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José Mauri a Radio Rossonera: “Al Milan è mancata fiducia a lungo termine in giocatori, allenatori e dirigenti. Nessuno conosce il Milan come Paolo Maldini”

José Mauri a Radio Rossonera: “Al Milan è mancata fiducia a lungo termine in giocatori, allenatori e dirigenti. Nessuno conosce il Milan come Paolo Maldini”

JOSÈ MAURI A RADIO ROSSONERA – Nuovo appuntamento con i “Face To Face” di Radio Rossonera. Protagonista del giorno, l’ex centrocampista del Milan, José Mauri. Qui di seguito, un lungo estratto di una gradevolissima chiacchierata a tinte rossonere, e non solo…

Ciao José, innanzitutto come stai? Come sta andando la quarantena in Argentina?

Bene, non mi lamento. Sono a “La Pampa” e sto passando la mia quarantena in campagna”.

Dalla vita milanese a quella argentina dunque

Già, da una metropoli a un paesino di 8000 persone. C’è grande differenza ma per me non c’è alcun problema perché sono molto legato al mio paese e venivo spesso qui per le vacanze“.

Abbiamo visto dei tuoi video su Instagram in cui fai delle belle giocate

Sì, sono le classiche cose che fai quando non hai nulla da fare (sorride, ndr)“.

Com’è la situazione relativa al Coronavirus in Argentina?

Se non sbaglio ci sono stati 4/5 mila casi in tutta l’Argentina, pochi rispetti all’Italia. È circa 60 giorni che siamo chiusi in casa e qui se ti beccano in giro fuori orario passi una notte in galera“.

Sei riuscito a sentire qualche amico in italia?

Sì riesco. Ho anche un ristorante a Parma insieme ad un mio amico dove si mangia un po’ di tutto ma principalmente pizza, “Un posto al sole” si chiama“.

Come ti sei avvicinato al calcio da bambino?

In un paese in mezzo alla campagna o vai a cavallo o giochi a calcio. Ho un fratello più grande che gioca e io da piccolo volevo diventare come lui“.

Come sei arrivato nella tua prima squadra?

Io giocavo nel mio paese a 600 chilometri da Buenos Aires, i loro talent scout girano per l’Argentina e mi hanno visto giocare quando avevo 10/11 anni. Un paio di anni dopo uno di quelli dell’Argentinos Juniors mi ha parlato della possibilità di andare a giocare in Italia. Così, a marzo 2010 feci il provino per il Parma e nel successivo agosto, all’età di 14 anni, mi trasferì in Italia“.

Com’è stato passare dall’Argentina all’Italia a quel tempo?

Andare via di casa e farlo per andare dall’altra parte del mondo non è semplice, è stata dura“.

Hai sempre creduto nel tuo sogno da calciatore?

Diciamo che quando a 16 anni ho vinto il campionato italiano con gli allievi del Parma ho iniziato a credere di potercela fare davvero. Successivamente feci il ritiro con la prima squadra e ho pensato che impegnandomi con tutto me stesso ce l’avrei fatta. Ho avuto la fortuna di avere Donadoni come allenatori e molti grandi compagni di squadra che mi hanno sempre fatto sentire uno di loro”.

Che ricordi hai di mister Donadoni come persona?

Come persona vale 10. Non sono mai entrato nel suo ufficio e praticamente non ci ho mai parlato ma mi bastava guardarlo per capire se avevo fatto bene o male, un po’ come mio padre quando ero piccolo. Il mister mi ha sempre mostrato fiducia facendomi giocare. Il suo secondo all’epoca era Luca Gotti, un fenomeno, era lui che si avvicinava a me e mi spiegava cosa dovevo fare in campo“.

Ti piacerebbe ritornare in Italia?

Sì, ho vissuto lì 9 anni e ho fatto un po’ di fatica ad abituarmi nuovamente ai ritmi di vita qui in Argentina“.

Hai giocato con Cassano a Parma, che tipo era?

Tanta roba! Tecnicamente il più forte con cui io abbia mai giocato. Riusciva a farti dei passaggi impensabili tant’è che durante un allenamento lui mi richiamò col sorriso per dirmi di dargli la palla anche quando era marcato ed in effetti non la perdeva mai“.

Tra i tanti compagni avuti al Milan, puoi raccontarci un aneddoto su un singolo?

Dormivo nella stanza a fianco di Gigio Donnarumma ed era lui a svegliarmi al mattino perché spesso io facevo tardi la notte a guardare serie tv. Con lui ho sempre avuto un bellissimo rapporto che non è cambiato da quando arrivò al Milan a quando andai via io. Merita tutti i successi che ha“.

Che ricordi hai del tuo arrivo al Milan nel 2015? Come andò la trattativa?

Mi chiamò Galliani a casa dicendomi che avevano trovato un accordo col mio procuratore“.

Sei arrivato dopo che a Parma stavi facendo benissimo, poi al Milan cos’è successo? Perché ogni volta che hai giocato lo hai fatto bene

Non sono quel tipo di persona che cerca scuse o dà colpa ad altri. Arrivato al Milan ho trovato Mihajlovic che ha giustamente scelto su chi puntare e onestamente avrei fatto le sue stesse scelte. Chiaro però che era difficile fare una partita ogni 3 mesi dove magari sei portato a strafare“.

Mihajlovic, Montella, Gattuso… Puoi descriverci il tuo rapporto con loro?

Onestamente non ho mai creato rapporti particolari con i miei allenatori, non lo facevo neanche al tempo delle giovanili; ho sempre preferito mantenere rapporti di tipo professionale ma ovviamente se avevo qualcosa da dire la dicevo. Gattuso era un mister che si avvicinava sempre e ti parlava, Montella un po’ meno mentre Mihajlovic direi una via di mezzo tra i due. Gattuso era sia un compagno che un allenatore, tant’è che se facevamo un torello ti entrava come fosse un tuo compagno; potevi dargli tranquillamente del tu e con lui i giorni passavano piacevolmente. Peccato per com’è finita quella stagione, non siamo riusciti a fare quel salto in più nelle grandi partite“.

In quel gruppo chi sentivi più vicino a te?

Oltre a Gigio direi Romagnoli, Calhanoglu e Castillejo. Ad ogni modo non ho mai avuto problemi con nessuno. I più simpatici e casinisti? Kessié e Reina“.

Al Milan è arrivato Higuain, cos’è successo secondo te?

Siamo calciatori non macchine. Higuain per me è uno dei primi 5 attaccanti al mondo e forse il problema è che attorno a lui ed alla squadra c’erano aspettative troppo alte che crollavano ogni volta che pareggiavamo una partita“.

Che effetto ti faceva allenarti ed essere osservato da Paolo Maldini?

Devo essere sincero, mi vergognavo un po’: Maldini è stato uno dei difensori migliori della storia del calcio, essere visto da lui è come essere visto da Maradona. Anche essere visto da Leonardo mi faceva una certa impressione“.

Riesci ancora a seguire il Milan?

Sì ma più che seguire il Milan seguo gli amici che giocano nel Milan. Qui vedo poco calcio anche se mi informo vedendo notizie e classifiche“.

Cos’è che non sta funzionando al Milan per te?

Il Milan negli ultimi 5 anni ha investito su giocatori importanti ma non gli ha dato la giusta fiducia e continuità. O compri un campione da 100 milioni oppure un buon giocatore da 20 aspettando che diventi tale. La stessa cosa è accaduta con allenatori e dirigenti; è mancato un vero e proprio progetto a lungo termine. Con Galliani e Berlusconi si parlava di un Milan giovane ed italiano; con i cinesi sono stati comprati 15 nuovi giocatori e infine con l’avvento di Maldini e Leonardo è mancata la continuità e la fiducia nel loro progetto che era ancora diverso”.

Hai vissuto i 3 cambi di proprietà al Milan. Che differenza hai percepito tra le 3 gestioni?

I cinesi non li vedevamo nemmeno, parlavamo con Mirabelli e Fassone; personalmente non avvertivo una società forte come magari lo sono altre. Già con Elliott si percepiva un cambiamento anche grazie all’arrivo di Leonardo e Maldini. Se Maldini ti dice una cosa tu sai che ha ragione perché ha vissuto il Milan per 30 anni; nessuno conosce il Milan meglio di Paolo Maldini“.

Hai qualche rimpianto del periodo trascorso al Milan?

Sì è normale, avrei voluto giocare di più ma non mi sono mai lamentato ne l’ho avuta con qualcuno; ho ancora un grandissimo rapporto con tutto lo staff di Milanello. Io ho sempre dato il massimo, può essere semplicemente che non sono stato all’altezza ma posso sicuramente dire che al Milan si sta troppo bene“.

Ti sarebbe piaciuto giocare con Ibrahimovic?

Certo, Ibra è un fenomeno e porta nello spogliatoio la giusta mentalità; quella mentalità che Gattuso era riuscito a portare e trasmettere al gruppo“.

Come mai alla fine hai deciso di tornare in Argentina? Non c’era la possibilità di rimanere in Italia?

Sì c’era, ho avuto due proposte da due buoni club di Serie A ma ero arrivato a un punto in cui mi mancavano tanto gli affetti che avevo in Argentina. Adesso però ho ricaricato le pile e nel caso sarei pronto a tornare in Italia“.

In Italia si è parlato di Bustos in ottica Milan. Che giocatore è? Può essere pronto secondo te?

Di essere bravo è bravo ma torniamo al discorso che facevo prima: bisognerebbe dargli fiducia, sbagliato pensare che arrivi e faccia subito 30 goal“.

Chi è il tuo idolo di sempre nel calcio?

“Riquelme. Essendo tra l’altro da piccolo tifoso del Boca Juniors e un numero 10”.

Curiosità: a te non ti hanno mai dato un soprannome in Argentina?

Al mio paese no, il mio primo soprannome “Nano” me l’hanno dato al Milan“.

Quali sono i tuoi sogni per il futuro?

Il mio sogno calcistico è quello di poter continuare a giocare a calcio per altri 10 anni contro o per squadre importanti. Il mio sogno nella vita invece è quello di avere un paio di ettari di terra con mucche, cavalli e tanto verde“.

Photo Credits: AcMilan.com

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Scacco Matto – Zona Liedholm: Baresi prima di Sacchi

Scacco Matto – Zona Liedholm: Baresi prima di Sacchi

Del Nils Liedholm allenatore del Milan 1978/79, vincitore dello scudetto della stella, si ricordano tutti. Di contro, forse non molti hanno memoria dello svedese in panchina nel triennio compreso fra il 1984 ed il 1987.

Era, quello, un Milan in difficoltà, alle prese con gli ultimi anni della gestione Farina e con il passaggio al nuovo proprietario Silvio Berlusconi, avvenuto il 20 febbraio 1986.

La squadra ereditata dalla gestione precedente (Castagner – Galbiati) era reduce da un deludente ottavo posto. Col ritorno in panchina di Liddas, la società rossonera procedette ad una vera e propria rivoluzione: nell’estate del 1984   arrivarono Terraneo, Di Bartolomei (fedelissimo del Barone fin dai tempi di Roma) e Virdis, insieme ai due inglesi Wilkins e Hateley. Proprio un gol storico di Attila Hateley consentì al Milan di vincere alla 7° giornata (dopo diverse stagioni) il derby contro i cugini nerazzurri. Il campionato va bene ed i rossoneri vengono condotti da Liedholm fino al 5° posto in classifica, che significa qualificazione alla Coppa UEFA.

Nonostante le casse societarie non siano floride, per il palcoscenico europeo la rosa della stagione successiva viene arricchita dall’acquisto di Paolo Rossi, eroe del Mondiale ’82 sul viale del tramonto. Purtroppo le attese della vigilia non vengono confermate dall’andamento della stagione: in campionato la squadra arriva 7° mentre in Uefa viene sorprendentemente eliminata dai belgi del Waregem dopo la sconfitta per 1-2 patita al ritorno a San Siro. Pablito Rossi chiude l’esperienza in rossonero con appena due reti realizzate, anche se sono quelle importanti che consentono al Milan di pareggiare il derby del 1° dicembre.

La stagione 1986/87 è la prima nella quale il mercato viene fatto da Berlusconi. Arrivano Giovanni Galli, Bonetti, Donadoni, Galderisi e Massaro. La squadra parte bene, Virdis segna a raffica ma, nella primavera 1987, si assiste ad un preoccupante calo. Così, dopo 26 giornate, Liedholm viene esonerato. Al suo posto arriva Fabio Capello, che riesce a conquistare una qualificazione Uefa dopo lo spareggio con la Sampdoria, risolto da Massaro nei tempi supplementari.

Nonostante questo secondo regno del barone non sia stato a livello del primo, non bisogna comunque dimenticare che fu in questo periodo che il Milan cominciò a gettare le basi per quel ‘gioco a zona’ che poi avrebbe implementato Arrigo Sacchi.

A scanso di equivoci, le due ‘zone’ erano diverse. In un capitolo del suo famoso libro La Piramide Rovesciata, il giornalista inglese Jonathan Wilson cita Sacchi affermare che la zona di Liedholm non fosse una ‹‹vera zona››. Il punto sarebbe relativo al fatto che, nella versione di Liedholm, la zona era più orientata all’uomo che allo spazio, come invece sarà con il tecnico di Fusignano.

In termini moderni potremmo definire la zona del Barone Liedholm come una zona orientata sull’uomo. Il solo fatto che la si possa appunto tradurre in linguaggio attuale ci fa capire la modernità di un approccio che, per i tempi, era fortemente innovativo.

L’allenatore svedese aveva già fatto parlare della zona durante il periodo romano a partire dal campionato 1979-80, quando venne sperimentato il cosiddetto ‘doppio libero’, cioè la coppia centrale costituita da Santarini e Turone. I fattori chiave per l’implementazione della zona nella Capitale furono però gli arrivi di Nela e, in particolare, la decisione di spostare Di Bartolomei nella posizione di centrale difensivo. In pratica, con DiBa in difesa e Falcao a centrocampo la Roma aveva a disposizione due registi in grado di cucire il gioco e tessere quella fitta rete di passaggi che caratterizzavano la fase offensiva della compagine di Liedholm.

Il gioco predicato dallo svedese prevedeva infatti una elaborata fase di possesso, alla quale faceva seguire improvvise accelerazioni in avanti.

Inoltre, sfruttando lo strapotere fisico di Vierchowod, Liedholm poteva permettersi di usare appunto Di Bartolomei da secondo centrale e, allo stesso tempo, di avere due terzini di spinta come Nela e Maldera.

Arrivato al Milan lo svedese cercò di replicare quell’impianto di gioco. In difesa c’era Baresi a fungere da registra arretrato, cosa che permise a Liedholm di riproporre di Bartolomei a centrocampo. A fianco di Baresi venne posizionato il giovane Filippo Galli con Paolo Maldini che esordì come esterno (destro) nel 1985/86, totalizzando subito 27 presenze.

A parte la fase offensiva, interessante di quella squadra fu l’applicazione della tattica del fuorigioco. In generale, alla linea arretrata veniva chiesto di alzarsi in occasione di scarichi all’indietro degli avversari, accompagnando la risalita del pallone.

Tuttavia, con gli avversari che attaccavano la profondità, la linea difensiva arretrava fino a fermarsi nel momento in cui gli attaccanti finivano in fuorigioco oltre i giocatori milanisti (all’epoca non esisteva la differenziazione fra attivo e passivo).

Questa applicazione non impediva la rottura della linea e, a volte, la conseguenza di ciò era una difficoltà ad assorbire inserimenti da dietro.

Rispetto a quello che sarà con Sacchi, la linea di Liedholm risulterà a volte piuttosto statica, con gli interpreti che non si muovevano all’unisono.

Detto questo, i primi rudimenti di zona sono arrivati a Milanello con Liddas, in un periodo come detto non facile a livello tecnico.

Michele Tossani

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Gianluca Lapadula a Radio Rossonera: “Milan emozione forte ed indescrivibile, la Supercoppa di Doha fu un orgoglio. Gigio un campione”

Gianluca Lapadula a Radio Rossonera: “Milan emozione forte ed indescrivibile, la Supercoppa di Doha fu un orgoglio. Gigio un campione”

GIANLUCA LAPADULA A RADIO ROSSONERA – Ennesimo appuntamento con i “Face to Face” di Radio Rossonera. Protagonista del giorno è l’ex attaccante del Milan, Gianluca Lapadula. Tanti i temi trattati nel corso dell’intervista che riportiamo nelle righe sottostanti:

Innanzitutto come stai? Come sta andando la quarantena?

Bene. Passo molto tempo in famiglia, la mattina dedico 2 ore agli allenamenti e mi sto scoprendo cuoco“.

Qual è il piatto che hai cucinato che ha riscosso più successo?

Sicuramente gli arrosticini. Ho preparato anche qualche milanese con patate e zucchine. Al momento questo è il mio livello (sorride ndr).

Come passi il tuo tempo libero? Film, serie tv?

In ritiro solitamente riuscivo a vedere 5/6 episodi di una serie ma a casa è un po’ più complicato perché ci sono le bambine. La mattina sono da solo e ho molto tempo che dedico però agli allenamenti“.

Serie tv preferita?

Consiglio Peaky Binders“.

Musica?

Passo un po’ di tempo suonando al pianoforte insieme alle mie bambine. L’amore per il pianoforte me l’ha trasmesso mio padre, lui ci sa fare, suona il sax e la chitarra e ha cantato al mio matrimonio”.

È difficile tenere alta la motivazione allenandoti da solo?

Sicuramente per uno sportivo che ha come obiettivo la partita del weekend non è semplice. Mi auguro che si possa capire a breve ciò che si farà“.

24 giugno 2016 data in cui firmi con il Milan. Come è successo?

A inizio mercato c’era stato un sondaggio del Milan che però non andò avanti. Poi, quando stavo per accordarmi con un’altra squadra, mi ha chiamato il Milan e nel giro di 24 ore chiudemmo il trasferimento. La chiamata del Milan è stata un’emozione forte ed indescrivibile“.

6 novembre 2016, il tuo primo goal in maglia rossonera contro il Palermo. Che ricordi hai?

In quella partita stavo finalmente bene dopo aver avuto qualche problema fisico. Ci tenevo proprio a giocar bene e credo che in quella esultanza sono riuscito a dimostrarlo“.

Com’era il tuo rapporto con mister Montella?

Il mister mi ha sempre dato grande fiducia, ha avuto la pazienza di aspettarmi e per quello lo ringrazierò sempre“.

Che ricordi hai di quella Supercoppa italiana vinta a Doha contro la Juventus?

A Doha fu un’emozione fortissima. Sbagliai il primo rigore ma alla fine fu bellissimo poter festeggiare un trofeo vinto la maglia del Milan. Fu un orgoglio per tutti i giocatori di quell’annata“.

Com’era quel gruppo?

Era un grandissimo gruppo. Avevo ottimi rapporti con tutti specie con Kucka, Antonelli, De Sciglio, Bacca e Romagnoli“.

Cosa mancava a quella squadra per essere grande?

Il Milan che c’è stato è molto difficile da ripetere. Quest’anno vedo una squadra con un’ottima rosa e buone potenzialità, mi auguro che il Milan possa tornare sui livelli che gli competono“.

Qual è il tuo rapporto coi Social?

In questo periodo li ho usati di più essendo sempre a casa anche per mostrare a chi mi segue come mi sto allenando“.

C’è un giocatore con cui hai giocato al Milan che hai sempre pensato fosse veramente forte?

Donnarumma: uno sportivo completo a 360 gradi. Gigio quell’anno fece benissimo e si sta confermando su altissimi livelli. Mi auguro possa diventare un campione“.

Un pensiero sul Milan di oggi

È una squadra che a me piace perché ha tante soluzioni. Spero possa raggiungere i propri obiettivi“.

Molti tifosi del Milan ti ricordano con grande affetto

Questa cosa mi rende davvero orgoglioso. In quella stagione giocai un minutaggio pari a 13 partite facendo 8 goal dando così il mio contributo e mettendo in campo il carattere che mi ha sempre accompagnato“.

Perché è finita con il Milan?

La verità è che avevo offerte da altre società e il Milan non fece nulla per bloccarle come se le appoggiasse. Questa cosa mi ha fatto riflettere ed è una scelta che onestamente rifarei. La cessione del club ha inciso molto e mi sono trovato a riflettere su quale fosse per me la scelta migliore. Io al Milan mi trovavo benissimo, come fosse la mia seconda casa; è stata una scelta ponderata ma difficile“.

Parliamo un po’ della tua carriera. Come sei finito in Slovenia?

Bella domanda! Ero a Parma dove però sono stato anche fuori rosa e quando mi fu proposto questo progetto non mi dispiacque l’idea. Tra l’altro fu una bella annata: feci 14 goal e vincemmo la coppa nazionale“.

Anche a Teramo hai lasciato il segno

Andar lì fu una mia scelta. Mi piacque subito il progetto così come la società. Da lì è iniziato il mio stupendo cammino in Abruzzo“.

C’è stato un momento della tua carriera in cui hai pensato di non riuscire a fare il grande salto?

Onestamente è una cosa a cui non ho mai pensato“.

Come ti trovi a Lecce?

Benissimo. Ho la fortuna di avere per me e la mia famiglia una villa con giardino così le bambine riescono a uscire. In stagione al momento ho fatto 7 goal in campionato e 2 in coppa ma se sarò soddisfatto di come è andata chiaramente potrò dirtelo solo tra qualche giorno nell’attesa di capire quando si potrà tornare a giocare“.

Come ti trovi con mister Liverani e la sua idea di calcio?

Il mister è molto preparato. All’inizio non è stato facile comprendere la sua idea di gioco ma col tempo ci siamo riusciti e ora esprimiamo sul campo quello che vuole“.

Che idea hai di Pippo Falco?

Con lui mi trovo benissimo, è un giocatore dalle grandi qualità così come Barak, Saponara e Mancosu. Abbiamo una bella squadra“.

Quali sono le tue aspettative?

Al momento è difficile rispondere. Mi auguro che si possa riprendere a giocare in sicurezza ma senza avere alcun tipo di privilegio e senza compromettere la prossima annata. Spero venga fatta una scelta nel più breve tempo possibile perché non è semplice non avere una data“.

Quando hai capito che saresti diventato un calciatore?

Non ci ho mai pensato ma da piccolo avevo un’energia e una voglia fuori dal comune. Sono sicuro che questo nella mia vita, oltre che nella mia carriera, ha fatto la differenza. Se vuoi raggiungere un obiettivo devi essere disposto a qualsiasi cosa”.

“La maledizione della 9 del Milan”… Adesso c’è Ibrahimovic a guidare l’attacco anche se con la maglia numero 21. Avresti voluto giocare insieme a lui? La “maledizione” esiste?

Zlatan è uno dei migliori attaccanti al mondo e giocare con lui sarebbe stato un piacere. Per come vivo io lo sport la scaramanzia non esiste“.

3 goal indimenticabili della tua vita da calciatore

Sicuramente il primo è quello fatto col Ravenna contro la Salernitana, il mio primo goal tra i professionisti. In questo momento sceglierne altri due sarebbe difficile, forse anche il primo che ho fatto in Serie A. In ogni caso i goal per un attaccante sono tutti importanti“.

Com’è il tuo rapporto con il Perù?

Ho tanti amici sudamericani e ogni tanto parlo peruviano con mia mamma. Non sono mai stato in Perù ma ci andrei volentieri per conoscere gli zii ed i cugini che ho da parte di mia madre“.

C’è una squadra che ti ha particolarmente colpito in Serie A in questa stagione?

Sì, direi il Sassuolo: grande qualità, idee di gioco e giocatori importanti“.

C’è un giovane calciatore che ti ha colpito quest’anno?

Mi sta piacendo molto Locatelli. Ogni tanto lo sento, avevo un bellissimo rapporto anche con lui“.

C’è un altro Lapadula?

Non saprei, difficile rispondere. Forse Cutrone“.

Infine, ad oggi puoi dire di aver realizzato i tuoi sogni?

Ne ho ancora tantissimi da realizzare ma qualche soddisfazione me la sono sicuramente tolta“.

Photo Credits: AcMilan.com

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Andres Guglielminpietro a Radio Rossonera: “Che emozione quello Scudetto e quel goal contro il Perugia. Bene i giovani ma ci vuole esperienza”

Andres Guglielminpietro a Radio Rossonera: “Che emozione quello Scudetto e quel goal contro il Perugia. Bene i giovani ma ci vuole esperienza”

ANDRES GUGLIELMINPIETRO A RADIO ROSSONERA – Altro appuntamento con i “Face to Face” di Radio Rossonera. Oggi tocca all’ex centrocampista del Milan, Andres Guglielminpietro, uno dei protagonisti dello scudetto del centenario. Qui di seguito un lungo estratto della nostra chiacchierata insieme al nazionale argentino:

Ciao Guly. Innanzitutto come stai? Dove ti trovi?

Io sto bene. Sono in Argentina,chiuso in casa come voi. Qui fortunatamente abbiamo preso in tempo la situazione e chiuso tutto avendo numeri nettamente inferiori all’Italia. Pian Piano però adesso si cercherà di riaprire qualcosa“.

Come stai passando la tua quarantena?

Fortunatamente abito in un appartamento grande e ho un terrazzo dove faccio esercizi infatti ho perso un paio di chili. In casa provo a fare tante cose anche insieme ai miei 3 figli anche se il piccolo di 7 anni sta tutto il tempo davanti alla Playstation mentre io invece non ci gioco perché non sono bravo“.

Mangi più italiano o argentino?

Non sono bravo a cucinare ma durante questa quarantena ho iniziato a preparare qualcosa come gli spaghetti italiano con pomodoro e basilico. Per il resto qui si mangia tanta carne alla griglia“.

Facciamo un salto indietro. Se oggi ripensi al Milan, qual è il primo pensiero che ti viene in mente?

Beh il primo pensiero va sicuramente allo Scudetto vinto. Mio padre ha ancora una foto di quando era a Perugia, considerate che durante quei festeggiamenti lui mi raggiunse negli spogliatoi e mi abbracciò; Ibrahim Ba non sapeva chi fosse e voleva mandarlo via (ride ndr)“.

Quand’è che hai capito che potevi veramente diventare un calciatore?

Io ho sempre giocato a calcio ma non avrei mai immaginato che un giorno avrei giocato nel Milan. Sono andato via da casa a 17 anni e il mio percorso è stato molto difficile“.

Come sei arrivato al Milan?

Feci una grande stagione dove segnai 14 goal. A quel tempo Zaccheroni allenava l’Udinese e mi voleva con lui, poi il mister andò al Milan e mandò qualcuno a visionarmi. Ecco come arrivai al Milan. All’inizio pensavo mi mandassero in prestito ma giocai la mia prima partita in rossonero, presi una traversa e rimasi in panchina per quasi tutto il girone d’andata fino alla partita contro il Perugia. Da quel momento il mister non mi tolse più dal campo. Sono arrivato al Milan in un momento della mia carriera dove in Argentina ero forte e correvo più di tutti; una volta arrivato in Italia mi sono accorto che correvo quanto gli altri e forse meno; ho subito capito che dovevo impegnarmi e migliorare”.

Che ricordo hai di Mister Zaccheroni?

Io al mister voglio tanto bene, ho un grandissimo rispetto per lui. A distanza di tempo riconosco davvero quanto mi ha aiutato“.

Com’era giocare in quel Milan dove in difesa c’era un certo Paolo Maldini?

Ho avuto la fortuna di giocare con Paolo in difesa e davanti campioni del calibro di Weah, Leonardo e Boban. Maldini riusciva a dirti tutto semplicemente con uno sguardo ed era un giocatore che in campo ti aiutava tanto. Ogni tanto io e lui scherziamo, mi ricorda che effettivamente abbiamo vinto insieme uno Scudetto“.

Ti ricordi le emozioni del tuo esordio a San Siro e quelle del tuo primo goal contro il Perugia?

Assolutamente, mi ricordo tutto! Il mio primo goal a San Siro è stato incredibile ma anche la prima volta che sono sceso in campo lì è stata fantastica, guardavi all’insù e quella vista non finiva mai. Ricordo che quando ho segnato la prima persona che ho abbracciato è stata Ayala. L’altro giorno sistemavo casa e ho ritrovato la maglietta del Milan che mi era rimasta, bellissimi ricordi“.

Prima di quelle famose ultime 7 partite mister Zaccheroni disse che le avreste vinte tutte. Puoi spiegarci?

Confermo. Nonostante eravamo a -7 dalla Lazio avevamo capito il modo di giocare per vincere. Al termine della vittoria contro l’Empoli alla penultima giornata ricordo che abbiamo visto la fine di Fiorentina-Lazio nella tv degli spogliatoi. Ricordo ancora l’urlo di gioia di Albertini nel momento in cui finì quella partita. Leonardo quando andammo a Perugia mi disse: “Stai tranquillo, domani si vince“.

Arriva il giorno di Perugia-Milan, segni di nuovo. Cosa hai provato?

Ogni volta che riguardo quel goal mi emoziono. Una volta ho riguardato anche tutta la partita e mi sono sopreso di quanto ho corso. Un ricordo bellissimo, straordinario. Ricordo anche la parata incredibile di Abbiati, una parata che ha fermato il cuore a tutti. Al nostro ritorno siamo usciti tutti insieme e abbiamo festeggiato tantissimo. Quello fu uno Scudetto davvero inaspettato“.

Secondo te quel gruppo aveva un segreto? Quale?

Direi l’esperienza. In quegli anni lì il Milan aveva grandissimi campioni“.

A quei tempi con chi eri più amico?

Con Leonardo molto. Avevo anche un grandissimo rapporto con Gattuso che abitava sopra di me, un rapporto che è rimasto perché ogni tanto ci sentiamo, Rino era fortissimo: un ragazzo in gamba e con la testa sulle spalle. Anche con Cruz e Dida ho avuto un bellissimo rapporto, per non parlare di Bierhoff o Helveg con il quale ogni tanto siamo andati insieme a giocare qualche partita”.

Leonardo o Boban? Chi era più forte?

Non saprei, erano diversi come giocatori; fortissimi entrambi. Certo il mister era in difficoltà perché solitamente tra tutti e due ne mandava in campo solo uno perché Bierhoff e Weah giocavano sempre“.

Entrambi sono tornati al Milan ma è finita… te l’aspettavi?

Aspettarmelo no, ma sia Leonardo che Boban sono due persone molto dirette con cui è difficile mediare; hanno una grande personalità“.

In dirigenza è rimasto Paolo Maldini. Secondo te il Milan deve andare avanti con lui?

Secondo me sì, non ho alcun dubbio. Il Milan in questo momento per me deve investire. Bene i giovani ma bisogna investire anche sui giocatori d’esperienza. Penso all’Inter che compra Lukaku a 80 milioni di euro mentre il Milan spende 80 milioni per tutto il mercato; chiaramente c’è una differenza. Tutte le squadre di oggi investono grandi somme di denaro, il calcio è cambiato“.

Riesci a seguire e vedere il Milan?

Sì, ho visto anche il derby. Un grandissimo primo tempo ma poi è cambiato tutto; sorprendente, ma il calcio è così“.

Al Milan è ritornato Zlatan Ibrahimovic. Lo riconfermeresti per la prossima stagione?

Ibrahimovic è fortissimo anche a 39 anni e ha un grandissimo carattere. Se è riuscito a trasmettere il suo carattere alla squadra allora bisogna andare avanti con lui. Inoltre, insieme a lui possono crescere Leao e tanti altri“.

Che ne pensi di Theo Hernandez? Altri giocatori del Milan di oggi che ti piacciono?

È un ottimo terzino, rispetto a me difende meglio ma io nascevo come attaccante. In questo Milan ci sono tanti giocatori forti ma bisogna comprare i campioni e con quelli comporre lo scheletro di squadra“.

Su Musacchio

Lo conosco bene perché l’ho allenato ai tempi del River Plate. Sa fare delle grandi partite ma, come dicevo prima, un gruppo di campioni potrebbe aiutarlo come i campioni hanno aiutato me“.

Chi era il più casinista di quel gruppo in cui hai giocato?

Direi Ibrahim Ba. Ora è molto più tranquillo ma in quel periodo lì era scatenato (sorride ndr). Anche Sebastiano Rossi era un bel personaggio anche all’interno dello spogliatoio. Il nostro spogliatoio aveva un’impronta ben precisa“.

Ti rendi conto che hai lasciato un’impronta nella storia del Milan?

“Un’impronta non lo so ma mi sono reso conto di quanto i tifosi del Milan mi vogliano ancora bene”.

Su Galliani e Braida

Galliani con me è stato sempre gentilissimo. Poco tempo fa gli ho scritto e mi ha risposto subito. Braida mi ha preso con sé come un figlio. Ho grandissimi ricordi per entrambi. Galliani alla fine di un derby pareggiato mi disse: “Qui tu hai vinto uno Scudetto, questa sarà sempre casa tua”.

Sul suo rapporto con l’Italia

Sono molto legato all’Italia, di solito vengo 2/3 volte l’anno. A Milano sono sempre a mio agio, semmai dovessi andar via dall’Argentina non avrei dubbi su dove vorrei vivere“.

Photo Credits: AcMilan.com

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Danilo Gallinari a Radio Rossonera: “Il Milan tornerà in alto. Maldini il mio milanista di sempre, Ibrahimovic ha portato leadership”

Danilo Gallinari a Radio Rossonera: “Il Milan tornerà in alto. Maldini il mio milanista di sempre, Ibrahimovic ha portato leadership”

DANILO GALLINARI A RADIO ROSSONERA – Altro imperdibile appuntamento con i “Face to Face” di Radio Rossonera. Oggi tralasciamo il mondo del calcio per addentrarci in quello della “palla a spicchi” in compagnia del nazionale italiano di basket, e grande tifoso del Milan, Danilo Gallinari. Qui di seguito gli estratti principali della lunga chiacchierata fatta ai nostri microfoni:

Ciao Danilo! Innanzitutto come stai? Come sta andando la tua quarantena?

Sto bene. La quarantena è tosta ma fortunatamente non la vivo da solo, cerco di impegnare le mie giornate in qualche modo. Se penso a tornare in Italia? Sì spero sia possibile tornarci in estate“.

Quali sono i tuoi passatempi?

Durante il giorno mi dedico ad allenamenti e work out poi cucino e alla sera guardo serie tv ma non più di tante. A proposito ho appena finito di vedere Unorthodox una bella serie uscita da poco. Musica? Sì, specialmente durante i work out che faccio in diretta live insieme a mio fratello che sta a Denver; la musica la sceglie lui. Abbiamo 9 anni di differenza, lui preferisce Hip Hop moderno io invece sono vecchia scuola perché preferisco Jay Z e 50 cent“.

Tra i tuoi passatempi ci sono anche i videogiochi?

In realtà sono cresciuto senza giocarci quindi anche adesso li uso poco. Al massimo sono capace di giocare a Mario Kart o Fifa”.

Come vanno le cose a Oklahoma, come hai preso il passaggio dai Clippers? Ti sei sentito tradito o fa parte del gioco?

Fa parte del gioco, è una cosa normale essere mossi come delle pedine: può capitare quando meno te l’aspetti“.

Parliamo un po’ di Nba. Che effetto ti ha fatto avere vicino uno come Mark D’Antoni?

Lui mi ha aiutato tanto, anche solo per il fatto che parlavamo in italiano. Aveva giocato tanti anni in Europa insieme a mio papà e grazie alla sua presenza il mio passaggio in Nba è stato più semplice“.

Com’è stato lavorare con due grandi coach come Karl e Rivers? Quali le differenze e le similitudini tra i due?

Con Karl ci allenavamo di più, in campo si correva come sprinter. Con Doc sviluppavamo un gioco più lento a metà campo. Entrambi però sono allenatori vincenti abituati a lavorare su particolari che devono diventare abitudini nella chimica di una squadra“.

Chris Paul è il compagno più forte con cui hai mai giocato?

Probabilmente sì, è ancora fortissimo. Un ragazzo super e simpatico; un leader positivo dentro e fuori dal campo“.

Pensi di chiudere la carriera tornando a casa in Italia?

Mi piacerebbe. Il futuro è ancora lontano ma mi piacerebbe chiudere la carriera dove l’ho cominciata. Ad ogni modo vorrei star qua ancora per qualche anno“.

Chi è il tuo idolo?

Michael Jordan!“.

Esistono amicizia e riconoscenza nel basket?

Assolutamente sì. Non è detto però che quando c’è riconoscenza c’è anche amicizia. In un ambiente competitivo come il basket c’è molta riconoscenza ma ogni tanto anche qualche vera amicizia“.

Ti senti pronto per competere per il titolo Nba oppure al momento stai bene lì ad Oklahoma?

Stavamo lottando per il quarto posto e se riesci ad arrivare lì poi può succedere di tutto. Chiaro che l’obiettivo di ogni giocatore è sempre quello di vincere“.

C’è stato un momento in cui hai pensato di avercela fatta?

No e non lo penso neanche adesso. Penso a quello che disse Kareem Abdul-Jabbar a 35 anni: “Vado in palestra tutti i giorni perché devo ancora migliorare molto”. Ho ancora tanti obiettivi da raggiungere e ostacoli da superare quindi è una cosa alla quale non ho mai pensato”.

Passiamo al calcio. Ibrahimovic a 39 anni ha deciso di tornare al Milan

Ibrahimovic è un numero 1. Sono un suo fan anche perché l’ultimo Scudetto l’abbiamo vinto insieme a lui. Credo che dal suo ritorno al Milan le cose siano cambiate: ha portato la leadership che serviva“.

Come sei diventato milanista?

Mio papà e mio fratello sono interisti e ciò ci ha portato a vivere qualche momento di tensione in famiglia (ride, ndr). Gli ultimi derby li abbiamo visti sempre insieme tutti e 3 e li abbiamo sempre persi“.

Tu hai mai giocato a calcio? In che ruolo?

Sì quando andavo in oratorio insieme ai miei amici oppure anche insieme ai miei compagni di basket quando l’allenatore lo permetteva. Essendo italiano il calcio è nel mio dna. Ho sempre giocato come portiere e difensore centrale, preferisco però fare il difensore“.

Che tu sappia c’è qualche grande milanista in Nba?

Sì, Patrick Beverley con cui ho giocato a Los Angeles. Un giorno si presentò in palestra con la maglia del Milan e allora io tramite il Milan stesso che ringrazio gli ho regalato una maglia personalizzata“.

Come viene percepito il calcio in Nba? Interessa?

Sì, è un interesse che è cresciuto molto negli ultimi anni. In molti conoscono i giocatori giocando a Fifa“.

In Nba c’era un altro grande milanista, Kobe Bryant. Hai voglio di raccontarci qualche tuo ricordo?

Quando è uscita la notizia della sua scomparsa non ci volevo credere. Cerchi di convincerti che non sia vero poi dopo qualche ora me ne sono resto conto come tutti: momento tosto davvero! Se ho mai parlato con lui di Milan? Sì, lui è stato più volte a Milanello e abbiamo parlato della gestione del campo, degli allenamenti e delle strutture. il nostro primo incontro? Bello ed emozionante, anche lui è stato un mio idolo; già sapere che conosceva il mio nome è stato fantastico. Mi regalò un paio di scarpe firmate da lui che custodisco tuttora nella mia sala trofei”.

La tua top 3 delle partite indimenticabili del Milan?

Difficile ma ci provo. La prima che mi viene in mente è “La partita perfetta”, il 3-0 contro il Manchester! Ho ancora in mente il suono costante della Curva che ha cantato a squarciagola per tutta la partita, io ero in tribuna rossa. A completare il podio direi le 2 finali di Champions League vinte più recenti“.

Il tuo milanista preferito di sempre?

“Paolo, il capitano! Poi anche Kakà che ho conosciuto e incontrato in America. Ad ogni modo Maldini resta il mio preferito”.

Quindi avanti con Maldini in dirigenza?

Assolutamente sì

Questione Boban. Te l’aspettavi un suo addio?

Ho vissuto la cosa da semplice spettatore e dunque è difficile avere un’opinione precisa. Dico solo che è sempre bello vedere persone come Boban e Maldini che dopo esser stati grandi calciatori diventano grandi manager. Per Boban mi è dispiaciuto ma vorrei che Maldini potesse continuare in quest’avventura“.

Che effetto ti fa vedere oggi un Milan non vincente?

Un misto di dispiacere e arrabbiatura. Ad ogni modo nella storia di ogni club ci sono sempre dei momenti difficili in cui non si vince, il Milan tornerà in alto. Quest’anno sono riuscito a vedere qualche partita anche se con la differenza d’orario diventa complicato perché la maggior parte delle volte mi alleno“.

C’è qualche giocatore che ti piace nel Milan di oggi?

Sì. Inizio da Gigio che ha fatto un’ottima stagione: è un leader da tenere assolutamente. Continuo con Romagnoli che ha dimostrato di saper far bene il capitano. Cito anche Theo Hernandez, giocatore talentuoso, e Kessié“.

Hai qualche rapporto d’amicizia con i giocatori del Milan?

I giocatori attuali li ho conosciuti ma parlare di amicizia è difficile, sono più in contatto con “vecchi”, li ho frequentati di più“.

C’è una squadra Nba che paragoneresti al Milan?

Per storia e numero di titoli vinti direi Lakers o Boston Celtics“.

C’è un giocatore di ogni tempo del Milan che avresti visto bene in Nba per attitudine?

Non saprei ma direi Seedorf per capacità fisiche“.

Nel calcio o nel basket, si può vincere con una squadra composta da soli giovani?

L’esperienza è necessaria per vincere. Una squadra di giovani può vincere ma se nella rosa è presente qualche elemento che porta esperienza e leadership“.

La tua ultima volta a San Siro?

Tra i 17 e i 20 anni andavo spesso allo stadio. La mia ultima partita vista a San Siro è stata Milan-Bologna di 2 anni fa. Solitamente riesco a vedere o la prima o l’ultima partita di campionato“.

Si parla di stadio nuovo, saresti pronto eventualmente a dare l’addio a San Siro?

Prontissimo e non vedo l’ora! Mi sono abituato alla mentalità americana del cambiamento“.

Quanto, e se, l’America ti ha cambiato?

A livello personale non mi ha cambiato ma culturalmente sì“.

In America dove si vive meglio?

Denver! Per anni ho vissuto lì, è la mia seconda casa“.

La tua personale top 11 di sempre del Milan è?

Dida; Maldini, Cafù, Costacurta, Stam; Pirlo, Gattuso, Seedorf; Kakà; Shevchenko, Van Basten“.

Chi è il … dell’Nba?

Gattuso? Patrick Beverley. Ibrahimovic? Kevin Durant. Kakà? Anthony Davies. Pirlo? Chris Paul. Shevchenko? Paul George“.

Photo Credits: AcMilan.com

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Scacco Matto: il 4-2-fantasia di Leonardo

Scacco Matto: il 4-2-fantasia di Leonardo

Per sostituire Carlo Ancelotti, al termine della stagione 2008-09, il Milan decide di affidarsi ad un’altra bandiera rossonera, stavolta più recente, nella figura di Leonardo Nascimento de Araújo.

Per il Milan si tratta di un anno di ripartenza. Il club ha appena salutato il ritiro dall’attività agonistica di Paolo Maldini e la cessione di Kaká al Real Madrid (dopo 6 stagioni in rossonero), oltre al ritorno di Shevchenko al Chelsea. I rinforzi (Klaas-Jan Huntelaar, Oguchi Onyewu, Massimo Oddo e Ignazio Abate) non si riveleranno all’altezza dei partenti. Alla fine, il Milan riuscirà comunque ad arrivare terzo in classifica, anche se a dieci punti dalla Roma seconda e a dodici dall’Inter campione.

A segnare in negativo quell’annata ci sono i rovesci nel derby (0-4) e il crollo col Manchester United in Champions, con 7 reti subite nel doppio confronto degli ottavi. Conclusa la stagione, Leonardo saluta e se ne va, approdando sull’altra sponda dei Navigli esattamente come aveva già fatto Ilario Castagner molti anni prima.

Dal punto di vista tattico quella stagione si segnala però per una novità: il modulo utilizzato dal tecnico brasiliano, il cosiddetto ‘4-2-fantasia’. Dopo un inizio di campionato non facile col 4-3-3 (con 6 punti conquistati in 7 partite) Leonardo decide di varare il nuovo assetto per la partita successiva, in casa contro la Roma. I rossoneri vincono (2-1) e inanellando una serie positiva di risultati, tanto da far pensare ad un certo punto a loro come possibile anti-Inter.

In cosa consisteva esattamente il modulo impostato da l’ex campione del mondo di Usa 94? In pratica, la formazione base prevedeva Dida fra i pali; una linea difensiva a quattro composta (da destra a sinistra) da Abate, Nesta, Thiago Silva e Antonini; centrocampo con Pirlo appaiato ad un interno di sostanza (Gattuso o Ambrosini); Seedorf trequartista dietro Pato, Borriello e Ronaldinho. A questi si aggiunse poi a gennaio David Beckham. In pratica, un 4-2-1-3 o, se si vuole, un 4-2-3-1 fortemente sbilanciato in avanti.

L’idea di base (come ebbe a dire lo stesso Leonardo alcuni anni dopo) era quella di utilizzare tutto il talento offensivo a disposizione, senza dover sacrificare di volta in volta qualcuno fra i vari Ronaldinho, Pato, Pirlo o Seedorf.

All’interno di questo contesto tattico, il Milan schierava Ronaldinho e Pato sulle fasce per dare ampiezza e allargare le maglie della difesa avversaria, lasciando Borriello come riferimento più avanzato. In Pato, Leonardo aveva un laterale abile ad attaccare la profondità mentre, nell’ex Barcellona, trovava un giocatore che amava più ricevere palla sui piedi, anche centralmente. Schierando contemporaneamente due esterni di quel livello, i terzini avversari erano inoltre più preoccupati di contenere che si salire.

Una funzione determinante per la fase offensiva rossonera la svolgeva poi Seedorf. L’olandese veniva utilizzato da unico trequartista (contro i due previsti da Ancelotti la stagione precedente) col compito di smarcarsi dietro il centrocampo avversario, fra difensore ed esterno avversario. Quando riusciva a ricevere palla libero, Seedorf utilizzava il suo bagaglio tecnico e tattico per trovare la giocata giusta, avendo tre riferimenti davanti e potendo anche lui inserirsi in zona gol (saranno 5 le reti realizzate dall’olandese in campionato). Inoltre Seedorf poteva abbassarsi per aiutare la fase di primo possesso della squadra, dando così un’alternativa al Milan quando gli avversari schermavano Pirlo. In fase difensiva invece l’olandese aveva il compito di coprire il metodista avversario o di abbassarsi sulla linea dei centrocampisti, in posizione centrale o più esterna.

Certamente, con una squadra ultra-offensiva esisteva qualche rischio in fase di non possesso (soprattutto in transizione, col rischio di difendere con 7 giocatori soltanto), anche se tutti gli attaccanti cercavano di aiutare e, al termine della stagione, il Milan fu comunque la terza miglior difesa del torneo con 39 reti subite. Di contro, in situazione di contropiede a favore la squadra aveva già tre riferimenti sopra palla da poter sfruttare.

La convinzione del tecnico rossonero era che i vantaggi di un tale atteggiamento superassero gli svantaggi, motivando nuovamente una squadra composta da giocatori che in carriera avevano già vinto praticamente tutto. Con una squadra così offensiva, alla perenne ricerca del gol, Leonardo riuscì dunque a stimolare i propri giocatori che ora si trovavano a giocare in un undici costruito per segnare un gol più dell’avversario e nel quale la prospettiva era quella che un po’ tutti fossero messi nelle condizioni di arrivare al tiro Non a caso, furono ben dieci i giocatori a realizzare almeno una rete in campionato.

Michele Tossani

Immagine Articolo tratta da: AcMilan.com

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Luca Antonini a Radio Rossonera: “Il Milan è fede pura. Ancelotti un padre, Ibrahimovic spero rimanga”

Luca Antonini a Radio Rossonera: “Il Milan è fede pura. Ancelotti un padre, Ibrahimovic spero rimanga”

LUCA ANTONINI A RADIO ROSSONERA – Ennesimo appuntamento con i “Face To Face” di Radio Rossonera. Questa volta tocca all’ex difensore del Milan, Luca Antonini. Qui di seguito le sue dichiarazioni:

Ciao Luca. Innanzitutto come stai, dove sei e come sta andando questa quarantena?

Bene, sono a casa mia in Versilia da inizio marzo. Cerco di aggiornarmi con Wyscout e faccio un po’ di video conferenze. Il modo per riuscire a lavorare si trova sempre“.

E nel tempo libero?

Nell’arco di 24 ore riesco a prendermi qualche ora libera, soprattutto di notte perché dormo poco; vivo su Netflix. Cosa sto vedendo? Ozark anch’io come Nocerino; poi ho finito in una sola notte La Casa Di Carta. Sto guardando anche 21 Thunder che è una serie sul calcio“.

Playstation sì o no?

No, mai giocato! Sono più i ragazzi di ora che ci giocano anche se so che Nesta e Pirlo ci giocavano molto“.

Cos’è stato il Milan per te?

Per me il Milan è tutto. Da quando avevo 7 anni ho fatto parte di questa famiglia che quindi ha rappresentato la maggior parte della mia carriera e della mia vita in generale. Il Milan è qualcosa che va al di là del calcio: è fede pura!”.

Ti ricordi la tua prima partita a San Siro? Cosa si prova ad entrare a San Siro?

Non ne sono sicurissimo ma credo che la prima fu contro la Sampdoria. Da avversario entrare a San Siro è un emozione che non si può descrivere ma che ti mette anche apprensione, però dopo 2 minuti passa tutto perché la palla inizia a rotolare per il campo“.

15 maggio 2010, Milan Juve 3-0. Quali sono i tuoi ricordi?

Segnai Il mio primo e unico goal con la maglia del Milan alla mia centesima presenza. Nella mia carriera ne ho fatti pochi in generale di goal ma qualcuno di importante l’ho fatto. Qualche giorno prima era nata mia figlia e fu un susseguirsi di emozioni che poi sfogai andando ad abbracciare Leonardo dopo la rete“.

Assist di Ronaldiho… Tu che l’hai conosciuto, puoi dirci com’era in campo e fuori?

Un ragazzo sempre felice, mai una parola fuori posto. Si allenava sempre con grande entusiasmo. Dopo anni di Barcellona in cui aveva vinto tutto è venuto al Milan con grande umiltà. In campo faceva divertire i tifosi ma anche tutti i compagni in allenamento, quando c’era lui Milanello ero un circo“.

Chi è il giocatore più grande con il quale hai giocato?

Kakà! Possedeva tantissime qualità: corsa, resistenza, determinazione, personalità, umiltà, sensibilità… Tutte queste qualità in un singolo giocatore non le ho ritrovate più in nessun altro“.

Una curiosità: quali furono le vostre reazioni nello spogliatoio al termine di quel Milan-Juventus con il goal non assegnato a Muntari?

In campo ci eravamo resi conto che la palla fosse entrata ma durante la partita pensi solo a giocare. Poi abbiamo riguardato le immagini e ci siamo resi conto a posteriori che in quella partita abbiamo perso tanto perché da lì passa gran parte della storia recente del calcio italiano“.

Che ricordo hai di Leonardo? Ti saresti mai aspettato il suo ritorno e poi il suo addio al Milan?

Leonardo è passato in pochissimo tempo da dirigente ad allenatore ma lo ha fatto con uno staff di altissimo livello: Tassotti, Maldera, Castellazzi. Quello stesso staff fece crescere molto sia Leonardo che la squadra tanto che a fine stagione per me Leo era diventato un allenatore molto bravo e sicuramente avrebbe avuto le caratteristiche per aprire un nuovo ciclo vincente dopo quello di Ancelotti. Non so se mi sarei aspettato il suo ritorno al Milan, di sicuro ha dimostrato ovunque ha lavorato di essere un grande dirigente; il suo nuovo addio mi è dispiaciuto“.

Che ricordi hai di Ancelotti e Allegri?

Ancelotti lo ricordo come un padre che ti voleva bene e che allo stesso tempo ti insegnava come stare in campo. Sicuramente uno degli allenatori più grandi a livello europeo: ha vinto ovunque e sta dimostrando la sua bravura anche adesso all’Everton pur subentrando a stagione in corso. Allegri trasmetteva al gruppo grande serenità. Un allenatore che si è consacrato poi alla Juventus prendendo la guida di un gruppo che era già abituato a vincere. Bada sempre al sodo e porta a casa i risultati anche se magari non con un calcio eccezionale come quello di Guardiola o Sarri. Ad ogni modo Allegri è un grande allenatore e sicuramente gli arriveranno presto offerte importanti“.

Su Galliani e Berlusconi:

Di Galliani mi ricorderò sempre la telefonata che mi fece la prima settimana di luglio mentre ero in vacanza con mia moglie. Mi disse: ti riporto a casa. Anche se mi hai fatto spendere un sacco di soldi so che potrai fare grandi cose. Io lo ringrazia e una volta messo giù il telefono feci un urlo di gioia; fu una grande soddisfazione per me. Berlusconi lo ricordo come un padre di famiglia. Quando arrivava a Milanello riusciva sempre a diffondere gioia e buonumore anche raccontando barzellette. Un presidente con la “P” maiuscola! Galliani e Berlusconi sono due icone del calcio degli ultimi 30 anni e adesso al Monza stanno riportando quell’idea di grande calcio“.

Che idea ti sei fatto sul Milan di oggi?

Personalmente non mi piace soffermarmi sulle questioni dirigenziali, però il cambio continuo non ti permette di avere continuità nei risultati. Difficile dunque trovare una strada dritta da seguire. Auguro al Milan di poter presto trovare la quadra e centrare risultati importanti; in Europa manca solo il Milan adesso“.

Da terzino sinistro a terzino sinistro. Ti piace Theo Hernandez?

Sì tantissimo, Theo Hernandez è un grandissimo giocatore! Gran colpo di Paolo Maldini che di terzini se ne intende…

Cosa pensi del ritorno di Ibrahimovic al Milan? Lo confermeresti anche per la prossima stagione?

Ritorno fondamentale e mi auspico la sua permanenza. Un giocatore così toglie pressione agli altri e li fa crescere. In un progetto giovani figure come la sua sono fondamentali; per vincere serve sempre un giusto mix. Il Milan ha giovani di buone prospettive e qualità ma possono riuscire ad emergere solo se nel gruppo sono presenti 2/3 elementi con la mentalità vincente“.

Puoi raccontarci come è nato quel bellissimo legame che hai con la città di Genova?

Un legame nato subito. Arrivai l’ultimo giorno di mercato ed ero reduce da uno stiramento che mi fece saltare la prima partita. Recuperai, non al 100%, per quella successiva che era il derby e segnai dopo soli 8 minuti. I tifosi del Genoa mi hanno sempre dato tanto affetto perché si legano ai giocatori che in campo riescono a dar tutto e io, pur non avendo grandissime qualità, in campo non so cosa voglia dire risparmiarsi. Poi, quando Genova città è stata in difficoltà a causa di quell’alluvione, decisi insieme a mia moglie di dare una mano a degli amici in difficoltà: per una città che mi ha dato tantissimo era un atto dovuto“.

C’è stato un momento in cui hai realizzato che saresti davvero diventato un calciatore?

Sì, al Torneo di Viareggio: Segnai 3 goal di cui uno in finale. Dopo mi resi conto di poter fare il professionista anche se ogni anno è chiaro che devi dimostrare qualcosa. Sono partito dalla C2 vincendo un campionato con il Prato poi ho vinto un campionato in Serie B con l’Ancona. Da lì in poi ho capito che potevo giocare a calcio a buoni livelli“.

C’è un momento della tua carriera che vorresti rivivere?

Più che altro vorrei tornare indietro nel tempo: tornare al Milan con la maturità acquisita oggi perché alcune situazioni le avrei affrontate diversamente“.

Oggi sei un procuratore, com’è nata questa svolta lavorativa?

Nata dal nulla: io volevo fare l’allenatore. Andai anche in Olanda per seguire e studiare da vicino i settori giovanili di Ajax e Az, guardai tantissime partite e mi misi in contatto con ex giocatori come Van Der Sar, Winter e Overmars. Tornato in Italia avrei voluto fare gavetta, non volevo partire da alti livelli, il Prato mi propose di allenare ma in quel momento non ne avevo la possibilità perché vivevo a Genova. Chiamai Galliani per capire se ci fosse qualche possibilità di entrare nel settore giovanile del Milan ma il Milan venne venduto da lì a poco. Tutti segnali forse che mi volevano dire di non fare l’allenatore. A luglio torno a Milano e un mio amico mi propone di fare qualche operazione insieme. La cosa mi è piaciuta, mi sono buttato in questa nuova avventura e qualche soddisfazione me la sto togliendo“.

So che tu e tua figlia siete appassionati di calcio femminile. Secondo te a che punto siamo con il suo sviluppo?

Il calcio femminile sta sicuramente avendo uno sviluppo importante: i Mondiali sono stati bellissimi. Credo che le ragazze abbiano bisogno di sentirsi professioniste a 360 gradi: sono brave, ascoltano e si sanno applicare molto più degli uomini. Mia figlia vuole assolutamente giocare a calcio ed è una grande fan di Valentina Giacinti. Faccio i miei complimenti a Mister Ganz per come sta guidando il Milan femminile: l’ho conosciuto da ragazzino e ho avuto l’onore e la fortuna di giocare insieme a lui all’Ancona e al Modena. Maurizio è un brav’uomo e un bravo allenatore“.

Amicizia e riconoscenza sono due valori che esistono nel calcio?

Amicizia sì. Ad esempio con Favalli anche se non mi sento spesso c’è sempre tanto affetto tra noi quando riusciamo a vederci. Non dico che non ci sia riconoscenza nel calcio ma forse qualche anno fa ce n’era di più“.

Possibile un ritorno di Thiago Silva al Milan?

Me lo auguro! Anche Thiago è un amico, sono molto legato a lui. Non sarà vederlo nuovamente indossare la maglia del Milan ma il calcio mi ha sempre fatto capire che nulla è impossibile“.

Chi preferisci tra?

Beckham o Seedorf? Seedorf. Kakà o Ronaldinho? Kakà. Nesta o Thiago Silva? Nesta. Cassano o Robinho? Cassano. Ibrahimovic o Shevchenko? Ibrahimovic. Risotto in giallo o pasta al pesto? Risotto in giallo“.

Photo Credits: AcMilan.com

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Antonio Nocerino a Radio Rossonera: “Con il Milan è stato amore a prima vista. Uno come Paolo Maldini lo terrei sempre”

Antonio Nocerino a Radio Rossonera: “Con il Milan è stato amore a prima vista. Uno come Paolo Maldini lo terrei sempre”

ANTONIO NOCERINO A RADIO ROSSONERA – Nuovo appuntamento con i “Face to Face” di Radio Rossonera. Protagonista del giorno, l’ex centrocampista del Milan, Antonio Nocerino. Qui di seguito alcune delle sue dichiarazioni rilasciate ai nostri microfoni durante la nostra lunghissima chiacchierata:

Ciao Antonio. Innanzitutto come stai?

Bene, sono a casa in America

Come sta andando la tua quarantena e com’è la situazione in America?

Uguale all’Italia. Qui è tutto chiuso e ci hanno detto di stare a casa. Sfrutto questo tempo per stare con la mia famiglia. Passo le mie giornate studiando, aggiornandomi e guardando partite. Seguo le lezioni dell’associazione italiana allenatori. Cerco di sfruttare ogni minimo momento anche per crescere professionalmente. Non potendo sfruttare il campo, esercito la mia passione in altri modi“.

E nel tuo tempo libero?

Quando i figli vanno a nanna, guardo tantissime cose insieme a mia moglie come “La casa di carta”. Serie tv preferita? Ozark”. Videogiochi? No, nulla non ho tempo per giocarci; però gioco a calcio con mio figlio; lui è più forte (sorride ndr)”.

Cos’è stato il Milan per Antonio Nocerino?

Amore a prima vista! Il primo giorno che sono arrivato a Milanello è stata un’emozione indescrivibile. Ormai ho un rapporto d’amicizia consolidato nel tempo con molte persone che lavorano lì. Il Milan è stato molto importante per me professionalmente ma umanamente ancora di più“.

Puoi descriverci in poche parole le emozioni che hai provato quando hai segnato al Camp Nou?

Un sogno! Non l’avrei mai immaginato. C’era mio padre in tribuna, era la prima volta che vedeva una partita fuori dall’Italia; mia moglie mi ha poi raccontato che ha pianto dopo il mio goal. Quando ho iniziato a giocare a calcio ho realizzato il sogno di mio padre; so quanti sacrifici ha fatto e quanto mi ha sempre supportato. Tutto quello che ho fatto nel calcio l’ho fatto prima per lui e poi per me. Non dimentico che sulle spalle porto il suo cognome”.

I tifosi di tutte le squadre ti vogliono ancora un gran bene

Sono una persona onesta e sincera, non so fingere. In campo conosco i miei limiti e cerco sempre di essere all’altezza e di fare quel qualcosa in più. Bisogna rispettare le persone che fanno un sacrificio comprando un biglietto per vederti. Il mio alla fine non è un lavoro ma una passione, mi reputo un privilegiato“.

Riguardo quel coro che i tifosi del Milan ti hanno dedicato

Non me lo sarei mai aspettato. Un giocatore normale come me che arriva al Milan e ha un coro tutto suo rappresenta un onore e un privilegio. Questo fa capire il rapporto che si è creato tra me e tutti i tifosi; io mi rispecchiavo in loro e loro si rispecchiavano in me: un’alchimia naturale“.

Cosa succede al Milan di oggi? Qual è la tua idea?

Secondo me il Milan ha cercato di iniziare un processo di crescita tramite dei buoni giovani ma questi buoni giovani a mio avviso hanno bisogno di essere aiutati da giocatori esperti perché la maglia del Milan è pesante. Io ho avuto la fortuna di indossarla, ero un giocatore normale ma aiutato da grandissimi campioni. Ci vuole un mix tra giovani ed esperti; ci vogliono giocatori come Ibrahimovic che possano togliere ai giovani tutte quelle responsabilità. La battuta di Ibrahimovic su di me? Più che altro si è arrabbiata mia moglie, perché gli assist di Ibra sono solo 3. Mia moglie è semplicemente intervenuta per sottolineare il lavoro fatto da me“.

Ibrahimovic può ancora essere decisivo in questo Milan?

Sì e spero che lo possano aiutare a fare le differenza. Solo lui non è semplice, spero gli mettano accanto giocatori all’altezza che possano aiutarlo e giovani che capiscono come portare la maglia del Milan in giro per il campo“.

… *(saluto di Filippo Inzaghi durante la diretta Instagram)

A Pippo voglio un bene incredibile. Uno dei più grandi allenatori/giocatori; una persona meravigliosa. Io avevo la fortuna di sedermi sempre vicino a lui quando eravamo a tavola, mi sentivo sempre a Disneyland“.

Com’era Mister Allegri?

Era bravo. Quando è arrivato al Milan era molto giovane, adesso ha una maturità tale che gli permetterà di far bene dappertutto. Allenatore vincente che sa gestire il gruppo e leggere le partite“.

Su Paolo Maldini:

Io ho un debole per queste persone, sono icone! Spero che proprietà e giocatori capiscano di avere la fortuna di avere Paolo Maldini. Da giocatore pagherei per vedere/ascoltare Maldini ed averlo vicino. Quando ero al Milan e venne a parlarci Baresi io potevo svenire, non mi sembrava vero. Quando giocavo contro il Milan chiesi la maglia a Maldini, e io difficilmente la chiedevo, ora la custodisco come un cimelio. Io uno come Paolo Maldini lo terrei sempre!”.

Cosa sognavi da piccolo?

Arrivare in Serie A e in Nazionale, ho raggiunto i miei sogni. I sogni di oggi? Veder crescere i miei figli in salute sperando di saperli insegnare quello che mio padre ha insegnato a me. A livello di carriera spero di raggiungere quello che mi meriterò eventualmente di raggiungere“.

Se non avessi fatto il calciatore?

Non lo so onestamente. Il Piano B secondo me l’avevano i miei genitori

C’è stato un momento in cui hai realizzato che saresti diventato calciatore?

Mai. Non mi sono mai sentito un calciatore ma un’apprendista calciatore. Per me i calciatori sono altri, sono gli Inzaghi i Nesta. Sicuramente farò anche così da allenatore. Se mi fossi chiamato Nocerinho avresi avuto qualcosa in più? Può essere ma alla fine non mi interessa, preferisco essere sempre me stesso ed avere ciò che ho“.

Esistono amicizia e riconoscenza nel calcio?

Amicizia forse sì, riconoscenza no. Secondo me dipende dalle persone: la riconoscenza puoi averla dai grandi, ovvero da quei campioni che prima di tutto però sono uomini veri“.

Cosa ne pensi della situazione Lega-Aic in merito agli stipendi?

Io ho una mia idea. Penso che ognuno debba fare la propria parte ma sempre in comune accordo“.

Un nome di un giocatore meno conosciuto ma che per te era fortissimo?

Joao Pedro quando arrivò a Palermo. Era forte e si vedeva. In quel momento lì forse gli è mancata un pizzico di pazienza“.

C’è un Nocerino oggi nel Milan?

Ci sono giocatori anche più forti, non saprei“.

Ti piacerebbe un giorno tornare ed allenare il Milan?

Penso che allenare il Milan non sia facile. In questo momento della mia vita professionale non devo pensare ai mi piacerebbe, le cose me le voglio meritare e sudare. Se un giorno sarò mai all’altezza per me e per chi eventualmente lo deciderà, lo sarò. Ho ambizione e spero di arrivare il più in alto possibile“.

Puoi fare un saluto a tutti i tifosi del Milan?

Certo. Vorrei dir loro che li porto sempre nel cuore. Spero che loro e le rispettive famiglie stiano bene e spero un giorno di riabbracciarli“.

Photo Credits: Acmilan.com

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Marco Brescianini a Radio Rossonera: “I miei momenti più belli in ICC. Impressionato da Bennacer e Ibrahimovic”

Marco Brescianini a Radio Rossonera: “I miei momenti più belli in ICC. Impressionato da Bennacer e Ibrahimovic”

MARCO BRESCIANINI A RADIO ROSSONERA – Nuovo appuntamento con i “Face to Face” di Radio Rossonera. Protagonista di oggi, il capitano del Milan Primavera, Marco Brescianini. Conosciamolo meglio attraverso queste sue dichiarazioni:

Qual è la tua giornata tipo?

Guardo le ultime notizie del telegiornale, ascolto musica e vedo serie tv. Al pomeriggio cerco di allenarmi a casa per quello che posso facendo esercizi basati sulla forza sia per gli arti superiori che inferiori. Di sera solitamente guardo un film“.

I tuoi tre titoli…

La mia serie tv preferita è Peaky Blinders. Difficile scegliere un film preferito, di sicuro il mio regista preferito è Quentin Tarantino quindi dico: Django, Pulp Fiction e The Hateful Eight. La mia canzone preferita è Power di Kanye West“.

Se non avessi fatto il calciatore

Avrei proseguito con gli studi e sarei diventato disegnatore meccanico. In alternativa, restando in ambito sportivo, direi personal trainer o preparatore atletico“.

Quali sono i tuoi calciatori preferiti?

Per mentalità dico Cristiano Ronaldo perché ha sempre lavorato duramente per raggiungere i suoi obiettivi. Sono cresciuto avendo il Milan nel cuore, la mia famiglia è tutta milanista, cito Kakà che è la figura alla quale mi sono ispirato di più. Essendo io una mezzala, il mio giocatore preferito di oggi è Kevin De Bruyne del Manchester City“.

Il tuo momento più bello e quello più difficile

Il momento più difficile è stato quando per 2/3 anni giocavo poco nel settore giovanile anche per via del mio fisico ma l’impegno e la voglia negli allenamenti non mancavano mai; in quei momenti ho imparato a non mollare. Uno dei momenti più belli è accaduto la scorsa estate quando durante l’International Champions Cup mi è stato concesso di giocare qualche minuto contro Bayern, Benfica e Manchester United“.

Chi è il più casinista tra i tuoi compagni? Chi quello che parla di più? Chi il più forte?

Casinista Soncin. Sala parla molto sia in campo che fuori. Il più forte sono io (sorride ndr); scherzi a parte, il livello è alto e non sarebbe giusto citarne solo uno. Siamo tutti forti“.

Riguardo ai giocatori della prima squadra del Milan

Il giocatore che mi ha impressionato di più è Bennacer perché nonostante un fisico minuto riesce a primeggiare nei duelli individuali e ha un’elevata tecnica di base. Tra i giocatori che mi hanno dato più consigli direi Abate nella scorsa stagione; Ibrahimovic, Calhanoglu, Biglia e Romagnoli in questa. Loro tendono sempre a dare una mano ai ragazzi più giovani“.

A chi hai provato a rubare qualche segreto in campo?

Ho provato a rubare qualche segreto dai giocatori che in campo giocano nel mio ruolo: Bonaventura e Bennacer. Mi ha inoltre molto colpito la mentalità di Ibrahimovic: anche durante le partitelle vuole sempre vincere“.

Lancia un appello a tutti

Dico a tutti di restare a casa! Perché un piccolo contributo da parte nostra può salvare molte vite. Il numero delle ambulanze che si sentono vicino a casa mia è impressionante, vivo nella zona di Brescia che è una delle più colpite insieme a Bergamo. Ci tengo a ringraziare tutti i medici, il personale sanitario e la protezione civile che sono in prima linea“.

Guarda qui il video completo del “Face to Face” con Marco Brescianini

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Ismael Bennacer, the story so far: il talento algerino alla conquista del Milan (Parte 2)

Ismael Bennacer, the story so far: il talento algerino alla conquista del Milan (Parte 2)

Dove eravamo rimasti lunedì scorso? Ah si, Ismael fa il suo esordio con la prima squadra dell’Arsenal in Coppa di Lega inglese, la partita va malissimo, i Gunners sono eliminati e lui torna nella “sua” squadra U21.

(leggi la prima parte del focus dedicato a Bennacer cliccano qui)

Ecco di certo non un buon inizio tra i grandi della Premier ma soltanto 7 giorni dopo quella debacle Bennacer è il titolare dei giovani inglesi contro i pari età del Bayern Monaco in Youth League. E fa anche gol! Recupera palla ai 25 metri, si libera del giocatore a cui ha appena scippato la sfera e scaglia un sinistro potente sotto l’incrocio appena fuori dall’area di rigore

Lo stiamo conoscendo Ismael, quello che non lo abbatte lo fortifica, sembra sempre ricavare energie ed insegnamenti dalle cadute personali e di squadra. Tanto che dopo un settembre-ottobre da comprimario si prende la scena della squadra Under21 e ne diventa titolare inamovibile. Chiuderà l’anno senza altre apparizioni tra i grandi ma con la fascia da capitano della squadra Under23, che dalla stagione successiva, la 2016/17, sarà stabilmente sul suo braccio sinistro.

Proprio questa doveva essere la stagione del lancio definitivo tra i grandi e invece… Ismael parte forte, è il capitano della Under23 che gioca in Premier League 2, il campionato delle squadre riserve/giovanili dei Club di Premier. È sempre nei titolari, alternandosi tra la trequarti e il centrocampo dove sempre più spesso viene arretrato rispetto al passato, ma non ha una singola occasione per mettersi in mostra con la Prima Squadra e sente che la sua crescita è in parte strozzata da quella situazione, tanto che nel gennaio 2017 valuta l’idea di andare a giocare in prestito.

Ha molte offerte da club di Ligue2, a lui non dispiacerebbe tornare nel proprio Paese e così firma per 6 mesi con il ToursFC, in quel momento ultimo in classifica e dato per quasi retrocesso. Una scelta all’apparenza inspiegabile che lo stesso Bennacer motiverà così alla fine del prestito: “Sapevo che sarebbe stato difficile, ma sapevo dove stavo andando quando ho firmato per il Tours. Ho osservato la squadra, analizzato lo stile di gioco, valutato i pro e i contro e ho accettato la sfida dopo un colloquio con allenatore e direttore sportivo. Dal momento in cui tutti mi volevano non c’era motivo di avere paura. Andando all’Arsenal ho avuto diritto ad un vero allenamento. Ho fatto progressi a tutti i livelli: tecnico, tattico, fisico e caratteriale. Sono diventato più “duro”. Non mi pento della mia scelta. Ma dopo 6 mesi nella squadra riserve avevo perso un po’ di fiducia in me stesso, sentivo il bisogno di misurarmi con un calcio diverso”.

I sei mesi al ToursFC vanno bene, molto bene. Diventa titolare dopo sole due gare e non lascia più il campo contribuendo in maniera decisiva alla insperata salvezza della squadra impreziosendo il tutto con un bellissimo gol su punizione contro il Sochaux.

Sono sei mesi importantissimi nella carriera di Ismael, costantemente sotto le luci dei riflettori e sui taccuini degli osservatori, tanto che alla fine del prestito non torna subito a Londra ma a tre giorni dall’inizio della competizione, da diciannovenne, viene convocato a sorpresa dalla Nazionale algerina per la Coppa d’Africa 2017 al posto dell’infortunato Taider. A sorpresa Bennacer si trova catapultato in Gabon, Paese ospitante delle gare: non giocherà nemmeno un minuto nella coppa ma avrà la possibilità di allenarsi con giocatori del calibro di Riyad Mahrez e Yacine Brahimi e di partecipare al suo primo torneo internazionale: “È stato fantastico anche se non ho giocato, ho acquisito esperienza allenandomi e guardando i miei compagni di squadra giocare. Nella prossima Coppa d’Africa sarò pronto”. E due anni dopo lo sarà davvero…

A fine torneo torna a Londra con in programma un colloquio con Arsene Wenger per programmare il proprio futuro. Ha soltanto un anno di contratto e gli occhi di molti addetti ai lavori addosso. Tra chi ha osservato da vicino questi ultimi mesi di Ismael ci sono Andrea Buti e Pietro Accardi, direttore generale e direttore sportivo dell’Empoli che devono sostituire i partenti Dioussè ed El Kaddouri. Per molte settimane la società toscana, forte della posizione contrattuale di Bennacer e della volontà stessa dell’algerino di giocare il più possibile, prova a strappare il ragazzo ai Gunners fino a quando a metà agosto finalmente la spunta. Ismael si trasferisce all’Empoli per 1 milione di euro ma l’Arsenal cerca comunque di non perdere qualsiasi tipo di controllo sul cartellino del giocatore riservandosi la possibilità di riprendersi il ragazzo pareggiando una futura offerta all’Empoli e ottenendo anche il 30% sulla prossima rivendita.

In Toscana saranno due anni semplicemente perfetti per Ismael: la prima stagione vince il campionato di SerieB, titolare sia con Vivarini che con Andreazzoli, è talmente fondamentale che da dicembre salta soltanto circa 180 minuti e gioca ormai stabilmente sulla linea di meta campo e non più in trequarti. Nel gennaio 2018 viene eletto anche Rivelazione dell’anno durante la premiazione del Pallone d’Oro algerino (che aveva come premiatore un certo Paolo Maldini…).
A raccontarci i suoi primi mesi toscani ci pensa il suo capitano d’allora, Manuel Pasqual: “Isma è un ragazzo molto timido, tutto campo e casa (e quando è a casa passa molto tempo alla Playstation con gli amici). Quando è arrivato ho visto subito che era molto promettente, con grandi qualità calcistiche. Ha trovato in me un compagno con cui parlare in inglese perché all’inizio ha fatto fatica con l’italiano. Anche avere un paio di compagni francofoni lo ha aiutato. Ben presto si è integrato e abbiamo iniziato a scherzare con lui sul suo abbigliamento stravagante”.
Nella stagione successiva fa il suo esordio in SerieA: l’annata per l’Empoli è altalenante, Ismael è titolare sia con Andreazzoli che con Iachini, risultando tra i migliori del suo ruolo nell’intero torneo. È ancora Pasqual a raccontarci pregi e difetti in campo di Bennacer: “Appena è arrivato andava a pressare ovunque, quasi senza ragionare, spesso si faceva portare fuori posizione. Il recupero palla è una delle sue qualità migliori, anche se piccolo e leggero è una molla, non si ferma mai, viene dal calcio inglese e si vede. Ha buone qualità nel far girare la palla anche se ha grandi margini di miglioramento nell’infilare la palla tra le linee o nel trovare i compagni in profondità”

Le statistiche finali della sua prima stagione in A sembrano confermare in pieno le parole dell’ex capitano dell’Empoli:
Alta percentuale di passaggi riusciti sopra i 10 metri (86%), ottima anche quella di passaggi riusciti sulla trequarti avversaria (75%), 5 assist-gol, 1 passaggio-chiave ogni 10. Ottima la media di palloni recuperati (11 ogni 90 minuti, nella top five del torneo) e la percentuale di dribbling riusciti (80,5%).
I margini di miglioramento di cui parla Pasqual si vedono tutti nel rapporto filtranti/passaggi semplici (1 ogni 10) e nella percentuale migliorabile di precisione dei passaggi/lanci oltre i 25-30 metri (62,3%).

La stagione per l’Empoli si chiude nel peggiore dei modi, retrocessione nella seria cadetta all’ultima giornata a causa della sfortunata sconfitta a S.Siro contro l’Inter. Allo stesso Bennacer viene imputata parte della colpa per il secondo gol dell’Inter, quello di Nainggolan. Ma la primavera del 2019 non sarà soltanto piena di amarezze. Anzi. Da qualche tempo Isma è finito sotto gli occhi di Maldini, da meno di un anno dirigente del Milan. Lo osserva, lo studia e lo promuove ancor prima dell’exploit finale di Bennacer: la Coppa d’Africa 2019.
Ismael è il titolare del centrocampo dei Fennecs (le Volpi del deserto, soprannome dei giocatori della Nazionale algerina) e a fine torneo porta a casa la coppa (con 3 assist a referto) e il premio come miglior giocatore del torneo. Durante quelle settimane in molti bussano alla porta dell’Empoli: Napoli, Lione e Milan su tutti. Ismael non vuole distrazioni in quel momento, lascia che ad occuparsi di tutto sia il suo procuratore poi al momento della decisione finale accetta l’offerta dei rossoneri, i più decisi nel volerlo portare in squadra. L’Arsenal fa sapere di non voler pareggiare l’offerta di 16 milioni di euro (più 1 di bonus) e quindi eccolo il nuovo regista del Milan, contratto di 5 anni e arrivato con un look quantomeno rivedibile (lo stesso Bennacer ha confessato che il suo procuratore dopo aver visto le foto del completo indossato alle visite mediche gli disse con un sorriso che era contento che il contratto era già stato firmato…).

Per descriverlo prendiamo ancora in prestito le parole di Gilles Grimandi, il suo scopritore da ragazzo: “ha una tecnica di base di altissimo livello, un piede sinistro eccezionale mentre il destro va ancora migliorato e molto, a volte il non usare il piede debole gli fa perdere un tempo di gioco. Ha sempre avuto il sogno di fare il calciatore di alto livello, è determinato, specie nel recupero della palla anche se deve iniziare a pensare di più in campo per poter correre meno ed esser più lucido sia in fase propositiva che in quella realizzata e soprattutto per limitare il numero di falli e ammonizioni. Sul breve ha un ottimo spunto fisico, anche se piccolo non perde i contrasti di forza per via del suo baricentro: spalle e fianchi sono molto robusti. Sul lungo invece tende a perdere il confronto, la sua accelerazione “nervosa” viene battuta spesso dalle ampie falcate, per questo deve anche ragionare di più per non farsi portare fuori posizione ed esser costretto a lunghe rincorse”.

L’inizio con la maglia del Milan non è proprio felicissimo, spesso non è tra i titolari di Giampaolo e questo primo periodo culmina con la partita interna contro la Fiorentina: causa ingenuamente due rigori e salta le due gare successive per scelta tecnica. Con l’arrivo in panchina di Stefano Pioli la stagione di Ismael ingrana definitivamente. È sempre schierato titolare, sia come vertice basso davanti alla difesa, sia in coppia con Kessiè nella seconda parte di campionato dove innalza ancor di più il livello della sue prestazioni. È grazie a Bennacer che il Milan spesso riesce a rimanere più corto, sono le sue corse lunghe a legare i reparti e a dare più equilibrio, corse che spesso però gli costano qualche cartellino giallo di troppo al netto dell’eccessiva fiscalità arbitrale nei suoi confronti. Nelle ultime 10 gare trova anche maggior confidenza con il possesso palla, è più presente nella manovra, i compagni lo cercano anche in situazioni scomode spalle al campo e lui azzarda uscite palla al piede in dribbling sotto pressione. Insomma la crescita è costante e nonostante i suoi soli 22 anni non teme il peso di S.Siro che invece ha schiacciato e schiaccia molti suoi coetanei.

Come per l’anno precedente le statistiche di questi 2/3 di stagione in maglia Milan confermano pregi e difetti di Ismael: il numero dei filtranti così come quello dei passaggi chiave sono scesi sotto l’1 ogni 10 passaggi (ricordate le parole di Pasqual di poche righe prima?), si è mantenuta alta la percentuale dei passaggi riusciti sopra i 10 metri (86%), si è innalzato il numero di dribbling riusciti a gara (terzo in classifica generale dietro Boga e Castrovilli) ed è sempre tra i migliori del campionato per km percorsi in sprint ad alta intensità. Ottimo recuperatore di palloni, è stata privilegiata questa sua caratteristica a discapito della fase offensiva dove è ancora fermo a 0 per assist e gol: se gli verrà tolta qualche incombenza difensiva e atletica di troppo possiamo esser sicuri che tornerà a sfornare assist per i compagni, a timbrare il cartellino dei marcatori e a correre meno e meglio riducendo il numero di gialli.

Con ogni probabilità il Milan ha trovato finalmente almeno uno dei due centrocampisti di livello necessari per costruire una squadra molto competitiva. Ismael lo abbiamo conosciuto: cade, si rialza e non si ferma mai. Se al suo fianco avrà l’aiuto di un altro centrocampista di pari livello anche il Milan somiglierà in tutto e per tutto al suo regista algerino: è caduto, si è rialzato e non si fermerà più.

Simone Cristao

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