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Calciomercato Milan Femminile: inizia l’era Ganz tra rinnovi, addii e nuovi acquisti

Calciomercato Milan Femminile: inizia l’era Ganz tra rinnovi, addii e nuovi acquisti

CALCIOMERCATO MILAN FEMMINILE – La nuova stagione calcistica 2019-2020 del Milan Femminile è ormai alle porte e la rosa a disposizione di mister Maurizio Ganz sembra prendere forma giorno dopo giorno, alternando importanti colpi di mercato in uscita e in possibile entrata. In previsione del 24 luglio, giorno in cui si apriranno le attività della squadra femminile con le visite mediche e i primi test fisici, ricapitoliamo le possibili evoluzioni di mercato del Milan Femminile.

Negli ultimi giorni i movimenti più discussi di mercato sono stati quelli in uscita: Thaisa Moreno è stata la prima giocatrice ad ufficializzare la sua dipartita dal Milan Femminile, seguita da Manuela Giugliano e da Camelia Ceasar, mentre la prossima giocatrice in odor di cambiamento potrebbe essere Lisa Alborghetti. Nessuna notizia certa sul futuro di Daniela Sabatino, con una possibilità di vederla il prossimo anno lontano dai colori rossoneri.

La conformazione della rosa per la prossima stagione calcistica inizia invece a prendere forma a partire dai rinnovi, tra cui spiccano nomi di alto rango: Giacinti e Fusetti sono tra le giocatrici più utilizzate nella scorsa stagione che proseguiranno la propria carriera sportiva in rossonero, affiancate da Francesca Zanzi, Raffaella Manieri e Mia Bellucci. Ancora non ufficiale ma probabilmente ben avviato è anche il rinnovo di Maria Korenciova, volta a difendere i pali del nuovo Milan Femminile.

Il reparto più scoppiettante sembra però essere quello degli arrivi in rossonero, dove numerosi sono i nomi atti a rimpolpare tutti i settori del campo. Partendo dalla retroguardia, il parco portieri del Milan Femminile potrebbe essere rinvigorito dall’arrivo di Alessia Piazza, classe ’98, in uscita dal Tavagnacco, con cui ha disputato un’ottima stagione prima dell’infortunio al crociato rimediato a novembre 2018. Nel reparto difensivo i nomi caldi sono quelli della ventottenne norvegese Stine Hovland e dell’ex Atalanta Mozzanica Francesca Vitale, trattative in entrambi i casi in stato avanzato. Tra centrocampo e reparto offensivo gli obiettivi del Milan Femminile sembrano essere diversi, alternando nomi italiani a profili internazionali: Lady Andrade è la giocatrice già nota per i passati tentativi di portarla in rossonero, e finalmente potrebbe essere la stagione giusta per portare in Italia le sue indubbie qualità; nel reparto centrale destano interesse anche i nomi di Lidija Kulis, bosniaca classe ’92, e di Refiloe Jane, centrocampista sudafricana reduce dalla Coppa del Mondo femminile con la sua nazionale. Nel reparto offensivo continua a avere rilievo il nome di Deborah Salvatori Rinaldi, attaccante classe ’91 che ha disputato l’ultima stagione con il Florentia. Da seguire nei prossimi giorni l’effettivo svolgimento finale delle trattative, per dare sempre più una solidità competitiva alla rosa a disposizione di mister Ganz.

A fronte dei movimenti di mercato, molta è stata la polemica recente legata ai trasferimenti in uscita dal Milan Femminile, certamente non di poco conto finora, specie pensando all’altissimo livello qualitativo del centrocampo rossonero nella stagione passata. I trasferimenti finora annunciati, tuttavia, sono sembrati sostanzialmente inevitabili, poiché dettati dalla netta volontà delle giocatrici stesse. Infatti, secondo le normative dei dilettanti -sotto cui ricade il calcio femminile in Italia-, ciò che ad inizio stagione viene stipulato con le giocatrici non è un vero e proprio contratto, ma un accordo economico, nella maggior parte dei casi della durata di un solo anno. Al termine della stagione, ovvero sia il 30 di giugno, l’accordo scade, e a dettare il futuro delle giocatrici è sostanzialmente la volontà di ciascuna di esse: è possibile rinnovare il contratto con il medesimo club, ma è altrettanto possibile scegliere un nuovo club di destinazione in base alle offerte ricevute. Per questo motivo non è corretto parlare di “cessioni” in ambito di calcio femminile, ma si può tuttalpiù discutere di trasferimenti. Nell’eventualità in cui una giocatrice fosse determinata a sposare un nuovo progetto, il club potrebbe provare a trattare il rinnovo, seppur senza impugnare reali vincoli: in casa Milan Femminile è stato sostanzialmente questo l’andamento della trattativa con Manuela Giugliano, giocatrice dal valore inestimabile e che ha deciso di sposare il progetto della Roma Femminile nonostante i tentativi mossi dal club rossonero.

Photo Credits: AcMilan.com

Lucia Pirola

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Milan, Theo Hernández: tra derby in famiglia e talento, i sogni del nuovo terzino rossonero

Milan, Theo Hernández: tra derby in famiglia e talento, i sogni del nuovo terzino rossonero

MILAN, THEO HERNÁNDEZ – Tanti sono i bambini che sperano di diventare calciatori, è sempre stato così e sempre lo sarà, ma ci sono alcune storie in cui il destino ha decisamente un ruolo importante…

La storia di Theo Hernández, appena approdato a Milano, sponda rossonera, ha sicuramente qualcosa da raccontare. 3 Hernandez, 3 difensori, potremmo descrivere così la storia della sua famiglia: Papà Jean-François, classe ’69, di origine francese, si è diviso tra Ligue1 e Liga, arrivando persino a giocare una stagione nell’Atletico Madrid; ma di questo i piccoli Theo e Lucas non hanno saputo niente per tanti anni, un triste scenario, confessato proprio dal fratello maggiore a Le Parisien: “Non abbiamo avuto notizie di nostro padre per 12-13 anni, nemmeno dopo aver vinto il Mondiale“. Non si può dire quindi che il papà sia stato un eroe o un esempio da seguire, in compenso ci ha pensato la mamma a diventare la prima tifosa dei sui figli.

Come ci ha raccontato Aleix Genero, giornalista di Defensa Central, mezzo di comunicazione molto vicino al Real Madrid, la madre Py Laurence è stata fondamentale in questo percorso: “Quando Theo è stato presentato come nuovo giocatore del Real Madrid, ha dichiarato di aver realizzato un sogno, ma non solo, da grande amante dello sport quale è ha vissuto con grande tensione i derby tra Real Madrid e Atletico nel periodo in cui Lucas giocava nei Colchoneros e Theo nei Blancos“.

Del resto Lucas, come di consueto, essendo il fratello maggiore è sempre stato il motivatore di Theo, ma nonostante questo la rivalità tra i due non è mai mancata. Non hanno mai fatto a meno di stuzzicarsi sui trofei mancati e vinti, insomma un vero e proprio derby di famiglia, anche se inizialmente entrambi militarono nelle giovanili dell’Atletico.
Quello che subito mi colpì di Theo fu la sua potenza fisica – ci ha rivelato Aleix – ricordo ancora il suo gol nella finale di Coppa del Re con la maglia dell’Alavés, giocava contro il Barcellona e in quel momento pensai di essere davanti all’erede di Roberto Carlos“.

Paragone non facile da indossare, anche se sicuramente un giocatore che ha calcato il prato del Bernabeu sa benissimo quale sia il livello di pretese e aspettative da parte di addetti ai lavori e tifoseria, non a caso è il più giovane tra i difensori con almeno 50 presenze in Liga. Nonostante le sue origini francesi quindi la Spagna è stata una tappa fondamentale nella sua carriera, non per niente il suo idolo d’infanzia fu un giocatore che nella Liga ha segnato ben 106 gol con la maglia del Villareal e 134 con quella dell’Atletico. Stiamo parlando di Diego Forlan, che vestiva la maglia dei Colchoneros proprio quando Theo a 10 anni iniziava la sua avventura nella stessa squadra del suo idolo.

Ora per lui inizierà una delle sfide più difficili della sua carriera: scendere in campo a San Siro e cercare di farsi valere in quella stessa zona di campo che fu di Paolo Maldini, proprio quel Maldini che l’ha fortemente voluto in rossonero.

Beatrice Sarti

Photo Credits: AcMilan.com

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Raduno Milan, Boban: “Tornato per una scelta di cuore. Giampaolo ci riporterà in alto. Tifosi fantastici, ripaghiamoli col bel gioco”

Raduno Milan, Boban: “Tornato per una scelta di cuore. Giampaolo ci riporterà in alto. Tifosi fantastici, ripaghiamoli col bel gioco”

RADUNO MILAN, BOBAN – Il 9 luglio 2019 inizia ufficialmente la nuova stagione del Milan. A Milanello, il CFO (Chief Football Officer) Zvonimir Boban ha incontrato i giornalisti presenti esprimendosi su numerosi temi legati al presente ed al futuro del club rossonero. Ecco le sue parole:

Le emozioni sono forti, il Milan è un posto molto speciale per me. Rivedervi e riabbracciarvi mi fa davvero piacere. Il Milan è il Milan e noi tutti abbiamo nel cuore il desiderio di fare bene. La società è ambiziosa e noi dobbiamo essere bravi e veloci. Sta a noi far tornare il Milan a competere ai livelli più alti. Ce la metteremo tutta: il mio problema non è quello di fallire o sbagliare, il problema sarebbe non provarci nemmeno. Non avrei potuto vivere con me stesso se non ci avessi provato. Paolo mi ha chiamato quando stava lasciando Leonardo, ho parlato con la proprietà e dal primo momento ho capito che l’avrei fatto. Quanto mi è costato? Nulla, scelta di cuore, di vita. La sfida sportiva più grande della mia vita“.

Giampaolo? Scelta condivisa da tutti. Con lui c’è stato un feeling fin dal primo secondo, è uno dei pochi allenatori che sa chiaramente cosa vuole dalla squadra. La cosa che mi dà fiducia è che Marco troverà la strada giusta per riportate il milan in alto e sa bene che senza giocatori il concetto da solo non vince: ci vuole equilibrio tra queste due cose. Acquistare Top Player? La squadra deve crescere in maniera organica ma deve essere un Milan di maggiore qualità. Questo è un anno di cambiamento, senza coppe europee il mister potrà lavorare al meglio con i giocatori. Ora dobbiamo lavorare e investire bene. Promettere un colpo? Cosa vuol dire? Devono esserci giocatori giusti e funzionali al gioco di Giampaolo“.

Veretout e Bennacer sono buoni giocatori. A voi piacciono? Allora condividiamo! Questo tema è comunque più lavoro di Paolo e Ricky io poi dico quello che penso”. Donnarumma? È uno dei migliori portiere al mondo. Per il momento è cosi, può cambiare ma non vuol dire che cambierà. Ve l’ha detto paolo ieri…

Futuro prossimo? Tante speranze ma anche certezze che dobbiamo costruire step by step ma cercando di fare una corsa veloce. Bisogna compiere le scelte giuste: lavorare e pensare tanto. Si può sbagliare ma dobbiamo fare scelte logiche provando a rispondere a queste domande: questo giocatore può giocare nel Milan? Ha le qualità per farlo? Con quest’esperienza ci giochiamo la nostra immagine? Chi se ne frega“.

Interviene il presidente Paolo Scaroni sulla questione relativa alla possibilità che l’Atalanta possa giocare a San Siro le partite della prossima Champions League: “È un tema sul quale stiamo facendo delle riflessioni ma terremo conto dell’opinione dei nostri tifosi. Lo stadio è del club ma anche dei tifosi“.

Riprende la parola Boban. “I nostri tifosi? Nella scorsa stagione non si è visto sempre lo spettacolo che ci si aspettava anche se Rino Gattuso ha fatto tanto, ma loro sono stati fantastici sostenendo questi colori con amore e non ho dubbi che sarà così anche in questa stagione. Noi dobbiamo ripagarli con il bel gioco ed un comportamento da Milan. Obiettivo Champions? Ovvio che l’obiettivo debba essere quello, come deve essere giocare bene e vincere ogni partita. Il Milan non può avere ambizioni medie. Dare tutto e perdere le partite non è roba da Milan, non è roba per San Siro. Cercheremo di essere competitivi ed arrivare in Champions League ma anche di giocare bene e costruire tramite bel gioco e prestazioni superiori“.

A precisa domanda sulla situazione legata alla Uefa, l’amministratore delegato del Milan, Ivan Gazidis risponde così: “La prossima volta che la Uefa guarderà sarà quando il Milan dovrà qualificarsi per una competizione europea. La cosa che si può presupporre è che quando la Uefa farà ciò avvii un percorso verso il Settlement Agreement e si presume possa essere un percorso di 4 anni. Il nostro obiettivo è creare delle fondamenta virtuose dal punto di vista finanziario. I nostri obiettivi sono sostanzialmente gli stessi che ha la Uefa“.

Photo Credits: AcMilan.com

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Milan, prestazioni atletiche: l’analisi finale sulla stagione 2018-19

Milan, prestazioni atletiche: l’analisi finale sulla stagione 2018-19

MILAN, PRESTAZIONI ATLETICHE – Il 30 giugno, data che sancisce la fine della stagione sportiva 2018-2019, è alle porte. Non ci sarà Gennaro Gattuso alla guida del nuovo Milan, sarà infatti Marco Giampaolo a dirigere il primo allenamento del raduno rossonero, previsto martedì 9 luglio.

Prima di descrivere ed analizzare quello che sarà il lavoro di Mister Giampaolo e del suo staff e tuffarci definitivamente in una nuova stagione, prendiamoci un attimo di tempo per analizzare le prestazioni atletiche del Milan 2018-2019. I dati che stiamo per analizzare, se pur parziali e limitati, saranno senz’altro nelle mani del nuovo staff: all’interno di un database molto più fornito costituiranno la base per analizzare le performance della stagione appena conclusa, primo punto per poter iniziare a programmarne una nuova.

Km percorsi ad alta intensità dal Milan 2018-2019

Da anni nel mondo del calcio, per l’analisi delle prestazioni atletiche delle squadre e dei singoli giocatori, si dividono i chilometri percorsi in tre categorie, a seconda della velocità alla quale sono stati fatti: Jog, Run e Sprint. Quest’ultimo dato, rappresenta la fetta di chilometri percorsi ad alta intensità, cioè ad una velocità superiore ai 14 km/h. La distinzione tra i vari livelli di corsa è strettamente legata all’andamento ed al contesto della partita ed è chiaro che un qualsiasi giudizio qualitativo sulla prestazione fisica, non può prescindere in alcun modo dal campo: poter fare uno scatto ad alta intensità non equivale a farlo nella direzione o nel momento giusto.

Francesco Mauri, preparatore atletico del Napoli, in un’intervista rilasciata a marzo, in cui ha spiegato l’importanza di alta ed altissima intensità, ha dichiarato: “Quest’anno, pur percorrendo meno chilometri totali rispetto all’avversario, nell’alta e altissima intensità, raramente il Napoli è stato superato dalla squadra che affrontava. È accaduto soltanto una volta, contro il Liverpool che è probabilmente la squadra più performante d’Europa”. Questo ci permette di ribadire un concetto: il dato dei chilometri totali percorsi da una squadra, se pur riportato talvolta in prima pagina da alcuni quotidiani sportivi, non ha alcun valore. In questo senso, le squadre più “virtuose” della Serie A, cioè quelle che in valore assoluto corrono meno degli avversari, ma percorrono quasi sempre più chilometri ad alta intensità, sono Napoli, Inter ed Atalanta. Rispettivamente nel 75%, nel 74% e nel 71% dei casi, hanno prevalso sull’avversario per ciò che riguarda i chilometri ad alta intensità. Tre delle quattro squadre qualificate alla prossima Champions League.

Il Milan, quest’anno, ha prevalso sull’avversario, come chilometri percorsi ad alta intensità, in undici partite sulle trentotto totali di Serie A: 11/38 è circa il 29% dei match totali. Ed è significativo anche un altro dato: delle undici volte in cui è riuscito a farlo, cinque sono state nelle ultime sette giornate di campionato. Nel corso della stagione, le prestazioni sono state costanti: salvo l’inizio della stagione, periodo in cui tutte le squadre sono alla ricerca della migliore condizione atletica, ci sono stati solo alcuni casi sporadici, dovuti a circostanze particolari – vedi Milan-Bologna successiva al ritiro punitivo di fine stagione – oppure all’andamento di singoli match, in cui la squadra ha fornito prestazioni non in linea con il resto del Campionato.

Confronto tra km ad alta intensità percorsi dal Milan (blu) e dalle dirette avversarie (arancione)

Dunque, tra i compiti di Giampaolo e del suo staff, ci sarà anche quello di provare ad ottimizzare le prestazioni atletiche del Milan. Monitorare ed analizzare le performance non tanto per vincere la singola partita, sarebbe impossibile. Farlo invece per ottenere risultati a lungo termine: massimizzare ed ottimizzare gli sforzi ad alta intensità, paradossalmente, può anche essere la chiave per spendere meno energie, fisiche e mentali, per ridurre il numero di infortuni e per arrivare nelle migliori condizioni possibili alla partita successiva.

Alessandro Molinaro

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Milan, Suso: l’uomo della discordia. Focus atletico

Milan, Suso: l’uomo della discordia. Focus atletico

MILAN, SUSO – Nel corso di una stagione sportiva, i temi di dibattito e di confronto tra tifosi, sono tanti e riguardano i più disparati argomenti. È il bello del calcio: confrontarsi, nel rispetto delle opinioni altrui, sapendo che nessuno ha la verità in tasca. Non potrebbe essere altrimenti, in uno sport tanto semplice quanto eclettico come il calcio.

La stagione 2018-2019 volge al termine. Ufficialmente si chiude il 30 giugno, ma si sa, all’indomani dell’ultimo match di campionato, mente ed occhi di tutti sono già proiettati al futuro. Ecco quindi che il calciomercato diventa il protagonista indiscusso, tra desideri di colpi ad effetto in entrata e discussioni su chi, tra i calciatori presenti in rosa, dev’essere il punto di partenza per costruire la squadra per l’anno successivo.

C’è un calciatore che più di tutti divide il popolo del Milan: ha il numero 8 sulle spalle e la sua seconda casa, quest’anno, è stata la fascia destra del campo di San Siro. Specialità: rientrare sul mancino e cercare la sua “mattonella” per calciare in porta o per trovare la testa di un compagno al centro dell’area di rigore.

Oggi, la maggior parte dei tifosi rossoneri sembra schierata: Suso non può far parte del Milan del futuro.
Qualcuno adduce come motivo il calcio di Giampaolo: il nuovo allenatore, infatti, negli ultimi anni ha sempre schierato le sue squadre con il modulo 4-3-1-2, poco spazio, dunque, per un “esterno naturale” come lo spagnolo. Le virgolette sono d’obbligo, qualche anno fa, infatti, si faceva il discorso opposto, considerando Suso un “trequartista naturale”, inadatto al ruolo di esterno d’attacco. Forse la chiave è nel mezzo: può interpretare entrambi i ruoli, tantissimo dipende dai compiti che gli vengono affidati e quindi da chi siede in panchina. Altri invece, considerano Suso il più sacrificabile sul mercato: una cessione che può generare plusvalenza, con tutte le conseguenze del caso. Dall’altro lato del fiume rossonero, invece, c’è chi difende a spada tratta il numero 8 del Milan, ricordando, numeri alla mano, le innumerevoli partite risolte dal suo mancino.

Punti di vista. È bene però tornare all’incipit dell’articolo: non esiste una verità assoluta. È innegabile che, in questi ultimi anni, Suso abbia rivestito un ruolo importante nel Milan. È allo stesso tempo lapalissiano come, in alcuni momenti della stagione, la sua posizione in campo abbia rappresentato più un peso che una risorsa per il gioco dei rossoneri.

Analizzando le prestazioni atletiche fornite dallo spagnolo nel corso di questa stagione, si ha la netta sensazione che, anche nei momenti di buio, il suo problema non sia mai stato di natura fisica. A cavallo tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, Suso ha sofferto di un affaticamento muscolare nella zona adduttoria della coscia, che lo ha costretto a saltare la sfida di Supercoppa Italiana a Gedda contro la Juventus. In meno di due settimane, ha pienamente recuperato dall’infortunio, che non ha influenzato in alcun modo il resto del campionato.

Per provare ad approfondire le performance del numero 8, è bene chiarire un aspetto: da un calciatore come Suso non ci si aspettano certo tanti chilometri percorsi. Ci si aspetta invece che, in percentuale, i chilometri percorsi ad alta intensità siano una buona fetta dei percorsi in totale. Per il ruolo che riveste e per la sua natura, è un calciatore che dovrebbe fare la differenza nel cambio di passo, sia senza palla che, soprattutto, quando si trova ad affrontare un avversario con il pallone tra i piedi. Fatta questa premessa, sviscerando i dati atletici delle prestazioni di Suso emerge che, in media, i chilometri percorsi ad alta intensità, sono circa il 6% dei km totali.

Nel grafico alcune prestazioni atletiche di Suso: in arancione il totale di km percorsi, in blu la frazione di km percorsi ad alta intensità

Ancora una volta: sono dati che vanno analizzati e contestualizzati, approfonditi ed integrati con altri elementi. In questa sede possiamo limitarci a dire che, nei momenti difficili della sua stagione, il problema di Suso non è stato di natura atletica. Aver corso tanto come chilometri totali, aver “rincorso” e ripiegato tanto in fase difensiva, può aver influenzato la sua lucidità e le sue giocate nella metà campo avversaria? Possibile. La testa, più del fisico, può aver condizionato le sue prestazioni nei momenti difficili? Possibile anche questo.

In conclusione, che sull’argomento Suso ci si trovi da una sponda o dall’altra del fiume, resta la certezza che l’acqua che scorre è rossonera ed unisce i tifosi. È bene ricordarlo in ogni discussione, in ogni parere discordante. Al centro c’è e ci sarà sempre il Milan. Per ciò che riguarda Suso, non ci resta che aspettare. Le prossime settimane ci diranno tanto. Concludiamo però, stavolta si, con la speranza di avere una certezza: se Giampaolo dovesse decidere di puntare sul numero 8, qualunque sia il ruolo che deciderà di fargli interpretare, avrà il pieno sostegno di tutti i tifosi rossoneri. Ci sarà tempo per le valutazioni più disparate e, se necessario, le critiche.

Alessandro Molinaro

Foto: AcMilan.Com

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Calciomercato Milan, Ag. Kramaric: “Con i rossoneri nessun contatto, si trova benissimo all’Hoffenheim”

Calciomercato Milan, Ag. Kramaric: “Con i rossoneri nessun contatto, si trova benissimo all’Hoffenheim”

CALCIOMERCATO MILAN, AG. KRAMARIC – Impazzano i nomi dei papabili nuovi acquisti rossoneri, oggi sui media, in particolare quelli tedeschi, si parla di Andrej Kramaric. La redazione di Radio Rossonera ha contattato in esclusiva il suo agente Vincenzo Cavaliere. Ecco le sue risposte:

Partiamo dalla stagione di Kramaric: 37 partite, 22 goal. Annata da incorniciare?

Andrej è oramai alla terza stagione e mezzo da incorniciare, considerando che ha portato l’Hoffenheim alla salvezza con 8 gol dal penultimo posto. Li ha portati per la prima e seconda volta nella storia del Club in Europa League ed in Champions e quest’anno, non riuscendoci, ha comunque fatto una marea di gol e assist“.

Andrej è una seconda punta dai grandi numeri e dal grande movimento. Si sposerebbe bene con una prima punta come Piatek?

Andrej è una punta di grande movimento. Può giocare da falso 9, da seconda punta e dietro le punte. È un giocatore straordinario e completo. Non lo dico io, ma i numeri, i gol, gli assist, l’aver portato la Croazia ai mondiali con lo spareggio e l’aver fatto una parte di storia dell’Hoffenheim diventando il suo bomber più prolifico. Credo che qualsiasi punta abbia piacere di giocare con un giocatore del genere“.

Abbiamo letto che Andrej si trova molto bene all’Hoffenheim ma di fronte ad una chiamata di Boban potrebbe prender in considerazione l’ipotesi Milan, anche eventualmente senza Europa League?

Andrej si trova benissimo all’Hoffenheim che è un grande club“.

Questo contatto col Milan c’è già stato? È un qualcosa che potrebbe concretizzarsi?

Non c’è alcun contatto“.

Immagine articolo tratta da: novantesimo.com

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Milan, Rade Krunic: alla scoperta del primo acquisto rossonero. Focus atletico

Milan, Rade Krunic: alla scoperta del primo acquisto rossonero. Focus atletico

MILAN, RADE KRUNIC – Il 22 febbraio, al termine di una convincente vittoria del Milan contro l’Empoli, Rade Krunic lasciava il terreno di San Siro per l’ultima volta. Non sapeva che, la volta successiva, avrebbe messo piede in quello stadio con una nuova, gloriosa, maglia a strisce verticali rossonere: la maglia del Milan.

Versatilità e duttilità. Sono queste le parole che, in questi ultimi giorni, sono state scritte e pronunciate sul conto di Krunic. Un centrocampista eclettico. Per qualcuno, l’ex numero 33 dell’Empoli rappresenta un chiaro indizio sul prossimo allenatore che siederà sulla panchina del Milan. Marco Giampaolo infatti, è stato il primo allenatore di Krunic in Italia, durante la stagione 2015/2016. Qualcun’altro invece, afferma che il suo approdo al Milan sia il primo marchio di Zvonimir Boban sul nuovo corso rossonero. Imoschi, città natale di Zvone, dista poco più di 200 km da Foca, patria del primo acquisto (in attesa di ufficialità…) di questa sessione di calciomercato del Milan. Suggestioni.

Il destino, a volte, è beffardo: Rade Krunic, se non fosse stato infortunato, avrebbe potuto disputare la sua ultima partita con la maglia dell’Empoli proprio a San Siro, il 26 maggio, contro l’Inter. Partita fondamentale tanto per la corsa Champions, quanto per la lotta salvezza. Chissà se qualcosa sarebbe cambiato.

Ciò che invece è inconfutabile, sono le prestazioni fornite nel corso di questa stagione dal centrocampista bosniaco. I dati, ancora una volta, dicono tanto. Nelle trentatré partite in cui è sceso in campo, è stato utilizzato quasi sempre come mezz’ala in un centrocampo a tre: sedici volte sul lato destro del campo, tredici volte come mezz’ala sinistra. Nelle restanti quattro sfide, ha agito come trequartista in un 4-3-2-1. Versatilità, appunto.

Analizzando i dati atletici della stagione appena conclusa, saltano all’occhio due aspetti interessanti: il primo è che, in una stagione che ha visto l’avvicendamento di Andreazzoli e Iachini, le prestazioni di Krunic si sono mantenute stabilmente positive; il secondo dato, significativo anche questo, è che nonostante la retrocessione dell’Empoli, le performance del suo centrocampista, hanno poco da invidiare a quelle di calciatori di squadre di alta classifica: Krunic, ad esempio, è stato tra i migliori creatori di occasioni da gol in questa stagione e tra i primi quattro centrocampisti della Serie A ad aver preso parte attiva ad almeno dodici reti (cinque gol, sette assist).

Tra le armi a disposizione del futuro calciatore rossonero, ci sono senz’altro inserimento senza palla e capacità di ribaltare l’azione palla al piede. Sugli schermi di tanti tifosi rossoneri, è in riproduzione in queste ore il coast to coast con cui ha aperto la sfida casalinga contro il Sassuolo. I dati confermano queste sensazioni: quando ha giocato mezz’ala, Krunic ha sempre fornito prestazioni atletiche maiuscole, correndo stabilmente circa 1 km ad alta intensità in ogni partita. È un dato da analizzare, ma è certamente figlio delle caratteristiche appena descritte: sia con la palla, che senza, è un calciatore in grado di cambiare passo ed offrire soluzioni ai compagni.

Infine, c’è un dato particolare: in fase difensiva, le prestazioni di Krunic sono simili a quelle fornite da Kessiè per ciò che concerne contrasti ed intercetti; confrontando invece occasioni create ed ultimi passaggi pericolosi, in fase offensiva, le cifre di Krunic sono paragonabili a quelle di Hakan Calhanoglu. Di nuovo, dunque, la duttilità di questo centrocampista: quantità e qualità al servizio del Milan, con la possibilità di avere, finalmente, delle alternative all’altezza dei titolari.

Si tratta solo di dati, ovviamente. È chiaro che un palcoscenico come San Siro è un banco di prova da far tremare le gambe a chiunque. Le premesse perché possa trattarsi di un matrimonio felice, però, ci sono tutte. Di certo, per Rade Krunic, entrare a San Siro con la maglia rossonera sarà tutta un’altra storia, tutta da sognare, tutta da scrivere.

Foto Krunic tratta da: footballnews24

Alessandro Molinaro

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Milan, Franck Kessiè: la legge di “Krenk”. Focus atletico

Milan, Franck Kessiè: la legge di “Krenk”. Focus atletico

MILAN, FRANCK KESSIÈ – Costa d’Avorio, distretto di Goh-Djiboua, dipartimento di Gagnoa: Ouragahio. Una città di 36.364 anime, che il 19 dicembre 1996 vedeva la nascita di Franck Yannick Kessiè. Sì, non sono passati nemmeno 23 anni. Solo 22 anni e mezzo.

Eppure, Franck è già alla fine della sua seconda stagione in maglia rossonera, la terza in Serie A. È un dato notevole. Ma è forse ancor più significativo il fatto che, nelle 38 partite di campionato di quest’anno, Kessiè si è accomodato in panchina solo una volta. Era la 29esima giornata, infelice trasferta di Genova contro la Sampdoria, e, vuoi per il ritorno tardivo dalle partite con la Costa d’Avorio, vuoi per la querelle del derby con Lucas Biglia, è stata l’unica volta in cui mister Gattuso ha deciso, per sua scelta, di rinunciare alla sostanza di Franck in mezzo al campo.

3022’ sui 3420’ totali. Questo il dato, impressionante, dei minuti giocati dal numero 79 in questa Serie A. Quattro le partite, in totale, in cui il Milan ha dovuto rinunciare a lui. Solo 4 i punti raccolti sui 12 disponibili.

Addentrarsi nei dati atletici di Franck Kessiè, è qualcosa che fa brillare gli occhi dei preparatori atletici. Ancora una volta è importante ribadirlo: non sono i chilometri totali percorsi a rendere straordinario il rendimento di questo calciatore. Quelli – ed è bene ribadirlo una volta per tutte – hanno un valore decisamente limitato nel mondo del calcio di oggi. Ciò che invece fa la differenza, all’interno dei 90 minuti e nel corso di un’intera stagione, sono i chilometri percorsi ad alta intensità.

Ci sono alcuni calciatori, come Messi o Salah, o ancora Federico Chiesa, per restare nella nostra Serie A, che percorrono pochi chilometri in totale rispetto ai compagni di squadra. Tuttavia, nella casella dei km percorsi ad alta intensità, sono stabilmente tra i primi della classe. E nessuno mai, ad un calciatore come Lionel Messi, chiederà di correre di più. Inutile spiegare il perché.

Di Kessiè si dice spesso che con i piedi non sia “educato”, eppure sfido chiunque a trovare un centrocampista più preciso, nei passaggi e nei tiri in porta, che percorra i suoi stessi km ad alta intensità nell’arco di una stagione. In giro per l’Europa si contano sulle dita di una mano e sono capitanati da un ragazzo del 1991 che porta la maglia del Manchester City con il numero 17 sulle spalle: Kevin De Bruyne.

Ma torniamo al nostro numero 79: nelle 32 partite in cui ha disputato tutti i 90’, Franck è stato sempre tra i primi 3 rossoneri per km percorsi ad alta intensità. È incredibile, ma è solo il primo tra i dati pazzeschi della sua stagione. Nella metà delle 32 partite, è stato il calciatore del Milan a percorre più km ad alta intensità. Innumerevoli le volte in cui è stato anche il migliore del match, in quanto a dati atletici.


Ciò che rende ancor più significativi questi dati, è il fatto che, spesso, siano conseguenza di secondi tempi nettamente migliori dei primi. Questo significa che, quando le energie degli altri 21 in campo iniziano ad andare sul rosso, Franck scopre di avere un serbatoio di riserva dal quale attingere. Ed ecco che lo si vede ripiegare in fase difensiva, portar palla e ribaltare il fronte quando le squadre sono ormai spaccate, difendere palla come un centravanti di provincia, quando ce n’è bisogno.

Il Milan, si sa, nel corso della sua storia ultracentenaria, ha avuto centrocampisti invidiati da tutto il mondo. Gente capace di dare del tu al pallone come pochi altri. Calciatori tecnici in grado di disegnare calcio. Oggi, il calcio è in rapida evoluzione e sono poche le squadre che possono permettersi di non avere giocatori “di quantità”.

Io, oggi, in questo Milan, farei davvero fatica a fare a meno di un calciatore come Frank Kessiè in mezzo al campo.
E chissà che, vista la sua giovane età e gli enormi margini di miglioramento che ha, tra qualche anno non potremo ritrovarci in rosa un calciatore in grado di abbinare qualità alla quantità. Si tratterebbe di un unicum in Europa, una pietra preziosa grezza resa gioiello: la chiameremo Krenk.

Photo Credits: AcMilan.com

Alessandro Molinaro

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Milan Highlights (rubrica): goal, partita, eroe e stella del mese di maggio

Milan Highlights (rubrica): goal, partita, eroe e stella del mese di maggio

MILAN HIGHLIGHTS – Nuovo appuntamento con “Milan Highlights” la rubrica di Radio Rossonera che ripercorre gli avvenimenti principali del mese appena conclusosi. Come sempre dedichiamo i nostri piccoli focus a: goal del mese, partita della svolta, l’eroe che non ti aspetti e la stella del mese.

Il goal del mese: SUSO VS FROSINONE

Il goal del mese del maggio rossonero decidiamo di assegnarlo a Suso, autore della rete su punizione per il 2-0 in casa contro il Frosinone. Il mancino dell’esterno spagnolo non lascia scampo a Bardi e permette al Milan di chiudere l’ultima in casa con una vittoria, con la dedica finale ad Abate, che esce osannato da compagni e tifosi per l’addio ai colori rossoneri.

La partita della svolta: MILAN-BOLOGNA 2-1

Dopo le terribili prestazioni del mese di Aprile, arrivano 3 ottimi punti in casa contro il Bologna, nonostante un’altra gara sicuramente non all’altezza. In questa partita succede di tutto: accesa discussione tra Gattuso e Bakayoko per il comportamento del centrocampista in fase di riscaldamento, più un’espulsione di Paquetà nel secondo tempo che lascia molte discussioni. Il Milan riesce comunque a portare a casa la vittoria grazie alle reti di Suso e di Borini.

L’eroe che non ti aspetti: BORINI

Per l’eroe che non ti aspetti del mese di maggio decidiamo di premiare Fabio Borini: contro il Bologna porta la squadra sul 2-0, mentre a Firenze nella vittoria contro la Fiorentina, disputa una gara di grande umiltà e sacrificio. Nonostante le non eccelse abilità tecniche, è sempre l’ultimo a mollare, uscendo sanguinante in entrambe le gare.

La stella del mese: CALHANOGLU

Nella posizione di mezzala il turco rende decisamente di più, molto buone nel complesso le sue prestazioni: grazie alla sua rete il Milan espugna il campo di Firenze e inoltre mette anche il suo sigillo nell’ultima vittoria di campionato contro la Spal. In questa posizione, se resterà in rossonero, sarà quasi sicuramente schierato anche dal prossimo allenatore del Milan, magari in un nuovo modulo con il trequartista, con Paquetà alle spalle di due punte.

Andrea Propato

Posted by Redazione Rossonera on

Esclusiva, Stefano Nava: “Non si può non essere ottimisti per il futuro. Giampaolo è molto migliorato”

Esclusiva, Stefano Nava: “Non si può non essere ottimisti per il futuro. Giampaolo è molto migliorato”

ESCLUSIVA, STEFANO NAVA – All’interno della trasmissione “Lunedìluca” condotta da Luca Serafini su Radio Rossonera, intervista esclusiva all’ex difensore del Milan, Stefano Nava. Qui di seguito, riportiamo le sue dichiarazioni:

Buonasera Stefano, come commenta i 68 punti ottenuti dal Milan in campionato che però non hanno permesso l’ingresso alla prossima Champions League?

68 punti sono tanti ma non sono stati sufficienti. Quel punto che manca rappresenta un solco tra chi è rimasto soddisfatto di quanto fatto in quest’annata e chi no“.

Che ne pensa del “Progetto Giovani” comunicato da Gazidis?

Non c’è dubbio che il Milan abbia una valida base giovane con giocatori già affermati. L’ottimismo non può non accompagnarci in quello che sarà il futuro. Certo è che il progetto giovani deve essere accompagnato da programmazione ed idee“.

Lei che ha lavorato in rossonero accanto a Filippo Inzaghi, può raccontarci quanto è difficile lavorare in una situazione lontana dai fasti di un tempo?

Conosco bene Pippo e ho conosciuto anche i suoi metodi. Nel calcio sono esistite tante situazioni in cui gli allenatori sono dovuti andare incontro a delle difficoltà nonostante i tifosi si aspettano sempre tanto. Spesso molto dipende dalla bravura e dalla personalità dei giocatori; ci sono troppe variabili e non è facile dare una risposta precisa“.

Un commento sulla finale di Champions e sulle due squadre che l’hanno disputata

Il mio pensiero è che nelle grandi squadre bisogna avere solidità. Non bastano 11 giocatori molto forti, per vincere ci vogliono anche delle alternative di primo livello. Quando giocavo io nel Milan, ero in una squadra straordinaria piena di campioni e di alternative: in panchina a quei tempi potevamo permetterci anche palloni d’oro. I nostri risultati derivavano da quello ma anche da società e tecnico molto forti oltre che dallo spirito di competizione che ci contraddistingueva dagli allenamenti alle partite. Quelli di Capello poi furono i primi anni in cui anche in Italia si sentiva già parlare di Turnover“.

Si aspettava la retrocessione della squadra Primavera?

Premetto che non sono stato vicino alla squadra Primavera e posso parlare solo per interpretazione. No, non me l’aspettavo perché in squadra ci sono stati anche ragazzi che ho allenato io e credo avessero le potenzialità di mettere sotto in classifica almeno due squadre“.

Si parla tanto di Giampaolo per il futuro della panchina del Milan, per lei può essere l’uomo giusto?

Difficile al momento trovare un ampio ventaglio di scelte tra gli allenatori disponibili, tra questi pochi però Giampaolo è un allenatore che ho sempre apprezzato fin dai tempi dell’Ascoli. Le pressioni ci sono in tutte le grandi squadre ma su Giampolo posso dire che l’ho trovato sicuramente migliorato nella comunicazione a tutto tondo e le sue competenze tecnico-tattiche sono sicuramente importantissime“.

Photo Credits: AcMilan.Com

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