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José Mauri a Radio Rossonera: “Al Milan è mancata fiducia a lungo termine in giocatori, allenatori e dirigenti. Nessuno conosce il Milan come Paolo Maldini”

José Mauri a Radio Rossonera: “Al Milan è mancata fiducia a lungo termine in giocatori, allenatori e dirigenti. Nessuno conosce il Milan come Paolo Maldini”

JOSÈ MAURI A RADIO ROSSONERA – Nuovo appuntamento con i “Face To Face” di Radio Rossonera. Protagonista del giorno, l’ex centrocampista del Milan, José Mauri. Qui di seguito, un lungo estratto di una gradevolissima chiacchierata a tinte rossonere, e non solo…

Ciao José, innanzitutto come stai? Come sta andando la quarantena in Argentina?

Bene, non mi lamento. Sono a “La Pampa” e sto passando la mia quarantena in campagna”.

Dalla vita milanese a quella argentina dunque

Già, da una metropoli a un paesino di 8000 persone. C’è grande differenza ma per me non c’è alcun problema perché sono molto legato al mio paese e venivo spesso qui per le vacanze“.

Abbiamo visto dei tuoi video su Instagram in cui fai delle belle giocate

Sì, sono le classiche cose che fai quando non hai nulla da fare (sorride, ndr)“.

Com’è la situazione relativa al Coronavirus in Argentina?

Se non sbaglio ci sono stati 4/5 mila casi in tutta l’Argentina, pochi rispetti all’Italia. È circa 60 giorni che siamo chiusi in casa e qui se ti beccano in giro fuori orario passi una notte in galera“.

Sei riuscito a sentire qualche amico in italia?

Sì riesco. Ho anche un ristorante a Parma insieme ad un mio amico dove si mangia un po’ di tutto ma principalmente pizza, “Un posto al sole” si chiama“.

Come ti sei avvicinato al calcio da bambino?

In un paese in mezzo alla campagna o vai a cavallo o giochi a calcio. Ho un fratello più grande che gioca e io da piccolo volevo diventare come lui“.

Come sei arrivato nella tua prima squadra?

Io giocavo nel mio paese a 600 chilometri da Buenos Aires, i loro talent scout girano per l’Argentina e mi hanno visto giocare quando avevo 10/11 anni. Un paio di anni dopo uno di quelli dell’Argentinos Juniors mi ha parlato della possibilità di andare a giocare in Italia. Così, a marzo 2010 feci il provino per il Parma e nel successivo agosto, all’età di 14 anni, mi trasferì in Italia“.

Com’è stato passare dall’Argentina all’Italia a quel tempo?

Andare via di casa e farlo per andare dall’altra parte del mondo non è semplice, è stata dura“.

Hai sempre creduto nel tuo sogno da calciatore?

Diciamo che quando a 16 anni ho vinto il campionato italiano con gli allievi del Parma ho iniziato a credere di potercela fare davvero. Successivamente feci il ritiro con la prima squadra e ho pensato che impegnandomi con tutto me stesso ce l’avrei fatta. Ho avuto la fortuna di avere Donadoni come allenatori e molti grandi compagni di squadra che mi hanno sempre fatto sentire uno di loro”.

Che ricordi hai di mister Donadoni come persona?

Come persona vale 10. Non sono mai entrato nel suo ufficio e praticamente non ci ho mai parlato ma mi bastava guardarlo per capire se avevo fatto bene o male, un po’ come mio padre quando ero piccolo. Il mister mi ha sempre mostrato fiducia facendomi giocare. Il suo secondo all’epoca era Luca Gotti, un fenomeno, era lui che si avvicinava a me e mi spiegava cosa dovevo fare in campo“.

Ti piacerebbe ritornare in Italia?

Sì, ho vissuto lì 9 anni e ho fatto un po’ di fatica ad abituarmi nuovamente ai ritmi di vita qui in Argentina“.

Hai giocato con Cassano a Parma, che tipo era?

Tanta roba! Tecnicamente il più forte con cui io abbia mai giocato. Riusciva a farti dei passaggi impensabili tant’è che durante un allenamento lui mi richiamò col sorriso per dirmi di dargli la palla anche quando era marcato ed in effetti non la perdeva mai“.

Tra i tanti compagni avuti al Milan, puoi raccontarci un aneddoto su un singolo?

Dormivo nella stanza a fianco di Gigio Donnarumma ed era lui a svegliarmi al mattino perché spesso io facevo tardi la notte a guardare serie tv. Con lui ho sempre avuto un bellissimo rapporto che non è cambiato da quando arrivò al Milan a quando andai via io. Merita tutti i successi che ha“.

Che ricordi hai del tuo arrivo al Milan nel 2015? Come andò la trattativa?

Mi chiamò Galliani a casa dicendomi che avevano trovato un accordo col mio procuratore“.

Sei arrivato dopo che a Parma stavi facendo benissimo, poi al Milan cos’è successo? Perché ogni volta che hai giocato lo hai fatto bene

Non sono quel tipo di persona che cerca scuse o dà colpa ad altri. Arrivato al Milan ho trovato Mihajlovic che ha giustamente scelto su chi puntare e onestamente avrei fatto le sue stesse scelte. Chiaro però che era difficile fare una partita ogni 3 mesi dove magari sei portato a strafare“.

Mihajlovic, Montella, Gattuso… Puoi descriverci il tuo rapporto con loro?

Onestamente non ho mai creato rapporti particolari con i miei allenatori, non lo facevo neanche al tempo delle giovanili; ho sempre preferito mantenere rapporti di tipo professionale ma ovviamente se avevo qualcosa da dire la dicevo. Gattuso era un mister che si avvicinava sempre e ti parlava, Montella un po’ meno mentre Mihajlovic direi una via di mezzo tra i due. Gattuso era sia un compagno che un allenatore, tant’è che se facevamo un torello ti entrava come fosse un tuo compagno; potevi dargli tranquillamente del tu e con lui i giorni passavano piacevolmente. Peccato per com’è finita quella stagione, non siamo riusciti a fare quel salto in più nelle grandi partite“.

In quel gruppo chi sentivi più vicino a te?

Oltre a Gigio direi Romagnoli, Calhanoglu e Castillejo. Ad ogni modo non ho mai avuto problemi con nessuno. I più simpatici e casinisti? Kessié e Reina“.

Al Milan è arrivato Higuain, cos’è successo secondo te?

Siamo calciatori non macchine. Higuain per me è uno dei primi 5 attaccanti al mondo e forse il problema è che attorno a lui ed alla squadra c’erano aspettative troppo alte che crollavano ogni volta che pareggiavamo una partita“.

Che effetto ti faceva allenarti ed essere osservato da Paolo Maldini?

Devo essere sincero, mi vergognavo un po’: Maldini è stato uno dei difensori migliori della storia del calcio, essere visto da lui è come essere visto da Maradona. Anche essere visto da Leonardo mi faceva una certa impressione“.

Riesci ancora a seguire il Milan?

Sì ma più che seguire il Milan seguo gli amici che giocano nel Milan. Qui vedo poco calcio anche se mi informo vedendo notizie e classifiche“.

Cos’è che non sta funzionando al Milan per te?

Il Milan negli ultimi 5 anni ha investito su giocatori importanti ma non gli ha dato la giusta fiducia e continuità. O compri un campione da 100 milioni oppure un buon giocatore da 20 aspettando che diventi tale. La stessa cosa è accaduta con allenatori e dirigenti; è mancato un vero e proprio progetto a lungo termine. Con Galliani e Berlusconi si parlava di un Milan giovane ed italiano; con i cinesi sono stati comprati 15 nuovi giocatori e infine con l’avvento di Maldini e Leonardo è mancata la continuità e la fiducia nel loro progetto che era ancora diverso”.

Hai vissuto i 3 cambi di proprietà al Milan. Che differenza hai percepito tra le 3 gestioni?

I cinesi non li vedevamo nemmeno, parlavamo con Mirabelli e Fassone; personalmente non avvertivo una società forte come magari lo sono altre. Già con Elliott si percepiva un cambiamento anche grazie all’arrivo di Leonardo e Maldini. Se Maldini ti dice una cosa tu sai che ha ragione perché ha vissuto il Milan per 30 anni; nessuno conosce il Milan meglio di Paolo Maldini“.

Hai qualche rimpianto del periodo trascorso al Milan?

Sì è normale, avrei voluto giocare di più ma non mi sono mai lamentato ne l’ho avuta con qualcuno; ho ancora un grandissimo rapporto con tutto lo staff di Milanello. Io ho sempre dato il massimo, può essere semplicemente che non sono stato all’altezza ma posso sicuramente dire che al Milan si sta troppo bene“.

Ti sarebbe piaciuto giocare con Ibrahimovic?

Certo, Ibra è un fenomeno e porta nello spogliatoio la giusta mentalità; quella mentalità che Gattuso era riuscito a portare e trasmettere al gruppo“.

Come mai alla fine hai deciso di tornare in Argentina? Non c’era la possibilità di rimanere in Italia?

Sì c’era, ho avuto due proposte da due buoni club di Serie A ma ero arrivato a un punto in cui mi mancavano tanto gli affetti che avevo in Argentina. Adesso però ho ricaricato le pile e nel caso sarei pronto a tornare in Italia“.

In Italia si è parlato di Bustos in ottica Milan. Che giocatore è? Può essere pronto secondo te?

Di essere bravo è bravo ma torniamo al discorso che facevo prima: bisognerebbe dargli fiducia, sbagliato pensare che arrivi e faccia subito 30 goal“.

Chi è il tuo idolo di sempre nel calcio?

“Riquelme. Essendo tra l’altro da piccolo tifoso del Boca Juniors e un numero 10”.

Curiosità: a te non ti hanno mai dato un soprannome in Argentina?

Al mio paese no, il mio primo soprannome “Nano” me l’hanno dato al Milan“.

Quali sono i tuoi sogni per il futuro?

Il mio sogno calcistico è quello di poter continuare a giocare a calcio per altri 10 anni contro o per squadre importanti. Il mio sogno nella vita invece è quello di avere un paio di ettari di terra con mucche, cavalli e tanto verde“.

Photo Credits: AcMilan.com

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Gianluca Lapadula a Radio Rossonera: “Milan emozione forte ed indescrivibile, la Supercoppa di Doha fu un orgoglio. Gigio un campione”

Gianluca Lapadula a Radio Rossonera: “Milan emozione forte ed indescrivibile, la Supercoppa di Doha fu un orgoglio. Gigio un campione”

GIANLUCA LAPADULA A RADIO ROSSONERA – Ennesimo appuntamento con i “Face to Face” di Radio Rossonera. Protagonista del giorno è l’ex attaccante del Milan, Gianluca Lapadula. Tanti i temi trattati nel corso dell’intervista che riportiamo nelle righe sottostanti:

Innanzitutto come stai? Come sta andando la quarantena?

Bene. Passo molto tempo in famiglia, la mattina dedico 2 ore agli allenamenti e mi sto scoprendo cuoco“.

Qual è il piatto che hai cucinato che ha riscosso più successo?

Sicuramente gli arrosticini. Ho preparato anche qualche milanese con patate e zucchine. Al momento questo è il mio livello (sorride ndr).

Come passi il tuo tempo libero? Film, serie tv?

In ritiro solitamente riuscivo a vedere 5/6 episodi di una serie ma a casa è un po’ più complicato perché ci sono le bambine. La mattina sono da solo e ho molto tempo che dedico però agli allenamenti“.

Serie tv preferita?

Consiglio Peaky Binders“.

Musica?

Passo un po’ di tempo suonando al pianoforte insieme alle mie bambine. L’amore per il pianoforte me l’ha trasmesso mio padre, lui ci sa fare, suona il sax e la chitarra e ha cantato al mio matrimonio”.

È difficile tenere alta la motivazione allenandoti da solo?

Sicuramente per uno sportivo che ha come obiettivo la partita del weekend non è semplice. Mi auguro che si possa capire a breve ciò che si farà“.

24 giugno 2016 data in cui firmi con il Milan. Come è successo?

A inizio mercato c’era stato un sondaggio del Milan che però non andò avanti. Poi, quando stavo per accordarmi con un’altra squadra, mi ha chiamato il Milan e nel giro di 24 ore chiudemmo il trasferimento. La chiamata del Milan è stata un’emozione forte ed indescrivibile“.

6 novembre 2016, il tuo primo goal in maglia rossonera contro il Palermo. Che ricordi hai?

In quella partita stavo finalmente bene dopo aver avuto qualche problema fisico. Ci tenevo proprio a giocar bene e credo che in quella esultanza sono riuscito a dimostrarlo“.

Com’era il tuo rapporto con mister Montella?

Il mister mi ha sempre dato grande fiducia, ha avuto la pazienza di aspettarmi e per quello lo ringrazierò sempre“.

Che ricordi hai di quella Supercoppa italiana vinta a Doha contro la Juventus?

A Doha fu un’emozione fortissima. Sbagliai il primo rigore ma alla fine fu bellissimo poter festeggiare un trofeo vinto la maglia del Milan. Fu un orgoglio per tutti i giocatori di quell’annata“.

Com’era quel gruppo?

Era un grandissimo gruppo. Avevo ottimi rapporti con tutti specie con Kucka, Antonelli, De Sciglio, Bacca e Romagnoli“.

Cosa mancava a quella squadra per essere grande?

Il Milan che c’è stato è molto difficile da ripetere. Quest’anno vedo una squadra con un’ottima rosa e buone potenzialità, mi auguro che il Milan possa tornare sui livelli che gli competono“.

Qual è il tuo rapporto coi Social?

In questo periodo li ho usati di più essendo sempre a casa anche per mostrare a chi mi segue come mi sto allenando“.

C’è un giocatore con cui hai giocato al Milan che hai sempre pensato fosse veramente forte?

Donnarumma: uno sportivo completo a 360 gradi. Gigio quell’anno fece benissimo e si sta confermando su altissimi livelli. Mi auguro possa diventare un campione“.

Un pensiero sul Milan di oggi

È una squadra che a me piace perché ha tante soluzioni. Spero possa raggiungere i propri obiettivi“.

Molti tifosi del Milan ti ricordano con grande affetto

Questa cosa mi rende davvero orgoglioso. In quella stagione giocai un minutaggio pari a 13 partite facendo 8 goal dando così il mio contributo e mettendo in campo il carattere che mi ha sempre accompagnato“.

Perché è finita con il Milan?

La verità è che avevo offerte da altre società e il Milan non fece nulla per bloccarle come se le appoggiasse. Questa cosa mi ha fatto riflettere ed è una scelta che onestamente rifarei. La cessione del club ha inciso molto e mi sono trovato a riflettere su quale fosse per me la scelta migliore. Io al Milan mi trovavo benissimo, come fosse la mia seconda casa; è stata una scelta ponderata ma difficile“.

Parliamo un po’ della tua carriera. Come sei finito in Slovenia?

Bella domanda! Ero a Parma dove però sono stato anche fuori rosa e quando mi fu proposto questo progetto non mi dispiacque l’idea. Tra l’altro fu una bella annata: feci 14 goal e vincemmo la coppa nazionale“.

Anche a Teramo hai lasciato il segno

Andar lì fu una mia scelta. Mi piacque subito il progetto così come la società. Da lì è iniziato il mio stupendo cammino in Abruzzo“.

C’è stato un momento della tua carriera in cui hai pensato di non riuscire a fare il grande salto?

Onestamente è una cosa a cui non ho mai pensato“.

Come ti trovi a Lecce?

Benissimo. Ho la fortuna di avere per me e la mia famiglia una villa con giardino così le bambine riescono a uscire. In stagione al momento ho fatto 7 goal in campionato e 2 in coppa ma se sarò soddisfatto di come è andata chiaramente potrò dirtelo solo tra qualche giorno nell’attesa di capire quando si potrà tornare a giocare“.

Come ti trovi con mister Liverani e la sua idea di calcio?

Il mister è molto preparato. All’inizio non è stato facile comprendere la sua idea di gioco ma col tempo ci siamo riusciti e ora esprimiamo sul campo quello che vuole“.

Che idea hai di Pippo Falco?

Con lui mi trovo benissimo, è un giocatore dalle grandi qualità così come Barak, Saponara e Mancosu. Abbiamo una bella squadra“.

Quali sono le tue aspettative?

Al momento è difficile rispondere. Mi auguro che si possa riprendere a giocare in sicurezza ma senza avere alcun tipo di privilegio e senza compromettere la prossima annata. Spero venga fatta una scelta nel più breve tempo possibile perché non è semplice non avere una data“.

Quando hai capito che saresti diventato un calciatore?

Non ci ho mai pensato ma da piccolo avevo un’energia e una voglia fuori dal comune. Sono sicuro che questo nella mia vita, oltre che nella mia carriera, ha fatto la differenza. Se vuoi raggiungere un obiettivo devi essere disposto a qualsiasi cosa”.

“La maledizione della 9 del Milan”… Adesso c’è Ibrahimovic a guidare l’attacco anche se con la maglia numero 21. Avresti voluto giocare insieme a lui? La “maledizione” esiste?

Zlatan è uno dei migliori attaccanti al mondo e giocare con lui sarebbe stato un piacere. Per come vivo io lo sport la scaramanzia non esiste“.

3 goal indimenticabili della tua vita da calciatore

Sicuramente il primo è quello fatto col Ravenna contro la Salernitana, il mio primo goal tra i professionisti. In questo momento sceglierne altri due sarebbe difficile, forse anche il primo che ho fatto in Serie A. In ogni caso i goal per un attaccante sono tutti importanti“.

Com’è il tuo rapporto con il Perù?

Ho tanti amici sudamericani e ogni tanto parlo peruviano con mia mamma. Non sono mai stato in Perù ma ci andrei volentieri per conoscere gli zii ed i cugini che ho da parte di mia madre“.

C’è una squadra che ti ha particolarmente colpito in Serie A in questa stagione?

Sì, direi il Sassuolo: grande qualità, idee di gioco e giocatori importanti“.

C’è un giovane calciatore che ti ha colpito quest’anno?

Mi sta piacendo molto Locatelli. Ogni tanto lo sento, avevo un bellissimo rapporto anche con lui“.

C’è un altro Lapadula?

Non saprei, difficile rispondere. Forse Cutrone“.

Infine, ad oggi puoi dire di aver realizzato i tuoi sogni?

Ne ho ancora tantissimi da realizzare ma qualche soddisfazione me la sono sicuramente tolta“.

Photo Credits: AcMilan.com

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Andres Guglielminpietro a Radio Rossonera: “Che emozione quello Scudetto e quel goal contro il Perugia. Bene i giovani ma ci vuole esperienza”

Andres Guglielminpietro a Radio Rossonera: “Che emozione quello Scudetto e quel goal contro il Perugia. Bene i giovani ma ci vuole esperienza”

ANDRES GUGLIELMINPIETRO A RADIO ROSSONERA – Altro appuntamento con i “Face to Face” di Radio Rossonera. Oggi tocca all’ex centrocampista del Milan, Andres Guglielminpietro, uno dei protagonisti dello scudetto del centenario. Qui di seguito un lungo estratto della nostra chiacchierata insieme al nazionale argentino:

Ciao Guly. Innanzitutto come stai? Dove ti trovi?

Io sto bene. Sono in Argentina,chiuso in casa come voi. Qui fortunatamente abbiamo preso in tempo la situazione e chiuso tutto avendo numeri nettamente inferiori all’Italia. Pian Piano però adesso si cercherà di riaprire qualcosa“.

Come stai passando la tua quarantena?

Fortunatamente abito in un appartamento grande e ho un terrazzo dove faccio esercizi infatti ho perso un paio di chili. In casa provo a fare tante cose anche insieme ai miei 3 figli anche se il piccolo di 7 anni sta tutto il tempo davanti alla Playstation mentre io invece non ci gioco perché non sono bravo“.

Mangi più italiano o argentino?

Non sono bravo a cucinare ma durante questa quarantena ho iniziato a preparare qualcosa come gli spaghetti italiano con pomodoro e basilico. Per il resto qui si mangia tanta carne alla griglia“.

Facciamo un salto indietro. Se oggi ripensi al Milan, qual è il primo pensiero che ti viene in mente?

Beh il primo pensiero va sicuramente allo Scudetto vinto. Mio padre ha ancora una foto di quando era a Perugia, considerate che durante quei festeggiamenti lui mi raggiunse negli spogliatoi e mi abbracciò; Ibrahim Ba non sapeva chi fosse e voleva mandarlo via (ride ndr)“.

Quand’è che hai capito che potevi veramente diventare un calciatore?

Io ho sempre giocato a calcio ma non avrei mai immaginato che un giorno avrei giocato nel Milan. Sono andato via da casa a 17 anni e il mio percorso è stato molto difficile“.

Come sei arrivato al Milan?

Feci una grande stagione dove segnai 14 goal. A quel tempo Zaccheroni allenava l’Udinese e mi voleva con lui, poi il mister andò al Milan e mandò qualcuno a visionarmi. Ecco come arrivai al Milan. All’inizio pensavo mi mandassero in prestito ma giocai la mia prima partita in rossonero, presi una traversa e rimasi in panchina per quasi tutto il girone d’andata fino alla partita contro il Perugia. Da quel momento il mister non mi tolse più dal campo. Sono arrivato al Milan in un momento della mia carriera dove in Argentina ero forte e correvo più di tutti; una volta arrivato in Italia mi sono accorto che correvo quanto gli altri e forse meno; ho subito capito che dovevo impegnarmi e migliorare”.

Che ricordo hai di Mister Zaccheroni?

Io al mister voglio tanto bene, ho un grandissimo rispetto per lui. A distanza di tempo riconosco davvero quanto mi ha aiutato“.

Com’era giocare in quel Milan dove in difesa c’era un certo Paolo Maldini?

Ho avuto la fortuna di giocare con Paolo in difesa e davanti campioni del calibro di Weah, Leonardo e Boban. Maldini riusciva a dirti tutto semplicemente con uno sguardo ed era un giocatore che in campo ti aiutava tanto. Ogni tanto io e lui scherziamo, mi ricorda che effettivamente abbiamo vinto insieme uno Scudetto“.

Ti ricordi le emozioni del tuo esordio a San Siro e quelle del tuo primo goal contro il Perugia?

Assolutamente, mi ricordo tutto! Il mio primo goal a San Siro è stato incredibile ma anche la prima volta che sono sceso in campo lì è stata fantastica, guardavi all’insù e quella vista non finiva mai. Ricordo che quando ho segnato la prima persona che ho abbracciato è stata Ayala. L’altro giorno sistemavo casa e ho ritrovato la maglietta del Milan che mi era rimasta, bellissimi ricordi“.

Prima di quelle famose ultime 7 partite mister Zaccheroni disse che le avreste vinte tutte. Puoi spiegarci?

Confermo. Nonostante eravamo a -7 dalla Lazio avevamo capito il modo di giocare per vincere. Al termine della vittoria contro l’Empoli alla penultima giornata ricordo che abbiamo visto la fine di Fiorentina-Lazio nella tv degli spogliatoi. Ricordo ancora l’urlo di gioia di Albertini nel momento in cui finì quella partita. Leonardo quando andammo a Perugia mi disse: “Stai tranquillo, domani si vince“.

Arriva il giorno di Perugia-Milan, segni di nuovo. Cosa hai provato?

Ogni volta che riguardo quel goal mi emoziono. Una volta ho riguardato anche tutta la partita e mi sono sopreso di quanto ho corso. Un ricordo bellissimo, straordinario. Ricordo anche la parata incredibile di Abbiati, una parata che ha fermato il cuore a tutti. Al nostro ritorno siamo usciti tutti insieme e abbiamo festeggiato tantissimo. Quello fu uno Scudetto davvero inaspettato“.

Secondo te quel gruppo aveva un segreto? Quale?

Direi l’esperienza. In quegli anni lì il Milan aveva grandissimi campioni“.

A quei tempi con chi eri più amico?

Con Leonardo molto. Avevo anche un grandissimo rapporto con Gattuso che abitava sopra di me, un rapporto che è rimasto perché ogni tanto ci sentiamo, Rino era fortissimo: un ragazzo in gamba e con la testa sulle spalle. Anche con Cruz e Dida ho avuto un bellissimo rapporto, per non parlare di Bierhoff o Helveg con il quale ogni tanto siamo andati insieme a giocare qualche partita”.

Leonardo o Boban? Chi era più forte?

Non saprei, erano diversi come giocatori; fortissimi entrambi. Certo il mister era in difficoltà perché solitamente tra tutti e due ne mandava in campo solo uno perché Bierhoff e Weah giocavano sempre“.

Entrambi sono tornati al Milan ma è finita… te l’aspettavi?

Aspettarmelo no, ma sia Leonardo che Boban sono due persone molto dirette con cui è difficile mediare; hanno una grande personalità“.

In dirigenza è rimasto Paolo Maldini. Secondo te il Milan deve andare avanti con lui?

Secondo me sì, non ho alcun dubbio. Il Milan in questo momento per me deve investire. Bene i giovani ma bisogna investire anche sui giocatori d’esperienza. Penso all’Inter che compra Lukaku a 80 milioni di euro mentre il Milan spende 80 milioni per tutto il mercato; chiaramente c’è una differenza. Tutte le squadre di oggi investono grandi somme di denaro, il calcio è cambiato“.

Riesci a seguire e vedere il Milan?

Sì, ho visto anche il derby. Un grandissimo primo tempo ma poi è cambiato tutto; sorprendente, ma il calcio è così“.

Al Milan è ritornato Zlatan Ibrahimovic. Lo riconfermeresti per la prossima stagione?

Ibrahimovic è fortissimo anche a 39 anni e ha un grandissimo carattere. Se è riuscito a trasmettere il suo carattere alla squadra allora bisogna andare avanti con lui. Inoltre, insieme a lui possono crescere Leao e tanti altri“.

Che ne pensi di Theo Hernandez? Altri giocatori del Milan di oggi che ti piacciono?

È un ottimo terzino, rispetto a me difende meglio ma io nascevo come attaccante. In questo Milan ci sono tanti giocatori forti ma bisogna comprare i campioni e con quelli comporre lo scheletro di squadra“.

Su Musacchio

Lo conosco bene perché l’ho allenato ai tempi del River Plate. Sa fare delle grandi partite ma, come dicevo prima, un gruppo di campioni potrebbe aiutarlo come i campioni hanno aiutato me“.

Chi era il più casinista di quel gruppo in cui hai giocato?

Direi Ibrahim Ba. Ora è molto più tranquillo ma in quel periodo lì era scatenato (sorride ndr). Anche Sebastiano Rossi era un bel personaggio anche all’interno dello spogliatoio. Il nostro spogliatoio aveva un’impronta ben precisa“.

Ti rendi conto che hai lasciato un’impronta nella storia del Milan?

“Un’impronta non lo so ma mi sono reso conto di quanto i tifosi del Milan mi vogliano ancora bene”.

Su Galliani e Braida

Galliani con me è stato sempre gentilissimo. Poco tempo fa gli ho scritto e mi ha risposto subito. Braida mi ha preso con sé come un figlio. Ho grandissimi ricordi per entrambi. Galliani alla fine di un derby pareggiato mi disse: “Qui tu hai vinto uno Scudetto, questa sarà sempre casa tua”.

Sul suo rapporto con l’Italia

Sono molto legato all’Italia, di solito vengo 2/3 volte l’anno. A Milano sono sempre a mio agio, semmai dovessi andar via dall’Argentina non avrei dubbi su dove vorrei vivere“.

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Luca Antonini a Radio Rossonera: “Il Milan è fede pura. Ancelotti un padre, Ibrahimovic spero rimanga”

Luca Antonini a Radio Rossonera: “Il Milan è fede pura. Ancelotti un padre, Ibrahimovic spero rimanga”

LUCA ANTONINI A RADIO ROSSONERA – Ennesimo appuntamento con i “Face To Face” di Radio Rossonera. Questa volta tocca all’ex difensore del Milan, Luca Antonini. Qui di seguito le sue dichiarazioni:

Ciao Luca. Innanzitutto come stai, dove sei e come sta andando questa quarantena?

Bene, sono a casa mia in Versilia da inizio marzo. Cerco di aggiornarmi con Wyscout e faccio un po’ di video conferenze. Il modo per riuscire a lavorare si trova sempre“.

E nel tempo libero?

Nell’arco di 24 ore riesco a prendermi qualche ora libera, soprattutto di notte perché dormo poco; vivo su Netflix. Cosa sto vedendo? Ozark anch’io come Nocerino; poi ho finito in una sola notte La Casa Di Carta. Sto guardando anche 21 Thunder che è una serie sul calcio“.

Playstation sì o no?

No, mai giocato! Sono più i ragazzi di ora che ci giocano anche se so che Nesta e Pirlo ci giocavano molto“.

Cos’è stato il Milan per te?

Per me il Milan è tutto. Da quando avevo 7 anni ho fatto parte di questa famiglia che quindi ha rappresentato la maggior parte della mia carriera e della mia vita in generale. Il Milan è qualcosa che va al di là del calcio: è fede pura!”.

Ti ricordi la tua prima partita a San Siro? Cosa si prova ad entrare a San Siro?

Non ne sono sicurissimo ma credo che la prima fu contro la Sampdoria. Da avversario entrare a San Siro è un emozione che non si può descrivere ma che ti mette anche apprensione, però dopo 2 minuti passa tutto perché la palla inizia a rotolare per il campo“.

15 maggio 2010, Milan Juve 3-0. Quali sono i tuoi ricordi?

Segnai Il mio primo e unico goal con la maglia del Milan alla mia centesima presenza. Nella mia carriera ne ho fatti pochi in generale di goal ma qualcuno di importante l’ho fatto. Qualche giorno prima era nata mia figlia e fu un susseguirsi di emozioni che poi sfogai andando ad abbracciare Leonardo dopo la rete“.

Assist di Ronaldiho… Tu che l’hai conosciuto, puoi dirci com’era in campo e fuori?

Un ragazzo sempre felice, mai una parola fuori posto. Si allenava sempre con grande entusiasmo. Dopo anni di Barcellona in cui aveva vinto tutto è venuto al Milan con grande umiltà. In campo faceva divertire i tifosi ma anche tutti i compagni in allenamento, quando c’era lui Milanello ero un circo“.

Chi è il giocatore più grande con il quale hai giocato?

Kakà! Possedeva tantissime qualità: corsa, resistenza, determinazione, personalità, umiltà, sensibilità… Tutte queste qualità in un singolo giocatore non le ho ritrovate più in nessun altro“.

Una curiosità: quali furono le vostre reazioni nello spogliatoio al termine di quel Milan-Juventus con il goal non assegnato a Muntari?

In campo ci eravamo resi conto che la palla fosse entrata ma durante la partita pensi solo a giocare. Poi abbiamo riguardato le immagini e ci siamo resi conto a posteriori che in quella partita abbiamo perso tanto perché da lì passa gran parte della storia recente del calcio italiano“.

Che ricordo hai di Leonardo? Ti saresti mai aspettato il suo ritorno e poi il suo addio al Milan?

Leonardo è passato in pochissimo tempo da dirigente ad allenatore ma lo ha fatto con uno staff di altissimo livello: Tassotti, Maldera, Castellazzi. Quello stesso staff fece crescere molto sia Leonardo che la squadra tanto che a fine stagione per me Leo era diventato un allenatore molto bravo e sicuramente avrebbe avuto le caratteristiche per aprire un nuovo ciclo vincente dopo quello di Ancelotti. Non so se mi sarei aspettato il suo ritorno al Milan, di sicuro ha dimostrato ovunque ha lavorato di essere un grande dirigente; il suo nuovo addio mi è dispiaciuto“.

Che ricordi hai di Ancelotti e Allegri?

Ancelotti lo ricordo come un padre che ti voleva bene e che allo stesso tempo ti insegnava come stare in campo. Sicuramente uno degli allenatori più grandi a livello europeo: ha vinto ovunque e sta dimostrando la sua bravura anche adesso all’Everton pur subentrando a stagione in corso. Allegri trasmetteva al gruppo grande serenità. Un allenatore che si è consacrato poi alla Juventus prendendo la guida di un gruppo che era già abituato a vincere. Bada sempre al sodo e porta a casa i risultati anche se magari non con un calcio eccezionale come quello di Guardiola o Sarri. Ad ogni modo Allegri è un grande allenatore e sicuramente gli arriveranno presto offerte importanti“.

Su Galliani e Berlusconi:

Di Galliani mi ricorderò sempre la telefonata che mi fece la prima settimana di luglio mentre ero in vacanza con mia moglie. Mi disse: ti riporto a casa. Anche se mi hai fatto spendere un sacco di soldi so che potrai fare grandi cose. Io lo ringrazia e una volta messo giù il telefono feci un urlo di gioia; fu una grande soddisfazione per me. Berlusconi lo ricordo come un padre di famiglia. Quando arrivava a Milanello riusciva sempre a diffondere gioia e buonumore anche raccontando barzellette. Un presidente con la “P” maiuscola! Galliani e Berlusconi sono due icone del calcio degli ultimi 30 anni e adesso al Monza stanno riportando quell’idea di grande calcio“.

Che idea ti sei fatto sul Milan di oggi?

Personalmente non mi piace soffermarmi sulle questioni dirigenziali, però il cambio continuo non ti permette di avere continuità nei risultati. Difficile dunque trovare una strada dritta da seguire. Auguro al Milan di poter presto trovare la quadra e centrare risultati importanti; in Europa manca solo il Milan adesso“.

Da terzino sinistro a terzino sinistro. Ti piace Theo Hernandez?

Sì tantissimo, Theo Hernandez è un grandissimo giocatore! Gran colpo di Paolo Maldini che di terzini se ne intende…

Cosa pensi del ritorno di Ibrahimovic al Milan? Lo confermeresti anche per la prossima stagione?

Ritorno fondamentale e mi auspico la sua permanenza. Un giocatore così toglie pressione agli altri e li fa crescere. In un progetto giovani figure come la sua sono fondamentali; per vincere serve sempre un giusto mix. Il Milan ha giovani di buone prospettive e qualità ma possono riuscire ad emergere solo se nel gruppo sono presenti 2/3 elementi con la mentalità vincente“.

Puoi raccontarci come è nato quel bellissimo legame che hai con la città di Genova?

Un legame nato subito. Arrivai l’ultimo giorno di mercato ed ero reduce da uno stiramento che mi fece saltare la prima partita. Recuperai, non al 100%, per quella successiva che era il derby e segnai dopo soli 8 minuti. I tifosi del Genoa mi hanno sempre dato tanto affetto perché si legano ai giocatori che in campo riescono a dar tutto e io, pur non avendo grandissime qualità, in campo non so cosa voglia dire risparmiarsi. Poi, quando Genova città è stata in difficoltà a causa di quell’alluvione, decisi insieme a mia moglie di dare una mano a degli amici in difficoltà: per una città che mi ha dato tantissimo era un atto dovuto“.

C’è stato un momento in cui hai realizzato che saresti davvero diventato un calciatore?

Sì, al Torneo di Viareggio: Segnai 3 goal di cui uno in finale. Dopo mi resi conto di poter fare il professionista anche se ogni anno è chiaro che devi dimostrare qualcosa. Sono partito dalla C2 vincendo un campionato con il Prato poi ho vinto un campionato in Serie B con l’Ancona. Da lì in poi ho capito che potevo giocare a calcio a buoni livelli“.

C’è un momento della tua carriera che vorresti rivivere?

Più che altro vorrei tornare indietro nel tempo: tornare al Milan con la maturità acquisita oggi perché alcune situazioni le avrei affrontate diversamente“.

Oggi sei un procuratore, com’è nata questa svolta lavorativa?

Nata dal nulla: io volevo fare l’allenatore. Andai anche in Olanda per seguire e studiare da vicino i settori giovanili di Ajax e Az, guardai tantissime partite e mi misi in contatto con ex giocatori come Van Der Sar, Winter e Overmars. Tornato in Italia avrei voluto fare gavetta, non volevo partire da alti livelli, il Prato mi propose di allenare ma in quel momento non ne avevo la possibilità perché vivevo a Genova. Chiamai Galliani per capire se ci fosse qualche possibilità di entrare nel settore giovanile del Milan ma il Milan venne venduto da lì a poco. Tutti segnali forse che mi volevano dire di non fare l’allenatore. A luglio torno a Milano e un mio amico mi propone di fare qualche operazione insieme. La cosa mi è piaciuta, mi sono buttato in questa nuova avventura e qualche soddisfazione me la sto togliendo“.

So che tu e tua figlia siete appassionati di calcio femminile. Secondo te a che punto siamo con il suo sviluppo?

Il calcio femminile sta sicuramente avendo uno sviluppo importante: i Mondiali sono stati bellissimi. Credo che le ragazze abbiano bisogno di sentirsi professioniste a 360 gradi: sono brave, ascoltano e si sanno applicare molto più degli uomini. Mia figlia vuole assolutamente giocare a calcio ed è una grande fan di Valentina Giacinti. Faccio i miei complimenti a Mister Ganz per come sta guidando il Milan femminile: l’ho conosciuto da ragazzino e ho avuto l’onore e la fortuna di giocare insieme a lui all’Ancona e al Modena. Maurizio è un brav’uomo e un bravo allenatore“.

Amicizia e riconoscenza sono due valori che esistono nel calcio?

Amicizia sì. Ad esempio con Favalli anche se non mi sento spesso c’è sempre tanto affetto tra noi quando riusciamo a vederci. Non dico che non ci sia riconoscenza nel calcio ma forse qualche anno fa ce n’era di più“.

Possibile un ritorno di Thiago Silva al Milan?

Me lo auguro! Anche Thiago è un amico, sono molto legato a lui. Non sarà vederlo nuovamente indossare la maglia del Milan ma il calcio mi ha sempre fatto capire che nulla è impossibile“.

Chi preferisci tra?

Beckham o Seedorf? Seedorf. Kakà o Ronaldinho? Kakà. Nesta o Thiago Silva? Nesta. Cassano o Robinho? Cassano. Ibrahimovic o Shevchenko? Ibrahimovic. Risotto in giallo o pasta al pesto? Risotto in giallo“.

Photo Credits: AcMilan.com

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Antonio Nocerino a Radio Rossonera: “Con il Milan è stato amore a prima vista. Uno come Paolo Maldini lo terrei sempre”

Antonio Nocerino a Radio Rossonera: “Con il Milan è stato amore a prima vista. Uno come Paolo Maldini lo terrei sempre”

ANTONIO NOCERINO A RADIO ROSSONERA – Nuovo appuntamento con i “Face to Face” di Radio Rossonera. Protagonista del giorno, l’ex centrocampista del Milan, Antonio Nocerino. Qui di seguito alcune delle sue dichiarazioni rilasciate ai nostri microfoni durante la nostra lunghissima chiacchierata:

Ciao Antonio. Innanzitutto come stai?

Bene, sono a casa in America

Come sta andando la tua quarantena e com’è la situazione in America?

Uguale all’Italia. Qui è tutto chiuso e ci hanno detto di stare a casa. Sfrutto questo tempo per stare con la mia famiglia. Passo le mie giornate studiando, aggiornandomi e guardando partite. Seguo le lezioni dell’associazione italiana allenatori. Cerco di sfruttare ogni minimo momento anche per crescere professionalmente. Non potendo sfruttare il campo, esercito la mia passione in altri modi“.

E nel tuo tempo libero?

Quando i figli vanno a nanna, guardo tantissime cose insieme a mia moglie come “La casa di carta”. Serie tv preferita? Ozark”. Videogiochi? No, nulla non ho tempo per giocarci; però gioco a calcio con mio figlio; lui è più forte (sorride ndr)”.

Cos’è stato il Milan per Antonio Nocerino?

Amore a prima vista! Il primo giorno che sono arrivato a Milanello è stata un’emozione indescrivibile. Ormai ho un rapporto d’amicizia consolidato nel tempo con molte persone che lavorano lì. Il Milan è stato molto importante per me professionalmente ma umanamente ancora di più“.

Puoi descriverci in poche parole le emozioni che hai provato quando hai segnato al Camp Nou?

Un sogno! Non l’avrei mai immaginato. C’era mio padre in tribuna, era la prima volta che vedeva una partita fuori dall’Italia; mia moglie mi ha poi raccontato che ha pianto dopo il mio goal. Quando ho iniziato a giocare a calcio ho realizzato il sogno di mio padre; so quanti sacrifici ha fatto e quanto mi ha sempre supportato. Tutto quello che ho fatto nel calcio l’ho fatto prima per lui e poi per me. Non dimentico che sulle spalle porto il suo cognome”.

I tifosi di tutte le squadre ti vogliono ancora un gran bene

Sono una persona onesta e sincera, non so fingere. In campo conosco i miei limiti e cerco sempre di essere all’altezza e di fare quel qualcosa in più. Bisogna rispettare le persone che fanno un sacrificio comprando un biglietto per vederti. Il mio alla fine non è un lavoro ma una passione, mi reputo un privilegiato“.

Riguardo quel coro che i tifosi del Milan ti hanno dedicato

Non me lo sarei mai aspettato. Un giocatore normale come me che arriva al Milan e ha un coro tutto suo rappresenta un onore e un privilegio. Questo fa capire il rapporto che si è creato tra me e tutti i tifosi; io mi rispecchiavo in loro e loro si rispecchiavano in me: un’alchimia naturale“.

Cosa succede al Milan di oggi? Qual è la tua idea?

Secondo me il Milan ha cercato di iniziare un processo di crescita tramite dei buoni giovani ma questi buoni giovani a mio avviso hanno bisogno di essere aiutati da giocatori esperti perché la maglia del Milan è pesante. Io ho avuto la fortuna di indossarla, ero un giocatore normale ma aiutato da grandissimi campioni. Ci vuole un mix tra giovani ed esperti; ci vogliono giocatori come Ibrahimovic che possano togliere ai giovani tutte quelle responsabilità. La battuta di Ibrahimovic su di me? Più che altro si è arrabbiata mia moglie, perché gli assist di Ibra sono solo 3. Mia moglie è semplicemente intervenuta per sottolineare il lavoro fatto da me“.

Ibrahimovic può ancora essere decisivo in questo Milan?

Sì e spero che lo possano aiutare a fare le differenza. Solo lui non è semplice, spero gli mettano accanto giocatori all’altezza che possano aiutarlo e giovani che capiscono come portare la maglia del Milan in giro per il campo“.

… *(saluto di Filippo Inzaghi durante la diretta Instagram)

A Pippo voglio un bene incredibile. Uno dei più grandi allenatori/giocatori; una persona meravigliosa. Io avevo la fortuna di sedermi sempre vicino a lui quando eravamo a tavola, mi sentivo sempre a Disneyland“.

Com’era Mister Allegri?

Era bravo. Quando è arrivato al Milan era molto giovane, adesso ha una maturità tale che gli permetterà di far bene dappertutto. Allenatore vincente che sa gestire il gruppo e leggere le partite“.

Su Paolo Maldini:

Io ho un debole per queste persone, sono icone! Spero che proprietà e giocatori capiscano di avere la fortuna di avere Paolo Maldini. Da giocatore pagherei per vedere/ascoltare Maldini ed averlo vicino. Quando ero al Milan e venne a parlarci Baresi io potevo svenire, non mi sembrava vero. Quando giocavo contro il Milan chiesi la maglia a Maldini, e io difficilmente la chiedevo, ora la custodisco come un cimelio. Io uno come Paolo Maldini lo terrei sempre!”.

Cosa sognavi da piccolo?

Arrivare in Serie A e in Nazionale, ho raggiunto i miei sogni. I sogni di oggi? Veder crescere i miei figli in salute sperando di saperli insegnare quello che mio padre ha insegnato a me. A livello di carriera spero di raggiungere quello che mi meriterò eventualmente di raggiungere“.

Se non avessi fatto il calciatore?

Non lo so onestamente. Il Piano B secondo me l’avevano i miei genitori

C’è stato un momento in cui hai realizzato che saresti diventato calciatore?

Mai. Non mi sono mai sentito un calciatore ma un’apprendista calciatore. Per me i calciatori sono altri, sono gli Inzaghi i Nesta. Sicuramente farò anche così da allenatore. Se mi fossi chiamato Nocerinho avresi avuto qualcosa in più? Può essere ma alla fine non mi interessa, preferisco essere sempre me stesso ed avere ciò che ho“.

Esistono amicizia e riconoscenza nel calcio?

Amicizia forse sì, riconoscenza no. Secondo me dipende dalle persone: la riconoscenza puoi averla dai grandi, ovvero da quei campioni che prima di tutto però sono uomini veri“.

Cosa ne pensi della situazione Lega-Aic in merito agli stipendi?

Io ho una mia idea. Penso che ognuno debba fare la propria parte ma sempre in comune accordo“.

Un nome di un giocatore meno conosciuto ma che per te era fortissimo?

Joao Pedro quando arrivò a Palermo. Era forte e si vedeva. In quel momento lì forse gli è mancata un pizzico di pazienza“.

C’è un Nocerino oggi nel Milan?

Ci sono giocatori anche più forti, non saprei“.

Ti piacerebbe un giorno tornare ed allenare il Milan?

Penso che allenare il Milan non sia facile. In questo momento della mia vita professionale non devo pensare ai mi piacerebbe, le cose me le voglio meritare e sudare. Se un giorno sarò mai all’altezza per me e per chi eventualmente lo deciderà, lo sarò. Ho ambizione e spero di arrivare il più in alto possibile“.

Puoi fare un saluto a tutti i tifosi del Milan?

Certo. Vorrei dir loro che li porto sempre nel cuore. Spero che loro e le rispettive famiglie stiano bene e spero un giorno di riabbracciarli“.

Photo Credits: Acmilan.com

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Marco Brescianini a Radio Rossonera: “I miei momenti più belli in ICC. Impressionato da Bennacer e Ibrahimovic”

Marco Brescianini a Radio Rossonera: “I miei momenti più belli in ICC. Impressionato da Bennacer e Ibrahimovic”

MARCO BRESCIANINI A RADIO ROSSONERA – Nuovo appuntamento con i “Face to Face” di Radio Rossonera. Protagonista di oggi, il capitano del Milan Primavera, Marco Brescianini. Conosciamolo meglio attraverso queste sue dichiarazioni:

Qual è la tua giornata tipo?

Guardo le ultime notizie del telegiornale, ascolto musica e vedo serie tv. Al pomeriggio cerco di allenarmi a casa per quello che posso facendo esercizi basati sulla forza sia per gli arti superiori che inferiori. Di sera solitamente guardo un film“.

I tuoi tre titoli…

La mia serie tv preferita è Peaky Blinders. Difficile scegliere un film preferito, di sicuro il mio regista preferito è Quentin Tarantino quindi dico: Django, Pulp Fiction e The Hateful Eight. La mia canzone preferita è Power di Kanye West“.

Se non avessi fatto il calciatore

Avrei proseguito con gli studi e sarei diventato disegnatore meccanico. In alternativa, restando in ambito sportivo, direi personal trainer o preparatore atletico“.

Quali sono i tuoi calciatori preferiti?

Per mentalità dico Cristiano Ronaldo perché ha sempre lavorato duramente per raggiungere i suoi obiettivi. Sono cresciuto avendo il Milan nel cuore, la mia famiglia è tutta milanista, cito Kakà che è la figura alla quale mi sono ispirato di più. Essendo io una mezzala, il mio giocatore preferito di oggi è Kevin De Bruyne del Manchester City“.

Il tuo momento più bello e quello più difficile

Il momento più difficile è stato quando per 2/3 anni giocavo poco nel settore giovanile anche per via del mio fisico ma l’impegno e la voglia negli allenamenti non mancavano mai; in quei momenti ho imparato a non mollare. Uno dei momenti più belli è accaduto la scorsa estate quando durante l’International Champions Cup mi è stato concesso di giocare qualche minuto contro Bayern, Benfica e Manchester United“.

Chi è il più casinista tra i tuoi compagni? Chi quello che parla di più? Chi il più forte?

Casinista Soncin. Sala parla molto sia in campo che fuori. Il più forte sono io (sorride ndr); scherzi a parte, il livello è alto e non sarebbe giusto citarne solo uno. Siamo tutti forti“.

Riguardo ai giocatori della prima squadra del Milan

Il giocatore che mi ha impressionato di più è Bennacer perché nonostante un fisico minuto riesce a primeggiare nei duelli individuali e ha un’elevata tecnica di base. Tra i giocatori che mi hanno dato più consigli direi Abate nella scorsa stagione; Ibrahimovic, Calhanoglu, Biglia e Romagnoli in questa. Loro tendono sempre a dare una mano ai ragazzi più giovani“.

A chi hai provato a rubare qualche segreto in campo?

Ho provato a rubare qualche segreto dai giocatori che in campo giocano nel mio ruolo: Bonaventura e Bennacer. Mi ha inoltre molto colpito la mentalità di Ibrahimovic: anche durante le partitelle vuole sempre vincere“.

Lancia un appello a tutti

Dico a tutti di restare a casa! Perché un piccolo contributo da parte nostra può salvare molte vite. Il numero delle ambulanze che si sentono vicino a casa mia è impressionante, vivo nella zona di Brescia che è una delle più colpite insieme a Bergamo. Ci tengo a ringraziare tutti i medici, il personale sanitario e la protezione civile che sono in prima linea“.

Guarda qui il video completo del “Face to Face” con Marco Brescianini

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Marino Bartoletti a Radio Rossonera – Il giornalismo, la musica e lo sport: “Certe emozioni continuano a massaggiarmi il cuore”

Marino Bartoletti a Radio Rossonera – Il giornalismo, la musica e lo sport: “Certe emozioni continuano a massaggiarmi il cuore”

MARINO BARTOLETTI A RADIO ROSSONERA – “Lo sport è qualcosa che per me è ancora imprescindibile e che continua a massaggiarmi il cuore”. Parole e musica (è proprio il caso di dirlo vista la sua grande competenza in materia) di Marino Bartoletti: giornalista ma anche conduttore e autore televisivo; “etichette” che però non illustrano in toto il ritratto di un personaggio dai contorni eclettici. Il giornalismo (anche ai tempi dei social), la musica e lo sport le tematiche principali che abbiamo avuto il piacere di affrontare in sua compagnia – telefonica ovviamente di questi tempi –  tra ricordi del passato e sguardi rivolti a ciò che potrebbe essere. Qui di seguito l’intervista completa:

C’è stato un momento, o un episodio, particolare del passato che le ha fatto capire di voler fare il giornalista?

Ogni tanto anch’io mi sono posto questa domanda. Credo di aver realizzato quel pensiero durante le Olimpiadi di Roma che vidi in televisione da bambino quando avevo 11 anni. Quello fu il primo grande evento trasmesso con tanto impegno e dispendio di energie da parte della Rai. Guardando quelle Olimpiadi provai emozioni straordinarie perché vidi tante vittorie azzurre come ad esempio quella di Berruti nell’atletica, di Benvenuti nel pugilato, quelle del ciclismo su strada e su pista… Alla fine provai talmente tante emozioni e tanto orgoglio che probabilmente mi venne la voglia di trasmettere quelle stesse emozioni raccontando lo sport e in piccola parte credo di esserci riuscito“.

Quali sono stati i suoi modelli di riferimento nell’esercitare questa professione?

Quando ero adolescente, scoprì il Guerin Sportivo e mi innamorai professionalmente di Gianni Brera che ne era il direttore. Mai avrei pensato a quel tempo che avrei lavorato al suo fianco per anni e nemmeno che sarei diventato suo successore nella direzione del Guerin Sportivo. Poi ce ne sono tanti altri, nello sport e non, Sergio Zavoli ad esempio con il suo “Processo alla tappa” e con le grandissime lezioni di giornalismo che ci ha dato“.

Nel corso della sua carriera lei ha seguito diversi sport, oltre al calcio qual è quello che l’ha appassionata maggiormente?

Il primo sport al quale mi sono appassionato è il ciclismo che ancora adesso (oltre ad esserne un modestissimo praticante) mi dà emozioni che forse altri sport non mi danno. Durante le Olimpiadi scopri delle emozioni insospettabili: molto recentemente ho parlato con Juri Chechi e ricordo le emozioni e la commozione che provai nel vederlo vincere l’oro nelle Olimpiadi di Atlanta nel 1996. Cito dunque la ginnastica ma anche la scherma regala sempre fortissime emozioni concentrate in pochissimi minuti, il basket, i motori che ho seguito per anni. Ogni sport, anche il più insospettabile può nascondere quelle che io definisco come pepite di commozione. Lo sport è qualcosa che per me è ancora imprescindibile e che continua a massaggiarmi il cuore“.

C’è una squadra (un club italiano o estero oppure una Nazionale) della quale si è “innamorato” calcisticamente seguendone le imprese?

“La Nazionale azzurra del Mondiale del 1982. Certo, siamo stati campioni del Mondo anche nel 2006 ma quello del 1982  è stato il mio vero Mondiale sotto diversi punti di vista: coinvolgimento personale ed emotivo; amicizie; storie personali; l’Italia che a parte gli Europei del ’68 non vinceva nulla da prima della guerra; il mio momento anagrafico e di crescita personale; i grandi uomini con cui ho avuto a che fare come ad esempio Bearzot, Scirea, Zoff, Paolo Rossi, Conti e molti altri. Fare una classifica è difficile ma sarebbe ancor più difficile non mettere al primo posto quella squadra e quella vicenda umana e professionale“.

Una sorta di “Primo Amore” dunque….

Se ci siamo innamorati dello sport è perché qualcuno da piccoli ci ha presi per mano e portati magari a vedere una partita in uno stadio, non importa quanto grande o importante. Io sono nato in provincia in una piccola città e ricordo che quando mio padre mi portava a vedere il Forlì mi sembrava di andare al Maracanà e guardare la più grande squadra del mondo anche se non era così. A proposito, ho un ricordo nitidissimo della mia prima partita allo stadio: avevo 5 anni e mio padre a un certo punto mi disse: “Lo vedi quello con il numero 4, si chiama Sandro Ciotti”. Questo per dire che la vita presenta certe sliding doors che neanche il più fantasioso degli sceneggiatori saprebbe ideare“.

Dalla carta stampata, alla televisione passando anche per la Radio. C’è uno di questi mezzi di comunicazione con il quale ha preferito esprimersi per arrivare alla gente? Ad oggi quale dei tre reputa il più efficace?

Se si fa radio o televisione grosso modo è anche perché si sa scrivere. Raramente ho visto grandi giornalisti televisivi essere poi in grado replicare quella grandezza sulla carta stampata, il percorso inverso è molto più facile. Senza prima aver fatto quello che ho fatto a livello di impegno, scrittura, ricerca e studi non avrei potuto fare la televisione. La televisione a volte ti porta anche un po’ fuori strada perché pensi che tutto sia concentrato in quelle cose che dici e forse perdi un po’ la gioia di scrivere. Gioia che invece ho ritrovato in rete su Facebook e sono molto contento di aver in qualche modo potuto chiudere il cerchio“.

Parlando di televisione. Lei è tra gli ideatori della storica trasmissione Rai “Quelli che il calcio…”, può raccontarci com’è nata l’idea di quel programma?

Un’idea nata perché c’era un bambino che non aveva ancora i baffi, cioè io (sorride, ndr), che la radio la guardava non la ascoltava. Una volta diventato adulto, dunque dopo aver acquisito i baffi (sorride nuovamente, ndr), ho sempre avuto in mente di poter fare una trasmissione televisiva che potesse portare le emozioni della radio e che dunque potesse in qualche modo “tradurre” a livello televisivo quello che per la radio era “Tutto il calcio minuto per minuto”. Ricordo che portai il progetto all’allora direttore di Rai 3 Angelo Guglielmi, forse l’unico al tempo che capì questa mia follia. Scegliemmo Fabio Fazio come frontman e credo che effettivamente sia nata una trasmissione che nel suo piccolo ha fatto la storia nel raccontare lo sport e il calcio in particolare, forse facendolo più bello di quanto non lo sia in realtà“.

Negli ultimi tempi l’informazione viaggia molto tramite i social network. Che consiglio si sentirebbe di dare alla nuova generazione di giornalisti che, per forza di cose, si trova ad usarli giornalmente?

Il consiglio è quello di studiare e documentarsi, non si deve scrivere per istinto o per impulso: bisogna che l’opinione non possa confondersi con la competenza. Per scrivere qualcosa, per darla in pasto a tante persone, ci vuole un background culturale che però non tutti hanno la pazienza di consolidare nel tempo“.

Lei è anche un riconosciuto esperto di musica. Da dove nasce questa sua passione e quanto è stato difficile, se lo è stato, dedicarsi parallelamente a questo altro meraviglioso mondo?

Difficile non lo è stato perché la musica è una delle mie più autentiche passioni. Io della musica mi sono innamorato appena nato: mio padre suonava, avevo dei parenti musicisti e sono nato in un momento storico in cui la musica in Italia si stava espandendo per dare un linguaggio comune agli italiani. Quando è nato Sanremo c’era ancora un repertorio antico in quello che gli italiani cantavano. Negli anni seguenti, anche grazie al Festival e con la diffusione dei dischi, la musica si è affermata e io mi sono appassionato sempre più anche ascoltando i dischi di mio fratello e coltivando questa mia passione. D’altronde un adolescente degli anni ’60 non poteva certamente essere insensibile a tutto quello che il mondo stava offrendo: penso ai Beatles e a tanti cantautori italiani. Anche attraverso “Quelli che il calcio” ho avuto la possibilità di invitare i miei mostri sacri degli anni ’60 avendo così la gioia di averli vicino a me. Questa passione man mano è diventata nota e anche un lavoro. Musica e sport sono due ambiti paralleli che possono tranquillamente convivere”.

Cosa rappresenta Sanremo per lei? Qual è la sua canzone del Festival?

Sanremo è un grande evento sociale ancor prima che artistico. Uno specchio di questo paese con tutti i suoi pregi e difetti. Il Festival lo seguo sempre con grande affetto e mi dispiace per chi si mostra prevenuto, salvo poi che quelle stesse persone che dicono di non vederlo poi sono in grado di dire tutto quello che è successo. L’ho sempre detto e lo ribadisco, la mia canzone del Festival è “Io che non vivo senza te” di Pino Donaggio del 1965: mi è sempre piaciuta. Inoltre, questa è stata l’unica canzone di Sanremo che Elvis Presley ha inserito nel proprio repertorio. Elvis nel suo repertorio inserì 3 canzoni italiane: Torna a Surriento, ‘O sole mio e, per l’appunto, io che non vivo senza te“.

Insieme a Lucio Mazzi ha scritto “Almanacco del Festival di Sanremo”. Che libro è, quali contenuti si possono trovare?

Credo sia l’almanacco più completo che sia stato scritto perché c’è anche tutta una parte statistica molto curata che deriva dalla mia formazione sportiva. Non esiste un almanacco Panini del Festival di Sanremo, è stato fatto un almanacco ma è fermo a 15 anni fa e andava in qualche modo aggiornato. In questo almanacco c’è di tutto: dal racconto dei personaggi e delle singole edizioni all’elenco completo delle 2035 canzoni che sono state presentate. Inoltre, sono presenti anche dei miei ricordi personali legati alla tante edizioni che ho seguito. Un almanacco che io stesso avrei sempre voluto consultare e che ogni tanto infatti rileggo con grande piacere”.

A proposito di Sport e Musica. Scelga un evento sportivo che le è rimasto nel cuore e la colonna sonora che vorrebbe sentire in sottofondo mentre lo ricorda…

Non è facile fare una selezione del genere perché grazie allo sport ho vissuto momenti di emozione e commozione straordinari. Penso ad esempio a Italia-Brasile 3-2 del 1982 con la tripletta di Paolo Rossi. Poi però mi rendo conto forse che le emozioni più forti le ho vissute durante le Olimpiadi. Come accennavo prima, quella notte di Atlanta in cui Juri Chechi vinse la medaglia d’oro agli anelli fu bella e importante; allora ero direttore di Rai Sport e la vissi in maniera molto particolare mescolando le mie passioni personali ai miei doveri professionali. Una prova di soli 2 minuti ma di un’intensità talmente forte che mi è difficile dimenticarla. Chechi avrebbe sicuramente vinto anche le Olimpiadi precedenti del 1992 ma un infortunio al tallone d’achille gliele precluse; quell’oro vinto con 4 anni di ritardo fu un emozione molto forte: una rivincita eroica! Se dovessi abbinare una canzone a quell’evento sportivo direi Starman di David Bowie: Juri Chechi come un angelo che volava in quella specie di cielo in quel palazzetto. Ricordo ancora le parole del telecronista Andrea Fusco che per 6 volte disse “Vola, vola, vola, vola, vola, vola Juri Chechi” a quel punto era chiaro che avrebbe vinto la medaglia d’oro. Questo anche per sottolineare quanto le imprese sportive non siano disgiunte da chi le ha raccontate; penso ad esempio a Galeazzi con i fratelli Abbagnale, a Martellini o Civoli con l’Italia campione del mondo, a De Zan…”.

Quanto secondo lei i gusti musicali di un comune fruitore possono essere influenzati dalla case discografiche? Sono le case discografiche a proporre una sorta di “nuovo mercato” della musica oppure il principale potere decisionale risiede sempre nell’ascoltatore?

Le case discografiche fanno il loro mestiere ma per quanto mi riguarda, con tutto il rispetto ovviamente, visti anche i tantissimi canali alternativi che adesso tutti hanno a disposizione, la fruizione è tutt’altra cosa rispetto a quelle che possono essere le proposte. Certo, le case discografiche hanno anche investito su cantanti che altrimenti forse non avremmo mai conosciuto“.

Chiudiamo con una domanda sull’attualità. Sono state fatte tante ipotesi sulla ripresa dei campionati nazionali e delle coppe europee. Tra tutte le proposte che ha sentito (le final four, i playoff,…), qualcuna la convince?

Questo discorso è complicato considerati i “quando” e i “se” si potrà tornare a giocare. Ci sono dei giorni in cui sono più ottimista e altri in cui lo sono meno. Chiaro che dispiacerebbe moltissimo vedere quella casella vuota perché è accaduto soltanto in tempi di guerra. Io spero che i tempi consentano qualcosa che possa quantomeno assomigliare a una conclusione della stagione sul campo. So che parlare di Playoff significa urtare delle sensibilità perché le regole non vanno cambiate in corsa; credo però che le 12 giornate che restano alla conclusione della Serie A possano essere disputate: penso al campionato del 1946 che terminò il 28 luglio senza compromettere la stagione successiva. Vero è però che il vuoto di quella casella nell’albo d’oro potrebbe starci per far ricordare a tutti in futuro cos’è avvenuto in questo anno così tragico. La mia speranza comunque è che questo vuoto non ci sia e non mi indignerei se lo Scudetto fosse assegnato anche attraverso i Playoff che sono comunque una formula riconosciuta in altri sport e nel calcio stesso per altri campionati. I Playoff un po’ come i calci di rigore utilizzati al posto di una monetina. Piuttosto che non assegnare il titolo, spero si possa trovare una maniera per poterlo assegnare sul campo”.

Si ringrazia Marino Bartoletti per la cortesia e la disponibilità

Donato Boccadifuoco

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Stefan Simic a Radio Rossonera: “Esordio al Milan emozione speciale. Rebic sta dimostrando il suo valore, Gattuso ci voleva bene”

Stefan Simic a Radio Rossonera: “Esordio al Milan emozione speciale. Rebic sta dimostrando il suo valore, Gattuso ci voleva bene”

STEFAN SIMIC A RADIO ROSSONERA – Protagonista di “Face to Face” sul canale Instagram di Radio Rossonera, l’ex difensore Stefan Simic ha raccontato le emozioni del suo esordio con la maglia del Diavolo ma non solo: tra gli argomenti della chiacchierata anche Rebic, Gattuso e il possibile prosieguo di questa stagione. Qui di seguito le sue parole:

Quando hai capito di poter diventare calciatore?

Quando lo Slavia Praga mi ha spostato dai 95 ai 93 ho capito che forse sarei potuto diventare un calciatore e quando mio padre iniziava a mandarmi agli allenamenti extra.

Quando sei giovane non ci pensi così tanto al calcio professionistico, spesso accade tutto velocemente.

29/11/18 – Stefan Simic esordisce con il Milan. Che ricordi hai?

Un’emozione speciale, adesso non sembra, perché tanta gente dimentica, sottovaluta e quando una squadra non va bene la butta ancora più giù, però insieme al Milan c’è solo il Real Madrid.

L’altro giorno parlavo con un mio amico, mi ha chiesto se mi manca Milano, ma in realtà al di là della città, è proprio giocare al Milan. Io faccio forse parte dell’ultima generazione che ha visto il Milan.

Come hai vissuto l’addio al Milan?

Andare via non è stato così difficile perché quando non giochi diventa pesante, ti alleni si ma tutto quello che fai lo fai per giocare. È bello però aver lasciato un ricordo positivo perché anche se giocavo poco mi impegnavo sempre.

Cosa puoi dirci su Rebic?

Ante Rebic mi piace molto, mi dispiaceva quando all’inizio la gente non parlava bene di lui ma sono contento che ora stia dimostrando il suo valore e facendo gol importanti.

Raccontaci di Gattuso allenatore …

Il mio rapporto con Gattuso era molto buono anche se non giocavo mai mi sono sempre sentito parte del gruppo, era bravo in questo, ci voleva bene, spesso urlava ma poi capivamo che lo faceva per migliorarci.

Inzaghi invece anche se faceva l’allenatore aveva ancora la fame da giocatore, giocava spesso insieme a noi. Il suo staff era molto forte, Abate, Matteucci, Fiorin, poi c’era Nava che allenava i difensori e se ero molle in allenamento mi faceva fare l’attaccante e lui da difensore mi picchiava.

Cosa manca al Milan per arrivare in Champions League?

Al Milan per arrivare in Champions forse manca un po’ di continuità, perchè quasi ogni anno cambia qualcosa, e se non cambia, sembra cambiare, quindi le persone che ci sono non possono lavorare tranquille.

A quel difensore ti ispiravi di più a Milanello?

Quando giocavo al Milan il difensore che guardavo spesso era Alex, tecnicamente e fisicamente forte, era leader, non parlava tanto ma lo era.

Secondo te finirà questa stagione?

Ovvio che il calcio deve fermarsi, il Coronavirus è una cosa seria, ora bisogna aiutare chi è in difficoltà e se tra 1 mese, massimo un mese e mezzo non si può ripartire, bisogna finire  il campionato così com’è.

Face to Face” è sul canale Instagram di Radio Rossonera. Eccovi uno stralcio della diretta video con Stefan Simic:

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Riccardo Cucchi a Radio Rossonera – La radio, il personaggio, il calcio: “La passione della vita”

Riccardo Cucchi a Radio Rossonera – La radio, il personaggio, il calcio: “La passione della vita”

RICCARDO CUCCHI A RADIO ROSSONERA – “L’emozione non ha voce” cantava Adriano Celentano ma, non ce ne voglia il buon Adriano, permetteteci di dissentire. Certe emozioni “La voce” ce l’hanno, ce l’hanno davvero! E quando le emozioni si intrecciano, si mescolano, si confondono, con un pallone che rotolando sta per varcare una linea di una porta, beh allora quella voce non può che essere quella di Riccardo Cucchi, storico radiocronista di “Tutto il calcio minuto per minuto”. Abbiamo già avuto il piacere e l’onore di ospitarlo all’interno di qualche nostra trasmissione in passato; oggi ci proponiamo di provare a ricalcare su “carta” i contorni della sua immensa figura professionale attraverso quest… Non vogliamo usare il termine intervista, quanto piuttosto, piccolo racconto che proverà a descrivere, senza presunzione alcuna, la radio, il personaggio e il calcio…

Iniziamo facendo un piccolo, grande passo indietro. Le chiedo di tornare bambino e descriverci quando ha iniziato a sperare e volere che raccontare lo sport diventasse la sua vita?

Nel giorno in cui ho acceso la radio, che peraltro ascoltavo sempre, e ho sentito per la prima volta “Tutto il calcio minuto per minuto”. C’erano le voci di Carosio, di Ameri, di tanti colleghi della prima generazione; con Roberto Bortoluzzi in studio, Ciotti arrivò più tardi così come anche Provenzali… Ero un bambino e chiuso nella mia stanza, evidentemente grazie alla radio, riuscivo a vedere le maglie colorate e il prato verde. Ho imparato ad amare il calcio ascoltando la radio e in quel preciso momento ho sognato di poter fare quel mestiere“.

Per molti, lei è una delle storiche voci di “Tutto il calcio minuto per minuto” ma si è mai chiesto cosa avrebbe fatto nella vita qualora non fosse esistito il calcio? Da ragazzo che altre passioni aveva?

Il mio primo sogno è sempre stato quello di fare il radiocronista ma il mio secondo sogno era fare il musicista. Amo la musica, suonavo il violino, cominciai a suonarlo da ragazzo. Se non avessi fatto altre scelte, chissà, sarei potuto diventare un musicista ma non so quanto bravo. La musica la seguo, è una mia grande passione. Ascolto musica classica e lirica ma amo tutta la musica che dopo il calcio è la mia seconda passione“.

C’è mai stato un momento in cui avrebbe potuto dedicarsi alle telecronache e non alle radiocronache? Se sì, cosa l’ha spinta a rimanere sempre fedele al mezzo radiofonico?

C’è stato un momento in cui mi è stato chiesto. In quell’occasione ho accettato di farlo per esigenze aziendali e per 2 anni, senza però lasciare la radio: ho lavorato in televisione e ho raccontato l’atletica leggera alle Olimpiadi di Barcellona nel 1992. Ho proseguito fino al 1993 con altre telecronache di atletica leggera ma senza mai abbandonare la radio perché la domenica ero al mio posto in “Tutto il calcio minuto per minuto”. Durante la settimana e soprattutto durante l’estate facevo telecronache di atletica leggera. Quando mi fu chiesto di lasciare la radio e continuare a fare telecronache in televisione  risposi di no e tornai a fare la radio perché la radio è la mia vera passione. Credo che soltanto attraverso questo mezzo io sia stato in grado di esprimermi al massimo delle mie possibilità“.

Cos’è che rende unica la radio rispetto agli altri mass media?

La parola! Perché alla radio la parola è tutto. Mentre in televisione c’è l’immagine e la parola diventa in fondo una “didascalia”, in radio è la parola stessa ad essere immagine. Questo è il grande gioco che mi sono permesso di trasformare in lavoro, che ho avuto la fortuna di trasformare in lavoro: giocare con le parole per raccontare la realtà è qualcosa di affascinante, paragonabile soltanto alla scrittura o alla lettura di un libro. Credo che la radio sia il mezzo che più si avvicina alla letteratura, sono entrambe forme di comunicazione che giocano sulla parola. Attraverso la parola creano immagini in coloro che ascoltano o che leggono e ritengo che tutto ciò sia qualcosa di straordinario“.

La porto a fare un breve ma enorme viaggio tra i ricordi. Lei ha raccontato le principali imprese dell’Italia del pallone (sia come Nazionale che come squadre di club) ma anche quelle olimpiche. C’è un evento sportivo che è accaduto e non ci ha raccontato oppure che non è mai accaduto e che le sarebbe piaciuto raccontare?

Nella mia carriera sono stato molto fortunato. Ho raccontato 8 Olimpiadi e vittorie straordinarie come quelle dei fratelli Abbagnale nel canottaggio, le medaglie d’oro della scherma italiana, Dorina Vaccaroni, Cerioni… Sono tutti personaggi di sport che io ho amato tantissimo come la scherma che dopo il calcio è il mio sport preferito. Con il calcio, e grazie ad esso, ho vissuto emozioni incredibili raccontando 7 Mondiali, Europei, finali di Champions League, decine e di decine di Scudetti. Sì, sono stato molto fortunato e non ho un rammarico se non fosse quello di non aver potuto fare una radiocronaca di calcio femminile: avrei davvero vissuto con piacere quest’emozione ma purtroppo quando ho lasciato la radio il calcio femminile non era ancora esploso in tutta la sua forza così come avvenuto negli ultimi tempi. Mi sarebbe piaciuto davvero tanto raccontare una partita giocata dalle ragazze che, tra l’altro, stanno crescendo tantissimo a livello tecnico, a livello di club ma anche soprattutto a livello di Nazionale“.

A proposito di calcio femminile, secondo lei finalmente in Italia si cominciano ad abbattere certi pregiudizi su questo sport? L’attuale “boom” del calcio femminile può essere considerato figlio di un singolo momento oppure nel nostro paese siamo sulla strada giusta per continuare a seguirlo con passione nel tempo?

Non credo che questo boom sia casuale. Nello sport, specie nel calcio, nulla è mai casuale. In Italia sul calcio femminile, anche se in ritardo magari rispetto ad altre nazioni, si è fatto un gran lavoro. Apro una piccola parentesi sugli Stati Uniti: quando nel 1994, eravamo al seguito della nazionale italiana ai Mondiali, gli azzurri si allenavano in un college alle porte di New York e vi posso assicurare che nei tanti campi da calcio attorno ai quali si allenava la nostra Nazionale c’erano soltanto ragazze. Perché in America, in quegli anni, il calcio era fondamentalmente uno sport femminile. In Italia siamo un po’ in ritardo ma quello che è avvenuto in questi ultimi mesi, e il grande seguito delle azzurre nell’ultimo Mondiale l’ha dimostrato, è frutto di un grande lavoro della federazione italiana gioco calcio e delle società che hanno cercato di dare un impulso a tutto il movimento femminile. Resto convinto che quest’impulso continuerà nel tempo soprattutto se la federazione continuerà a dare attenzione al mondo del calcio femminile; la stessa attenzione che grandi club stanno dando: penso alla Juventus, al Milan, all’Inter, alla Fiorentina… Se tale processo non si fermerà e se ci sarà la giusta organizzazione, le ragazze diventeranno ancora più protagoniste di quanto non lo siano già oggi“.

Anno 2017, Inter-Empoli 2-0, la sua ultima radiocronaca per “Tutto il calcio minuto per minuto”: quali sono le emozioni che le riaffiorano pensando a quella partita?

In quel giorno ho cercato soprattutto di non far vincere le emozioni rispetto a quello che era il mio lavoro: raccontare la partita. Ho cercato di contenere tutto il mio “vulcano” emotivo ma indubbiamente c’è stato un momento nel quale mi sono tremate le ginocchia ovvero quando la curva nord dell’Inter ha mostrato uno striscione di ringraziamento e di saluto nei miei confronti. Striscione che però ho voluto immaginare come un omaggio non solo nei miei riguardi ma anche nei riguardi di chi attraverso la radio ha raccontato nel passato e continua a raccontare anche nel presente il calcio. Sono convinto che i tifosi vivano con maggiore simpatia il racconto di natura radiofonica e dunque anche di chi ne è narratore perché un radiocronista è un po’ come tutti i tifosi presenti allo stadio: usa i suoi occhi per raccontare ciò che vede, esattamente come un qualunque spettatore. Probabilmente da questo punto di vista il radiocronista è più “vicino” al pubblico dello stadio rispetto a quanto può esserlo un telecronista“.

A prescindere dal mezzo utilizzato, che consiglio si sentirebbe di dare ai giovani giornalisti?

Il mio consiglio è di essere leali! Leali con loro stessi e con i loro lettori, ascoltatori, telespettatori etc… Leali significa sinceri. Cito una bellissima definizione data dal grandissimo giornalista Enzo Biagi che definiva il nostro mestiere come l’essere testimoni della realtà. I giornalisti devono essere testimoni della realtà, devono essere leali, non dobbiamo leggere la realtà con gli occhi di chi ha un’idea preconcetta, non dobbiamo essere parziali, dobbiamo essere capaci di far sì che le persone si facciano un’opinione sulla base di una descrizione reale delle cose che vediamo. Sono contrario al giornalismo di parte, che si tratti di politica o di calcio o di qualsiasi altra natura; il giornalista deve rimanere “terzo”, essere un imparziale mediatore tra la realtà e tra coloro che ascoltano, leggono e/o vedono“.

Cosa ha significato e continua a significare il calcio per lei?

Il calcio è la passione della mia vita. Fin da quando a 6/7/8 anni iniziavo a sentire la radio, nei momenti in cui mio papà mi accompagnò all’interno di uno stadio e vidi per la prima volta quel meraviglioso campo verde che catturò il mio sguardo. Una passione che per 40 anni è stata un’emozione da vivere davanti a un microfono ma che è assolutamente tale ancora oggi. La mia vita si è identificata con il calcio e lo stadio per me è un luogo naturale dove vivere. Ancora oggi mi piace entrare in uno stadio, salire i gradini, fermarmi a guardare l’erba del campo, godermi la partita, i gesti tecnici, vivere il tifo delle persone che sono allo stadio. Al termine della mia carriera da radiocronista ho dichiarato il mio essere tifoso della Lazio, mi sono concesso più di una volta il privilegio di andare a vedere la squadra biancoceleste in mezzo ai tifosi. Essere tifoso tra i tifosi dopo tanti anni in cui da ruolo ero obiettivo e terzo. Adesso posso permettermi di essere anche un po’ tifoso ma fondamentalmente come diceva Eduardo Galeano, grande scrittore sudamericano innamorato del calcio, mi sento un “mendicante” quando entro in uno stadio: un mendicante di bellezza, di poesia di gesti tecnici e di passioni. Questo per me è il calcio”.

Chiudiamo con uno piccolo spaccato d’attualità sui prossimi scenari futuri riguardanti le competizioni nazionali ed europee: Le eventuali “final four” per le coppe europee o i “Playoff e Playout” per i campionati possono essere dei cambiamenti che potrebbero risultare formule vincenti per le prossime stagioni o lei è più un “tradizionalista” in merito?

Sono assolutamente un tradizionalista. Non ritengo che il calcio sia uno sport adatto per i Playoff, lo dico con estrema sincerità: a me non piacciono neanche quelli della Serie B. I Playoff vanno bene per il basket, che naturalmente ha un’altra dinamica, un’altra tradizione e un’altra storia rispetto al calcio, ma non credo siano adatti al calcio. Al momento non esistono regole scritte rispetto ad una situazione come quella che stiamo vivendo. Non è mai sostanzialmente successo, nemmeno durante la prima e la seconda guerra mondiale, che un campionato venisse interrotto. Successe nel 1915 e solo dopo qualche anno, 4/5 se non ricordo male, la federazione decise di assegnare lo scudetto al Genoa malgrado non si fosse mai disputata la finale di quel campionato. Nel 1943 il campionato si concluse regolarmente con la vittoria del Torino prima dello scoppio della guerra. Innanzitutto credo che allo stato attuale delle cose sia importante scrivere delle regole. Sarebbe davvero importante scriverle adesso, ovvero prima di sapere se si potrà o no chiudere il campionato. Mi auguro come tutti che si possano giocare le ultime 12 giornate, perché naturalmente significherebbe che siamo usciti da questa grande emergenza che ci circonda tutti, ma se ciò non fosse possibile a causa di quest’emergenza sanitaria, sarebbe importante che nel momento in cui ci fosse questa certezza ci siano già delle regole scritte per evitare polemiche, dietrologie e sospetti; vorrei davvero che ciò non avvenisse“.

*Si ringrazia Riccardo Cucchi per la grande disponibilità e gentilezza.

Donato Boccadifuoco

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Giovanni Audiffredi (Dir. GQ Italia) a Radio Rossonera: “Ibra al Milan al 70% Può essere la soluzione ed è in una forma pazzesca”

Giovanni Audiffredi (Dir. GQ Italia) a Radio Rossonera: “Ibra al Milan al 70% Può essere la soluzione ed è in una forma pazzesca”

GIOVANNI AUDIFFREDI A RADIO ROSSONERA – Si continua a parlare del possibile ritorno al Milan di Zlatan Ibrahimovic e, a tal proposito, le recenti dichiarazioni del nazionale svedese a GQ Italia sembrano accreditare questa teoria. Per cercare di capirne di più, la redazione di Radio Rossonera ha deciso di chiedere ulteriori spiegazioni proprio al direttore della nota testata, Giovanni Audiffredi. Qui di seguito l’intervista completa:

Come interpreti le parole che vi ha detto Zlatan Ibrahimovic?

Io sarei molto fiducioso sul suo ritorno al Milan. Nel tempo ha detto che non sarebbe mai andato via dal Milan e da Milano e che anche la sua famiglia si è sempre trovata bene, ora dice di voler tornare a giocare in Italia per una squadra che deve ritornare a vincere seguendo quella che è stata la sua storia, a voi che squadra vi viene in mente? Il Milan ovviamente. Il Bologna lo escludo, l’Inter non mi sembra probabile. Inoltre, basta dire che è vecchio perché l’ho visto incredibilmente in forma. Negli ultimi 2 anni si è mantenuto in una forma pazzesca e lo ha dimostrato facendo più di 50 goal. Secondo me sta molto bene e al Milan darebbe un bel contributo”.

A quando risale l’intervista?

L’intervista non è assolutamente vecchia. Inizialmente abbiamo fatto lo shooting a Los Angeles e quando fai quel tipo di servizio ti tieni sempre delle finestre temporali aperte per utilizzare il materiale. Poi il testo lo abbiamo aggiornato sotto data ricontattandolo e portando a casa pensieri molto positivi e indizi sul suo possibile ritorno al Milan e sul fatto che vuole tornare a giocare in Italia”.

È stato contattato da dirigenti del Milan?

No, non è che mi ha chiamato Boban! Mi hanno chiamato degli amici da casa Milan e la deduzione che faccio io è che quando mi viene chiesta qualcosa magari è perché qualcuno ha qualcosa da dirmi oppure è molto interessato a capire. Se ho ricevuto telefonate anche da amici di altri club? No”.

Che impressione ti ha fatto Zlatan Ibrahimovic?

Lo definirei un guascone. Fa parte di quella tipologia di uomini che non le manda a dire e che a volte fa la voce grossa ma secondo me lui è un buono: persona corretta e professionista serissimo. Ibrahimovic è consapevole di essere un fuoriclasse con un ego importante ma d’altronde è normale sia così, ha vinto ovunque”.

Considerato il personaggio, ti aspetti qualche colpo di scena sul suo futuro calcistico?

No, ho capito che Zlatan vuole tornare a giocare in Italia. Essendo lui un uomo di cuore magari ha pensato di voler andare a giocare per il suo amico Mihajlovic che sta sicuramente vivendo un momento particolare ma allora perché dirci che sarebbe andato in una squadra con un certo tipo di storia. Senza nulla togliere a Bologna o magari Napoli, quando si parla di storia del calcio italiano fondamentalmente si parla o di Milan o di Juventus o di Inter”.

Puoi regalarci qualche anticipazione relativa all’intervista completa?

Tenderei ad escludere la Juventus per una piccola punturina relativa a Cristiano Ronaldo. Quando gli abbiamo chiesto quale fosse il suo giocatore preferito la sua risposta è stata Ronaldo…il brasiliano. Ronaldo perché ci ha raccontato di come da ragazzino lo guardasse per mosse, scatti e finte che di fatto ha inventato”.

Ibrahimovic può davvero essere la soluzione ai problemi del Milan?

Difficile rispondere. Credo che nel calcio la forza di un gruppo sia altrettanto risolutiva come un grande campione. L’Inter ha una bella squadra ma stiamo vedendo come Conte sia un elemento incredibile. Il Milan è una squadra giovane piena di talento e consiglio ai tifosi di non buttarsi giù. Piatek è un campioncino, se non segna per 10 partite consecutive non deve essere un problema. Ibrahimovic per questo Milan può essere la certezza offensiva di chi segna non appena inquadra la porta. Davvero, mi è sembrato un ragazzino, ha un fisico pazzesco per avere 38 anni. In altre squadre magari farebbe panchina e di certo è ad un punto della sua carriera dove può far quello che vuole d’altronde ha già fama e denaro a sufficienza”.

Ci confermi che anche la moglie verrebbe volentieri a Milano?

La moglie di Zlatan è simpaticissima, molto intelligente ed è sempre stata innamorata di Milano”.

Infine, giusto per giocare. Quale percentuale daresti al ritorno al Milan di Zlatan Ibrahimovic?

70%

Ascolta l’intervista completa a questo link https://www.spreaker.com/user/radiorossonera/04-12-2019-radio-rossonera-talk-in-coll-

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