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Milan Femminile, Francesca Vitale a Radio Rossonera: “Quel gol? Una gioia grandissima”

Milan Femminile, Francesca Vitale a Radio Rossonera: “Quel gol? Una gioia grandissima”

MILAN FEMMINILE, VITALE – É stata la “Woman of the match” di Milan-Juventus, con quello stacco più in alto di tutti all’ultimo secondo di partita: Francesca Vitale ha permesso alle rossonere di pareggiare 2-2 il big match si Serie A Femminile nell’ultima giornata. Abbiamo avuto il piacere di intervistarla su Radio Rossonera, all’interno della trasmissione “Il diavolo veste rosa”.

Partiamo dal gol al 93′, quello che tutti i difensori sognano di fare: ci racconti la scena del gol, dalla tua prospettiva, e cosa hai provato in quel momento?

É difficile da spiegare perché era la fine di un partita lunga e difficile. Oltretutto poco prima avevo avuto un’altra occasione per pareggiare ma avevo mancato la palla di poco davanti alla porta. Poi è arrivata questa punizione e ho pensato “è il momento: adesso o mai più”. La palla è arrivata, io ho saltato, poi mi sono girata e ho visto che stava entrando in rete. Il resto posso solo dire che è stata una gioia grandissima.

Come già hai accennato, pochi secondi prima del gol avevate avuto un’altra occasione per pareggiare, non concretizzata: quanto è difficile, dopo aver sbagliato un’occasione alla fine del match, pensare che forse ce ne sarà un’altra e probabilmente sarà veramente l’ultima?

É molto difficile perché c’è il rischio di mollare. Poi però ho visto quella punizione e tutte le mie compagne che salivano: lì ho capito che non era finita, che avevamo un’altra occasione, che ce la potevamo fare.

Dopo il gol e l’esultanza con le compagne sei corsa verso la panchina e hai abbracciato il mister. Che cosa c’era in quell’abbraccio?

La mia corsa era verso tutta la panchina perché so quanto si soffre vedendo la partita da lì. Poi il mister mi è venuto incontro e mi è venuto spontaneo abbracciarlo. Anche perché quest’anno non ho giocato tantissimo ma lui mi ha sempre tenuto in considerazione, e per un giocatore questo è importante.

Infatti quest’anno hai avuto poco spazio e quando hai giocato spesso lo hai fatto in un ruolo non tuo, quello di terzino. E l’hai fatto in partite importanti: l’Inter prima, la Juve poi. Come ti sei sentita quando hai saputo che saresti stata il terzino titolare conto la Juventus?

Durante la settimana della sosta ho lavorato tanto per rimettermi in condizione ed essere pronta. Quando Ganz ha letto la formazione ero molto contenta anche se sapevo che avrei dovuto dare il massimo, essendo un ruolo non mio. Credo sia andata bene e nel frattempo continuo a studiare i movimenti e le posizioni tipiche di un terzino per farmi trovare ancora più pronta.

La partita è andata come l’avevate preparata, nonostante il campo? Sia per quanto riguarda la vostra tattica di gioco sia per quella dell’avversario, dato che la Juventus aveva a disposizione più giocatrici come titolari

Diciamo che le condizioni del campo ci hanno complicato un po’ la vita perché noi siamo abituate a giocare palla a terra e con tutta quell’acqua non si riusciva. Abbiamo quindi cercato di giocare più a lanci in avanti, perché era l’unico modo per mettere in difficoltà la Juve. Poi anche loro erano in difficoltà perché sono molto tecniche e il campo non aiutava. In generale credo che entrambe le squadre abbiamo dovuto cambiare strategie visto il tempo.

Ora il Milan ha praticamente esaurito gli scontri diretti mentre le altre contendenti al titolo ne hanno ancora parecchi, come gestirete questa fase del campionato, soprattutto dal punto di vista mentale?

Dobbiamo essere brave a rimanere concentrate e a non perdere punti per strada, perché poi sono questi che fanno la differenza alla fine. Anche perché ci sono squadre che sono in basso in classifica ma giocano bene quindi dovremo stare molto attente.

Con il gol alla Juve hai realizzato un sogno… qual è il prossimo?

In teoria non dovrei neanche dirlo, se no poi non si avvera! Ora come ora dobbiamo solo pensare a vincere tutte le partite.

Ringraziamo Francesca Vitale e AC Milan per l’intervista
Photo Credits: ACMilan.com

Lucia Pirola

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Pagelle Milan-Juventus 0-2: Mandzukic apre, Ronaldo chiude. Higuain sbaglia un rigore e si fa espellere

Pagelle Milan-Juventus 0-2: Mandzukic apre, Ronaldo chiude. Higuain sbaglia un rigore e si fa espellere

PAGELLE MILAN-JUVENTUS 0-2 – Niente da fare per i rossoneri di Gennaro Gattuso, la Juventus espugna San Siro grazie alle reti di Mandzukic e Cristiano Ronaldo. Un Milan che nel complesso ha disputato una prova sufficiente ma pecca nelle sue individualità più importanti: Suso sparisce, Higuain prima sbaglia un rigore (calciato male) e poi si fa espellere per proteste. Tra le note positive di serata: la buona prestazione della diga di centrocampo KessièBakayoko e un quarto posto distante solo 1 punto.

PAGELLE MILAN-JUVENTUS 0-2I voti della nostra redazione:

DONNARUMMA 5,5 – L’errore sul goal di Mandzukic è evidente: o si esce o si sta in porta, mai mezze misure. Tolto questo, il portiere rossonero è stato protagonista di buone parate. #StaseraNonEsco

ABATE 6 – Considerando il cliente scomodo da fronteggiare, offre una prova più che discreta in fase difensiva ma altamente lacunosa dalla metacampo in su. #SulPezzo (dal 74′ Borini 6 – Prestazione senza infamia e senza lode, difficile scendere nel dettaglio dei suoi 20′ in campo #CartellinoTimbrato

ZAPATA 6+  – Concentrato e puntuale nelle chiusure. Partita attenta e di sacrificio per il difensore colombiano apparso in buona serata. #Fosforo

ROMAGNOLI 6,5 – Dalle sue parti Ronaldo non sfonda mai! Guida il reparto con autorità e trattiene Higuain da ulteriori reazioni dopo la sua espulsione. #Maturo

RODRIGUEZ 5,5 – Probabilmente la sua prestazione peggiore di questa stagione. Contrasta in ritardo Mandzukic sul primo goal bianconero e perde qualche pallone in fase di impostazione. #OraSolare

KESSIÈ 6,5 – Infaticabile come non mai in fase di recupero palla. Prestazione leggermente macchiata da qualche palla persa e troppa fretta nel volersi liberare della stessa. #ForestaAmazzonica

BAKAYOKO 7 – Partita dopo partita il centrocampista rossonero sta pian piano dimostrando i motivi per cui è stato acquistato (seppur in prestito). Vince diversi contrasti a centrocampo (sia di piede che di testa) e, al netto, di qualche sbavatura sulla propria trequarti è senza dubbio il miglior milanista in campo. #BakaYoukoso*

*In giapponese “Youkoso” si traduce letteralmente con “felice di vederti”

SUSO 5 – L’unica sua giocata degna di nota è un tunnel sopraffino a metacampo, per il resto scompare praticamente per tutta la partita. #BocciatoAllEsame

CALHANOGLU 5+ – Gioca non al massimo della forma e si vede. Prova a rendersi protagonista di intercetti e verticalizzazioni ma i suoi tentativi sono assolutamente vani. Sembra che qualcuno gli abbia rubato il talento #SpaceJam (dal 74′ Laxalt 4,5 – In 20 minuti commette più errori di tutti i suoi compagni messi insieme favorendo, peraltro, il raddoppio bianconero. #Marchiano

CASTILLEJO 6 – Dà l’anima per tutta l’ora di gioco in cui resta in campo. Non che si sia contraddistinto per chissà quali giocate ma la sua presenza in pressing offensivo e difensivo è costante e va premiata. #Jalapeno (dal 61′ Cutrone 5,5- – Entra con lo stesso atteggiamento di sempre ma sbaglia qualche stop che avrebbe consentito alcune ripartenze importanti. #Ingolfato

HIGUAIN 4 – Si appropria di un rigore non suo, lo calcia male e si fa espellere per troppo nervosismo. Credo non si debba aggiungere altro. #Delusione

GATTUSO 6,5 – Prepara bene il piano partita , tant’è che la squadra continua a giocare nonostante lo svantaggio iniziale. Nella ripresa mescola il mazzo di carte a propria disposizione nel tentativo di riprendere la gara ma senza jolly era davvero tosta. #Cresciuto

PAGELLE MILAN-JUVENTUS 0-2 I voti dei tifosi:

Donnarumma 5,5; Abate 5, Zapata 6, Romagnoli 6, Rodriguez 5; Calhanoglu 4,5, Kessiè 6,5, Bakayoko 7, Suso 5; Higuain 4, Castillejo 5,5; Laxalt 4, Cutrone 6.

Donato Boccadifuoco

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Esclusiva, Riccardo Cucchi: “Gattuso ha bisogno di tempo. Per fortuna è subentrato Elliott. Berlino e Manchester indimenticabili”

Esclusiva, Riccardo Cucchi: “Gattuso ha bisogno di tempo. Per fortuna è subentrato Elliott. Berlino e Manchester indimenticabili”

ESCLUSIVA, RICCARDO CUCCHI – Intervista esclusiva di Radio Rossonera ad una delle voci storiche del calcio italiano: Riccardo Cucchi. Tantissimi i temi trattati: dall’imminente match di campionato tra Milan e Roma, alla nuova proprietà rossonera, passando anche a questioni legate alla comune passione per il calcio. Qui di seguito le sue dichiarazioni:

Sulla passione che ci accomuna, ovvero la radio: “La radio è un mezzo straordinario  perché è capace di unire tutte le diverse passioni calcistiche“.

Il Milan ha sfiorato il colpaccio al San Paolo contro il Napoli, cos’è mancato alla squadra rossonera?

Credo che il Milan abbia comunque dato segnali importanti, dei segnali relativi alla squadra che potrebbe diventare. Ci vuole pazienza ma è anche vero che i tifosi un po’ l’hanno persa considerate le grandi vittorie del passato. Anche Gattuso avrà bisogno di tempo per sviluppare le capacità tecniche della rosa a sua disposizione. Ai rossoneri probabilmente è mancata la mentalità di squadra ma arriverà col tempo“.

Gattuso è davvero l’uomo giusto per riportare il Milan in alto?

Faccio una premessa: ancora siamo al calcio d’agosto, il campionato finirà a maggio e tanti attuali equilibri potrebbero cambiare nelle prossime settimane. Detto ciò, Gattuso avrà sicuramente del lavoro da fare come inserire i nuovi giocatori nel proprio organico. Lo ammetto, sono di parte: adoro Gattuso per la sua storia, l’ho amato come calciatore sia della Nazionale che del Milan; è un ragazzo straordinario di grande umiltà e qualità umane. Diamogli tempo: bravi allenatori si diventa, non si nasce“.

Paolo Maldini è ritornato al Milan: saprà farsi valere anche da dirigente?

Lo scopriremo: non è detto che un bravo calciatore diventi anche un bravo dirigente ma Maldini, oltre alle qualità tecniche, ha sempre dimostrato grande intelligenza nel cogliere i significati importanti dei piccoli gesti. Lui, insieme con papà Cesare, hanno rappresentato e rappresentano il dna milanista. L’impressione sul suo ritorno è questa: un Maldini che negli ultimi anni ha girovagato sotto la casa paterna in attesa che qualcuno gli dicesse di entrare. È chiaro comunque che dovrà imparare a fare il dirigente ma sono convinto che lo farà nel migliore dei modi“.

Che idea ti sei fatto sulla precedente proprietà cinese e sulla nuova proprietà di Elliott?

Per fortuna è successo quello che è successo, ovvero l’ingresso di Elliott come nuovo proprietario del Milan. Reputo quello che è accaduto nei mesi precedenti come poco trasparente: il vero proprietario del Milan non era certo Yonghong Li che chissà come ha operato e per conto di che oltre che non avere le capacità manageriale e le risorse economiche per guidare un club come il Milan. Personalmente avevo parlato del possibile ingresso di Elliott come nuovo proprietario già nello scorso marzo e così è stato: sicuramente la soluzione migliore per il club perché garantisce sicurezza. Vero è che i risultati si ottengono sul campo ma è vero anche che per ottenerli serve una società competente alle spalle e che sappia mantenere i bilanci in ordine. La strada intrapresa è sicuramente quella giusta e vorrei non succedessero più cose simili come le prese in giro nei riguardi dei tifosi rossoneri. Adesso è tempo che il Milan marci per la sua strada, una strada attraverso la quale è destinato a tornare grande“.

La nostra Radio sta portando avanti un progetto di azionariato diffuso. Questo nuovo calcio del “Risiko finanziario”le piace o no?

Il calcio italiano ha dimostrato la sua enorme fragilità da questo punto di vista: troppi i casi di fallimenti di club italiani importanti come Avellino, Cesena, Bari… La grande difficoltà del calcio italiano è legata ad un vizio di fondo, ovvero basarsi sui diritti tv come unica fonte di ricchezza; una sorta di gigante con i piedi d’argilla. In altri paesi come Inghilterra o Francia, i ricavi dei diritti tv rappresentano solo una parte del fatturato e non maggioritaria. Per quanto riguarda l’azionariato, penso che in Italia sia difficile cambiare direzione anche se ovviamente per giocare a pallone non si può certo fare a meno dei soldi. Credo che i tempi non siano ancora maturi per esperienze di azionariato come quelle, ad esempio, di Real Madrid e Barcellona. La cosa importante adesso è che nel calcio italiano ci sia trasparenza: da un’indagine della FIGC risulta che almeno 12 società non sono riconducibili ad una proprietà chiara. Ecco, la mancanza di trasparenza è una mancanza di rispetto verso i tifosi. Il calcio è un’industria ma non produce prodotti di consumo, produce passione; senza passione il giocattolo si rompe“.

Il calcio a volte è visto in maniera troppo “sacrale” dai tifosi. Lei che ne pensa?

Essendo un giornalista di vecchia generazione sono nato con la passione per il calcio calcio: l’unico grande rito domenicale secondo una citazione di un grande poeta sudamericano. Non mi meraviglierò mai di vedere tifosi che si imbarcano in viaggi lunghissimi soltanto per poter tifare la propria squadra nei 90′ di gioco e magari in una città lontana. La passione non mi meraviglia: non mi meraviglio nemmeno dell’arrabbiatura social riguardante la spartizione dei diritti tv e dunque il dover spendere cifre che a volte non sono alla portata di una famiglia italiana per poter vedere tutte le partite. Il calcio è la cosa più importante tra le cose meno importanti, però sono anche convinto che la passione debba essere sempre rispettata e spero che non sia più concesso ad avventurieri di produrre investimenti disastrosi“.

Venerdì sera è prevista una grande cornice di pubblico per Milan-Roma. Che partita si aspetta?

Bene così. Auspico un grande ritorno di pubblico negli stadi: meglio divani vuoti e tribune piene.Ho vissuto 40 anni dentro gli stadi per mia fortuna e so perfettamente cosa significa il calore che emana uno stadio pieno. L’adrenalina e le emozioni si trasferiscono sia in chi gioca e sia in chi racconta le partite. Milan e Roma sono due squadre che apprezzo moltissimo. entrambe secondo me sono uscite da  una campagna acquisti/cessioni che ha creato qualche malumore a Roma ed aspettative importanti per il Milan, specie considerato l’acquisto di Higuain. Sono due squadre in formazione: sia Di Francesco che Gattuso hanno dei problemi che però possono risolvere. Mi aspetto una partita apertissima e ho molto apprezzato la tendenza di queste prime due giornate di campionato nelle quali abbiamo assistito a rimonte e partite non definite che avvicinano il nostro campionato per filosofia al campionato inglese. Credo inoltre che Milan e Roma possano dar vita ad una gara ricca di goal“.

Qual è la partita più bella alla quale ha assistito?

Per mia fortuna ne ho viste molte di belle partite. Difficile ricordarsene una in particolare ma ho avuto la fortuna di raccontare la finale mondiale del 2006 tra Italia e Francia a Berlino: tutte le mie emozioni concentrate per una sola notte in una partita che sognavo da tempo e che mi ha permesso di pronunciare la frase “L’Italia è campione del mondo” prima di me solo 2 grandi radiocronisti  erano riusciti a farlo: Nicolò Carosio ed Enrico Ameri alla Radio e Nando Martellini in tv; due immensi telecronisti come Bruno Pizzul e Sandro Ciotti invece non sono riusciti a gridarlo. Altra partita che ricordo è stata la finale di Champions League tutta italiana del 2003 tra il Milan e la Juventus all’Old Trafford. La cosa straordinaria entrando in quello stadio è stata la possibilità di vedere una partita del genere insieme ad un pubblico inglese; sembra sia passato un secolo invece è successo poco tempo fa“.

Ultima domanda (di un nostro ascoltatore): il Cucchi di oggi cosa vorrebbe insegnare al Cucchi di ieri?

Ho avuto la fortuna di avere grandi maestri e  di poter muovere i primi passi professionali cercando di rubare i segreti del mestiere ai grandi narratori del calcio come Enrico Ameri, Sandro Ciotti ed Alfredo Provenzali. Sono stato capace, credo,  di rubare pezzi di mestiere come si faceva nelle botteghe artigiane. Oggi credo sia cambiato molto il racconto del calcio ma ho sempre cercato di mantenere un filo conduttore cercando di adeguare il linguaggio ai tempi moderni. Quello che insegnerei ad un giovane Cucchi, parlando di radio, è di non staccare mai gli occhi dal racconto della partita. In tv sento colleghi giovani bravissimi ma i commenti ed i dati di contorno alla gara servono a poco: bisogna raccontare quello che si vede“.

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