finita e ho ancora un 5% con me, cosa me ne faccio?”. Quindi per quanto mi riguarda, io do tutto sul campo, e che vinciamo o perdiamo lo facciamo da squadra, ma alla fine sai che giochi per qualcosa di più grande. I risultati sono importanti, si, ma toccare lo spirito di tutto il tuo pubblico è ciò che importa veramente.

Leggi anche: il racconto della giornata con Refiloe Jane

Ascolta il podcast dell’intervista: è disponibile in italiano ed in lingua originale

Ascolta “Face to Face” su Spreaker.

Photo credits: acmilan.com

Lucia Pirola

Posted by Redazione Rossonera on

L’importanza di chiamarsi Refiloe Jane

L’importanza di chiamarsi Refiloe Jane

Un pomeriggio caldo e assolato di inizio febbraio, una di quelle giornate in cui “lascio la giacca in macchina, tanto non serve”: di sicuro è un buon inizio per qualsiasi piano. Se poi, avviandoti verso il luogo concordato, incontri Nelson Dida lungo il viale del Centro Sportivo Vismara, beh i presagi sono tutto fuorché di sciagura.

Un pomeriggio a disposizione per dipingere un quadro della centrocampista del Milan Femminile Refiloe Jane, top player silenziosa di una squadra che tra alti e bassi veleggia sul podio della classifica della Serie A femminile, con un cuore ed una determinazione senza eguali.

Refiloe Jane mette in campo la stessa personalità che incontriamo faccia a faccia: timida, silenziosa (“very quiet”, come si definisce lei stessa), ma estremamente intelligente. Indossa una felpa con il cappuccio nonostante le alte ed innaturali temperature, parla a voce bassa, ma di cose da dire ne ha in grande quantità, e nonostante la teorica barriera tra calciatrice e giornalisti l’intervista procede spedita e il microfono di Radio Rossonera registra tutto ciò che ci racconta di sé.

15 minuti di chiacchierata che aprono uno spiraglio di finestra su una ragazza sudafricana, classe ’92, che ha iniziato a giocare da piccola ispirata dai fratelli, che a loro volta giocavano a calcio: “è stato difficile giocare con i maschi”, le chiediamo, e la sua risposta non mostra alcuna incertezza, “no, e devo ringraziare i miei fratelli e la mia famiglia, che mi ha sempre supportato nel mio desiderio di giocare a calcio”.

Refiloe Jane è calma e misurata nel parlare proprio come lo è in campo, e nel raccontarci di sé e delle sue esperienze si lascia andare a qualche risata nel parlare dei suoi tifosi in Sudafrica: sa benissimo quanto è amata dai suoi conterranei, alla luce soprattutto di un affetto che supera le distanze grazie ad internet, e più che mai la fanno sentire al centro dell’attenzione grazie ai commenti che spesso compaiono sotto le foto delle ragazze del Milan Femminile, pubblicate dai canali ufficiali di AC Milan (“Hey Admin, where’s Fifi? You know she has to be in the pictures!”).

15 minuti che passano in fretta, e domanda dopo domanda il ritratto è sempre più completo e ricco di particolari: la sua spiritualità che la accompagna in tutte le fasi della giornata, la sua generosità verso gli altri, persino la gestione della sconfitta, per nulla scontata. Insomma, gli occhi grandi e scuri di Refiloe, o Fifi come viene chiamata da tutti, non possono mentire.

I presagi iniziali si sono effettivamente confermati: è stato un gran bell’incontro

Lucia Pirola

Guarda il 60 seconds with Refiloe Jane 👇

Venerdì l’intervista completa nel “face to face” in podcast su Radio Rossonera!

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Refiloe Jane al Milan Weekly Podcast: “Il Milan è un grandissimo club. Mendes la più divertente”

Refiloe Jane al Milan Weekly Podcast: “Il Milan è un grandissimo club. Mendes la più divertente”

REFILOE JANE AL MILAN WEEKLY PODCAST – La centrocampista del Milan Femminile, Refiloe Jane, ha rilasciato alcune dichiarazioni durante “Milan Weekly Podcast“, trasmissione a cura di Radio Rossonera International. Qui di seguito, l’intervista completa sia in lingua italiana che in lingua inglese.

Per tutti gli ascoltatori che non ti conoscono, ci potresti dire da dove vieni?

Vengo da Kliptown in Sud Africa. Siamo una famiglia composta da sei persone.

A quale età hai iniziato a giocare a calcio? Cosa ti ha spinto a fare questo sport?

Ho iniziato a giocare quando avevo sei anni. È grazie ai miei fratelli che mi hanno fatto innamorare del calcio.

Crescendo, avevi un idolo?

No, non seguivo o idolatravo nessuno. Seguivo solamente i miei fratelli, volevo solo ed esclusivamente giocare a calcio.

Sei la prima giocatrice Sud Africana a far parte della Serie A Femminile. Cosa significa per te rappresentare il tuo Paese nella Serie A per la prima volta?

È un onore e un privilegio. Chiunque poteva arrivarci ma sono stata fortunata ad essere la prima. Ho tanto peso sulle spalle proprio per questo. Devo far bene per dare possibilità alle ragazze del mio paese di avere le mie stesse opportunità di giocare in Italia. Devo giocare bene e mostrare il mio talento per far sì che i tifosi di Milano e del mondo possano vedere che anche in Sud Africa abbia tanto talento. Ci sono tanti giocatori che sanno come giocare bene ma hanno solamente bisogno dell’opportunità per mostrarlo.

Il calcio femminile ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni. Ci sono più donne che mai e sta diventando mainstream. Cosa ne pensi dello stato attuale del Calcio Femminile e dei cambiamenti visti negli ultimi anni?

Il Calcio Femminile sta crescendo e grandi passi avanti sono stati fatti. Quando iniziai non avevamo tutto questo supporto. Ora pure i media seguono il Calcio Femminile, abbiamo sponsor importanti ed atleti. Ci sono tante opportunità per far parte nel mondo del calcio e non tutti sono nel campo da gioco.

Hai firmato con il Milan ad inizio Settembre. Perché proprio il Milan?

Prima di arrivare al Milan giocavo in Australia per i Canberra United. Quando il mio contratto finì avrei potuto facilmente firmare con qualsiasi Club Europeo. Ho preso il mio tempo con il mio agente per trovare una squadra adatta a me. Successivamente ho avuto questa opportunità di giocare in Italia, per il Milan.

È la prima volta che giochi in Europa. Come ti sei adattata al modo di vivere, il cibo, la lingua e la cultura?

È stato un sogno che si è avverato. Il Milan è un grandissimo Club con una storia ricca. Quando si parla del Milan in Sud Africa la prima cosa che ti viene in mente sono tutti i campioni che hanno giocato per questo Club e farne parte significa molto per me. Fino ad ora sta andando tutto bene. Il cibo non è tanto diverso da quello a cui sono abituata. L’unica difficoltà è imparare la lingua. Al momento sto cercando di imparare parole che si usano dentro al campo, come: sinistra, destra, sola, ecc. Nel calcio non è difficile comunicare, puoi semplicemente gesticolare.

Sei superstiziosa? Segui dei riti pre-partita? Tipo mangiare qualcosa di particolare, il mio in cui ti allacci le scarpe, ecc. ?

Non penso di essere superstiziosa, ma prima delle partite ho voglia di pasta. Prima di entrare nel tunnel dedico sempre un po’ di tempo per fare una preghiera per la partita e prima di entrare nel campo da gioco guardo il cielo, mi bacio la mano e me la metto sul petto. Vengo da una famiglia praticante e credo tanto nelle preghiere, sono una persona religiosa. Pregare fa parte di un importante insieme di cose nella mia vita.

Fino ad ora nella stagione il Milan è primo a pari punti con un record di 2-0. L’obiettivo è arrivare in Champions League. Cosa nel pensi dell’inizio di campionato e della possibilità di raggiungere quest’obiettivo?

Abbiamo iniziato bene. Stiamo tutti lavorando duramente per raggiungere i vari obiettivi. L’anno scorso non siamo andate in Champions per un punto. Speriamo di vincere lo Scudetto. Siamo concentrate sugli obiettivi e ragioniamo partita per partita.

Giochi a centrocampo e hai scelto maglia numero 15. Perché? Ha qualche significato per te?

Ho sempre giocato con la 15. Mi fa sentire come se fossi a casa e con la famiglia al mio fianco.

Domande in rapida successione.

  • Città preferita? Città del Capo.
  • Film preferiti? Qualsiasi film con Johnny English (Mr. Bean)
  • Qualcosa che hai sempre nel frigo. L’acqua.
  • Qualcosa che hai sempre voluto fare ma hai paura di farlo. Paracadutismo.
  • La tua canzone per i karaoke? Major – Why I love you

Ora parliamo delle tue colleghe.

  • Chi si fa sentire di più nello spogliatoio? Nessuna, ascoltiamo la musica.
  • La più seria? Marta Carissimi
  • Chi si veste meglio? Deborah Rinaldi
  • Chi ha bisogno di qualche consiglio di moda? (Ride) Nessuna.
  • La più divertente? Monica Mendes

Photo Credits: AcMilan.com

  • English Version

Milan Weekly Podcast – Interview with Refiloe Jane

Midfielder, AC Milan Women’s Team

For the benefit of the listeners who do not know you, please share a bit of your background.

I come from Kliptown, South Africa. We are a family of six.

At what age did you start playing football, and what attracted you to the sport? 

I started playing when I was six years old. I fell in love with football thanks to my brothers.

Did you have an idol growing up, a particular player you looked up to?

Growing up I didn’t have any idol or anyone I looked up to. I followed my brothers. I wasn’t into following anyone, I just wanted to play.

You are the first South African player to feature in the women’s Serie A. What does that mean for you to represent your country in Serie A for the first time?

It’s an honour and a privilege. It could have been anyone, but I was blessed enough to be chosen as the first. It comes with a lot of responsibility. I have to do well so it opens the doors for other women footballers in our country. Play well and showcase my talent so people from Milan and other parts of the world can see we have talent in South Africa. There are many other players that can play and just need an opportunity.

Women’s football has enjoyed tremendous growth and popularity over the past few years. More and more women are playing it and it is starting to become more mainstream. Your thoughts on the state of women’s football today compared to when you started?

Women’s football is growing and big steps have been taken. Back then when I was playing, we did not have the support that we have right now. Now the media is following women’s football, we got corporate sponsors sponsoring teams and athletes. There are many jobs you can now get in football, it is not only limited to the field of play.

You signed with Milan at the beginning of September. Why did you choose Milan?

Before coming to Milan I was in Australia playing for Canberra United. When my contract ended in Australia we could have easily signed with any other team in Europe. We took our time with my agent and we wanted a team suitable for me. The opportunity came up to play in Italy with Milan.

It is your first time playing in Europe. How has it been adapting to life in Italy, the food, the language, the culture?

It has been a dream come true. AC Milan is a big club with a rich history. When someone mentions AC Milan back in South Africa, we think of the greatest players that ever came out of Milan. To be playing now for this club means a lot to me. So far everything has been going really well. The food is not that different from what I am used to. The real challenge I have is learning the language.

I have been learning words used on the field: sinistra, destra, sola etc. Football is not difficult to understand you can also communicate with your hands.

Are you superstitious, do you have a pre-game ritual/routine you follow, example pre-game meal, how you tie your shoes, etc. ?

I wouldn’t necessarily say this is superstitious, I want to eat pasta before the match. Also before going in the tunnel I want to give myself a bit of time for a moment of prayer just to pray about the game. Before stepping on the field I like to look up, kiss my hand and put it on my chest. I come from a praying family and I believe so much in prayer, I am a religious person. Prayer plays an important role in my life.

Looking at the season so far, Milan is 2-0 tied for first. The goal is to make the Champions League. Your thoughts on Milan’s start so far and your confidence in reaching the objective?

So far we have started well as a team. Everyone is working hard to achieve those goals. Last year we missed the Champions League by one point. We are hoping to win the title. We are focusing on the task at hand, taking it one game at a time.

You play as a midfielder and you have chosen #15, your favourite number. Any particular meaning associated with that number?

All my life I have been playing with number 15. It feels close to home and it feels like I am carrying my family with me.

Rapid fire questions

  • What is your favorite city? Cape Town
  • Favorite movie? I like anything with Johnny English (Mr. Bean)
  • Something you have to have in your fridge at all times? Water
  • Something you’ve always wanted to try but too scared to do it? Sky diving
  • What is your karaoke song? Major – Why I love you

Now about your teammates

  • Who talks the loudest in the locker room? No one necessarily we play music
  • Who is the most serious? Marta Carissimi
  • Who is the best dressed? Deborah Rinaldi
  • Who needs fashion advice? (Laughs… no one)
  • Who is the funniest? Monica Mendes
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Milan, Refiloe Jane è la nuova numero 15 rossonera. Conosciamola meglio dentro e fuori dal campo

Milan, Refiloe Jane è la nuova numero 15 rossonera. Conosciamola meglio dentro e fuori dal campo

MILAN, REFILOE JANE – Nel corso di quest’estate abbiamo rincorso, seguito e anticipato le voci che portavano Refiloe Jane, ventisettenne centrocampista sudafricana, dritta dritta fino a Milano, per vestire la maglia rossonera per la stagione 2019/2020. Pochi giorni fa queste voci sono diventate una granitica certezza, e la rosa del Milan Femminile ha accolto per la prima volta una giocatrice sudafricana nella propria famiglia.

Refiloe Jane, detta “Fifinho”, classe ’92, ha recentemente compiuto 27 anni (il 4 agosto); non può vantare un fisico statuario grazie al suo 1.60 m di altezza, ma ciò non le impedisce di essere una vera e propria pedina inamovibile nel centrocampo di qualsiasi formazione competitiva. La sua esperienza la proietta inoltre molto in alto nelle gerarchie del calcio internazionale, grazie alla sua militanza pluriennale nella nazionale del Sudafrica, con la quale ha registrato lo scorso febbraio la sua centesima presenza. Refiloe è inoltre vicecapitano della sua nazionale, e in diverse occasioni, in assenza di Janine Van Wyk -titolare della fascia-, ha indossato con orgoglio la fascia di capitano.

Il ruolo di Refiloe Jane in campo è principalmente quello di interna di centrocampo in una formazione a 4, o di vertice basso davanti alla difesa in un modulo come il 4-1-4-1 di Maurizio Ganz con il Milan Femminile. È stato proprio quello infatti il ruolo che ha ricoperto -egregiamente- sabato 7 settembre, debuttando con la nuova maglia sul campo di Sedriano, contro il Napoli, per l’ultima amichevole pre campionato delle rossonere.
Il ruolo di ago della bilancia e barriera davanti alla difesa sembra perfettamente cucito sulle sue caratteristiche: visione in fase di impostazione, gestione del pallone con velocità e intelligenza, recupero palla e riequilibrio in fase di transizione. I 45’ disputati sabato sono stati senza dubbio rivelatori di quanto sia importante una giocatrice del suo calibro in un ruolo delicato come quello del mediano basso, apportando sicurezza nel reparto grazie alle giocate semplici ma efficaci.

La grandezza di Refiloe Jane ha però anche un’altra unità di misura: l’amore incondizionato, il supporto e l’orgoglio palesati in occasione dell’ufficialità dell’arrivo al Milan sono evidenti segnali di quanto il talento di Jane sia riconosciuto e la sua stima sia profondamente radicata nei suoi fan. Dal Sudafrica si leva un coro che recita “Shine, girl!”, ovvero “brilla, stella!”, spesso reiterato nei commenti estasiati sui social. Fifinho è pronta a portare alta la bandiera del Sudafrica e, chissà, magari anche quella del Milan.

Photo Credits: AcMilan.Com

Lucia Pirola

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