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Refiloe Jane al Milan Weekly Podcast: “Il Milan è un grandissimo club. Mendes la più divertente”

Refiloe Jane al Milan Weekly Podcast: “Il Milan è un grandissimo club. Mendes la più divertente”

REFILOE JANE AL MILAN WEEKLY PODCAST – La centrocampista del Milan Femminile, Refiloe Jane, ha rilasciato alcune dichiarazioni durante “Milan Weekly Podcast“, trasmissione a cura di Radio Rossonera International. Qui di seguito, l’intervista completa sia in lingua italiana che in lingua inglese.

Per tutti gli ascoltatori che non ti conoscono, ci potresti dire da dove vieni?

Vengo da Kliptown in Sud Africa. Siamo una famiglia composta da sei persone.

A quale età hai iniziato a giocare a calcio? Cosa ti ha spinto a fare questo sport?

Ho iniziato a giocare quando avevo sei anni. È grazie ai miei fratelli che mi hanno fatto innamorare del calcio.

Crescendo, avevi un idolo?

No, non seguivo o idolatravo nessuno. Seguivo solamente i miei fratelli, volevo solo ed esclusivamente giocare a calcio.

Sei la prima giocatrice Sud Africana a far parte della Serie A Femminile. Cosa significa per te rappresentare il tuo Paese nella Serie A per la prima volta?

È un onore e un privilegio. Chiunque poteva arrivarci ma sono stata fortunata ad essere la prima. Ho tanto peso sulle spalle proprio per questo. Devo far bene per dare possibilità alle ragazze del mio paese di avere le mie stesse opportunità di giocare in Italia. Devo giocare bene e mostrare il mio talento per far sì che i tifosi di Milano e del mondo possano vedere che anche in Sud Africa abbia tanto talento. Ci sono tanti giocatori che sanno come giocare bene ma hanno solamente bisogno dell’opportunità per mostrarlo.

Il calcio femminile ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni. Ci sono più donne che mai e sta diventando mainstream. Cosa ne pensi dello stato attuale del Calcio Femminile e dei cambiamenti visti negli ultimi anni?

Il Calcio Femminile sta crescendo e grandi passi avanti sono stati fatti. Quando iniziai non avevamo tutto questo supporto. Ora pure i media seguono il Calcio Femminile, abbiamo sponsor importanti ed atleti. Ci sono tante opportunità per far parte nel mondo del calcio e non tutti sono nel campo da gioco.

Hai firmato con il Milan ad inizio Settembre. Perché proprio il Milan?

Prima di arrivare al Milan giocavo in Australia per i Canberra United. Quando il mio contratto finì avrei potuto facilmente firmare con qualsiasi Club Europeo. Ho preso il mio tempo con il mio agente per trovare una squadra adatta a me. Successivamente ho avuto questa opportunità di giocare in Italia, per il Milan.

È la prima volta che giochi in Europa. Come ti sei adattata al modo di vivere, il cibo, la lingua e la cultura?

È stato un sogno che si è avverato. Il Milan è un grandissimo Club con una storia ricca. Quando si parla del Milan in Sud Africa la prima cosa che ti viene in mente sono tutti i campioni che hanno giocato per questo Club e farne parte significa molto per me. Fino ad ora sta andando tutto bene. Il cibo non è tanto diverso da quello a cui sono abituata. L’unica difficoltà è imparare la lingua. Al momento sto cercando di imparare parole che si usano dentro al campo, come: sinistra, destra, sola, ecc. Nel calcio non è difficile comunicare, puoi semplicemente gesticolare.

Sei superstiziosa? Segui dei riti pre-partita? Tipo mangiare qualcosa di particolare, il mio in cui ti allacci le scarpe, ecc. ?

Non penso di essere superstiziosa, ma prima delle partite ho voglia di pasta. Prima di entrare nel tunnel dedico sempre un po’ di tempo per fare una preghiera per la partita e prima di entrare nel campo da gioco guardo il cielo, mi bacio la mano e me la metto sul petto. Vengo da una famiglia praticante e credo tanto nelle preghiere, sono una persona religiosa. Pregare fa parte di un importante insieme di cose nella mia vita.

Fino ad ora nella stagione il Milan è primo a pari punti con un record di 2-0. L’obiettivo è arrivare in Champions League. Cosa nel pensi dell’inizio di campionato e della possibilità di raggiungere quest’obiettivo?

Abbiamo iniziato bene. Stiamo tutti lavorando duramente per raggiungere i vari obiettivi. L’anno scorso non siamo andate in Champions per un punto. Speriamo di vincere lo Scudetto. Siamo concentrate sugli obiettivi e ragioniamo partita per partita.

Giochi a centrocampo e hai scelto maglia numero 15. Perché? Ha qualche significato per te?

Ho sempre giocato con la 15. Mi fa sentire come se fossi a casa e con la famiglia al mio fianco.

Domande in rapida successione.

  • Città preferita? Città del Capo.
  • Film preferiti? Qualsiasi film con Johnny English (Mr. Bean)
  • Qualcosa che hai sempre nel frigo. L’acqua.
  • Qualcosa che hai sempre voluto fare ma hai paura di farlo. Paracadutismo.
  • La tua canzone per i karaoke? Major – Why I love you

Ora parliamo delle tue colleghe.

  • Chi si fa sentire di più nello spogliatoio? Nessuna, ascoltiamo la musica.
  • La più seria? Marta Carissimi
  • Chi si veste meglio? Deborah Rinaldi
  • Chi ha bisogno di qualche consiglio di moda? (Ride) Nessuna.
  • La più divertente? Monica Mendes

Photo Credits: AcMilan.com

  • English Version

Milan Weekly Podcast – Interview with Refiloe Jane

Midfielder, AC Milan Women’s Team

For the benefit of the listeners who do not know you, please share a bit of your background.

I come from Kliptown, South Africa. We are a family of six.

At what age did you start playing football, and what attracted you to the sport? 

I started playing when I was six years old. I fell in love with football thanks to my brothers.

Did you have an idol growing up, a particular player you looked up to?

Growing up I didn’t have any idol or anyone I looked up to. I followed my brothers. I wasn’t into following anyone, I just wanted to play.

You are the first South African player to feature in the women’s Serie A. What does that mean for you to represent your country in Serie A for the first time?

It’s an honour and a privilege. It could have been anyone, but I was blessed enough to be chosen as the first. It comes with a lot of responsibility. I have to do well so it opens the doors for other women footballers in our country. Play well and showcase my talent so people from Milan and other parts of the world can see we have talent in South Africa. There are many other players that can play and just need an opportunity.

Women’s football has enjoyed tremendous growth and popularity over the past few years. More and more women are playing it and it is starting to become more mainstream. Your thoughts on the state of women’s football today compared to when you started?

Women’s football is growing and big steps have been taken. Back then when I was playing, we did not have the support that we have right now. Now the media is following women’s football, we got corporate sponsors sponsoring teams and athletes. There are many jobs you can now get in football, it is not only limited to the field of play.

You signed with Milan at the beginning of September. Why did you choose Milan?

Before coming to Milan I was in Australia playing for Canberra United. When my contract ended in Australia we could have easily signed with any other team in Europe. We took our time with my agent and we wanted a team suitable for me. The opportunity came up to play in Italy with Milan.

It is your first time playing in Europe. How has it been adapting to life in Italy, the food, the language, the culture?

It has been a dream come true. AC Milan is a big club with a rich history. When someone mentions AC Milan back in South Africa, we think of the greatest players that ever came out of Milan. To be playing now for this club means a lot to me. So far everything has been going really well. The food is not that different from what I am used to. The real challenge I have is learning the language.

I have been learning words used on the field: sinistra, destra, sola etc. Football is not difficult to understand you can also communicate with your hands.

Are you superstitious, do you have a pre-game ritual/routine you follow, example pre-game meal, how you tie your shoes, etc. ?

I wouldn’t necessarily say this is superstitious, I want to eat pasta before the match. Also before going in the tunnel I want to give myself a bit of time for a moment of prayer just to pray about the game. Before stepping on the field I like to look up, kiss my hand and put it on my chest. I come from a praying family and I believe so much in prayer, I am a religious person. Prayer plays an important role in my life.

Looking at the season so far, Milan is 2-0 tied for first. The goal is to make the Champions League. Your thoughts on Milan’s start so far and your confidence in reaching the objective?

So far we have started well as a team. Everyone is working hard to achieve those goals. Last year we missed the Champions League by one point. We are hoping to win the title. We are focusing on the task at hand, taking it one game at a time.

You play as a midfielder and you have chosen #15, your favourite number. Any particular meaning associated with that number?

All my life I have been playing with number 15. It feels close to home and it feels like I am carrying my family with me.

Rapid fire questions

  • What is your favorite city? Cape Town
  • Favorite movie? I like anything with Johnny English (Mr. Bean)
  • Something you have to have in your fridge at all times? Water
  • Something you’ve always wanted to try but too scared to do it? Sky diving
  • What is your karaoke song? Major – Why I love you

Now about your teammates

  • Who talks the loudest in the locker room? No one necessarily we play music
  • Who is the most serious? Marta Carissimi
  • Who is the best dressed? Deborah Rinaldi
  • Who needs fashion advice? (Laughs… no one)
  • Who is the funniest? Monica Mendes
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Luca Antonini a Radio Rossonera: “Al Milan servono 3-4 leader. Mi piacerebbe poter ritornare”

Luca Antonini a Radio Rossonera: “Al Milan servono 3-4 leader. Mi piacerebbe poter ritornare”

LUCA ANTONINI A RADIO ROSSONERA – Alla vigilia di Genoa-Milan, match delicatissimo per entrambe le formazioni, Radio Rossonera ha contattato l’ex difensore, rossonero e rossoblu, Luca Antonini. Qui di seguito l’intervista completa:

Genoa-Milan di domani rischia di essere una sorta di ultima spiaggia per entrambi gli allenatori dopo appena sei giornate di campionato. Come te lo spieghi?

Bella domanda, non saprei. Oltretutto dopo la partita ci sarà la sosta, ragion per cui entrambe le società potrebbero pensare di cambiare dovendo affrontare un periodo leggermente più lungo del solito prima della prossima partita. Per entrambi gli allenatori non è una situazione semplice da affrontare ma aspettiamo di vedere cosa ci riserverà il campo“.

La maglia del Milan è veramente così pesante come ha detto Maldini nell’ultimo post gara?

Lo è! Rappresenta la storia di un club importante e indossarla ha sicuramente un certo peso. Il pubblico di San Siro ti eleva nei momenti positivi ma rischia di angosciarti nei momenti negativi se solo sbagli un passaggio di qualche centimetro. Tutto sta nel come i giocatori dimostrano di voler reagire, o hai carattere o vieni affossato”

A questo Milan serve un leader?

Non ne serve solo uno, ne servono 3/4. Romagnoli ha esperienza internazionale con la Nazionale ma è giovane. Servono giocatori dalla grande esperienza che riescano a trasmettere serenità nei momenti di difficoltà“.

Chi era il leader del Milan quando ne facevi parte anche tu?

Beh durante il mio primo anno c’era Paolo Maldini. Bastava guardarlo per tranquillizzarsi, riusciva a caricarsi di tutte le problematiche. Negli anni successivi c’era Gattuso ma fare nomi è difficile, il mio elenco in tal senso sarebbe lunghissimo“.

Che effetto ti fa vedere Paolo Maldini in dirigenza?

Un bellissimo effetto. Paolo ha sempre dimostrato di avere una personalità importante. Sono davvero orgoglioso di aver giocato insieme a lui“.

Da ex terzino, come valuti la batteria di terzini rossoneri?

Sono tutti uno diverso dall’altro per caratteristiche e propensioni offensive e difensive. Qualcosa però al momento sembra mancare“.

Nonostante una buona campagna acquisti, cosa non sta andando nel Genoa?

Il Genoa ha disputato un ottimo precampionato così come le prime due giornate di Serie A, poi ha avuto un calo vertiginoso. Non so a cosa possa essere dovuto perché la qualità e l’esperienza c’è, basti pensare a Zapata e Schone. Abbiamo parlato di San Siro prima ma anche Marassi è un ambiente difficile“.

Ti manca il Milan? Ti piacerebbe tornarci?

Sì, tanto. In passato ho avuto la possibilità di tornare ma poi con il cambio di proprietà non si è fatto nulla. In futuro chissà: conosco molto bene l’ambiente avendo inoltre fatto tutto il settore giovanile. Inoltre, sono tornato a Milano“.

Un messaggio ai tifosi del Milan…

In questo momento soffro anch’io perché sono un tifoso del Milan. I tifosi del Milan hanno visto questa squadra sul tetto del mondo, ci vorrà pazienza. Stiamo vicino a questa squadra, accompagniamola in questo periodo negativo perché quello positivo sono certo che arriverà“.

Photo Credits: AcMilan.com

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GENOA-MILAN, Giampaolo in conferenza:”Risultato è svolta, Piatek serve”

GENOA-MILAN, Giampaolo in conferenza:”Risultato è svolta, Piatek serve”

GENOA-MILAN – È stata una settimana complicata, in casa Milan, e Marco Giampaolo non lo nasconde nella conferenza stampa di oggi a Milanello prima della trasferta di Marassi.

“Le sconfitte intaccano il morale dei calciatori. Chi pensa che se ne fregano si sbaglia di grosso. Abbiamo analizzato i nostri errori, ci siamo confrontati e messo in atto tutte le strategie per superare il momento difficile. Ma quello che ci siamo detti resta tra noi – ha detto il tecnico rossonero -. I ragazzi devono dare la vita per loro stessi e per la maglia, non per me. Ho riscontrato entusiasmo sui metodi di lavoro che abbiamo intrapreso a luglio e mi è stato confermato anche in privato. Vuol dire che la squadra crede in quello che facciamo. Le sconfitte rischiano di minare il percorso, bisogna essere bravi a tirar su le maniche e fare attenzione ai particolari, ai dettagli”.

Una settimana nella quale sono arrivate le dure parole di Galeone, secondo cui il Milan non sarebbe neanche da settimo posto, ma anche quelle di fiducia di Reina e Romagnoli.

“Dopo sei punti in sei partite è chiaro sia tutto nero ed i giudizi siano pessimistici. Bisogna avere equilibrio, sono molto prudente nell’esprimere giudizi definitivi. Molti lo fanno e sentenziano, chi è abituato a vivere il mondo del calcio, sa che è tutto diverso. Reina ha esperienza internazionale, sa cosa dire e veicolare i messaggi. E’ un leader dello spogliatoio, è un calciatore ascoltato dai compagni. Ha chiamato a raccolta tutta la squadra nel dire che in questo momento c’è bisogno di certi requisiti. Lui sa che nelle difficoltà bisogna alzare il livello di attenzione e lottare su ogni pallone come se fosse l’ultimo. E questo fa la differenza”.

Come si esce allora da questa situazione? Giampaolo sembra avere le idee chiare: “Non necessariamente con il ritiro, su cui sono abbastanza contrario. Sicuramente con il lavoro, con l’affiliazione di squadra. Le palate di materia organica che mi avete buttato addosso sono tante (ride, ndr) ma io sono abituato a soffrire calcisticamente parlando. Non è importante rispondere platealmente alle accuse, bisogna solo lavorare e smentire col lavoro chi oggi dubita e si incazza ferocemente”. Ed il mister rivendica anche alcuni aspetti positivi: “Siamo secondi di pochissimo al Napoli per possesso palla effettuati e  primi in serie A per supremazia territoriale. Ci mancano gli ultimi 20 metri – ha ripetuto più volte il mister – in cui non riusciamo a concretizzare la mole di lavoro fatta; bisogna migliorare nell’attacco alla porte e nel trovare soluzioni offensive diverse; su questo stiamo lavorando ogni giorno e continueremo a farlo. I numeri per fare il tipo di calcio di cui abbiamo parlato ad inizio estate ci sono tutti. Ma sono fiducioso perché ritengo la squadra abbia dei valori; un risultato può farci svoltare, l’aspetto psicologico è determinante più di quello fisico nel calciatore”.

Parole dolci, invece, per Piatek e di fatto una secca smentita su una probabile panchina per il polacco: “Il Milan non può rinunciare al suo attaccante più prolifico solo perché sta vivendo un momento di difficoltà. Se non fa gol lui chi li fa?! Deve star li, soffrire, darci dentro, prendersi le sue responsabilità; può star fuori qualche volta come successo con il Brescia, ma non si può pensare di rinunciare al proprio cannoniere, non posso far fuori calciatori così importanti. Se Biglia può tornare utile domani? Potrebbe…”.

Quanto ai tifosi, Giampaolo conclude: “Non discuto la contestazione, è giusto quello che hanno fatto. La squadra non sta facendo quello dovrebbe. Sento la responsabilità di dover far bene ma non per me stesso: per il Milan, per la squadra, i calciatori, il club ed i tifosi. Gli interessi individuali non contano nulla rispetto al Milan”.

Enrico Aiello

Photo credits: AcMilan.com

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Genoa-Milan, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Genoa-Milan, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

GENOA-MILAN – Con l’avvicinarsi della prossima, decisiva, sfida di campionato andiamo a scoprire meglio i nostri avversari.

Ultimo precedente

L’ultimo incontro tra le due squadre risale al 21 gennaio scorso e terminò 2 a 0 per il Milan con reti di Borini e Suso.

Precedenti famosi

Tra i precedenti storici ricordiamo Genoa Milan del 5 maggio 1901, finita 3 a 0 per i rossoneri che si aggiudicarono così il primo scudetto della loro storia.

Ultime gare Genoa

Il Genoa arriva alla sfida con un punto in meno del Milan e reduce dal 4 a 0 contro la Lazio e dallo 0 a 0 interno con il Bologna.

Ultime gare Milan

Il Milan arriva alla sfida dopo il disastroso 3 a 1 interno contro la Fiorentina e la sconfitta 2 a 1 a Torino.

Occhio a…

Cristian Zapata, ex non rimpianto dai milanisti, ma che farà di tutto per rovinare la serata al diavolo.

Curiosità sugli avversari

Nato nel 1893, il Genoa è il più antico club ancora in attività. Non a caso fa parte del Club of Pioneers, un’associazione che raggruppa i club più antichi del mondo.

Intorno alla società del grifone c’è una leggenda che racconta di una maledizione lanciata, agli inizi del ‘900, da una contadina che si era vista espropriare del suo terreno per la costruzione dello stadio Ferraris. Secondo il racconto la donna maledì il club affermando che non avrebbe vinto nulla per i successivi cent’anni. Profezia che, fortunatamente per il Genoa, non si avverò.

Nel 2011 il Genoa è stato inserito nell'”International Bureau of Cultural Capitals” (una sorta di patrimonio sportivo storico dell’umanità, in linea con quello dell’Unesco).

Allenatore avversario

Aurelio Andreazzoli ha incontrato due volte il Milan, ottenendo due pareggi, mentre contro Giampaolo vanta un solo precedente, conclusosi con una vittoria.

Il tecnico si è diplomato a Coverciano nel 1998 con una tesi sulla difesa a zona.

Storico arbitro con le due squadre

L’arbitro della sfida sarà Maurizio Mariani. Il fischietto di Aprilia ha diretto sia il diavolo che il Grifone 7 volte: per i rossoneri bilancio tutto sommato buono con tre vittorie, due sconfitte e il clamoroso pareggio per 2 a 2 del 2017 con il Benevento. Meno fortunati i rossoblù che con Mariani contano una sola vittoria, due pareggi e ben quattro sconfitte.

A coadiuvare Mariani ci saranno gli assistenti Paganessi e Cecconi, il quarto uomo la Penna , il var Mazzoleni e l’assistente var Preti.

Ex e doppi ex

Sono circa un trentina i giocatori che si sono mossi sull’asse Milano Genova. Tra questi ricordiamo: Alberto Paloschi (al Milan dal 2002 al 2008 e al Genoa dal Gennaio al Giugno 2011), Alexander Merkel (al Milan dal 2008 al 2010 e poi al Genoa dal 2010 al gennaio 2013), Christian Panucci (al Genoa dal 1991 al 1993 e poi al Milan dal 1993 al 1996), Kakhaber Kaladze (al Milan dal 2000 al 2010 e poi al Genoa dal 2010 al 2012) , passando dai più recenti Niang (al Milan dal 2012 al 2018 con in mezzo vari prestiti tra cui uno al Genoa nel 2015 e attualmente tesserato con il Rennes) e Bertolacci (rientrato quest0estate dal prestito ai rossoblù e ora svincolato), fino ad arrivare ad un ex che con molte probabilità sarà della partita ovvero Suso, che ha trascorso sei mesi a Genova nel 2016 prima di rientrare alla base.

Giulia Galliano Sacchetto

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Crisi Milan, in questi giorni tristi, i ricordi e le speranze di un innamorato

Crisi Milan, in questi giorni tristi, i ricordi e le speranze di un innamorato

CRISI MILAN – In questi giorni tristi – Nei giorni scorsi in molti, compreso il sottoscritto, hanno scritto, twittato o citato questa frase: “Tifosi rossoneri, tifosi milanisti, teniamoci per mano in questi giorni tristi”. È l’inizio dell’inno delle BRIGATE ROSSONERE che in molti della mia generazione hanno cantato centinaia di volte allo stadio. Eravamo ragazzi e quella “marcetta” segnava l’inizio delle ostilità nei confronti della curva avversaria. Da lì in avanti pochi scherzi, si doveva cantare e battere le mani più forte di quelli di fronte. Ed io, piccolo milite del tifo rossonero, urlavo come un pazzo. Poi partiva “Leoni armati stiam marciando” e…

Vabbè, altri tempi.

Ero molto più giovane e poco mi interessava di cosa cantavo. Mi bastava farlo insieme ai miei fratelli.

In molti di quelli che hanno scritto “teniamoci per mano in questi giorni tristi” non sanno, o fanno finta di non sapere che quel coro continua in maniera molto ultras snodandosi tra morti e feriti fatti a Marassi o al Comunale. Roba che se la fischietti oggi in metropolitana ti danno il daspo. Ma ero giovane e mi interessava poco se non l’aveva scritta il Mahatma per la marcia del sale o gli stessi autori di Symbolum 77. Era la mia marcetta ed ero molto più interessato al significante piuttosto che al significato. Per me, per noi, era un richiamo alla nostra passione, il modo per caricarci prima della sfida.

Eravamo più giovani.

Come ero più giovane, molto più giovane, quel pomeriggio del 1982. Un ragazzino che frigge seduto al ristorante dove si festeggia la cresima della sorella e pensa al suo Milan che gioca a Cesena e si gioca la salvezza. Mamma, impietosita, mi dà il permesso e vado con Germano alla sua Giulia amaranto. Accendiamo l’autoradio e ascoltiamo “tutto il calcio minuto per minuto” che snocciola cambi di risultato. Poi Castellini regala la palla e la salvezza al Genoa ed il mio Milan torna in serie B mentre io piango e Germano mi spiega che torneremo.

Ero giovane e innamorato.

Oggi, a distanza di tanti anni, resto un innamorato. Ma, forse a causa del mio lavoro, non sono più innamorato solo del Milan. Amo i suoi tifosi che da due anni mi insegnano ogni giorno cosa significa essere rossoneri. Amo i miei amici dei club lontani da Milano che vengono a vedere anche il derby femminile perché il Milan è tutto quello che riempie quella casacca a strisce rossonere; amo i miei amici di magliarossonera.it che tengono un sito meraviglioso che contiene tutte le risposte a qualsiasi domanda sul Milan; amo i miei amici di Milannight e sui social che frustano società allenatore e giocatori (a proposito, mamma mia che post Axel!!!!) perché soffrono per la loro squadra.

Li abbraccerei tutti quanti e direi loro che tutto andrà bene. Ma non posso, non conosco il futuro. Posso solo dire loro che abbraccio quel ragazzino che piange accanto alla Giulia amaranto e gli racconto di una furia mora con le treccine che riceve un passaggio di Evani in piena area di rigore e abbatte il portiere dell’Inter; gli racconto di un ragazzo biondo venuto dal freddo che guarda l’arbitro impaziente di tirare il rigore più dolce; gli racconto di Paolo, di Gianni e del Franz il piccolo grande uomo che ha portato quel pezzo di stoffa bianca sul braccio destro in serie B ed in finale di Coppa Intercontinentale.

Gli racconto del Milan e di noi suoi tifosi che “le abbiam prese ma non siamo vinti”.

In fin dei conti basta solo tenersi per mano in questi giorni tristi.

Pierangelo Rigattieri

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Daniel Maldini, Focus on: la pesante eredità di un talento che potrà diventare grande

Daniel Maldini, Focus on: la pesante eredità di un talento che potrà diventare grande

DANIEL MALDINI – Non semplice parlare di Daniel Maldini, assolutamente non semplice. Anzi, sarebbe anche meglio evitare. Perché una buona fetta di tifosi appena legge o sente il nome Maldini si mette a guscio e perde ogni tipo di obiettività, difesa oltranzista, straordinaria e inattaccabile, come era Paolo in campo.

E così è anche per Daniel, che non è solo Daniel, ma è Daniel Maldini, figlio di Paolo Cesare, nipote di Cesare, capitani del Milan e alzatori di Champions League. E se vogliamo continuare, semicitando Games Of Thrones, primo nel suo nome, secondo nella discendenza di Paolo, primo della dinastia ad attaccare la porta e non a difenderla, primo castiga portieri su calcio di punizione. Potrei andare avanti così, ma ve lo evito. Spero che abbiate saltato questo piccolo, ma tutt’altro che utile, incipit.

L’inizio di semicultura televisiva serviva solo per far capire come sarebbe molto più semplice tessere unicamente le lodi di un ragazzo di 18 anni con QUELLA famiglia alle spalle. Mi è capitato più di una volta durante la scorsa stagione di pensare e dire “Il ragazzo è forte e potrà sbancare, ma si chiama Maldini. E oggi il nome, forse, lo aiuta ad avere visibilità, domani potrebbe schiacciarlo.” Non è forte perché si chiama Maldini, se no il calcio italiano avrebbe da almeno 4/5 anni un terzino sinistro fatto e finito, Daniel è forte perché lo è davvero. E lo aiuta il fatto di giocare in zone di campo in cui il nonno e il papà si presentavano poco: la trequarti e l’attacco.

Tecnica, una buona capacità di inserimento e finalizzazione e la tipica sfacciataggine di chi si sente forte e ha il coraggio di provare la giocata. La personalità senza dubbio non gli manca. La scorsa stagione si è preso il ruolo di tiratore dei calci piazzati a discapito di Gabriele Capanni, che ha continuato a tirare solo i calci di rigore, a suon di punizioni pericolose e gol. 8 gol in campionato, 2 al Viareggio e la sensazione che decidesse di farli sempre quando contava di più. A cavallo tra dicembre e gennaio con 4 reti in fila ha provato a rianimare l’ultimo Milan di Lupi, quando a Empoli nessuno ci credeva più è arrivata la sua zampata nel finale per pareggiare la partita, cercando di portarsi dietro tutti i compagni alla ricerca del gol vittoria, che non è arrivato. È stato lui a segnare l’ultimo gol del Milan di Lupi, ad aprire le danze nella sconfitta con l’Udinese, e a segnare il primo del Milan di Federico Giunti, a Genova contro la Sampdoria. Da quando Giunti siede sulla panchina rossonera, se Daniel segna, il Milan fa punti: 4 vittorie e un pareggio, quello sciagurato di Verona (3-3 contro il Chievo, avanti 0-3).

Ma, perché c’è un grosso “ma”, non è pronto al grande salto. Oltre ad una questione fisica, che è, ovviamente, legata anche a modalità di allenamento differenti tra calcio giovanile e calcio professionistico, c’è una parte legata alla mentalità. La partita di Verona è un po’ la cartina di tornasole del Maldini attuale, stratosferico e incontenibile quando ha voglia di giocare, quando gli riescono le giocate, quando si fida dei compagni e gioca con loro (primo tempo). Testardo, solista e con quella voglia di spaccare il mondo ed essere il salvatore della patria, quando le cose iniziano a girare male e sarebbe necessario semplificare il proprio gioco, piuttosto che continuare a cercare solo la giocata difficile (secondo tempo).

L’inizio di stagione, dopo la tournée con i grandi, al netto di un fastidio fisico, è durato poco meno di un tempo. 40’ giocati tanto con il pallone e poco con i compagni, come spesso gli accade quando non è in giornata. È ancora troppo discontinuo ma è fondamentale per questa squadra primavera. Deve entrare in campo con la voglia che lo ha contraddistinto nei momenti positivi della scorsa stagione perché è il perno offensivo del calcio di Giunti, è il giocatore con più fantasia. A lui toccherà inventare per sé e per gli attaccanti (Tonin, Capanni o Pecorino poco cambierà).

Seguendo meno il flusso emotivo e cercando sempre di rimanere umile e con i piedi per terra. Nonostante si chiami Maldini, nonostante sia il più dotato tecnicamente della squadra, nonostante il precampionato con i grandi. Perché è solo rinforzando la parte mentale che potrà fare il salto vero e definitivo. Probabilmente non sarà mai grande come Paolo, ma nessuno glielo chiede. Per primo lui deve scegliere di essere solo Daniel, poi il resto verrà da sé.

Photo Credits: AcMilan.com

Matteo Vismara

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Milan-Fiorentina 1-3! The day after, tra la reazione dei tifosi, la società e l’allenatore

Milan-Fiorentina 1-3! The day after, tra la reazione dei tifosi, la società e l’allenatore

MILAN-FIORENTINA 1-3 – Dura scrivere, dura per chi vive questa passione per i colori rossoneri sedersi alla scrivania e trovare le parole giuste per comporre una frase che dia un senso a questo momento.. a questa partita.

La squadra è spenta e lo si capisce dai primi minuti, 2-3 palle perse in mezzo al campo in situazioni molto pericolose e infatti da una di queste nasce l’azione che porta prima Ribery solo davanti al portiere e poi al rigore su Chiesa. Pulgar segna e la squadra rossonera è già rassegnata ad un’altra serataccia, basta guardare le facce in campo, spaesate.. senza un minimo di grinta o voglia. Castrovilli ad inizio ripresa da il k.o. definitivo al Milan, Donnarumma respinge un rigore di Chiesa e Ribery sigla un gran goal portando il match sullo 0-3. Sul finire della partita Leao fa vedere che il talento ce l’ha e realizza dopo una serpentina l’1-3.

I TIFOSIDolore, rabbia, frustrazione. Come dare torto alla curva che al 75° aveva già abbandonato lo stadio, lasciando un buco pesante nel cuore dello stadio rossonero. Come dare torto a centinaia, se non migliaia, di cuori rossoneri che da casa avranno spento la tv o girato canale. Come dare torto a chi ha preferito fare altro ieri stasera che guardare questo Milan.

Il nostro amato Milan è malato… e bisogna trovare una cura al più presto.

LA SOCIETÀ – Oggi più che mai la società deve esprimersi, deve parlare a noi tifosi, deve dare una linea precisa alla squadra, ai dirigenti. Il Milan, i dirigenti, l’allenatore e gli stessi giocatori.. devono sentire la società vicina. Devono capire gli obiettivi e cosa Elliott voglia fare. Troppe le voci intorno ad una possibile cessione che si ripercuotono sul campo. Troppe le voci di malumori su come si stanno gestendo le cose internamente.

Serve che la società si esprima.. serve chiarezza.. serve una linea guida che indichi gli obiettivi.. la stagione dopo 6 giornate è già praticamente compromessa.

L’ALLENATORE – Giampaolo nei giorni scorsi ha ripetuto più volte che sta lavorando per guadagnare tempo..  ma il tempo piano piano sta finendo. I tifosi del Milan non sono più con il tecnico e la società sembra divisa sulla conferma del tecnico, sicuramente la partita di Genova sarà decisiva per il suo futuro.

La crisi continua e, senza mezzi termini, è la crisi peggiore degli ultimi trent’anni. Serve una svolta, non solo dal tecnico, ma anche dai giocatori e dalla società. È necessario un cambio di rotta per invertire questo trend negativo che sembra possa non finire mai.

Photo Credits: AcMilan.com

Cristian Claretti

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Milan, Maldini: “Fiducia a Giampaolo ma ci aspettavamo di più”

Milan, Maldini: “Fiducia a Giampaolo ma ci aspettavamo di più”

MILAN, MALDINI – Il sostegno a Giampaolo da parte della società rossonera arriva immediatamente dopo le parole del tecnico rossonero. E porta la firma di Paolo Maldini

“Quella dell’allenatore è stata una nostra scelta, condivisa tra direzione tecnica e società – ha dichiarato il Direttore Tecnico rossonero -. Lo difenderemo sempre, è giusto dargli tempo. Siamo giovani e sapevamo a cosa andavamo incontro. Certo, speravamo di far meglio, le sconfitte son tante e la qualità del gioco non è certamente soddisfacente”.

Sui problemi del Milan e come uscirne, Maldini aggiunge: “Oggi non sembra esserci via d’uscita ma la via c’è, come ha detto il mister: è quella del lavoro, del miglioramento del gioco; anche i calciatori devono fare autocritica come noi. Se la leadership dell’allenatore non entra, qualcosa la paghiamo. La colpa è di tutti: società, allenatore e giocatori. Dobbiamo fare autocritica generale ma non c’è bisogno di molte parole. Sembra tutto perso ma siamo solo alla sesta giornata, spesso si ribalta tutto in un attimo. Quello che ci preoccupa è l’involuzione dopo Torino, lo strano passo indietro. Nel precampionato, con una formazione rimaneggiata, abbiamo fatto ottime partite contro Bayern e Benfica. Poi abbiamo cominciato a trovare traffico centralmente, dove si sviluppa il nostro gioco, e trovato grandi difficoltà. Questo ha minato le nostre sicurezze. Il passo indietro di oggi è difficile da spiegare, forse la spiegazione è l’aver giocato a San Siro. Giochiamo con una maglia pesante ed in uno stadio pesante, ma senza la squadra di una volta. Questo rende tutto più difficile. La contestazione dei tifosi? È assolutamente condivisibile. Lo scorso anno non abbiamo dato uno spettacolo bellissimo a livello di gioco, ma i tifosi ci hanno sempre applaudito” ha aggiunto Maldini.

Ed a chi gli chiede se spronerà il tecnico o i calciatori, il DT risponde:
“il mio ruolo è a metà tra parlare con la società e condividere i problemi di allenatore e giocatori. Ci sono quelli meno felici perché non giocano, bisogna parlare un po’ con tutti. Le voci degli scontenti sono sempre più forti ma noi abbiamo bravissimi ragazzi, forse troppo, vorremmo che qualcuno tiri fuori gli attributi in certi momenti e si arrabbi di più. Giampaolo ha giocato con tanti moduli, sin dal primo giorno che lo abbiamo incontrato abbiamo condiviso che non esiste un solo modulo di gioco. Bisogna essere pronti a capire dove c’è spazio e dove far male. È una cosa che riguarda non solo l’allenatore ma anche i giocatori”.

Photo Credits: AcMilan.com

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Milan-Fiorentina 1-3: la parola ai protagonisti

Milan-Fiorentina 1-3: la parola ai protagonisti

MILAN-FIORENTINA 1-3, LA PAROLA AI PROTAGONISTI  – GIAMPAOLO: “CI È PESATA LA PARTITA, IO PRIMO RESPONSABILE”

“Testa alta e giocare a calcio” era il suo mantra. Ma il Marco Giampaolo che si presenta davanti alle telecamere dopo la disfatta con i viola mostra testa bassa ed occhi parecchio lucidi.

“Tre giorni fa a Torino avevamo fatto una partita di personalità, avevo intravisto sprazzi di cose che a me piacciono – ha spiegato il tecnico rossonero -. Oggi invece abbiamo giocato male individualmente, con poco ordine collettivo. Ci sono giovani forti che interpretano le cose individualmente, mentre bisogna saper fare le cose da squadra. Abbiamo pagato tanta disorganizzazione nelle fasi di gioco. Dobbiamo aggrapparci all’essere squadra. Se pensiamo di risolverle individualmente, anneghiamo nei nostri problemi. Oggi pesava perché dovevamo vincerla. Avevo detto ai ragazzi di non giocare col braccino e non aspettare gli eventi. Ho cercato di rassicurare la squadra ma non eravamo brillanti ne reattivi, eravamo frenati, ci è pesata la partita”.

Sulla contestazione dei tifosi, il mister chiarisce: “Non ho nulla da dire, sono giustificati, sono abituati a ben altro. Il tifoso paga e tifa Milan, ci mancherebbe. Dovevamo essere all’altezza dello stadio in cui giocavamo, ma a tratti ci siamo un po’ bagnati”.

E sulle nubi che si addensano sul suo futuro, Giampaolo spiega: “con la dirigenza non ho parlato, non faccio riflessioni, sono il primo responsabile ma vado avanti, sono convinto delle mie idee. Stasera sembrava non avessimo mai fatto un allenamento assieme, questo mi infastidisce. Si può anche perdere ma con ordine. Io devo tirar fuori il massimo dai miei calciatori, devo rendere questa una squadra, anche evitando fronzoli e dando più concretezza. Se non riesco ad esprimere lo stile-Milan in qualità e bellezza, proverò a privilegiare la quantità e la concretezza”.

MONTELLA

Questa volta i suoi sorrisi sono più che giustificati. Vincenzo Montella si gode il meritato trionfo.

“È stata una gran bella vittoria, in un grande stadio e davanti a 50mila spettatori – ha dichiarato il tecnico campano -. Mi aspettavo la standing ovation per Ribery, l’ho tolto per questo. Non è più quello di cinque anni fa ma è ancora un calciatore con capacità sopra la media. San Siro ha visto tanti campioni, non ti regala niente. Lo so perché ero tifoso del Milan. Gli applausi sono meritati”.

Ed a chi parla di rivincita, Montella spiega: “La soddisfazione è aver vinto, è la terza volta che lo faccio con la Fiorentina in questo stadio. Non avevo alcun spirito di rivalsa, era un altro Milan ed un’altra dirigenza. Con la prima dirigenza avevo vinto una Supercoppa senza far mercato. Ringrazio Galliani e Fassone che mi hanno dato la possibilità di allenare il Milan. La contestazione? Per il Milan giocare in questa atmosfera è dura. Mi spiace per i tifosi e per i giocatori che ho allenato. Ma a rotazione tocca a tutti. È un momento transitorio”.

RIBERY

“Giocare in questo stadio, davanti a questi tifosi, è speciale – spiega l’uomo partita Franck Ribery, che ringrazia chi lo ha applaudito -. I tifosi del Milan sono straordinari, adesso è difficile per loro e mi spiace. Noi abbiamo fatto una grande partita, sono contento.
Dicevano fossi vecchio, ma so giocare a calcio. Il calcio mi piace, ho sempre fame ed in campo mi diverto.
Dobbiamo lavorare ogni giorno per giocare come questa sera. Chiesa? Federico è un grande giocatore, con grande mentalità, parlo spesso con lui e mi segue sempre”.

Photo Credits: AcMilan.com

Enrico Aiello

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Pagelle Milan-Fiorentina 1-3: crisi (rosso) nera

Pagelle Milan-Fiorentina 1-3: crisi (rosso) nera

PAGELLE MILAN-FIORENTINA 1-3 –  Serata da incubo per i rossoneri. Quando San Siro fischia tra il primo ed il secondo tempo non è mai una buona notizia. Aldilà della tattica, ci si chiede perché gli avversari del Milan sembrano sempre avere più gamba e più voglia. L’inferiorità numerica non può essere un alibi per Giampaolo quando già nel primo tempo la partita aveva preso una piega ben precisa. Rafael Leão è l’unico a salvarsi nella sofferenza rossonera, c’è da augurarsi che non si perda all’interno di un gruppo troppo debole mentalmente. Quattro sconfitte dopo sei partite non si vedevano dalla stagione 2012/2013 e dopo sei anni le cose non sembrano essere cambiate. I tifosi contestavano allora e i tifosi contestano oggi. Come uscirne? Massimiliano Allegri era sulla panchina rossonera in quella stagione, e in tanti si auguravano il suo esonero. Forse è il caso di riavvolgere il nastro.

PAGELLE

Donnarumma 6: Dopo soli 10 minuti di gioco, si salva in qualche modo sul tiro al volo ravvicinato di Chiesa.  Più con la tempia che con i guantoni. Vince il duello con Ribery ma, spiazzato, non può niente sul rigore perfetto di Pulgar. Si guadagna la sufficienza parando il rigore a Chiesa, confermandosi l’unico top di questa rosa. #ForeverAlone

Calabria 5: Dopo pochi minuti prova ripetere il tiro al volo di Verona senza però inquadrare la porta. Soffre la pressione ed il giro palla della squadra di Montella. Quando prova a spingere, non trova supporto e movimenti da parte dei suoi compagni. La sua faccia dice tanto di questo inizio di stagione. #Sconsolato

Musacchio 4,5: Si fa saltare come un birillo da Ribery nell’azione che porta al vantaggio viola. Completa la sua pessima prestazione facendosi espellere all’inizio della ripresa dopo un’intervento killer e senza senso sul numero 7 viola. #FuoriGiri

Romagnoli 5: Completa la coppia di birilli con Musacchio quando Ribery decide di fare quello che vuole sotto la Sud. Ci prova da fuori senza successo nel primo tempo, prendendosi i pochi applausi della serata. Protestare con l’arbitro non significa però essere in grado di guidare un gruppo visto che affonda insieme al resto della barca. #capitaNO.

Theo Hernández 5: Sembra cominciare bene con il solito appoggio alla manovra rossonera. Non riesce quasi mai a contenere Chiesa e le altre frecce viola però che mettono in evidenzia tue le difficoltà dell’ex madridista quando viene attaccato. #DaMigliorare

Bennacer 4,5: Perde troppi palloni sanguinosi per essere il regista del Milan. Ingenuo quando sgambetta prima Chiesa e poi Castrovilli nell’area piccola. San Siro non gli perdona qualche rallentamento di troppo e un paio di aperture sbagliate. #MenoBenne

Kessié 5: Il fatto che Bennacer e Çalhanoğlu facciano peggio di lui in fase di impostazione non lo assolvono da una partenza col freno a mano tirato. Non riesce questa volta a sfruttare la sua potenza fisica. Paga lui, non a caso il meno tecnico dei tre, il pessimo primo tempo del centrocampo rossonero e viene sostituito. #Sacrificato

Çalhanoglu 4,5: Pessimo inizio di partita, è sua la palla persa dalla quale nasce il rigore avversario che sblocca la partita. Questa volta la Viola non gli porta per niente bene. #InÇalho

Suso 4,5: Dopo una partenza sottotono, è il primo a testare i guantoni di Drągowski con il più classico dei suoi tiri a giro. Giampaolo si convince però a sostituirlo nella ripresa dopo aver passato tutta l’estate a difenderlo. Mancanza di offerte o equivoco tattico? La scelta di rinunciare al trequartista per riproporlo esterno non sembra pagare. Tanti fischi anche per lui. #Anonimo.

Rafael Leão 6,5: Solita intraprendenza, freschezza e prestanza fisica per il giovane portoghese. Il migliore del Milan insieme a Donnarumma. Segna un goal, bellissimo, da potenziale campione, regalando l’unico sorriso ai tifosi rossoneri. L’unico a salvarsi, l’unico in grado di saltare l’uomo. Si fa anche notare in fase di non possesso. #UnicaGioia

Piątek 5: Non ha la stessa fortuna di Leão a Torino quando, sul punto di colpire di testa, viene probabilmente atterrato da Cáceres in area di rigore. Gira tanto ma a vuoto. Quando Giampaolo lo sostituisce per rimediare all’espulsione di Musacchio, i fischi di San Siro non sono forse solo per il Mister. #Irriconoscibile

Krunić SV: Esordio ufficiale in maglia rossonera per il centrocampista Bosniaco. Niente da  dichiarare, rischia però di infortunarsi cadendo male sulla spalla.

Duarte SV: Anche lui, come Krunić, non poteva augurarsi un momento peggiore per esordire a San Siro con la maglia del Milan. Entra quasi a freddo.

Giampaolo 4,5: Altra pessima prestazione da parte dei suoi. Non si capisce se sia più un problema tattico o di testa. In ogni caso è suo compito correre ai ripari al più presto. Qualche fischio al momento della lettura delle formazioni e altri quando toglie Piątek dal campo. Pazienza finita? #UltimaSpiaggia

Tommaso Dimiddio

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