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Milan-Inter 0-2, the day after! Tra la scelta di Leao, gli esterni e le dichiarazioni di Giampaolo

Milan-Inter 0-2, the day after! Tra la scelta di Leao, gli esterni e le dichiarazioni di Giampaolo

MILAN-INTER 0-2 – È finita come tutti i milanisti temevano, sonora sconfitta che pesa molto, e peserà molto. Un netto senso di smarrimento e paura in ogni situazione di gioco, sia in fase di possesso che senza. La squadra parte con il 4312 e con l’idea di arretrare per prendere campo poi sulle ripartenze, ma proprio qui il Milan pecca.. tutte le seconde palle sono della squadra nerazzura e raramente il Milan riesce a ripartire. Squadra troppo lenta, come nelle ultime partite, e Biglia non riesce mai ad entrare in partita. Proprio lui che dovrebbe dare geometrie e dettare linee di passaggio. L’autorete di Leao spiana la strada all’Inter e Lukaku chiude il match.

Risultato sicuramente giusto che poteva anche essere più largo per quello visto in campo.

LA SCELTA DI LEAO – Mister Giampaolo a sorpresa lancia in campo il talento portoghese, e, malgrado l’autogoal, risulta anche essere uno dei migliori del Milan, o dei meno peggio se vogliamo vederla così. L’idea è chiara, sfruttare la velocità di Leao per le ripartenze e cercare di allargare il più possibile la difesa dell’Inter. Lasciando 3 uomini davanti con Suso libero di svariare, il Milan cerca di andare in 1vs1 contro i marcatori avversari… infrangendosi spesso contro un muro.

Questa soluzione ha lasciato il centrocampo in mano alla squadra di Conte, gli esterni hanno avuto praterie per larga parte del match e un semplice cambio di gioco creava enormi problemi alla linea difensiva del Milan.

Dopo qualche mese di campionato probabilmente l’idea di Giampaolo avrebbe avuto un epilogo diverso, ma in questo momento con la squadra senza certezze è stato un azzardo che ha pagato caro.

GLI ESTERNI – La partita di Rodriguez è una delle peggiori della sua carriera, cerca in tutti i modi di far segnare la squadra avversaria e per poco non ci riesce con un grande passaggio per Lautaro. Emblematica l’azione in cui Suso platealmente indica allo svizzero di andare avanti e sovrapporsi in fascia. I 20 minuti finali di T. Hernandez lasciano un po’ di speranza per i tifosi, il padrone della fascia d’ora in avanti deve essere lui.

Mentre la partita di Conti era largamente prevedibile, si sperava in una rinascita che tarda ancora ad arrivare.

I tempi di Cafu’ e Serginho non esistono più, e i tifosi del Milan ne sono ben consapevoli.

LE PAROLE DI GIAMPAOLO – Lasciano perplesse le dichiarazioni del post-partita del tecnico “Nel complesso, siamo stati sempre in partita….“; continua poi: “Giocando alti, si corrono rischi ma era una scelta che dovevo fare. Aspettare gli avversari sarebbe stato un inutile dispendio di energie per i nostri attaccanti“.

Probabilmente il tecnico ha visto un’ altra gara rispetto ai tifosi rossoneri. La squadra ha dato un senso di impotenza per tutta la partita, non giocando mai alla pari dell’avversario, pochissimi i palloni recuperati in pressione avanzata. I tre attaccanti rimangono alti e non danno quasi mai una mano in fase difensiva soprattutto sugli esterni dove viene decisa la partita.

È giunta l’ora di fare delle scelte per il tecnico del Milan, scelte nette e decise. Sul campo in questo momento la squadra sta riflettendo l’indecisione di Giampaolo.

Photo Credits: AcMilan.Com

Cristian Claretti

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Milan-Inter 0-2, la parola ai protagonisti

Milan-Inter 0-2, la parola ai protagonisti

MILAN-INTER 0-2 – Marco Giampaolo individua nel maggior tasso di esperienza e “vissuto” dell’Inter il motivo principale della sconfitta nel derby.

“Abbiamo iniziato con qualche titubanza di troppo, poi ci siamo assestati – ha analizzato il tecnico abruzzese -. L’Inter ha qualcosa in più sul piano del vissuto e dell’esperienza dei propri giocatori rispetto ai nostri. Siamo anche riusciti a colmare quel gap per buona parte della gara, ma il gol sugli sviluppi di una punizione ha rotto l’equilibrio. Da quel momento in poi non mi è piaciuta la reazione, disorganizzata ed emotiva, ci siamo disuniti. Nel complesso, siamo stati sempre nella gara, ma esperienza e vissuto hanno fatto la differenza”. Sulle scelte di formazione Giampaolo spiega: “Giocando alti, si corrono rischi ma era una scelta che dovevo fare. Aspettare gli avversari sarebbe stato un inutile dispendio di energie per i nostri attaccanti. Ci siamo presi rischi, mi è piaciuto il coraggio di risalire e stare alti, tranne quando ci siamo disuniti. Leao mi è piaciuto, ha velocità nell’uno contro uno, buoni numeri, non è disciplinato in fase difensiva e deve imparare a saper stare meglio nella partita. Ha affrontato un giocatore di grande esperienza come Godin, non era facile. Ho scelto Biglia e non Bennacer perché immaginavo che oggi la difficoltà principale stesse proprio nell’esperienza. Biglia ha più maturità tattica e nei posizionamenti rispetto a Bennacer. Non è stato lucido in fase di possesso ma ha fatto molto bene in fase di non possesso e chiusura delle linee di passaggio”
Ed a chi gli chiede se questo Milan è da quarto posto, il mister risponde: “Non lo so dire. Siamo giovani, se dimostreremo ferocia ed ambizione, ci potremo riuscire, ma dobbiamo lavorare. Da dove si riparte? Allenandoci e lavorando già da domani mattina. La sconfitta è amara, ancor di più in un derby. Ci lecchiamo le ferite ma ripartiamo. Sono tanti i particolari da mettere a posto”.

CONTE

Non nasconde tutta la sua soddisfazione l’allenatore nerazzurro Antonio Conte.

“Il derby è sempre una partita speciale e mai facile da vincere – ha detto Conte a Dazn -. Siamo soddisfatti, i ragazzi hanno giocato una grande gara. Venivamo da una prestazione in Europa che ci ha lasciato l’amaro in bocca ma da quel passo falso abbiamo trovato la carica giusta per oggi. È una vittoria meritata, sono contento per i ragazzi e per i nostri tifosi”. Sull’episodio Lukaku-Brozovic, Conte spiega: “ad avercene di questi problemi, sono ragazzi eccezionali, come tutti. Mi arrabbio spesso con loro perché sono troppo bravi, in campo devono essere più smaliziati. È un gruppo sano, che ha piacere di stare insieme. Hanno sangue nelle vene e voglia di migliorare. Anche a me spesso è capitato di litigare con i compagni, ma la sera eravamo a cena insieme. Quanto è bello vedere i nostri tifosi gioire. Abbiamo lavorato tanto nei due mesi, abbiamo avuto difficoltà nel lavorare con giocatori che partivano e venivano. Ma abbiamo un’idea di calcio, oggi si è visto, abbiamo fatto un pressing da squadra. Si possono avere idee ma i comandanti hanno bisogno dei soldati che vanno in campo. Sono molto contento, era il mio primo derby e volevo fare bella figura”.

Photo Credits: AcMilan.com

Enrico Aiello

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Pagelle Milan-Inter 0-2: sconfitta tra sfortune e ombre

Pagelle Milan-Inter 0-2: sconfitta tra sfortune e ombre

PAGELLE MILAN-INTER 0-2 –  Che il Milan fosse sfavorito per questo derby, era cosa nota. Si tratta, perciò, di sconfitta annunciata, quanto meritata. “I derby non si giocano. I derby si vincono”, recita un vecchio adagio, banale quanto vero. Il problema, però, sta nel fatto che i rossoneri il derby non hanno nemmeno provato a giocarlo. Giampaolo continua a mantenere la promessa di non arretrare di un millimetro e continua con il 4-3-1-2 con Suso alle spalle di Piatek e Leao. La partita è quasi a senso unico, targata nerazzuro dal 1’ al 95’, con solamente 10 minuti a fine primo di buon Milan, che prova ad uscire, mettendo in difficoltà l’Inter. L’Inter la sblocca ad inizio ripresa grazie ad una sfortunata deviazione di Leao su tiro di Brozovic e la chiude al 78’ con gol di Lukaku. Un brutto Milan, con molti giocatori che sembrano ancora corpi estranei alla dinamica di squadra. Ci vorrà tempo. Giampaolo è stato preso per essere l’uomo in più e dev’essergli concessa la piena possibilità di diventarlo, però la luce in fondo al tunnel, al momento, sembra molto lontana.

Donnarumma 7: Se il primo tempo finisce 0-0, gran parte del merito è suo. Due ottime parate tengono a galla un Milan in affanno. Non può nulla su nessuno dei gol. Si conferma il vero campione della squadra, l’unico che avrebbe possibilità di giocare nel Milan del passato, il primo nome da cui ripartire. #Sicurezza

Conti 6: Ottimo primo tempo. Spinge molto bene in avanti, ha buoni tempi di gioco negli scambi coi compagni e dà sicurezza in difesa. Inizia il secondo tempo regalando la punizione dell’1-0 e da quel momento cala. Ha da tenere tre clienti difficili come Sensi, Lautaro e Asamoah. In complesso, un buon esordio. #Fiducia

Musacchio 6: Pochi errori e buona personalità. Tiene bene Lautaro a fasi alterne. Rispetto all’anno scorso, però, dà molta più sicurezza. Perde un po’ di brillantezza rispetto alle ultime ottime uscite, ma forse è colpa del reparto. O del ritorno ai vecchi, banali, capelli neri. #Rifamoselatinta

Romagnoli 5,5: Sul secondo gol si perde Lukaku a un metro dalla porta. Errore grave. Per il resto, poche ombre e pochissime luci. I due attaccanti dell’Inter lo fanno impazzire e lo saltano spesso. Un passo indietro nelle ultime uscite. Al Milan manca anche un po’ di grinta e lui, che ne è capitano, sembra esserne il simbolo. #Grrromagnoli

Rodriguez 4,5: Primo tempo da horror. Prima rischia con un retropassaggio scellerato, poi si perde D’Ambrosio che piglia il palo e Lautaro che insacca, per fortuna dopo un precedente offside. Esce a metà ripresa, dopo molti errori e zero spinta offensiva. Non ci siamo. E Theo spinge #ProfondoRodriguez

Kessie 5,5: Emblema della partita anonima. Pochissima spinta, qualche pallone di troppo perso e tanta flemma. Non certo l’atteggiamento da augurarsi nel derby. Fa una buona sostanza, ma manca spesso di lucidità. Il suo reparto è quello che meno sembra compatto e lui ci mette del suo. #Kessial’ultimavolta

Biglia 5: Il motivo per cui Giampaolo lo preferisca a Bennacer, non è ancora molto chiaro. Probabilmente incide il fatto che sia uno “dei vecchi” e quindi conosca meglio ambiente e allenatore. Però, questa sera rappresenta a pieno le difficoltà e la lentezza del Milan in fase di costruzione. Tra palloni all’indietro e giocate banali, il cervello del Milan è lontano anni luce da quello che ci si aspetta. #Allertafosforo

Calhanoglu 6: Trova il gol, che gli viene annullato per un dubbio fallo di mano di Kessie. A centrocampo sembra quello più in partita. Per lo meno prova la giocata o l’inserimento. Da rivedere la lucidità in alcune scelte, ma conferma di essere uno dei pochissimi ad aver fatto intravedere qualcosa di buono in questo inizio stagione. #Stepbystep

Suso 5,5: inizia il match da trequartista centrale e si rende protagonista di un “coast to coast” che avrebbe meritato miglior sorte. Cala d’intensità nella ripresa riprendendosi la sua mattonella ed accendendo la luce a fasi alterne. #Intermittenza

Leao 6: Parte a sorpresa e a sorpresa è uno dei meno peggio. Salta più volte l’uomo e regala profondità e ossigeno alla squadra. Cala con il passare dei minuti, ma vista la serata negativa, può esserne la nota positiva. Prova a vincerla lottando. E già è qualcosa. #Sperem

Piatek 5,5: Cercato poco, si fa vedere ancora meno. Prova a lottare su parecchi palloni, ma l’intesa con Suso è pari a zero. Si trova praticamente solo contro i tre centrali dell’Inter. Una mission impossible che perde senza sorpresa. Ora serve guardare al futuro. Aiutare e, soprattutto, aiutarsi. #Ritornoalfuturo

Paquetà 4,5: Entra e sparisce. Si nota solo per qualche futile giocata. Per le prossime partite, prendere il Paquetà di stasera e fare tutto l’opposto. Dovrebbe dare fantasia e imprevedibilità, ma finisce per essere il fantasma dell’opera nerazzurra. #BrasiliaNO

Theo 6,5: Entra al posto di un pessimo Rodriguez e crea più azioni lui da solo in 20 minuti che tutta la squadra in 90. Ottimo in fase offensiva, attento dietro. Dalla prossima, titolare fisso per favore #Cambio

Rebic SV

Giampaolo 5: Sceglie di continuare a non arretrare di un millimetro nelle idee. Probabilmente fa bene, ma da Brescia le prestazioni stanno arretrando parecchio. E non è che fossero chissà cosa. Bisogna dargli tempo e fiducia, perciò proibiti allarmismi e futili contestazioni. Ma la squadra ha bisogno di fare progressi, soprattutto caratteriali e di gioco, per avere e dare fiducia. Se i risultati non arrivano, bisognerà quantomeno intravedere qualcosa nel gioco. #Daje

Federico Rosa

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Derby di Milano. La sfida della fantasia

Derby di Milano. La sfida della fantasia

DERBY MILANO – In un periodo in cui, a causa dei recenti fatti di cronaca, si parla di curve solo in chiave negativa, arriva uno dei momenti dell’anno in cui la parte più calda del tifo meneghino riesce a dare il meglio di sé. Se, in genere, la settimana che porta al derby è un lungo percorso di avvicinamento fatto di interviste, approfondimenti e magari provocazioni e polemiche, il primo atto vero e proprio della sfida si gioca ormai sugli spalti, dove le coreografie sono diventate parte integrante della stracittadina milanese. Una sorta di rito pagano (nel rito) in cui le due tifoserie, attese da tutto il pubblico di San Siro e anche da quello a casa, che si siede davanti al televisore qualche minuto prima del solito, si confrontano dando libero sfogo a una fantasia fatta di simboli, icone e celebrazioni della storia del proprio club, senza dimenticare gli inevitabili sfottò.

I simboli – Sono naturalmente il diavolo rossonero e il biscione visconteo, riscoperti recentemente dalle due curve. Nella stagione passata i cugini nerazzurri hanno celebrato “il simbolo dei milanesi”, sovrastato da un’enorme croce di San Giorgio; una coreografia davvero imponente ed elaborata, difficile da superare in bellezza, ma che venne sconfitta dall’astuzia dei tifosi rossoneri e da qualche soffiata. La Sud, infatti, esibì, due enormi mani nell’atto di strappare il serpente; purtroppo in campo Icardi ebbe la meglio sul muro messo in piedi da Gattuso.

Stessa stagione, derby di ritorno: la curva rossonera rispolvera il vecchio diavolo e non è uno qualunque, ma il demone Hellboy, storico personaggio dei fumetti creato da Mike Mignola per la Dark Horse. Intorno all’immagine di Hellboy la scritta “Mandiamoli all’inferno” e uno sfondo ovviamente rossonero.

Le icone – Qui non può mancare uno dei grandi protagonisti del derby milanese, l’avvocato Peppino Prisco celebrato dalla Curva Nord il 23 novembre 2002, a un anno dalla scomparsa, con un’immagine del grande nemico che anche dall’aldilà saluta i cugini con il gesto delle corna. Sotto questo punto di vista il tifo milanista non può che rispondere con uno dei momenti cult della storia rossonera nel derby, la celebre incornata di Hateley su Collovati nel derby del 28 ottobre 1984, una dimostrazione di forza in cui tutta la famiglia rossonera ha spazzato via i fantasmi della doppia retrocessione e ha cominciato a guardare con ottimismo al futuro (e per i cugini un fosco presagio). La Sud ha celebrato questo momento con la bellissima coreografia del 31 gennaio 2016: sopra la storica incornata l’immancabile “Sovrastiamoli”. In effetti quel derby il Milan lo ha vinto 3-0 e il vantaggio è arrivato proprio con un’inzuccata di Alex…

Nel derby di andata della stagione successiva, invece, sarebbe arrivata la celebrazione di Silvio Berlusconi, presidente di tante vittorie alla sua ultima stracittadina.

La storia – Del Milan, del derby, della sfida infinita con i cugini ripercorsa con gli immancabili sfottò da innumerevoli striscioni e coreografie: da quella dantesca che ricorda come “Dal 1908… siete voi la vera Commedia”

A quel “Noi realizziamo i vostri sogni” sovrastato dalla Coppa dei Campioni appena conquistata eliminando l’Inter in una delle semifinali più tese della storia.

Seguito l’anno successivo dal meraviglioso Urlo di Munch e dallo striscione “Interista diventi pazzo”, verso di un celebre coro della Sud che in quell’inizio degli anni Duemila cantava una superiorità che i nerazzurri, nonostante gli investimenti faraonici, non riuscivano a scalfire.

C’è spazio ovviamente anche per le polemiche, come quelle in occasione del derby del 2 aprile 2011, quello dell’Ultima Cena e del “Giuda interista”.

Tutto questo è il derby della Madonnina, un pezzo di storia del calcio italiano e mondiale, ma anche di folklore e cultura popolare, un imperdibile appuntamento in cui le due anime di Milano si scontrano in uno spettacolo di colori che comincia sugli spalti e accoglie i giocatori che entrano in campo. Ricordatevi solamente di entrare a San Siro con un po’ di anticipo o di accendere la televisione qualche minuto prima del fischio di inizio and enjoy the show!

Joel Da Canal

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Massimo Ambrosini a Radio Rossonera: “Mi aspetto di più da Calhanoglu, Romagnoli crescita costante. Il mio goal al Psv? Ho pianto”

Massimo Ambrosini a Radio Rossonera: “Mi aspetto di più da Calhanoglu, Romagnoli crescita costante. Il mio goal al Psv? Ho pianto”

MASSIMO AMBROSINI – Alla vigilia del Derby della Madonnina, abbiamo intervistato l’ex centrocampista del Milan, Massimo Ambrosini. Tanti i temi trattati, non solo in ottica Milan-Inter. Qui di seguito, l’intervista completa.

Se ti dico Derby di Milano, qual è il primo ricordo, la prima immagine che ti viene in mente?

Mi viene in mente l’immagine di San Siro pieno quando giocai il mio primo derby da ragazzino. Purtroppo il Milan lo perse con un goal di Branca ma porto nel cuore colori ed emozioni meravigliose“.

Tu che hai indossato la fascia di capitano del Milan, cosa ti aspetti possa dare di più dentro e fuori dal campo, Alessio Romagnoli?

Ci sono diversi modi di interpretare il ruolo di capitano. Si può essere capitani anche solo con l’esempio, il lavoro e l’attaccamento alla maglia. I miei capitani sono stati Baresi e Maldini: due esempi di personalità e carisma accomunati dall’essere dei leader naturali. Alessio (Romagnoli, n.d.r.) Mi sembra un ragazzo consapevole della fortuna e della responsabilità di quella fascia che gli è stata consegnata. È un giocatore che sta avendo una crescita costante, le sue prestazioni sono sempre lineari in senso positivo e, partita dopo partita, sta imparando a gestire questo ruolo“.

Quanto Boban e Maldini possono rappresentare due figure fondamentali per i giocatori di questo Milan?

Difficile chiaramente che possano imparare qualcosa dal punto di vista tecnico ma sia Boban che Maldini rappresentano una garanzia in quanto conoscenza calcistica ai massimi livelli di tutte le dinamiche del calcio. Il Milan è una squadra che mi stuzzica perché è una squadra giovane con grandi margini di miglioramento“.

Trequartista e due punte oppure tridente d’attacco per questo Milan?

Giampaolo sta già facendo alcuni adattamenti. Credo che questa squadra sia costruita per giocare con il tridente e due attaccanti larghi. Inoltre, credo che Rebic possa far bene l’esterno“.

Cosa ti aspetti dal derby di domani e da chi ti aspetti qualcosa in più nel Milan?

Mi aspetto qualcosa in più da Calhanoglu: un giocatore dotato di qualità per far bene e sempre molto presente in campo. Non dimentichiamoci però che è il numero 10 del Milan e da lui è lecito aspettarsi più giocate di qualità“.

Siamo sulla strada giusta per tornare il Milan, quel Milan che hai vissuto tu?

“Tornare quel Milan lì sinceramente è complicato, non può essere preso in considerazione come termine di paragone. Bisogna però trovare le giuste soluzioni per fare sempre dei passi in avanti. L’ambizione di tornare ad essere quel Milan ci deve essere ma è molto complicato provare a fare dei paragoni”.

Massimo un tifoso sulla nostra chat scrive: “Grazie, dopo il tuo goal al Psv ho pianto”. La risposta di Ambrosini è stata: “Ho pianto anch’io”.

Photo Credits: AcMilan.com

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Milan-Inter, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Milan-Inter, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

MILAN INTER – In attesa della stracittadina di sabato sera andiamo a scoprire meglio i nostri avversari.

Ultimo precedente

L’ultima gara tra Milan-Inter, giocata il 17 marzo 2019, è finita 2 a 3 per i nerazzurri, con il gol decisivo dal dischetto di Lautaro Martinez al 67esimo.

Precedenti famosi

Tra i precedenti famosi ricordiamo quello del 27 marzo 1960, terminato 5 a 3 per il Milan e che attualmente è il derby con il maggior numero di reti segnate.

E ancora quello del 29 agosto 2009 quando l’Inter di Mourinho travolse il Milan 4 a 0. Il Diavolo si rifarà il 2 aprile 2011 con un secco 3 a 0 sui nerazzurri allenati dall’ex Leonardo: quella vittoria, iniziata dopo soli 43’ secondi di gioco con la rete di Pato, sarà lo spartiacque della stagione consegnando di fatto lo scudetto ai rossoneri.

Ultime gare Inter

L’Inter arriva al derby decisamente più in forma del Milan. I nerazzurri sono reduci da 3 vittorie, le ultime due sofferte ma importanti, contro Lecce (4 a 0), Cagliari (2 a 1) e Udinese (1 a 0).

Ultime gare Milan

Il Milan arriva al derby rinfrancato dalla vittoria tiratissima sull’Hellas Verona e da quella altrettanto sudata con il Brescia seguita alla sconfitta con l’Udinese nella prima giornata.

Occhio a…

Stefano Sensi arriva al derby in gran spolvero dopo le prime giornate di campionato e dopo il gol vittoria con l’Udinese, che ha permesso all’Inter di scavalcare la Juve e ritrovarsi in testa da sola.

Curiosità sugli  avversari

L’Inter è nata grazie a 44 milanisti dissidenti con la linea della proprietà di non ingaggiare calciatori stranieri. Il primo presidente nerazzurro, Giovani Paramithiotti, aveva origini albanesi e proveniva da Venezia. Restò in carica un solo anno perché si diffuse su di lui la nomea di menagramo tanto che fu costretto a non assistere alle partite della sua squadra.

Durante il fascismo il nome della squadra (’Internazionale) era sgradito ai gerarchi che lo riteneva di ispirazione comunista e che costrinsero la società ad unirsi con un’altra squadra (l’Unione Sportiva Milanese) e a crearsi un nuovo nome: l’Ambrosiana. Nonostante ciò i tifosi continuavano a intonare il coro “Forza Inter!” durante le partite, fatto che portò la dirigenza a porre fine alla fusione con la Milanese e ribattezzare la squadra Ambrosiana-Inter. Nel 1945, dopo la definitiva caduta del fascismo, la squadra riprese il suo antico nome.

L’Inter è stata la prima squadra italiana ad introdurre, ad inizio anni ’60, gli abbonamenti allo stadio validi un’intera Stagione.

Allenatore avversario

Antonio Conte, che il Lecce acquisì dalla Juventina Lecce per otto palloni (tre dei quali sgonfi) e duecentomila lire, e che venne espulso all’esordio in Serie A, non ha mai perso contro il Milan vincendo 6 volte e pareggiando 3. Tra lui e il tecnico del Milan Marco Giampaolo non c’è nessun precedente.

Storico arbitro con le due squadre

Ad arbitrare il derby sarà Daniele Doveri, alla sua prima stracittadina milanese in campionato. Ha diretto il Milan 16 volte, l’ultima volta in un Milan Napoli terminato 0 a 0. Si direbbe porti bene ai rossoneri che con lui hanno vinto ben dodici volte, perdendo una sola volta sempre contro il Napoli.

Meno positivo invece il bilancio dell’Inter che nelle 15 gare dirette dal fischietto romano ha vinto soltanto quattro volte, uscendo sconfitta ben sei volte.

I guardalinee saranno Ranghetti e Lo Cicero, il quarto uomo Maresca mentre al Var ci saranno Irrati e Carbone.

Ex e doppi ex

Ex che saranno della partita:

Nessuno

Ex che non saranno della partita ma ancora in attività:

Balotelli: all’Inter dal 2006-2010 e al Milan nel 2013-2014 e 2015-2016 ora tesserato con il Brescia. Cresciuto nella Primavera nerazzurra si aggrega in prima squadra su ordine di Roberto Mancini. La crescita sul campo è importante ma l’atteggiamento non migliora. Con Mourinho vedrà poco il campo e nell’annata del Triplete nerazzurro, oltre che per gli importanti gol da subentrato, verrà ricordato per la maglia gettata a terra nel delicato incontro contro il Barcellona nella semifinale d’andata della Champions League: è la rottura definitiva. Passa al Milan due volte dopo le avventure poco fortunate in maglia Manchester City e Liverpool senza mai segnare nel derby della Madonnina.

Ex ritirati:

Collovati: al Milan nel 1976-1982 e all’Inter nel 1982-1986 ora impegnato in tv. Scoperto da Giovanni Trapattoni all’età di tredici anni sarà ricordato dai tifosi rossoneri come “ingrato transfuga” dopo essere passato sull’altra sponda del Naviglio da capitano del Milan. Dopo due retrocessioni passa all’Inter nell’estate ’82 da Campione del Mondo in maglia azzurra in cambio dei nerazzurri Canuti, Pasinato e Serena. Qui conquista la maglia da titolare raggiungendo con i nerazzurri due semifinali di Coppa Uefa consecutive, nel 1984/85 e nel 1985/86.

Coco: al Milan nel 1993-2002 e all’Inter nel 2002-2007 ora agenzia di comunicazione a Milano e scuola calcio a Napoli. Arriva in nerazzurro con una scambio alla pari che vedrà il centrocampista Clarence Seedorf in rossonero ed il terzino mancino alla corte dell’allora allenatore dell’Inter Hector Cuper, Coco non lascerà ricordi esaltanti in entrambe le esperienze. Il Milan lo lancia nel calcio che conta ma non ci crede fino in fondo, girandolo tre volte in prestito fino a quando Moratti non si lascia convincere. Tanti infortuni e ben poche presenze lo spingono a lasciar il calcio a soli trent’anni.

Panucci: al Milan nel 1993-1997 e all’Inter nel 1999-2001 ora dirigente sportivo. Primo calciatore italiano ad indossare la maglia del Real Madrid, passa all’Inter dopo aver scritto la storia con il Milan qualche anno prima. In nerazzurro non vincerà nulla e ci rimarrà soltanto un anno complice il rapporto non proprio idilliaco con Marcello Lippi.

Pirlo: all’Inter nel 1998-2001 e al Milan nel 2001-2011 ora imprenditore vinicolo). Approda in nerazzurro a soli 19 anni e l’Inter, per garantirgli un maggior minutaggio, lo gira in prestito tra Reggina e Brescia. In maglia biancazzurra l’allenatore Carlo Mazzone ne intuisce le doti arretrandolo regista. Torna all’Inter giusto il tempo per essere ceduto ai cugini rossoneri con cui vincerà 2 Champions League e altrettanti scudetti confermandosi uno dei migliori nel suo ruolo e uno dei maggior rimpianti nerazzurri di sempre.

Seedorf: all’Inter nel 2000-2002 Inter e al Milan nel 2002-2012 ora ct del Camerun). L’Inter lo cede al Milan nell’estate del 2002 dopo aver perso lo scudetto all’ultima giornata. In maglia nerazzurra poche luci, una celebre doppietta contro la Juventus e una posizione in campo a lui non congeniale. Al Milan invece dieci anni di vittorie in un centrocampo stellare insieme a Pirlo. Capitano e successivamente allenatore è attualmente commissario tecnico della nazionale camerunese.

Ronaldo: all’Inter nel 1997-2002 e al Milan nel 2007-2008, ora dirigente sportivo. Massimo Moratti si assicura il più grande talento prelevandolo dal Barcellona. In maglia nerazzurra, il Fenomeno, vinse la Coppa UEFA del ‘98 e prestazioni che faranno di lui uno dei calciatori più forti della storia. L’Inter è costretta a sopportare i costanti infortuni del brasiliano e le lacrime che lo porteranno, nell’estate del 2002, a lasciare Milano salvo poi tornarci sei anni e mezzo più tardi, sponda rossonera. Il “tradimento” ha apice nell’esultanza al gol durante il derby poi vinto dall’Inter nella stagione 2006/2007, fra i fischi assordanti del pubblico nerazzurro.

Vieri: all’Inter nel 1999-2005 e al Milan nel 2005-2006. Sei anni e più di cento gol con l’Inter, è entrato nella storia recente come uno dei più prolifici attaccanti nerazzurri di sempre. Prelevato dalla Lazio per una cifra monstre va in scadenza di contratto nell’estate 2005 per passare al Milan. Sei mesi deludenti, preludio della fine di una carriera vissuta a suon di gol.

Serena: all’Inter più volte nel 1978-1979 e 1981-1982 1983-1984 1987-1991, e al Milan due volte nel 982-1983 1991-1993, ora  commentatore sportivo). L’attaccante italiano fa la spola tra Inter e Milan durante tutta la sua carriera, senza considerare la sua parentesi biennale con la maglia della Juventus. L’Inter lo cede al Milan in serie B nel 1982-83 salvo poi ritornare alla base l’anno successivo. Torino e Juventus se lo aggiudicano per le stagioni successive per poi scrivere la storia in nerazzurro con Trapattoni nello scudetto dei record conquistando la classifica marcatori. Chiude la sua carriera tornando in rossonero e vincendo altri due scudetti.

Cassano: al Milan nel 2011-2012 e all’Inter nel 2012-2013 ora ospite fisso a Tiki Taka. Pazzini al Milan e Fantantonio all’Inter. Dopo un anno e mezzo e uno scudetto in maglia rossonera passa nella sua squadra del cuore per disputare una sola stagione sotto la guida del tecnico Andrea Stramaccioni. Luci e ombre e qualche screzio di troppo con il tecnico romano. Ancora oggi Cassano non ha mai nascosto di tifare per la Beneamata: resta uno di quei giocatori capaci di aver lasciato un buon ricordo da entrambe le sponde del Naviglio.

Leonardo: al Milan da giocatore nel 1997-2001 e 2001-2002 e nel 2009-2010 da allenatore, e all’Inter nel 2010-2011 da allenatore, ora dirigente sportivo al Paris Saint Germain. Una vita in rossonero “macchiata” da sei mesi da allenatore nerazzurro. Complice la grande stima che Moratti ha sempre nutrito per lui, subentrerà a Benitez l’anno successivo al Triplete portando in bacheca quello che è attualmente l’ultimo trofeo vinto dall’Inter, la Coppa Italia 2011, in un periodo in cui ha riportato entusiasmo ad una squadra che rischiava di perdersi. Con il Milan sarà calciatore, allenatore e dirigente.

Giulia Sacchetto Galliano

Posted by Redazione Rossonera on

Il derby di Milano, emozioni e aspettative per la gara più bella

Il derby di Milano, emozioni e aspettative per la gara più bella

DERBY MILANO – I due eserciti si fronteggiano compatti in attesa dello scontro finale. Dietro gli scudi si affilano le armi per stemperare la tensione che cresce. Qualche sporadico attacco viene lanciato per testare le condizioni dell’avversario ma tutti aspettano il segnale che farà scatenare l’inferno. I generali sbraitano ordini cercando di organizzare al meglio le truppe e farle muovere nella maniera più ordinata possibile per portarle alla vittoria ma i nervi si tendono e l’occhio va allo spazio tra i due schieramenti. Lì si farà la storia, quello sarà il luogo della gloria.

Seconda versione – Siccome siamo convintamente non violenti ed amanti dello sport e dei valori che ad esso dovrebbero sottendere lo riscrivo abbandonando i toni dell’epica.

Le due curve si fronteggiano compatte in attesa dell’inizio della partita. Dietro i fogli di plastica della coreografia si scalda la voce per stemperare la tensione che cresce. Qualche sporadico coro viene lanciato per vedere se la curva opposta è “calda” ma tutti aspettano l’annuncio delle formazioni quando lo stadio esploderà di colore e passione. I responsabili della curva cercano di organizzare al meglio i tifosi in modo che la coreografia inizi e si sviluppi nel modo migliore e sia più bella di quella di fronte ma i nervi si tendono e l’occhio corre al campo dove si giocherà la partita.

Benvenuti al Derby di Milano.

Felicità – Se torno con la mente a tutti i derby che ho vissuto allo stadio posso effettivamente isolare un momento in cui sono realmente felice. Parliamo sempre di sport, chiaro, ma dietro al mio bel pezzettino di “coreo” mentre urlo a squarciagola i canti della mia curva sono realmente felice. Il mio essere milanista si estrinseca a pieno in quei cento minuti in cui difendo la maglia insieme agli undici ragazzi in campo. Il derby è diverso, speciale. È identità, appartenenza e irrazionalità. In quel luogo, magico come solo San Siro sa essere, io sono milanista, lo sono insieme a tutto un popolo e posso impazzire di passione. “Luglio e agosto, interista, sogna sotto l’ombrellone, tricolore, coppe varie, che a settembre il campionato inizierà…”. Cosa c’è di più bello?

La verità, nient’altro che la verità – Se devo dirla fino tutta è l’intera settimana del derby che mi fa impazzire. Sempre col sorriso sulla bocca, si intende, ma a quelli là dico sempre che non parlo con loro, li provoco, li stuzzico. Preparo il terreno e poco mi interessa se saranno loro a vincere! Incasserò e tornerò a prepararmi per la prossima volta. Qui c’è in ballo il ruolo di padroni della città; e non conta nulla se sei di Milano, Cremona, Kuala Lumpur o Buenos Aires perché un serpentone da prendere in giro lo trovi ovunque. Il Derby è la mia partita, quella che sento di più. Mi sono trovato a pensare che, fosse per me, ne giocherei trentotto in una stagione perché voglio vincere due volte: una, come ogni maledetta domenica, per vedere vincere il mio Milan e l’altra per veder perdere loro. È la loro condizione naturale, perché levargliela?

La settimana precedente – In molti la chiamano (scherzosamente) la settimana dell’odio. Per me è la settimana della passione. Adesso si fa sul serio, le chiacchiere “stanno a zero”. Non ci sono Galliani e Berlusconi, Fassone e Mirabelli o Singer e Gazidis che tengano. Non c’è Gattuso o Giampaolo. Non c’è critica al mercato, ai mancati sponsor, al modulo o al giocatore che ti sta sulle scatole. C’è solo il Milan, c’è solo la maglia. È noi contro loro, buoni contro “piangina”, casciavìt contro bauscia. Nella settimana della passione non c’è tempo per i se e per i ma, c’è tempo solo per l’amore per il Milan. Dopo parliamo ma, fino al fischio finale, si va tutti nella stessa direzione e si canta tutti per amore del Milan. Perché ho sempre pensato che dietro quello scudo di plastica colorata io porto ai ragazzi in campo tutto l’amore dei milioni di persone che non possono essere allo stadio. Tutti quelli che ai quattro angoli del pianeta farebbero carte false per essere al posto mio e, magari, nella mattina indonesiana, a Malta o a Montreal si mettono a centinaia dietro ad uno striscione, accendono i fumogeni, cantano come pazzi anche se la voce non si sente attraverso lo schermo della televisione.

Io proverò ad essere la loro voce. 

Forza Milan

Photo Credits: AcMilan.com

Pierangelo Rigattieri

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Pagelle Milan-Inter 2-3: Bakayoko e Musacchio non bastano, vincono i nerazzurri

Pagelle Milan-Inter 2-3: Bakayoko e Musacchio non bastano, vincono i nerazzurri

PAGELLE MILAN-INTER 2-3 – È L’Inter a vincere il 170^ Derby della Madonnina in Serie A. I nerazzurri di Luciano Spalletti battono i rossoneri di Gennaro Gattuso per 3-2. Inter nettamente superiore al Milan nella prima frazione di gara; nella seconda, girandola di emozioni senza soluzione di continuità. Nerazzurri che dunque tornano terzi in classifica mentre ai rossoneri non resta che “accontentarsi” del quarto posto a + 4 sulla Roma.

PAGELLE MILAN-INTER 2-3 – I voti della nostra redazione:

DONNARUMMA 6 – Incolpevole sui due goal nerazzurri, ottima parata su un insidioso colpo di testa di Skriniar. Buone uscite alte e meno buone impostazioni difensive palla al piede. #GigioMaNonGigissimo

CALABRIA 5 – Soffre per tutti e 90′ le incursioni degli esterni interisti. Abbondantemente sotto la sufficienza anche in fase propositiva. #Asfaltato

MUSACCHIO 7 – Serata da leader assoluto per il centrale rossonero. Arricchisce una prestazione sontuosa e di personalità con la rete che regala 25′ di dolci illusioni. #Gladiatore

ROMAGNOLI 4,5 – Dispiace, ma il capitano ha probabilmente disputato la peggior partita in maglia rossonera. Quasi sempre in ritardo nelle chiusure, ha sulla coscienza le prime due reti nerazzurre lasciandosi sfuggire la marcatura di Vecino prima e De Vrij poi. #CoseCheCapitàno

RODRIGUEZ 5 – Bruciato più volte da Politano, appare meno sicuro del solito con il pallone tra i piedi. Non si ricordano proiezioni offensive degne di nota. #GranelloDiSabbia (dal 58′ Cutrone 5 – Il “Veleno” sembra esserci ma al netto di un atteggiamento propositivo, nella pratica poco dialogo con i compagni e pochissima incisività in area di rigore. #SanPatrizioMicaTanto)

BAKAYOKO 7 – Per continuità di rendimento nell’arco dei 90′, sicuramente uno dei migliori in campo. Forza (riuscendoci) alcune giocate e sale in cielo in occasione del momentaneo goal dell’1-2. #Ercole

KESSIÈ 5- – Tralasciando l’atteggiamento con il quale esce dal campo e per il quale merita un segno meno in più, non dà mai l’impressione di essere in partita. Confusionario più del solito con il pallone tra i piedi, lascia vere e proprie voragini a metacampo in occasione delle ripartenze nerazzurre. #Arrugginito (dal 69′ Conti 6+ – 25 minuti di spinta e sostanza offensiva, peccato per qualche cross dosato male ma il suo ingresso in campo ha sicuramente giovato a tutta la squadra. #Linfa)

PAQUETÀ 5,5 – Perde 2 palloni sanguinosi in costruzione ma è l’unico ad impegnare seriamente Handanovic nei primi 45′ oltre  a verticalizzare ogni volta che può. #2Facce (dal 46′ Castillejo 5,5 – La solita prestazione da scheggia impazzita: bene in fase offensiva ma l’ingenuità con la quale regala il rigore del 3-1 all’Inter è disarmante. #CaffèECamomilla)

SUSO 4,5 – Altra serata incolore per l’esterno spagnolo. Al netto di un paio di palloni pericolosi buttati al centro dell’area avversaria, il nulla. #BucoNero

CALHANOGLU 7- – Una delle sue migliori prestazioni stagionali per corsa, capacità ed intelligenza tattica. Unico, vero punto di riferimento offensivo tra le fila rossonere, si fa costantemente trovare tra le linee ed in ogni posizione del campo. #Eclettico

PIATEK 5,5 – Polveri bagnate per il pistolero polacco. A garantirgli un’insufficienza onorevole sono un paio di aperture ed il dialogo (a sprazzi) con i compagni di reparto. #Inceppato

GATTUSO 5 – Prova, senza fortuna, a rimettere in piedi la partita con dei campi tempestivi ma l’atteggiamento trasmesso alla squadra nei primi 45′ è imperdonabile. Non è che a temere troppo gli avversari si finisce per temere se stessi? #8LaPaura

PAGELLE MILAN-INTER 2-3 – I voti dei tifosi:

Donnarumma 6;

Calabria 5, Musacchio 6,5, Romagnoli 5,5, Rodriguez 4,5;

Bakayoko 6,5, Kessiè 5, Paquetà 5;

Suso 4, Calhanoglu 6,5, Piatek 5,5;

Castillejo 6, Cutrone 5,5, Conti 6;

Gattuso 4,5

Donato Boccadifuoco

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Esclusiva, Sebastiano Rossi: “Derby partita speciale, la Sud mi dava la carica. Per domenica sono fiducioso, forza Milan”

Esclusiva, Sebastiano Rossi: “Derby partita speciale, la Sud mi dava la carica. Per domenica sono fiducioso, forza Milan”

ESCLUSIVA, SEBASTIANO ROSSI – Intervista esclusiva di Radio Rossonera all’ex portiere del Milan, Sebastiano Rossi. Argomento principale della chiacchierata non poteva che essere ovviamente l’imminente derby della Madonnina che vedrà opposti Milan ed Inter domenica prossima a San Siro. Qui di seguito, vi riportiamo l’intervista completa:

Tu sei stato icona rossonera, se ti dico la parola “Derby” cosa ti viene in mente? E soprattutto, quali erano le sensazioni nel viverlo sotto la curva sud o sotto la nord?

Il derby è una partita speciale, ho avuto la fortuna di vincerne qualcuno ma è sempre una grande emozione, sicuramente la gara contro l’Inter è una partita diversa, c’è sempre tensione ed a volte la tensione ti fa fare brutti scherzi. Durante i miei derby quando difendevo la porta sotto la Curva Nord mi arrivava di tutto, mentre quando avevo alle spalle la Curva Sud mi dava una carica incredibile ed i tifosi rossoneri sono unici su come ti possono caricare. Contro nessun attaccante interista ho avuto paura di prender gol, nemmeno contro Klinsmann che non segnava da quattro mesi. In generale rispetto per tutti e paura di nessuno“.

Tu sei stato uno dei migliori portieri della storia del Milan. Pensi che Donnarumma sia sulla strada giusta? In cosa deve migliorare?

Donnarumma deve ovviamente crescere ancora, ha sono 20 anni, è quasi “costretto” a crescere. Dovesse farlo anno dopo anno diventerebbe uno dei più grandi di sempre. E poi avere un secondo come Reina ti può render più tranquillo. Di sicuro l’esperienza di Pepe può aiutare la crescita di Gigio“.

Domenica finalmente torna ad essere un derby di Champions, che partita ti aspetti? E chi può essere l’uomo decisivo?

Fare pronostici sul derby non è mai facile ma io sono sempre fiducioso. Conta molto anche l’emotività di una squadra, a volte quella sfavorita tira fuori qualcosa che non ha mai messo prima sul campo. Rino però è capace di gestire questa emotività e di mandare in campo una squadra carica“.

Leonardo, Maldini e in panchina Gattuso: respiri un po’ di quel vecchio Milan vincente?

Con Gattuso, Leonardo e Maldini si comincia a respirare un po’ di quel vecchio Milan vincente. Speriamo bene per domenica sera e ovviamente: FORZA MILAN“.

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